CONVERSINI, Giovanni

CONVERSINI, Giovanni

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 28 (1983)
di Benjamin G. Kohl

CONVERSINI (Conversano, Conversino), Giovanni (Giovanni da Ravenna). - Nato nel 1343 a Buda, ove suo padre, Conversino da Frignano, era medico alla corte di Luigi d'Angiò, re d'Ungheria, il C. fu inviato in Italia ancora bambino, dopo la morte prematura della madre.

Affidato alle cure di uno zio, il francescano Tommaso da Frignano, il C. crebbe nell'orfanotrofio delle suore di S. Paolo a Ravenna. In questa città egli studiò grammatica latina e retorica con Donato Albanzani nel 1349 e dal 1353 al 1355. Studiò anche a Bologna con Alessandro del Casentino e Pietro da Forlì dal 1349 al 1353 e nel 1359, a Ferrara col francescano Giacomo Cortesi nel 1356 e a Padova con Pietro da Moglio nel 1363 e nel 1364. Lo zio lo fidanzò a dieci anni con una ragazza di Ravenna, Margherita Furlan, figlia di un medico, e nel 1355 i due si sposarono. La morte precoce dei genitori di Margherita privò però i giovani dell'appoggio di un. adulto e il C. fu costretto nel 1357 ad occuparsi come domestico e impiegato nella famiglia di Michele di Lapo de' Medici in Firenze. L'anno seguente la coppia ebbe il suo unico figlio, cui fu imposto il nome dei nonno, Conversino.

Dal 1360 al 1362 il C. seguì i corsi di arte notarile e di legge a Bologna e nel 1364 intraprese la carriera di insegnante, divenendo lettore dei Memorabilia di Valerio Massimo in questa città. Successivamente egli fu assunto come precettore nella famiglia di Niccolò Il d'Este, signore di Ferrara, e nel 1366 divenne insegnante di grammatica latina a Treviso. L'anno dopo ritornò a Ravenna, dal cui signore, Guido III da Polenta, venne nominato notaio forestiero nella curia del podestà di Firenze. Egli ricoprì questa carica nel 1368-1369 e nel medesimo tempo tenne un corso sulle Georgiche di Virgilio e sull'AdHerennium nello Studio fiorentino. Ma nell'estate del 1369 si dimise dall'università e ritornò a Treviso come insegnante. A Treviso vennero a visitarlo la moglie e il figlio, che erano malati a causa dei disagi causati loro da tanti cambiamenti di sede; la moglie morì poco dopo aver raggiunto la città e Conversino riacquistò soltanto lentamente la salute. Nell'estate del 1371 Paolo Rugolo, un suo amico di Treviso, procurò al C. un posto di insegnante a Conegliano.

Lì egli ricevette la visita di un parente di sua moglie, un certo Luigi da Ravenna, che tentò di avvelenarlo, probabilmente per vendicare i maltrattamenti a cui il C. avrebbe sottoposto la donna. Questo attentato non gli fu fatale, ma il C. fu gravemente indebolito e costretto a rimanere a letto per più di sei mesi. Nell'estate del 1373 rese visita a Venezia a suo zio, Tommaso da Frignano, poco prima nominato patriarca di Grado col quale, per motivi che restano sconosciuti, ebbe un violento litigio. Verso la fine dell'anno visitò Stra, Padova e Arquà, dove rinnovò la sua conoscenza del Petrarca, al quale era stato presentato sin dall'anno 1364 da Donato Albanzani.All'inizio del 1374 il C. fu assunto come insegnante dal Comune di Belluno; nei cinque anni che rimase in quella città il C. si formò una nuova famiglia e tentò per la prima volta di dare forma letteraria alle sue idee morali e filosofiche.

