BENELLI, Giovanni

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 34 (1988)

di Bruna Bocchini Camaiani, Andrea Riccardi

BENELLI, Giovanni. - Nacque a Poggiole di Vernio (Firenze), diocesi di Pistoia, il 12 maggio 1921 da Luigi e da Maria Simoni. Dopo aver vissuto i primi anni nel clima di una famiglia religiosa, entrò nel seminario di Pistoia, ove rimase fino all'ordinazione sacerdotale 31 ott. 1943). Inviato quindi a Roma, fu ospite dei seminario francese di via S. Chiara, sotto la guida dello spiritano padre Mounier, mentre frequentava la Gregoriana, ove si laureò in diritto canonico e conseguì la licenza in teologia. In questo periodo aveva conosciuto il sostituto della segreteria di Stato vaticana, monsignor G. B. Montini, che ebbe modo di apprezzarlo. Sembra che sia stato questi a spingere il B. ad entrare nella Pontificia Accademia ecclesiastica, l'istituto di formazione per i diplomatici vaticani. Dal 1° ott. 1947 il B. fu scelto come segretario particolare dei sostituto.

Tre anni di lavoro con questo costituirono un apprendistato notevole per il giovane Benelli. Monsignor Montini esercitava, infatti, in quegli anni un ruolo centrale nel mondo vaticano e nella politica italiana: il suo ufficio era il punto di riferimento vaticano dell'azione di A. De Gasperi e luogo d'incontro di uomini e problemi di tutti i tipi e di tutti i paesi. Il B. fin d'allora si fece notare per la grande capacità di lavoro, estendendo la sua attività anche al campo dell'associazionismo cattolico. Le ACLI, sorte nel 1946 anche per iniziativa del Montini, lo annoverarono tra gli assistenti spirituali. Un analogo ruolo svolse pure nelle file del movimento di Rinascita cristiana.

Nel 1950 il B. dovette lasciare Roma per iniziare la carriera diplomatica. Dopo aver avuto l'incarico di uditore in Irlanda (1950) e poi in Francia (1953) e in Brasile (1960), divenne consigliere della nunziatura di Madrid (1962). Nel 1965 Paolo VI lo nominò osservatore permanente e delegato presso l'UNESCO a Parigi; l'anno seguente, nominato l'11 giugno arcivescovo titolare di Tusuro (consacrato l'11 settembre), fu inviato a Dakar in qualità di pronunzio.

Risulta difficile cogliere il ruolo svolto dal B. in maniera diretta nell'espletamento di questi incarichi, soprattutto per la totale chiusura degli archivi vaticani relativi a questo periodo. Certo egli si misurò con importanti scenari, come quello dell'Irlanda cattolica o quello complesso della Francia degli anni Cinquanta. Qui il B. collaborò con monsignor P. Marella e strinse rapporti con il direttore del segretariato della Conferenza episcopale francese, monsignor J. Villot, assistendo da vicino alla chiusura dell'esperienza dei preti operai. Proprio attraverso il B., nel gennaio 1960, giunse un segnale di attenzione romana e di disponibilità a ricevere gli ex preti operai in Vaticano, purché vi si recassero in "spirito di obbedienza". Nei due anni di permanenza in Brasile il B. lasciò nel mondo ecclesiastico locale un positivo ricordo, come quello di un diplomatico aperto.

I tre anni di impegno nella nunziatura spagnola ebbero un certo rilievo per la situazione religiosa di questo paese. Dopo la fine della missione di monsignor I. Antoniutti, a cui la Francia aveva rifiutato nel 1953 il gradimento considerandolo filofranchista, il nuovo nunzio, A. Riberi, intraprese proprio, in quegli anni, con la collaborazione del B., una revisione della politica vaticana verso il regime e pose le premesse di una modifica del concordato che tanto concedeva al governo soprattutto in materia di nomine vescovili. Si può dire che il B. (il quale aveva iniziato la sua missione proprio in coincidenza con 10 scoppio di un incidente tra Franco e il cardinal Montini, che aveva chiesto clemenza per i condannati dal regime), con la nomina di nuovi vescovi, sia stato uno dei principali artefici della svolta dell'episcopato spagnolo. Anche dopo la sua partenza da Madrid, il B. continuò ad occuparsi degli affari spagnoli: monsignor L. Dadaglio, destinato a quella nunziatura pochi mesi dopo la nomina del B. a sostituto della segreteria di Stato vaticana, prosegui la revisione dei rapporti tra Chiesa e franchismo.

