MADRUZZO, Giovanni Ludovico

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67 (2007)

di Rotraud Becker

MADRUZZO, Giovanni Ludovico. - Nacque a Trento nel 1532 da Nicolò, signore del castello di Nanno, barone dei Quattro Vicariati nella Val Lagarina, generale degli eserciti imperiali, nonché fratello maggiore del cardinale Cristoforo, e da Elena di Lamberg, in Stiria. Non sappiamo se fosse il primogenito o un cadetto.

Parlava il tedesco e l'italiano. In ossequio alla tradizionale politica familiare fu legato sin dalla giovinezza agli Asburgo, sia del ramo austriaco sia di quello spagnolo. La sua carriera si sviluppò in stretto rapporto con lo zio cardinale, cui successe nel vescovato di Trento: come lui svolse incarichi diplomatici per l'imperatore e il papa, e trascorse gran parte della vita come cardinale di Curia a Roma.

Nella seconda metà degli anni Quaranta studiò a Lovanio insieme con il fratello Giovanni Federico, mostrando particolare interesse per le lingue classiche e l'ebraico. Nel 1550-51 proseguì la formazione a Parigi. Conseguì, pertanto, una buona preparazione in campo teologico e letterario, che i contemporanei gli riconobbero considerandolo non solo più abile, ma anche più colto dello zio.

Già nel 1545 Cristoforo gli procurò un canonicato a Bressanone e nel maggio 1548, nonostante le resistenze del capitolo, riuscì a farlo nominare suo coadiutore con diritto di successione nel vescovato di Trento; la bolla pontificia di conferma data però soltanto 11 marzo 1550. Il M. acquisì ulteriori entrate nel 1552 dalla collegiata di S. Vito a Ellwagen: la metà delle rendite della locale prepositura gli fu assegnata come pensione.

All'inizio del 1554 il M. era a Vienna alla corte del re Ferdinando I. Il contenuto della missione è poco noto. Si trattava forse della preparazione della Dieta prevista per l'anno seguente ad Augusta, alla quale il M. partecipò dal luglio all'ottobre 1555 come rappresentante del Principato ecclesiastico di Trento. Già nel periodo in cui Cristoforo fu governatore di Milano, il M. lo aveva sostituito a Trento, ma dal 1558 assunse interamente l'amministrazione della diocesi. Nella Dieta celebratasi pure ad Augusta nel 1559, gli si offrì per la prima volta l'occasione di riscuotere considerazione e stima nella cerchia dei principi dell'Impero: ebbe, infatti, il prestigioso compito di recitare l'orazione funebre per l'imperatore Carlo V, e il discorso, in latino, fu apprezzato come un capolavoro di arte oratoria. Subito dopo ricevette il primo incarico diplomatico al servizio dell'Impero, che espletò tra il novembre 1559 e il febbraio successivo. Bisognava trattare con il re di Francia Francesco II la restituzione dei vescovati di Metz, Toul e Verdun, che erano andati alla Francia come ricompensa per il sostegno di Enrico II alla rivolta dei principi tedeschi nel 1552, ma il M. non riuscì a concludere un accordo.

Con la riconvocazione del concilio di Trento da parte di Pio IV, il 29 nov. 1560, il M. assunse il prestigioso ruolo di ospite dell'assemblea che lo zio Cristoforo aveva assolto durante la prima fase e che ora, come cardinale di Curia, aveva declinato. In considerazione di ciò, fu creato cardinale il 26 febbr. 1561; ricevette prima il titolo diaconale di S. Callisto e dopo l'ordinazione sacerdotale passò a quello di S. Onofrio, che mantenne fino al 1586. Il cappello cardinalizio gli fu consegnato il 20 apr. 1561 nel duomo di Trento dal presidente del concilio Ercole Gonzaga; quindi il M. si recò a Roma per una breve visita di ringraziamento. Negli atti della Curia egli è indicato per lo più con il cognome, Madruzzo, mentre lo zio è nominato come "cardinale di Trento" o "tridentino" o semplicemente "Trento".