Nel 1374 sposò un'agiata vedova bellunese, Benasuda, e l'anno successivo nacque il loro unico figlio, che fu chiamato Israele. Verso la fine del 1374 il C. scrisse una lunga lettera consolatoria sulla morte del Petrarca al suo antico maestro, Donato Albanzani, e negli anni successivi compose brevi trattati sull'umana sofferenza, sulla concezione di Cristo e sulla questione del libero arbitrio e del determinismo: De miseria humane vite. De Christi conceptu e De fato. Dal 1378 i suoi rapporti con lo zio migliorarono abbastanza, tanto che il patriarca gli spedì- tre casse di libri lasciatigli in eredità dal padre. In occasione dell'elevazione di Tommaso al cardinalato nell'autunno del 13783 il C. scrisse un Dialogus inter Iohannem et Literam, sulla vita cristiana e sulla vocazione religiosa.

Non avendogli il Comune di Belluno rinnovato il contratto nel 1379, il C. si portò a Roma per la prima volta per incontrarsi con suo zio in Curia e per visitare le tombe e le basiliche cristiane. Lasciata Roma con l'intenzione di raggiungere Venezia, il C. si fermò a Padova a richiesta degli amici, il medico Marsilio da Santa Sofia e il grammatico Carletto Galmaretti. Il C. insegnò probabilmente per qualche tempo nella scuola dei Galmaretti, ma attrasse subito l'attenzione del signore di Padova, Francesco il Vecchio da Carrara, che gli chiese di entrare a corte come suo segretario e consigliere. L'intimità del C. con il signore accese la gelosie di altri cortigiani, specialmente del maggiordomo del palazzo, Niccolò Curtarolo. Dopo la morte di Benasuda e vari anni di maltrattamenti da parte dei cortigiani suoi colleghi, il C., nel dicembre 1382, lasciò Padova per Venezia. La sola composizione letteraria del suo soggiorno padovano fu un resoconto leggendario sulle origini della famiglia dei Carraresi, Familie Carrariensis natio;questa storia tuttavia fu pubblicata soltanto nel 1404 in edizione riveduta, con una lettera dedicatoria a Rodolfo da Carrara.

A Venezia il C. fondò una scuola di grammatica, che ebbe fra i suoi allievi Marco di Pietro Giustinian, col cui padre, allora podestà di Conegliano, aveva intrattenuto rapporti d'amicizia nel 1372. Probabilmente per intercessione della regina vedova, Elisabetta d'Ungheria, il C. verso la fine del 1383 fu nominato notaio principale, o cancelliere, di Ragusa (l'odierna Dubrovnik), allora sotto il dominio magiaro.

Come cancelliere di questa aristocratica Repubblica dal 1384 alla fine del 1387, il C. redasse molti atti notarili, funse da giudice in alcune cause civili e sopraintese alla promulgazione di nuovi statuti. Nel medesimo tempo egli scrisse parecchie lunghe lettere e opuscoli ai suoi amici in Italia: nel settembre del 1385 il De primo eius introitu ad aulam diretto a Marco Giustinian, sulle sue esperienze alla corte dei Carraresi e sulle ragioni che lo avevano indotto a lasciarla, e alcune lettere al medesimo Giustinian su Belluno e a Paolo Rugolo su Ragusa. Nella sua Historia Ragusii, scritta nel 1387 e indirizzata a un anonimo veneziano, il C. descrisse la geografia, le classi sociali e la forma di governo della città, i costumi dei suoi abitanti e quelli delle tribù barbariche del retroterra.

Chiaramente scontento del suo stato a Ragusa, nel tardo 1387 il C. ritornò a Venezia accompagnato dal figlio Israele e da una governante slava di cui si ignora il nome. Sotto il patronato di Marco di Pietro Giustinian, il C. istituì una scuola di grammatica nella contrada di S. Patrignano, dove insegnava ai rampolli dell'aristocrazia veneziana. A causa della sua fedeltà alla famiglia dei Carraresi, il C. nel 1389 rifiutò un invito dei Visconti, che governavano Padova, d'insegnare nello Studio patavino; nel medesimo anno controversie sull'eredità con il figlio maggiore, Conversino, forzarono il C. a emanciparlo e a consegnargli parte dell'eredità. Nell'ottobre 1389 accettò il posto d'insegnante offertogli dal Comune di Udine, che lasciò dopo poco più di due anni a causa dell'indisciplina dei suoi scolari e delle frequenti e spesso aspre controversie con i loro genitori. Nell'aprile del 1392 il C. si ritrovò più per caso che per calcolo a Padova, dove rimase per i successivi dodici anni.