All'UNESCO, dove promosse un convegno sul Concilio presentandolo come un incontro tra culture diverse all'insegna della pace, il B. instaurò rapporti molto cordiali tra questa istituzione e la S. Sede, nel quadro della strategia di papa Montini (poi efficacemente portata avanti dal B. quando entrò alla segreteria di Stato), tesa a sviluppare durante il suo pontificato un clima di stretta collaborazione con le agenzie internazionali. Dei tutto nuova - e fruttuosa per gli anni successivi, quando il Vaticano operò per rinsaldare le relazioni tra la S. Sede e gli Stati del terzo mondo - fu l'esperienza che il B. fece durante l'anno di permanenza (1966-67) a Dakar come pronunzio e delegato apostolico per l'Africa occidentale, in uno scenario caratterizzato dalla transizione dei paesi e delle Chiese africane dal colonialismo all'indipendenza.

Nel Senegal del presidente Senghor - ove, tra l'altro, la presenza di una popolazione all'80% musulmana permetteva di cogliere i primi segni della rinascita islamica - il B., che era giunto pochi anni dopo che il tradizionalista monsignor Lefebvre era stato sostituito dall'arcivescovo indigeno monsignor H. Thiandoum, si trovò ad affrontare il problema di Chiese ancora poco africanizzate con gerarchia e clero in larga parte missionari in Stati di nuova indipendenza. Proprio nel 1967, il presidente della Repubblica di Guinea, Sékou Touré, impose la rapida africanizzazione della gerarchia e del clero (ma nel paese vi erano soltanto nove preti africani). Il B., insieme con l'arcivescovo di Conakry R.-M. Tchidimbo e con il cardinal P. Zoungrana, intavolò trattative per dilazionare il provvedimento, aprendo un contenzioso destinato a durare vari anni.

Alla fine di giugno del 1967 Paolo VI nominò il B. sostituto della segreteria di Stato, poco prima della promulgazione della costituzione Regimini Ecclesiae Universae (15 ag. 1967). che riformava profondamente la Curia romana. Uno dei tratti salienti della riforma era la collocazione centrale della segreteria di Stato nella Curia, al vertice delle congregazioni romane, trasformate ormai quasi in moderni fficasteri. Il B. ebbe un ruolo notevole nell'attuazione di questa costituzione entrata in vigore il 1° marzo 1968. Sostenuto e orientato dal papa, egli vi profuse grandi capacità di lavoro e fermezza (voci di Curia e organi di stampa sottolineavano la sua impetuosità), venendo a urtare consolidate posizioni di potere e trovando ostacoli in talune vischiosità dell'ambiente vaticano. Ne risultò la costruzione di una Curia centro direzionale e orientativo della recezione del concilio Vaticano Il secondo le direttive di Paolo VI. Oltre alla razionalizzazione dell'amministrazione vaticana, il B. si impegnò per ottenere la definitiva sconfitta di quei gruppi, di quel "partito romano", forti nelle istituzioni e negli ambienti curiali, che sempre si erano opposti a Montini fin dagli anni Quaranta. A ciò contribuì anche la fissazione dei limiti di età per i vescovi, per l'accesso dei cardinali in conclave e per l'esercizio delle funzioni curiali. Il noto affare Lefebvre non fu che il capitolo più pubblico di una lunga lotta che Paolo VI e il suo sostituto dovettero sostenere contro i settori tradizionalisti. Quando il B. partì per Firenze, lasciò una Curia divenuta uno strumento più docile nelle mani del pontefice ed episcopati nazionali in larga parte rinnovati nelle persone.

