Giovanni del Virgilio

Giovanni del Virgilio

Enciclopedia Dantesca (1970)
di Guido Martellotti

Giovanni del Virgilio. - Nacque a Bologna prima del 1300 da famiglia probabilmente di origine padovana; il padre si chiamava Antonio; l'appellativo ‛ del Virgilio ' sembra essere un soprannome, che egli si meritò come commentatore o comunque ammiratore del poeta latino (" Iohannes quondam magistri Antonii, qui dicitur de Virgilio " è chiamato in un documento, e " vocalis verna Maronis "si dice egli stesso nell'epistola a D.; cfr. Eg 136); non lo aveva ancora quando compose il Diaffonus, corrispondenza poetica con un ser Nuzio marchigiano.

Nel novembre 1321, a richiesta degli studenti, ebbe incarico dal comune di Bologna di tenere corsi sui grandi autori (Virgilio, Stazio, Lucano, Ovidio); forse insegnava già da prima senza pubblico stipendio. Continuò a insegnare fino al 1323; sappiamo che il comune ritardò il pagamento dello stipendio dovutogli per quell'anno (egli stesso se ne lagna nell'egloga al Mussato: v. 146), e che nell'aprile fu assalito e ferito da un tale Banduccino di Banduccio Bergognoni da Lucca. Sembra che di ciò abbia avuto soddisfazione dal comune, non però nella misura che avrebbe desiderato. Forse in seguito a questi fatti si trasferì a Cesena, dov'era certamente nel novembre 1324 e nel febbraio-marzo 1325, quando ebbe finalmente lo stipendio dovutogli dal comune di Bologna. Tra il 1324 e l'estate del 1325 cade la composizione dell'egloga ad A. Mussato che, accresciuta di una specie di poscritto, fu inviata al destinatario solo nel 1327. Un documento del marzo 1326 attesta una sua presenza a Bologna, ma nulla autorizza a ritenere che egli sia ritornato definitivamente in quella città e vi abbia ripreso l'insegnamento. Non abbiamo notizie posteriori al 1327. Si è creduto di poter identificare un suo figlio in un " Virgilius Iohannis Virgilii ", immatricolato notaio in Bologna nel 1327 (e più tardi in un " Bartholomaeus de Mestre filius quondam Iohannis de Virgilio ", vivente a Venezia nel 1374-75).

La fama di G. è dovuta soprattutto alla corrispondenza poetica che egli tenne con D. tra il 1319 e il 1320 (v. EGLOGHE) e all'epitafio scritto in morte del poeta; ma di lui resta un gruppetto di altri scritti, che nel complesso coloriscono una figura interessante di grammatico, fortemente legato alla tradizione di scuola, ma sensibile tuttavia all'influsso delle nuove correnti preumanistiche.

Del Diaffonus si è già parlato. Il cod. Laurenziano 29, 8, di mano del Boccaccio, oltre alla corrispondenza con D., ci conserva un'egloga diretta ad A. Mussato (Tu modo Pieriis...): i primi 252 esametri risultano scritti prima dell'estate del 1325, quando Rinaldo de' Cinzi (nell'egloga Dafni) era amico di G. (Meri), che molto si riprometteva dalla sua protezione; ed è proprio Dafni che suggerisce a Meri di mettersi in relazione con il Mussato (Meri ricorda di averlo visto a Bologna nel 1319, quando era venuto a cercare aiuti per la sua città, assediata da Cangrande); e non manca nell'egloga la menzione del maestro di Mussato, Lovato Lovati. Gli ultimi versi (253-280) furono aggiunti dopo il marzo 1327, quando Rinaldo de' Cinzi, che nel frattempo si era fatto tiranno della città, fu deposto e ucciso; e valgono a giustificare il ritardato invio. A. Rossi considera anche questa egloga (come la corrispondenza con D. e l'epitafio) una falsificazione del Boccaccio. Non mette in discussione l'autenticità di alcuni più brevi componimenti, conservatici anch'essi nel Laur. 29, 8, e precisamente: un frammento epico (43 esametri); uno scambio di versi con un ignoto (13 esametri la proposta, 15 la risposta di G.), e un altro col medico Guido Vacchetta che, come ha precisato A. Campana, fu in relazione con Piero Giardini, uno degli " informatori ravennati " del Boccaccio (4 distici la proposta di Guido Vacchetta, 5 la risposta). Dell'attività di G. quale espositore di Virgilio non ci resta, per ora, se non una nota di commento a Georg. I 432 (ma il commento riguarda in verità il v. 434), riferita da Benvenuto da Imola. Si conservano, invece, in numerosi manoscritti, due commenti ovidiani (le Allegorie e le Esposizioni). All'insegnamento si riconnette anche un'Ars dictaminis scoperta in un codice di Napoli (Bibl. Naz. XIII G. 33) e pubblicata da P.O. Kristeller.

