di Alessandra Staderini
MARINELLI, Giovanni. – Nacque ad Adria (Rovigo), da Rinaldo e da Angelina Raule, il 18 ott. 1879. La famiglia, di media borghesia agraria, aveva conosciuto dissesti economici, tanto che il M. dovette abbandonare gli studi alla seconda ginnasiale. Iniziò presto a occuparsi di politica su posizioni socialiste.
Vicino alla frazione che contestava la prassi riformista nell’ambito del Partito socialista italiano (PSI), nel 1907 entrò nel comitato sindacalista della Camera del lavoro di Adria. Nel 1911 si trasferì a Milano, dove entrò in rapporto con la Società umanitaria lavorando come amministratore nella Federazione delle cooperative della provincia. Il XIII congresso del PSI, tenutosi a Reggio nell’Emilia tra il 7 e il 10 luglio 1912, segnò l’avvicinamento del M. alle posizioni di B. Mussolini e l’inizio di un sodalizio politico destinato a durare fino al 1943.
Ormai schierato sulle posizioni della sinistra socialista, proseguì nell’attività sindacale e dal 1914 fu membro della presidenza della Camera del lavoro di Milano; attivo durante la settimana rossa del giugno 1913, allo scoppio della prima guerra mondiale seguì la scelta interventista di Mussolini, si dimise polemicamente dal PSI e, nel dicembre, fu tra i fondatori del Fascio rivoluzionario interventista.
Dal gennaio del 1915 nel comitato centrale dei fasci d’azione rivoluzionaria, all’entrata dell’Italia nel conflitto si presentò volontario, ma fu riformato per un grave difetto alla vista, probabilmente dovuto al diabete; fu poi attivo a Milano con le forze interventiste e protagonista di incidenti con i neutralisti. Tra i fondatori dei Fasci italiani di combattimento, già nella riunione di piazza S. Sepolcro, il 23 marzo 1919, fu inserito nella giunta esecutiva e il 1° aprile entrò a far parte della commissione esecutiva.
Nel congresso di Firenze (9-10 ott. 1919) gli fu affidata formalmente la segreteria amministrativa dei Fasci e nel secondo congresso nazionale di Milano (24-25 maggio 1920) tenne la relazione finanziaria ed entrò a far parte del comitato centrale, portato a 19 membri. Con la sua gestione amministrativa, come constatarono i revisori dei conti, il funzionamento contabile dei Fasci migliorò «sensibilmente» (Gentile, p. 119).
Nel gruppo milanese fu legato a C. Rossi, con il quale portò avanti la battaglia contro il segretario U. Pasella, accusato di presunte irregolarità amministrative, strinse rapporti con A. Dumini e si servì della collaborazione del giornale dello squadrismo toscano, Sassaiola fiorentina. Dopo le elezioni del maggio 1921, nel dibattito aperto dal successo elettorale fascista, il M. si schierò su posizioni mussoliniane sia nella polemica sulla cosiddetta tendenzialità repubblicana, sia nelle vicende seguite al patto di pacificazione con i socialisti in seguito al quale alcuni ras, nell’estate di quell’anno, avevano messo in discussione la guida di Mussolini.
Nel corso del congresso che sancì la nascita del Partito nazionale fascista (PNF), il 7-11 nov. 1921, gli fu confermata la carica di segretario amministrativo anche per i positivi risultati ottenuti fino a quel momento.
Dopo la marcia su Roma (28 ott. 1922), e l’incarico a Mussolini di formare il governo, il 31 ottobre, il M. e il segretario del PNF M. Bianchi, per protestare contro la presenza di forze non fasciste all’interno del governo, dettero le dimissioni, rifiutate però da Mussolini; il ruolo di segretario amministrativo del PNF fu comunque confermato al M., ma gli venne affiancato A. Dudan. Nelle successive polemiche tra intransigenti e revisionisti nel partito, il M. intervenne su entrambi i fronti.
La crisi tra revisionisti e intransigenti si concluse con un’ulteriore ristrutturazione degli organi dirigenti del partito, in base alla quale il M., dal 24 aprile al 12 ott. 1923, fu membro della giunta esecutiva che sostituiva la direzione del PNF e, il 13 ottobre, inserito, insieme con Rossi, A. Teruzzi, P. Bolzon e con F. Giunta segretario politico, in un direttorio provvisorio, formalizzato, il 23 apr. 1924, in un quadrumvirato. Come quadrumviro il M., sempre con funzione di segretario amministrativo, si trovò quindi alla guida del partito insieme con Rossi, R. Forges Davanzati e A. Melchiori. Dopo le elezioni del 1924 alle quali – seguendo le indicazioni di Mussolini, contrario al cumulo delle funzioni – il M. non si presentò, la carica gli fu confermata per essere ratificata nel consiglio nazionale del 12 giugno. Questo percorso ai vertici fu, tuttavia, bruscamente interrotto dalle conseguenze del delitto Matteotti (giugno 1924) nel quale il M. fu direttamente coinvolto insieme con Rossi. Il M. fu chiamato in causa sia come organizzatore della cosiddetta «Ceka», la polizia segreta interna incaricata di azioni contro gli antifascisti, sia per i suoi rapporti con gli esecutori materiali del delitto, in particolare con Dumini. Poiché il M. aderiva, con Rossi, F. Filippelli, direttore del Corriere italiano, anch’egli coinvolto nel delitto, e lo stesso Dumini, alla massoneria, obbedienza di piazza del Gesù, allora e in seguito si pensò anche a una matrice massonica del delitto Matteotti.