La solenne apertura della terza fase del concilio avvenne il 18 genn. 1562. Il M. partecipò attivamente alle sessioni e, in particolare, intervenne ai lavori di revisione dell'Index librorum prohibitorum di Paolo IV, sostenendo l'opportunità di attenuarne la rigidezza, come di fatto avvenne. Inoltre, nell'agosto 1563, si espresse contro la subordinazione della validità del sacramento del matrimonio all'osservanza del rituale di celebrazione disposto dalla Chiesa. Riteneva che, tra i compiti del concilio, vi fosse quello di delineare una dottrina atta a confutare le opinioni degli eretici e a formare i fedeli, e anche il suo atteggiamento verso i decreti di riforma fu pragmatico: gli sembrava più utile impiegare canoni e prescrizioni esistenti, piuttosto che redigerne ed emanarne di nuovi.

Verso la fine dei lavori conciliari giunse anche il breve che consentì al M. di essere ordinato prete extra tempora: l'ordinazione ebbe luogo probabilmente il 2 genn. 1564. Poco dopo il M. condusse una difficile missione a Vienna nel corso della quale si occupò dei conflitti tra il vescovato di Trento e il Ducato del Tirolo, e insieme si occupò di rafforzare la fiducia non più incondizionata di cui godeva lo zio Cristoforo. Ma soprattutto il soggiorno a corte rese chiaro quanto fosse difficile attuare i decreti del concilio. Pio IV aveva intenzione di inviare il cardinale G. Morone come legato all'imperatore Ferdinando e al re Massimiliano con l'intento di convincerli a pubblicare ufficialmente i decreti, ma il progetto fu osteggiato a corte, dove la preoccupazione per il mantenimento della pace religiosa di Augusta nell'Impero rendeva assolutamente indesiderata ogni iniziativa di questo genere.

Nel dicembre 1565 il M. andò a Roma per il conclave seguito alla morte di Pio IV. Dal successore Pio V fu chiamato con lo zio Cristoforo a far parte della commissione che doveva preparare l'invio di un legato alla imminente Dieta di Augusta. Sulla base dell'esperienza viennese, nella seduta decisiva il M. si pronunciò - inascoltato - contro la legazione, che fu affidata al cardinale G.F. Commendone.

Il 14 nov. 1567 fu emessa la bolla con la quale egli fu definitivamente nominato vescovo di Trento dopo la rinuncia del cardinale Cristoforo. Nello stesso anno si inasprì il conflitto pendente da lungo tempo tra i principi del Tirolo e i principi vescovi di Trento a proposito della sovranità temporale nel vescovato. Sul rinnovo dei patti che stabilivano le reciproche competenze si arrivò a uno scontro con l'arciduca Ferdinando II, il quale, contando anche sul malumore contro i Madruzzo diffuso nel vescovato, nel settembre 1568 occupò militarmente Trento. Il M. si ritirò per breve tempo nel castello vescovile a Riva e poi, nel febbraio 1569, abbandonò la regione ritirandosi a Roma, dove sarebbe rimasto per tutto il decennio successivo. L'imperatore Massimiliano II mise il territorio sotto sequestro fino alla risoluzione della vertenza da parte del Consiglio aulico. Un viaggio intrapreso dal M. nel 1571 alla corte di Praga non portò a una ricomposizione della vertenza.

In Curia il M. partecipò nel corso degli anni a un gran numero di congregazioni e deputazioni cardinalizie, divenendo assai più influente dello zio Cristoforo. Dal 1569 al 1574 fu membro della commissione per la revisione della Vulgata; nel 1572-75 di quella dei Vescovi e regolari; nel 1570 e nel 1572 di quella per la Lega contro i Turchi; e, dal 1573 fino alla morte, fece parte di quella dell'Inquisizione, venendo ampiamente coinvolto anche nel processo contro Giordano Bruno. Dal gennaio 1598 ebbe anche la presidenza della congregazione de auxiliis per l'esame delle opere del gesuita Luis de Molina. Inoltre fu designato membro di molte commissioni straordinarie.