Un giudizio sull'attività del B. e sulla sua complessa personalità non è facile. Nel periodo romano le valutazioni su di lui si presentano in qualche modo contraddittorie. Da un lato, all'estero, fu molto apprezzato in ambienti cattolici non conservatori sia per il suo impegno di rinnovamento delle strutture di governo vaticane sia per la sensibilità mostrata verso i problemi delle varie Chiese nazionali divenendo, in alcune situazioni non facili negli anni del postconcilio, il loro aperto punto di riferimento in Vaticano: "La centralizzazione romana -sosteneva -, non autorizzando una ricerca locale sufficientemente estesa e responsabile, ha costituito un handicap alla missione". L'attenzione prestata alle esigenze delle singole Chiese e la viva coscienza dell'emergere di nuovi soggetti nel cattolicesimo contemporaneo, come le conferenze episcopali dei vari paesi, non gli impedirono, di credere - proprio mentre si parlava dell'abolizione delle nunziature - nella funzione positiva del governo centrale della Chiesa attraverso il servizio diplomatico vaticano, che doveva costituire un tramite decisivo tra S. Sede e Chiese nazionali, mentre conservava'validità nel garantire le relazioni con gli Stati per "l'incontro del temporale con lo spirituale". Le sue omelie pronunziate in occasione dell'apertura annuale dell'Accademia ecclesiastica dal 1969 al 1976 sono una significativa espressione di questa concezione. Non è un caso se le rappresentanze diplomatiche del Vaticano durante il pontificato di Paolo VI passarono da 61 a 109.

Dall'altro lato, per quanto riguarda la situazione italiana, il dibattito politico e gli strumenti d'informazione crearono per lo più l'immagine di un B. espressione dell'ingerenza ecclesiastica oppure tout court della "destra" vaticana, sottolineando ad esempio il suo impegno nella campagna per il referendum abrogativo della legge sul divorzioi nel 1974, durante la quale fu accanto ai promotori dei confronto e alla Democrazia cristiana e contro i "cattolici del no", oppure presunti legami con alcuni settori del partito cattolico, Da un punto di vista politico, la posizione del B. si colloca sulla linea sviluppata dal Montini fin dal dopoguerra, ma forse con una nettezza e decisione maggiori: "ho lottato sempre per difendere la libertà, come antifascista nella resistenza italiana, come antifranchista in Spagna, e oggi come antimarxista". Non c'è in lui nessuna tenerezza per il voto cattolico a sinistra, come si manifesta negli anni Settanta: "i cristiani che votano comunista o non conoscono il marxismo o non conoscono il cristianesimo". La Democrazia cristiana poté contare sempre sull'appoggio sicuro del B., che la considerava come un partito centrista, salda garanzia per la presenza cattolica nella società civile. Anche per l'evoluzione politica della Spagna sembra che il B. auspicasse una soluzione simile a quella italiana. La stampa ha insistito sugli interventi fermi dei B. contro la contestazione cattolica negli anni di maggior impopolarità di Paolo VI. Nel caso dell'Isolotto, egli, impegnato a ricucire le impossibili relazioni tra l'arcivescovo di Firenze Florit e la comunità di don Mazzi, sostenne la posizione rigida del presule fiorentino dichiarando alla delegazione della parrocchia: "Il Papa non può distruggere il vescovo…" In sostanza, quantunque la molteplicità di contatti e relazioni intessuti dal B. negli anni delicati dopo il 1968, in situazioni obiettivamente molto diverse, non consentano una valutazione univoca, è ormai chiaro però il suo impegno nel consolidamento del disegno montiniano contro l'opposizione interna alle istituzioni ecclesiastiche e contro la cosiddetta contestazione (anche se questa bipartizione è piuttosto semplificatoria).

Il 3 giugno 1977 il B. fu trasferito alla prestigiosa sede di Firenze. Questa decisione di Paolo VI, giunta inaspettata presso l'opinione pubblica, fece ricordare l'allontanamento da Roma di monsignor Montini ad opera del vecchio Pio XII. Ci fu chi vi lesse la vittoria dei settori curiali ostili al B.; ma questi, a differenza del Montini, fu subito creato cardinale nel concistoro del 27 giugno (ebbe il titolo di S. Prisca). Altri hanno notato che Paolo VI non reggeva più il ritmo delle iniziative del suo sostituto. Infine c'è chi ha fatto l'ipotesi che, con tale nomina, il papa intendesse mettere il B. al riparo da spiacevoli rivincite dopo la sua scomparsa. In effetti nei due conclavi del 1978 si poterono constatare, per quanto permesso dalla riservatezza dei lavori, le ostilità e i consensi che il decennale impegno del B. in Curia, a fianco di Montini, aveva suscitato.