Su tale evento la storiografia, ferme restando le responsabilità di Mussolini, ha molto lavorato: in particolare, quanto al ruolo del M. si è arrivati a conclusioni certe per quanto concerne il suo pesante coinvolgimento, meno sicure, invece, circa il ruolo da lui avuto rispetto a quello di Rossi.
Di fatto gli elementi che legano il M. al sequestro sono i suoi consolidati rapporti con Dumini, i finanziamenti elargiti agli esecutori e alcune iniziative prese prima del fatto (in particolare fu il M. a inviare al carcere di Poggioreale il 31 maggio 1924 un telegramma per la liberazione di O. Thierschald, il «basista» austriaco che doveva avere il compito di pedinare Matteotti, dal M. reclutato come informatore nell’aprile precedente). Quanto al suo ruolo come organizzatore della Ceka, gli studi più recenti sulla documentazione archivistica chiariscono molti dubbi, evidenziando il ricorso «istituzionale» alla violenza contro gli avversari nel regime totalitario fascista: la Ceka, dunque, progettata tra il gennaio e l’aprile del 1924, nel giugno di quell’anno esisteva realmente, agli ordini dei due membri del direttorio, Rossi e il M., anche se al momento del delitto essa «stava uscendo dalla fase embrionale» (Canali, 1997, p. 356).
Arrestato il 18 giugno 1924, il M. rimase in carcere 18 mesi uscendone solo alla fine del 1925. Il 1° dic. 1925, infatti, fu resa nota la sentenza istruttoria della sezione d’accusa della corte d’appello di Roma la quale, per il M. e Rossi, concluse che il loro mandato agli esecutori si era limitato all’ordine di sequestro e che l’uccisione era stata involontaria. Il M., che aveva usufruito dell’amnistia promulgata il 31 luglio 1925 per i reati «determinati da movente politico», non figurò quindi tra gli imputati del processo di Chieti del 1926. Nel marzo 1926 fu reintegrato dal segretario del PNF, R. Farinacci (che nel processo di Chieti difese Dumini), nella carica di segretario amministrativo, ricoperta dal M. con rigore e metodo fino al novembre 1939.
Il completo recupero di un ruolo chiave nel PNF da parte del M. è testimoniato dalla sua partecipazione al Gran Consiglio, dall’elezione a deputato, nel 1929 e nel 1934, a consigliere nella Camera dei fasci e delle corporazioni, dal trattamento di riguardo ricevuto sempre da Mussolini. Il 5 nov. 1939 il M. fu nominato sottosegretario al ministero delle Comunicazioni, ruolo che ricoprì fino al 13 febbr. 1943. Fino alla firma dell’ordine del giorno Grandi, il 25 luglio 1943, il M. si mantenne fedele a Mussolini, come attestano numerose testimonianze di protagonisti.
Arrestato a Roma, il M. entrò nel carcere veronese degli Scalzi il 4 nov. 1943. Durante il processo, nel quale fu difeso dall’avvocato C. Bonari di Verona, interrogato dal giudice istruttore V. Cersosimo il M. spiegò che aveva aderito all’ordine del giorno Grandi in quanto certo che tutto fosse stato concordato con Mussolini, come era sempre avvenuto in altre votazioni al Gran Consiglio.
Il M. morì a Verona l’11 genn. 1944, fucilato alla schiena nel poligono di tiro della fortezza di S. Procolo.
Fonti e Bibl.: Fra le molte fonti archivistiche relative al M. si vedano: Roma, Arch. centr. dello Stato, Segreteria particolare del duce, Carteggio riservato, b. 88; Mostra della Rivoluzione fascista, bb. 21-43, 46-47; Ministero dell’Interno, Direzione generale pubblica sicurezza, Divisione affari generali e riservati - Uffici dipendenti dalla sezione prima, Casellario politico centrale, b. 3066; sul delitto Matteotti, ibid., Divisione affari generali e riservati - Arch. generale, Documenti sequestrati durante le indagini per il delitto Matteotti, bb. 501-505; la documentazione dell’istruttoria del processo Matteotti è in Arch. di Stato di Roma, Tribunale civile e penale di Roma, Corte d’Assise, bb. 457-466 bis; sull’argomento si rinvia inoltre a M. Canali, Il delitto Matteotti, Bologna 1997. Per l’attività nel PNF, naturalmente sono molti i fondi sul M., in particolare Roma, Arch. centr. dello Stato, Partito nazionale fascista, Direttorio nazionale, Servizi.