Di rilievo fu l'azione del M. in seno alla Congregatio Germanica, fondata da Gregorio XIII alla fine del 1572, alla quale partecipò sin dalla fondazione. La sua opinione acquisì un'influenza ancora maggiore quando, nel 1573, dopo la morte del cardinale di Augusta Otto Truchsess von Waldburg, assunse anche l'ufficio, conferito dall'imperatore, di protector Germaniae. Ebbe un ruolo importante nell'elaborazione delle linee di condotta per il legato pontificio alla Dieta di Ratisbona del 1576. Nel 1578 fu inviato di persona all'imperatore Rodolfo II per la preparazione della conferenza di pace di Colonia. Nonostante fosse vicino alle corti imperiale e bavarese, le sue prese di posizione su questioni di politica ecclesiastica si distinsero per grande obiettività (Krasenbrink, p. 85). Dopo la morte, nel dicembre 1580, del cardinale Morone, il diplomatico più esperto per le faccende con l'Impero, il M. assunse la presidenza nella Congregatio Germanica, e nel 1591, dopo il temporaneo scioglimento durante il pontificato di Sisto V (1585-90), fu confermato nella carica, quando Innocenzo IX e Clemente VIII ripresero la politica riformatrice delineata da Gregorio XIII.

La fiducia che il partito imperiale riponeva nel M. è testimoniata dal fatto che il posto di residente cesareo presso la Curia, rimasto vacante nel 1572, non fu assegnato per diversi anni e che il M. ricoprì la carica in via straordinaria. In questo ruolo dovette superare la difficoltà sorta nel 1577 in occasione della cerimonia di obbedienza di Rodolfo II: il testo del discorso che gli ambasciatori straordinari inviati da Vienna dovevano tenere in occasione di un pubblico concistoro prevedeva che Rodolfo II fosse nominato come obsequentissimus filius e non, come pretendeva il papa, oboedientissimus filius. La discussione sul punto si trascinò inaspettatamente a lungo e costituì anche un onere finanziario per il Madruzzo. Il nuovo ambasciatore, che fu nominato il 16 luglio 1581, fu il fratello del M., Giovanni Federico, e quando questi morì, nell'aprile 1586, il M. assunse di nuovo l'interim per tre anni, e la circostanza si ripeté una terza volta negli anni 1591-93.

Per quanto riguardava i problemi relativi alla sua diocesi, presso la corte imperiale poté contare all'inizio solo sul sostegno dell'ambasciatore spagnolo. Ma alla Dieta di Ratisbona del 1576 il duca Alberto V di Baviera prese energicamente posizione a favore della "immediatezza imperiale" della diocesi di Trento e con questo aiuto il M. riuscì a ottenere che un accordo già stipulato nella Dieta a Spira nel 1571 (la "notula di Spira") fosse accettato dagli Asburgo del Tirolo. Egli fu così ripristinato nei suoi diritti di signore temporale e nel 1578, al momento della morte dello zio Cristoforo a Tivoli, ritornò a Trento.

Pochi mesi dopo, nel gennaio 1579, iniziò con grande solennità la visita della diocesi, che fece eseguire in conformità ai decreti del concilio di Trento. Tornò poi a Roma già nell'ottobre successivo per ottemperare ai suoi uffici in Curia, e solo nel 1581 trascorse di nuovo un periodo nel suo vescovato, da giugno a novembre. Nonostante la sua presenza fosse condizionata dai numerosi incarichi svolti altrove, nell'amministrazione della diocesi seguì l'indirizzo riformatore. Nel 1593 fondò un seminario e nello stesso anno tenne un sinodo e fece redigere nuove costituzioni per il vescovato, edite nel 1594.