Particolare interesse ha per noi l'epitafio di D. che, in base a una notizia introdottasi tardi nella tradizione manoscritta della Cronaca di Giovanni Villani, si ritenne fosse stato inciso nell'arca e poi sostituito con altro (v. EPITAFI).

In realtà l'epitafio di G. non fu mai inciso; esso ci è conservato dal Boccaccio nella Vita di Dante; comincia con una licenza metrica (Thěŏlŏgus Dantes...) e consta di 7 distici. Loda D. come autore della Commedia, della Monarchia e delle Egloghe (il modo ingegnoso con cui, nello stesso distico, sono nominate insieme la Commedia e la Monarchia, scritta l'una laicis modis, cioè in volgare, e l'altra in latino, rhetoricis modis, ha messo in difficoltà alcuni dei primi editori che, con inconsulte congetture, sono riusciti a obliterare la menzione della Monarchia; allo stesso risultato giunge, traducendo, il Bolisani; esatta l'interpretazione di P. H. Wicksteed); deplora l'esilio, ricorda l'ospitalità di Ravenna e di Guido Novello, la data della morte (idi di settembre 1321). La morte di D. è presentata come un ritorno ad sua astra (un ricordo forse della dottrina platonica, da mettere in relazione con Eg IV 16-17; più probabilmente i " suoi astri " saranno le sfere celesti che D. ha già visto e descritto).

Bibl. - Oltre alla bibliografia alle voci Egloghe ed Epitafi, si veda G. Reggio, Le egloghe di D., Firenze 1969, 55-82. Inoltre, per i più importanti dati biografici: G. Livi, D., suoi primi cultori, sua gente in Bologna, Bologna 1918; ID., D. e Bologna, ibid. 1921, 32-33, 103-105; G. Albini, Le Ecloghe, in Lectura Dantis. Le opere minori di D.A., Firenze 1906 (ora in G. Albini-G.B. Pighi, La corrispondenza poetica di D. e G. del V. [univ. di Bologna. Studi pubbl. dall'ist. di Filologia classica, XVIII], Bologna 1965, 132 n. 4; G. Albini, G. del V., in D. e Bologna, ibid. 1922, 45-73. Il Diaffonus fu edito da E. Carrara (Il Diaffonus di G. del V.), in " Atti e Mem. R. Deputazione St. Patria Prov. Romagna " s. 4, XV (1925) 1-50; v. anche G. Lidonnici, Il Diaffonus ed altri frammenti poetici di G. del V., in " Giorn. d. " XXVIII (1925) 266-273; E. Cecchini, Contributi al testo ed all'interpretazione del Diaffonus, in " Quaderni Urbinati di Cult. Class. " V (1968) 136-149. L'egloga al Mussato e le poesie minori del Laurenziano 29, 8 si possono leggere nell'ediz. delle egloghe dantesche P.H. Wicksteed-E.G. Gardner (Westminster 1902) e in quella di E. Bolisani (Firenze 1963: da usare con cautela); le poesie minori anche in Lidonnici, cit.; l'elegia al Mussato, nell'ediz. datane da G. Albini nel 1905, è ora ristampata in G. Albini-G.B. Pighi, cit., 58-73. Sulla corrispondenza con Guido Vacchetta (anche per un'esatta lettura del testo), A. Campana, Guido Vacchetta e G. del V. (e D.), in " Rivista di Cult. Class. e Mediev. " VII (1965) 252-265. L'autenticità dell'epitafio è discussa da A. Rossi (Boccaccio autore della corrispondenza D.-G. del V.), in " Miscellanea Stor. della Valdelsa " LXIX (1963) 130-172, con ampio, utile commento. Per la nota a Virg. Georg. I 432, v. F. Ghisalberti, Le chiose virgiliane di Benvenuto da Imola, in Studi Virgiliani (Pubbl. della R. Acc. Virgiliana di Mantova, Serie miscellanea, XI), Mantova 1930, 135. Per i commenti a Ovidio, C. Marchesi, Le allegorie ovidiane di G. del V., in " Studi Romanzi " VI (1909) 85-135; F. Ghisalberti, G. del V. espositore delle Metamorfosi, in " Giorn. d. " XXXIV (1933) 1-110. V. anche R. Sabbadini, Un testo volgare di G. del V., in " Bull. " XXI (1914) 55-57, per una parafrasi in volgare di Met. XIII 789-809, che s'inserisce curiosamente nel latino delle Esposizioni: la coloritura dialettale del brano sarebbe veneta secondo il Sabbadini, emiliana o marchigiana secondo G. Contini, presso A. Rossi, Dossier di un'attribuzione, in " Paragone " XIX (1969) 77. Per l'Ars dictaminis: P. 0. Kristeller, in " Italia Medioev. e Uman. " IV (1961) 181-200 (ivi anche uno sguardo d'insieme sull'attività di G. del V.). Sulla possibile discendenza, G. Padoan, Un figlio di G. del V. a Venezia?, in Studi in onore di M. Puppo, Padova 1969, 5-13.

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