Al M. è stato dedicato un breve profilo agiografico da I. Fossani, G. M., Roma 1932. Notizie anche in E. Savino, La nazione operante, Milano 1928, ad ind., e in G.A. Chiurco, Storia della rivoluzione fascista, I-V, Firenze 1929, ad indices; fondamentale per ricostruire il cursus politico del M. è però M. Missori, Gerarchie e statuti del PNF, Roma 1986, ad indicem. Oltre alle principali storie del fascismo in cui il M. è sempre citato si veda in particolare per l’attività sindacale nell’anteguerra, V. Zaghi, L’eroica viltà. Socialismo e fascismo nelle campagne del Polesine, Milano 1989, ad ind.; per la scelta interventista, la partecipazione al primo fascismo, il ruolo avuto durante la marcia su Roma, il delitto Matteotti: C. Senise, Quando ero capo della polizia 1940-1943, Roma 1946, p. 14; R. De Felice, Primi elementi sul finanziamento del fascismo dalle origini al 1924, in Riv. stor. del socialismo, VII (1964), pp. 223-251; Id., Mussolini il rivoluzionario 1883-1920, Torino 1965; Mussolini il fascista, I, La conquista del potere. 1921-1925, ibid. 1966; II, L’organizzazione dello Stato fascista 1925-1929, ibid. 1968, ad indices; C. Rossi, Il delitto Matteotti nei procedimenti giudiziari e nelle polemiche giornalistiche, Milano 1965, passim; Il delitto Matteotti tra Viminale e Aventino. Dagli atti inediti del processo De Bono all’Alta Corte di giustizia, a cura di G. Rossini, Bologna 1966, ad ind.; A. Repaci, La marcia su Roma, Milano 1972, ad ind.; E. Gentile, Storia del partito fascista. 1919-1922. Movimento e milizia, Bari 1989, ad ind.; M. Canali, Cesare Rossi. Da rivoluzionario a eminenza grigia del fascismo, Bologna 1991, ad ind.; Id., Documenti inediti sul delitto Matteotti, il memoriale di Rossi del 1927, in Storia contemporanea, XXIV (1994), 4, pp. 549-631; per l’affiliazione del M. alla massoneria: F. Conti, Storia della massoneria italiana. Dal Risorgimento al fascismo, Bologna 2003, ad ind.; per la sua posizione il 25 luglio, il processo di Verona, il carcere e l’esecuzione: F.W. Deakin, Storia della Repubblica di Salò, Torino 1962, ad ind.; V. Cersosimo, Dall’istruttoria alla fucilazione. Storia del processo di Verona, Milano 1963, passim; R. De Felice, Mussolini l’alleato. 1940-1945, I, 2, L’Italia in guerra, Torino 1990, ad ind.; per le notazioni sul M. da parte di esponenti del fascismo: G. Giuriati, La parabola di Mussolini nei ricordi di un gerarca, a cura di E. Gentile, Bari 1981, ad ind.; G. Bottai, Diario 1935-1944, a cura di G.B. Guerri, Milano 1982, ad ind.; T. Cianetti, Memorie dal carcere di Verona, a cura di R. De Felice, Milano 1983, ad ind.; D. Grandi, 25 luglio quarant’anni dopo, a cura di R. De Felice, Bologna 1983, ad ind. e, per il giudizio di un ex fascista, M. Rocca, Come il fascismo divenne una dittatura, Milano 1952, p. 100.
Marinèlli, Olinto. - Geografo italiano (Udine 1874 - Firenze 1926), figlio di Giovanni, prof. nell'Istituto di studî superiori di Firenze dove successe giovanissimo al padre (dal 1902, di ruolo dal 1905), socio nazionale dei Lincei dal 1
Malfatti, Bartolomeo. - Geografo, storico ed etnologo italiano (Mori 1828 - Firenze 1892), prof. di geografia nella Regia accademia scientifica e letteraria di Milano e dal 1878 nell'Istituto di studî superiori di Firenze. I suoi lavori geograf
Ricci, Leonardo. - Geografo italiano (Milano 1877 - Mantova 1967), prof. di geografia economica nell'Istituto univ. di economia e commercio di Venezia (dal 1928) e nell'univ. Bocconi di Milano. Si occupò di limnologia, di glaciologia e soprattutto di
Mòri, Attilio. - Geografo italiano (Firenze 1865 - ivi 1937). Allievo di B. Malfatti e di G. Marinelli, fu topografo dell'Istituto geografico militare dal 1886 al 1915, poi prof. di geografia nell'Istituto superiore di Magistero di Messina (fino al 1