Nell'inverno 1392-1393 il C. lesse poesia latina e retorica allo Studio, dove ebbe come allievi Sicco Polenton e Pier Paolo Vergerio. In seguito ebbe forse come studenti privati Vittorino da Feltre e Guarino da Verona. Nel 1393 Francesco Novello da Carrara nominò il C. al posto di Nicoletto d'Alessio, che era appena morto, protonotario o cancelliere della corte. In questa qualità il C. redasse la corrispondenza diplomatica della Signoria e subito cominciò ad avere relazioni epistolari con altri cancellieri, compresi Coluccio Salutati e Desiderato Lucio, cancelliere di Venezia dopo il 1395.

Nel 1396 il C. compose il primo di parecchì trattatelli da lui scritti a Padova: De fortuna aulica, una risposta a una interrogazione di uno sconosciuto ammiratore sui suoi compiti nella curia carrarese. In quest'opera fl C. ritornava ad uno dei suoi temi favoriti, la natura e i rischi della vita a corte, e descriveva la gerarchia della curia dei Carraresi ed i vizi - specialmente l'avarizia e la duplicità - dei cortigiani. L'anno successivo il C. compose due racconti immaginari in forma di dialoghi: Dolosi astus narratio, sugli intrighi alla corte degli Este a Ferrara, e Violato pudicitie narratio o Historia Eiysie, un racconto di castità coniugale e di eroismo nella Francia medioevale. Nella sua Apologia, gatata 14 maggio 1399, il C. sì difese dalle calunnie di altri cortigiani, che lo avevano accusato di incompetenza quale cancelliere. Nel De dilectione regnantium, indirizzato a Francesco Novello da Carrara e completato nel dicembre 1399, il C. trattava della natura di una signoria giusta e dava consigli su come un signore potesse acquistare l'amore e la stima dei suoi sudditi. Nel De lustro Alborum in urbe Padua il C. descrisse il passaggio dei Bianchi per Padova nel 1399 e incidentalmente forniva anche utilì informazioni sulla topografia della città. Nel 1400 completava la sua ampia autobiografia, Rationarium vite, una vivida narrazione della sua vita e delle sue esperienze, intramezzata da preghiere al Signore e passi personali profondamente introspettivi, secondo lo stile delle Confessioni di s. Agostino e dal Secretum del Petrarca.

Dal 1400 il C. godeva di tale fiducia che Francesco gli affidò tre missioni diplomatiche. Nel gennaio egli fu inviato a Firenze per tentare di arruolare il condottiero Alberico da Barbiano al servizio di Padova e per avvertire la Signoria del disegno di Gian Galeazzo Visconti di impadronirsi dì Bologna. Nel luglio andò a Bologna per tentare di pacificare le fazioni, guidate rispettivamente da Nanni Gozzadini e da Giovanni Bentivoglio, che si contendevano la signoria della città. Nella medesima estate il C. intraprese un viaggio di trentasei giorni verso Roma, nelle strade affollate di pellegrini che si recavano nell'Urbe per il giubileo, che si celebrava quell'anno. Guadagnato il campo dell'esercito papale, consegnò un messaggio a Conte di Carrara, fratellastro illegittimo di Francesco Novello; si recò quindi ad un colloquio con Bonifacio IX, alleato del signore di Padova.

Il C. ritornò a Padova verso la fine del 1400, e trovò i suoi giovani figli illegittimi, un figlio e una figlia, nati da madre non nota, morti di peste. Nell'estate del 1401 morì di peste anche suo figlio Israele, che studiava belle lettere nello Studio padovano: sul luttuoso evento il C. compose un lungo dialogo sull'impotenza della morte, indirizzato a Paolo Rugolo.