Nell'attività del B. a Firenze si possono individuare due linee principali; la prima, in continuità con una lunga consuetudine nella diplomazia vaticana, sottolinea la necessità di una presenza sociale e politica dei cattolici; la seconda emerge dall'azione di governo più propriamente ecplesiale e si incentra in una sekie di iniziative a vasto raggio, culminanti nella visita pastorale come momento di evangelizzazione della Chiesa locale. All'interno del primo ambito il tema centrale dei numerosi interventi del B. è quello relativo all'eredità di una cultura cristiana da salvaguardare e rinvigorire di fronte alle insidie delle culture "marxista, radicale, liberale". La lunga esperienza diplomatica lo rendeva particolarmente sensibile al problema della costruzione di una Europa unitaria alla quale la Chiesa ed i cristiani avrebbero potuto, secondo il B., fornire un grande contributo, essendo il cristianesimo il "substrato profondo ed insostituibile della cultura europea". In questa prospettiva Firenze e la Chiesa fiorentina avevano un compito preciso nel porre in luce "i valori che stanno alla base di una civiltà umanistica, la quale … è stata fondamentalmente cristiana e tale deve rimanere".

In questo ambito di preoccupazioni si può collocare la grande attenzione dedicata alle scuole cattoliche e all'insegnamento della religione nella scuola, della quale era un convinto difensore. Per le scuole cattoliche il B. rivendicava più ampi finanziamenti, mentre per una migliore preparazione degli insegnanti di religione fondava l'ufficio di pastorale scolastica, riorganizzava l'ufficio catechistico diocesano e convocava periodicamente i docenti in seminario per giornate di studio. Ma lo slancio organizzativo e l'attenzione politico-culturale non riuscivano a colmare la carenza di un retroterra di ripensamento e di dibattito nel mondo cattolico cittadino, che da molto tempo su questo piano mostrava non poche mancanze. li suo tentativo, quindi, di dar vita ad una rivista cattolica, Punti di riferimento, non ebbe seguito dopo il primo numero (1980).

Sul piano della presenza sociale e politica dei cattolici, il richiamo alla validità della tradizione della dottrina sociale della Chiesa è frequente e costante nel B. (ad esempio, al congresso eucaristico di Pescara, settembre 1977), che poté avvalersi anche di alcuni interventi della Conferenza episcopale italiana (CEI) e dello stesso pontefice Giovanni Paolo II, che nel novantesimo della Rerum novarum avrebbe promulgato l'enciclica Laborem exercens (1981). Il pluralismo politico dei cattolici, che a molti era sembrato un portato irrinunciabile dei concilio Vaticano II, riceveva in questa prospettiva molte attenuazioni o smentite, come nel comunicato della CEI dell'ottobre 1977, nel quale si richiamava la "necessità dell'impegno politico dei cattolici nella coerenza e nell'unità". Analogamente convinto della necessità di una identità ideologico-culturale dei cattolici, il B. si mostrava contrario a quella strategia del "confronto" o del "dialogo" con il marxismo che veniva auspicata da non pochi settori del mondo cattolico e comunista.

La traduzione più esplicita di questa concezione dell'impegno sociale e politico dei cattolici si ebbe a Firenze con il deciso appoggio concesso dal B. al Movimento per la vita. La legge n. 194 "per la tutela sociale della maternità e sulla interruzione volontaria della gravidanza", approvata nel maggio 1978, venne immediatamente commentata molto duramente in un comunicato della Conferenza episcopale toscana della quale il B. era presidente (1° giugno 1978; il comunicato della CEI è del 3 luglio), in cui era implicito l'annuncio del referendum abrogativo, che avrebbe avuto un'adesione aperta e decisa. Firenze divenne allora un punto di riferimento focale per il Movimento per la vita, del quale frequentemente il B. presiedette le riunioni, che ottenne così un riconoscimento ecclesiale ancora più evidente. I toni della predicazione dei B. su questi tenù sono "assoluti"; basti ricordare le omelie delle celebrazioni delle "giornate diocesane per la vita", così come l'omelia dei Natale 1978, quando definì la legge "un bubbone infetto" da sradicare dall'ordinamento giuridico. Per queste espressioni il B. venne denunciato per vilipendio del Parlamento, ma l'iniziativa non ebbe alcun seguito. Al di là dell'iniziativa referendaria il B. tese a dar vita anche a strutture di sostegno per ragazze-madri, per le quali creò un centro di accoglienza, affidato nel 1982 alle religiose di suor Teresa di Calcutta.