A Roma, il 3 marzo 1582, un concistoro votò la sua nomina a legato pontificio alla Dieta di Augusta, la prima indetta da Rodolfo II. Sulle istruzioni redatte per la missione influì una dettagliata memoria in cui egli illustrò il suo punto di vista sugli sviluppi della situazione nell'Impero ed elargì consigli sulla condotta da tenere alla Dieta. Si presentava, diversamente dal passato, la prospettiva di un rafforzamento, o almeno di un miglioramento, della situazione dei cattolici nell'Impero. Un soggiorno di alcune settimane a Trento, durante il viaggio alla volta di Augusta, fu impiegato in ulteriori intensi preparativi per i negoziati, in particolare nello studio delle norme giuridiche vigenti nell'Impero.

Il 3 luglio la Dieta fu aperta: il suo obiettivo era innanzi tutto di convincere gli "stati" dell'Impero a concedere ulteriori contributi per la guerra contro il Turco, assolutamente necessari per mantenere le linee di difesa. Si può considerare un risultato della legazione del M. il fatto che, dopo la Dieta, Gregorio XIII accordò all'imperatore sussidi per 100.000 fiorini. Le trattative riguardarono poi le consuete vertenze confessionali tra gli stati, alle quali si aggiunsero per l'occasione i conflitti sulla composizione del Consiglio cittadino di Aquisgrana e sul diritto dell'amministratore della diocesi di Magdeburgo di partecipare alla Dieta con il titolo di principe dell'Impero. Si deve al M. se sul secondo punto gli stati cattolici riuscirono a imporre la loro posizione contraria. Tra costoro fu inoltre discusso un memorandum redatto dal M., in cui si stabiliva che di regola l'imperatore con un indulto avrebbe consentito ad amministratori la cui appartenenza confessionale era incerta di assumere il governo della diocesi, indipendentemente dalla ratifica pontificia. Sembra che qui il M., con l'appoggio del duca di Baviera, avesse ottenuto poi da Rodolfo II una condotta assai poco disponibile al riguardo. I gravamina dei cattolici raccolti dal M. sull'esempio di quelli del 1576 (Nuntiaturberichte, s. 3, II, pp. XC s.) non furono inseriti negli atti ufficiali, ma furono di sicuro oggetto delle trattative con imperatore e stati.

Anche durante il pontificato di Sisto V il M. fu membro del S. Uffizio, però la sua influenza fu nel complesso inferiore a quella esercitata sotto Gregorio XIII, cosicché il 24 ag. 1585 spedì all'imperatore una rinuncia all'incarico di protector Germaniae per potersi ritirare nella sua diocesi. Rimase tuttavia stabilmente a Roma. Nei quattro conclavi succedutisi tra il settembre 1590 e il 30 genn. 1592, allorché fu eletto Clemente VIII, il M. fu portavoce del partito spagnolo. Il suo seguito fu abbastanza ampio da escludere candidati non graditi alla Spagna, ma l'appartenenza a questo schieramento - tanto più che egli era considerato un tedesco - gli precluse la possibilità di aspirare al papato per sé.

Negli ultimi anni il M., nonostante soffrisse degli acciacchi dell'età e di gotta, fu incaricato ancora una volta di una missione come legato a latere. Nel settembre 1593 Clemente VIII decise di inviarlo all'imperatore Rodolfo II per risolvere vertenze inerenti alla Chiesa nell'Impero, ma soprattutto per discutere misure generali da adottare nella guerra contro il Turco, che minacciava allora di scoppiare di nuovo. Quando si seppe che per l'anno seguente era prevista una Dieta, la legazione fu rinviata e il viaggio di M. a Praga assunse il carattere di un preliminare della Dieta. Il M. partì da Trento il 7 ottobre e giunse a destinazione il 26 ottobre, il 31 ebbe la prima udienza dall'imperatore. Le trattative con il sovrano e i suoi consiglieri mostrarono una generale identità di vedute circa la valutazione del pericolo turco, divergenze si manifestarono invece sulla strategia bellica: per gli Imperiali al primo posto era la difesa delle regioni di frontiera; Clemente VIII premeva piuttosto per la creazione di una grande lega europea con l'obiettivo di sferrare un attacco decisivo contro il Turco. Il pontefice sperò di stimolare la volontà e la disponibilità all'impegno bellico con un aiuto di 20.000 scudi e fece promettere ulteriori sussidi, ma fu chiaro che sulle promesse ottenute dal M. a corte non era da fare troppo affidamento. Il cardinale fece ritorno in Italia passando per Landshut e Innsbruck, per incontrare il duca di Baviera e l'arciduca Ferdinando del Tirolo, prima di giungere a Trento poco prima della fine dell'anno.