Quando Francesco Novello ridusse lo stipendio del C., a causa delle spese per la sua disperata guerra contro Venezia, nella primavera del 1404, il C. si dimise dal posto di cancelliere e nell'inverno si era già stabilito a Venezia. Lì istituì una scuola che ebbe fra i suoi studenti il giovane Francesco Barbaro e Leonardo e Marco di Bernardo Giustinian.

Nell'autunno del 1404 terminò il lavoro più importante, la Dragmalogia de eligibili vite genere, un dialogo fra un padovano e un veneziano, che dissertano se sia meglio vivere sotto un signore o in una repubblica. Il padovano, sostenendo che un buon signore può assicurare giustizia, pace e protezione, controbatte facilmente gli argomenti del veneziano a favore di una forma di governo repubblicana. Il dialogo contiene anche molto sull'ultimo periodo di vita del C. ed elogia la vita di campagna, laboriosa e semplice, in confronto alla confusione e alla corruzione della vita in città. Il clima di Venezia Causava malinconia al C., sicché verso la fine del 1406 egli si trasferì a Muggia in Istria come insegnante e ricusò nell'autunno del 106 l'invito di Pier Paolo Vergerio di andare a servire nella Curia di Innocenzo VII. Nel gennaio del 1407 il C. scrisse una Conventio snter podagram et araneam, un ragionamento sulla superiorità della vita rurale, rispetto a quella urbana, ispirato dalla favola del ragno e della gotta del Petrarca, contenuta nelle Epistolaefamiliares (III, 13). In cattiva salute, il C. agli inizi del 1408 ritornò a Venezia, dove provò a completare la sua raccolta di aneddoti su personaggi contemporanei, l'incompiuto Memorandarum rerum liber, sul modello dell'omonima opera del Petrarca.

Probabilmente nella tarda estate del 1408 e certamente prima del 27 settembre il C. morì a Venezia.

Insegnante, umanista, cortigiano e uomo di Stato, il C. rimane una delle più enigmatiche figure del primo Rinascimento. I suoi scritti, in un latino complesso e contorto, mostrano l'influenza del Petrarca e strane affinità con lo scolasticismo e la scienza medievali, forse assorbiti nelle sue letture nella biblioteca paterna.

Manoscritti ed ediz. delle opere. Le opere del C. rimangono, in grande parte, inedite. È stato pubblicato integralmente il De lustro Alborum in urbe Padua (coltitolo La processione dei Bianchi nella città di Padova), a cura di L. e D. Cortese, Padova 1978. Altra edizione integrale è quella della Dragmalogia, a cura di H. L. Eaker con introd. e note di B. G. Kohl, Lewisburg, Penn., 1980. Circa una metà dell'autobiografia, Rationarium vite, è pubblicata da R. Sabbadini, G. da gavettua, insigne figgra d'umanista, Como 1924, pp. 127-173, con estratti dalle altre opere e delle lettere a pp. 174-239. Alcune lettere e brani delle opere sono stati pubblicati negli Epistolari del Salutati e del Vergerio e negli studi di Klette, Kardos, Zaccaria, Kniewald, Gargan (1965), e Kolil e Day, citati infra. Imanoscritti principali contenenti le opere sono: Oxford, Balliol College, 288; Parigi, Bibl. nat., Lat. 6494; Zagabria, Arch. dell'Accad. Jugoslava di arti e scienze, II, C 61, Epistolario, con 85 lettere; tutti e tre i mss. furono copiati nel terzo decennio del sec. XV dall'olandese Giacomo Witte, forse incaricato da Francesco Barbaro. Altri mss. sono a Venezia, Bibl. Querini Stampalia, cl. IX, n. 11, ora ms. 1066, e Bibl. naz. Marciana, cl. XIV, 224 (= 4341); a Oxford, New College 155. Nella Bibl. Ap. Vaticana, Pal. lat. 970 è conservato il Dialogus inter Johannem et Literam. Copie di lettere e opere si trovano in miscellanee umanistiche del sec. XV. Per un elenco completo di mss. ed ediz., vedi B. G. Kohl, The Works of G. di Conversino da Ravenna: A Catalogue of Mariuscripts and Editions, in Traditio, XXXI (1975), pp. 349-67.