Ai temi della cultura cristiana e della vocazione specifica di Firenze va ricollegata anche la rievocazione e la riproposizione dell'esempio dell'azione di Giorgio La Pira, morto nel novembre 1977. Ora che le incomprensioni ed i dissensi suscitati nel mondo cattolico dalle iniziative del "professore" apparivano lontani, egli divenne in primo luogo il modello di una testimonianza "integrale" di fede sia in ambito ecclesiale che civile e politico. Venne inoltre creata una fondazione per un Centro internazionale studenti Giorgio La Pira, che ebbe come campo di attività l'accoglienza agli studenti stranieri presenti a Firenze (30 giugno 1978). La riproposizione del modello va connessa ad una stagione ritenuta particolarmente felice della storia fiorentina contemporanea e collegata a due altre figure: don Giulio Facibeni e il cardinale E. Dalla Costa. Durante l'episcopato del B. si ebbero le prime richieste per l'apertura di un processo di canonizzazione di La Pira e di Facibeni; per Dalla Costa l'apertura di un "processo diocesano" si ebbe il 22 dic. 1981. Il significato ecclesiale di tali iniziative non stava unicamente nel sottolineare alcuni itinerari di fede esemplari, ma anche nel riproporre - nonostante i tempi mutati - un momento di identificazione, esaltando una tradizione fiorentina che si era espressa, nel religioso e nel civile, in una pretesa compiutezza di testimonianza cristiana.

Per quanto riguarda il governo religioso ed ecclesiale della diocesi, con un fervore di iniziative e di attività il B. sembrò dare subito uno scossone salutare ad una diocesi che, in particolare negli ultimi anni dell'episcopato di E. Florit, si era adagiata in una sorta di rassegnato immobilismo. Fin dalla lettere pastorali per la quaresima del 1978 e del 1979 egli individuò, sotto il tema unificante della carità, alcuni luoghi privilegiati di una testimonianza cristiana: gli anziani, per i quali mobilitò le parrocchie per una assistenza a domicilio; gli handicappati; i giovani vittime della droga. Questi temi saranno continuamente ripresi nella sua predicazione; mentre al problema della droga il B. dedicherà un'attenzione costante e fattiva, indicendo annualmente una giornata diocesana di sensibilizzazione al problema e favorendo il formarsi di diverse comunità terapetitiche e di centri di intervento. Inoltre, in consonanza con le iniziative della Caritas e con gli appelli del pontefice, il B. offri ospitalità, tramite le comunità parrocchiali, ad un centinaio di profughi vietnamiti (aprile 1979).

Un certo impulso all'organizzazione della vita pastorale veniva dato anche dal rinnovo del consiglio presbiterale diocesano (1978) e dal rinnovato consiglio pastorale, del quale era stato modificato lo statuto (1979). Inoltre la diocesi veniva suddivisa in cinque zone pastorali, affidate ad altrettanti vicari episcopali, mentre monsignor Silvano Piovanelli veniva nominato provicario generale della diocesi (settembre 1979). Nel novembre 1981 il B. tentava, in via sperimentale per tre anni, di creare un "fondo comune diocesano", chiedendo a tutti i sacerdoti di versare il 5% delle entrate complessive.