Il 14 febbr. 1594 un concistoro lo nominò legato pontificio alla Dieta nel frattempo indetta a Ratisbona. Le istruzioni, datate 4 marzo, furono spedite a Trento il 26. Lettere delle settimane successive mostrano gli sforzi del M. per convincere il maggior numero possibile di stati cattolici a presenziare personalmente alla Dieta. Una mossa anticipata del papa fu, in aprile, la promessa a Rodolfo II di ulteriori sovvenzioni per l'importo di 15.000 scudi mensili, a maggio elevati a 20.000. Tre rate furono portate dal M. stesso e versate nella Cassa di guerra, nonostante le riserve da parte di Roma sull'opportunità del gesto. Il 29 aprile il M. giunse a Ratisbona, mentre Rodolfo II ritardò il suo arrivo fino al 18 maggio. Le trattative sull'aiuto militare contro il Turco furono coronate dal successo. Invece, circa le questioni riguardanti i conflitti confessionali, emerse una scarsa disponibilità al compromesso, soprattutto a causa del rinnovato attivismo dei principi calvinisti. Il M. si sforzò di creare un fronte compatto degli stati cattolici per la difesa degli interessi comuni, fatto che mostra come egli, diversamente dalla Curia romana, considerasse la pace religiosa di Augusta come legge già vigente a tutti gli effetti nell'Impero. Nella faccenda del diritto di partecipazione da parte degli amministratori non cattolici di diocesi e della doppia elezione nella diocesi di Strasburgo non fu possibile alcun chiarimento sostanziale, ma si deve considerare come un successo personale del M. il fatto che i problemi furono aggiornati e che fu evitato lo scioglimento anticipato della Dieta. Non fu trattata la questione della successione imperiale.

Il 9 agosto il M. prese la via di casa e trascorse il resto dell'anno a Trento, dove il 18 ag. 1595 ottenne il consenso del capitolo alla nomina del nipote Carlo Gaudenzio a coadiutore con diritto di successione. Nel marzo 1596 era di passaggio per Pesaro sulla via di Roma.

Il M. morì a Roma il 2 apr. 1600.

Fu sepolto nella chiesa di S. Onofrio, di cui dal 1563 al 1586 aveva avuto il titolo cardinalizio e nella quale già lo zio Cristoforo aveva destinato una cappella a sepolcro di famiglia. In base a un legato testamentario del M., tra il 1601 e il 1605 la cappella ebbe una nuova sistemazione. Di un altro donativo aveva beneficiato la chiesa della nazione tedesca a Roma, S. Maria dell'Anima, dove nel 1599 per iniziativa del M. fu installata nella cappella del coro la balaustra di marmo eseguita dallo scultore G. de la Rivière.

Le misure introdotte nel governo della diocesi di Trento (visitazioni, fondazione del seminario, sinodi) dopo il suo ritorno nel 1578 mostrano che il M. fu un deciso sostenitore del cattolicesimo tridentino, sebbene la convinzione di poter trattare il vescovato come un possesso familiare non corrispondesse affatto ai principî della riforma cattolica. Nell'insieme, la molteplicità degli incarichi che svolse durante la sua carriera gli impedì di attuare compiutamente gli ideali tridentini; d'altro canto l'obiettivo principale del suo operato fu quello di difendere, nell'ambito della politica dell'Impero, le posizioni del partito cattolico nella Germania occidentale, mentre l'azione riformatrice rimase in secondo piano: questo fu l'inevitabile portato dei tempi in cui dispiegò la sua azione.

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