Fonti e Bibl.: C. Salutati, Epistolario, a c. di F. Novati, Roma 1891-1911, ad Indicem; E. Bertanza-G. dalla Santa, Docum. per la storia della cultura in Venezia, I, Maestri, scuole e scolari in Venezia fino al 1500, Venezia 1907, ad Indicem;Guarino da Verona, Epistolario, a c. di R. Sabbadini, Venezia 1915-1919, ad Indicem;S. Polenton, Scriptorum illustrium Latinae linguae libri XVIII, a c. di B. L. Ullman, Roma 1928, p. 166; P. P. Vergerio, Epistolario, a c. di L. Smith, Roma 1934, ad Indicem; A. Gloria, Monum. della univers. di Padova (1318-1405), Padova 1888, I, pp. 533 ss.; II, pp. 157, 159, 287, 309, 340, 360, 364; F. Racki, Ivan Raveniamin..., in Rad Jugoslavenske Akademiie znanosti i umiernosti, LXXIV (1885), pp. 135-191; T. Klette, Beiträge zur Gesch. und Litteratur der italienischen Gelehrtenrenaissance, I, Griefswald 1888, pp. 626; M. Korelin, Rannii italianskii Gumanizm i ego istorioraffia [Il primo umanesimo ital. e la sua storiografia], 2 edizione, IV, San Petroburgo 1914, pp. 382-400; R. Sabbadini, G. da Ravenna..., Como 1924, pp. 1-118; L. Lazzarini, Paolode Bernardo e i Primordi dell'umanesimo a Venezia, Genova 1930, ad Indicem;T. Kardos, Magyar Tárgyú Fejezetek G. da Ravenna Emlékeratában [Aneddoti ungheresi nel libro di memorie di G. da Ravenna], in Egygtemes Philologiai Közlöny, LX (1936), pp. 284-297 (con riassunto in italiano); P. Paschini, G. da Ravenna, maestro di grammatica a Udine, in Mem. stor. forogiuliesi, XXXIII-XXXIV (1937-38), pp. 206 s.; G. Calò, Note vergeriane, in La Rinascita, II (1939), pp. 232-236, 246 ss.; V. Zaccaria, IlMemorandarum rerum liber di G. di Conversino da Ravenna, in Atti dell'Istituto venero, cl. di scienze mor. e lett., CVI (1947-48), 2, pp. 221-250; G. Biasuz, G. C. da Ravenna, maestro di grammatica a Belluno, in Archivio stor. di Belluno, Feltre e Cadore, XXV (1954), pp. 37 ss.; D. Kniewald, Ioannes C. de Ravenna, dubrovacki notar, 1384-1387 [G. C. da Ravenna, notaio raguseo], in Glas Srpske Akademiie nauka, cl. di lett. e filos., n. s., III (1957), pp. 39-160; B. L. Ullman, The Humanism of C. Salutati, Padova 1963, ad Indicem;L. Gargan, G. C. e la cultura letter. a Treviso..., in Italia medioevale e umanistica, VIII (1965), pp. 87-159; H. Baron, La crisi del primo Rinascimento ital., a c. di R. Pecchiolo, Firenze 1970, pp. 148-160; T. C. P. Zimmermann, Confession and Autobiography in Early Renaissance, in Renaissance Studies in honor of Hans Baron, a c. di A. Molho - J. A. Tedeschi, Firenze 1971, pp. 136-140; G. De Sandre Gasparini, Un'immediata ripercuss. del movimento dei Bianchi del 1399, in Riv. di storia della Chiesa in Italia, XXVI (1972), pp. 256 s.; B. G. Kohl-J. Day, G. C.'s Consolatio ad Donatum on the Death of Petrarch, in Studies in the Renaissance, XXI (1974), pp. 9-30; Gargan, Ilpreumanesimo a Vicenza, Treviso e Venezia, in Storia della cultura veneta. Il Trecento, Vicenza 1976, pp. 159-167; A. F. MarcianaM. Spini, La processione dei Bianchi a Padova, 1399, in Storia della città, I (1976), pp. 3-30.

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