Sul piano della predicazione e della evangelizzazione un certo rilievo assunse la catechesi. Ogni anno, in ottobre, il B. riuniva i catechisti della diocesi per la consegna del "mandato", che voleva sottolineare il loro ruolo specifico all'interno della comunità cristiana. Ma l'iniziativa indubbiamente di maggior rilievo di tutta l'azione pastorale nella Chiesa fiorentina fu l'indizione della visita pastorale. Annunciata nell'avvento del 1979 con una lettera pastorale dal titolo Un annuncio di salvezza, essa fu il tema centrale di un'altra lettera pastorale del novembre 1981: Continuiamo insieme! Partendo dalla constatazione che nella società contemporanea la Chiesa si trova "in terra di missione" e che urge quindi un grande sforzo di "rievangelizzazione", la visita pastorale non veniva più pensata secondo i moduli tridentini, ma piuttosto come un'azione kerigmatica, di "annuncio di salvezza", perché "la Chiesa locale diventi comunità missionaria", rivolgendosi così sia ai fedeli sia ai "lontani". L'impegno dell'arcivescovo in questo campo fu molto vasto, coinvolgendo ampiamente le parrocchie, il clero e le associazioni laicali.

Tutto questo lavoro articolato avrebbe dovuto far emergere un "piano pastorale" vicariale e diocesano. Va comunque notato che, al di là di questa vasta prospettiva, che rimase incompiuta a causa della morte prematura del B., rimane il fatto di un ampio coinvolgimento della diocesi nel rinnovato slancio impresso dalla visita. Inoltre la stessa predicazione ed il linguaggio dei B. in queste occasioni, tutte incentrate sull'annuncio evangelico, sembrano lontani da certi toni battaglieri e da talune rivendicazioni ideologiche pur presenti in altri momenti della sua pastorale e della sua presenza pubblica.

Da collocarsi nel rinnovamento auspicato con la visita pastorale è la più articolata utilizzazione nella diocesi dei sacerdoti legati all'Opera Madonnina dei Grappa, voluta da don Giulio Facibeni fin dagli anni Trenta. Ad una presenza missionaria di questa va anche collegato il gemellaggio della Chiesa fiorentina con la Chiesa di Salvador da Bahia in Brasile, secondo una proposta illustrata al consiglio pastorale da don Renzo Rossi, sacerdote fiorentino che era stato legato anch'egli a don Facibeni. Nell'estate del 1982 il B. si recò in visita a Salvador da Bahia, riportando impressioni molto positive sull'attività di quella Chiesa e numerosi progetti di reciproca collaborazione.

Egli morì improvvisamente a Firenze il 26 ott. 1982, dopo una breve malattia alla quale non era estraneo lo stress per un impegno profuso senza risparmio di forze.

B. Bocchini Camaiani

Fonti e Bibl.: Notizie Nografiche sul B. nel volume In memoria di S. Em. il cardinale G. B. arcivescovo di Firenze, Firenze 1982 (suppl. al n. 5-6 del 1982 del Bollettino diocesano, organo ufficiale della Arcidiocesi di Firenze); lo stesso Bollettino diocesano tra il 1977 e il 1982, è l'unica fonte disponibile per lo studio dell'azione pastorale del B. durante l'episcopato fiorentino (contiene atti ufficiali, lettere pastorali e numerosissimi discorsi, omelie e commemorazioni, pronunziati dal B.). Cenni sull'attività diplomatica in A. Dupuy, La diplomatie du Saint-Siège, Paris 1980, passim. Si veda anche: J. Chevalier, La politique du Vatican, Paris 1969, ad Indicem. Sul ruolo del B. sostituto della Segreteria di Stato, si vedano complessivamente gli Atti del Colloquio su Paolo VI pubblicati in Paul VI et la modernité, Roma 1984, e in particolare il saggio di A. Riccardi, La Santa Sede e la Chiesa in Italia (1963-1978), pp. 647-672. V. inoltre: S. Magister, La politica vaticana e l'Italia. 1943-1978, Roma 1979, ad Indicem; P. Nichols, Le divisioni del Papa, Milano 1981, ad Indicem; B. Lay, I segreti dei Vaticano da Pio XII a papa Wojtyla, Bari 1984, ad Indicem; P. Leviilain - F. C. Uginet, Il Vaticano e le frontiere della grazia, Milano 1985, passim. Per un quadro d'insieme sulla Chiesa italiana di quel periodo: AA.VV., La Chiesa in Italia 1975-1978, Brescia 1978.

B. Bocchini Camaiani - A. Riccardi

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