BUFALINI, Giovanni Ottavio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972)

di Giuseppe Pignatelli

BUFALINI, Giovanni Ottavio. - Nato a Città di Castello il 17 genn. 1709 dal marchese Filippo e da Anna Maria Sorbelli, fu inviato a studiare nel nobile collegio di Modena; poi si trasferì a Roma per applicarsi agli studi legali sotto la guida di Tommaso Conti e di mons. Turietti. Fu quindi in Spagna al seguito del cardinale S. Valenti Gonzaga, il quale - creato segretario di Stato nel 1740 - favorì notevolmente la carriera del B.: infatti questi, laureatosi in utroque iure all'università di Macerata il 5 genn. 1740, entrò in prelatura e divenne, dal 7 genn. 1741, governatore di Benevento per passare poi (6 nov. 1743) con la stessa carica a Loreto. Egli seppe svolgere il suo compito con capacità ed energia, specialmente quando nel 1746 Loreto dovette subire - in occasione della guerra di successione austriaca - prima il passaggio delle truppe austriache, poi quello delle truppe napoletane che cercarono anche di arruolare sudditi pontifici: il B. si oppose a questo tentativo e chiese addirittura di poter usare la forza.

Nel 1747 Benedetto XIV lo nominò chierico di camera e, quindi, presidente della Zecca (1748-49); successivamente il B. fu provveditore generale dell'ospedale di S. Spirito in Sassia "con poco piacere del card. Gentili che nulla ne sapea; il che fu creduto la cagion della sua malattia che lo finì" (Diario Pirelli, p. 103). Fino al 1754 fu anche prelato della Congregazione di Loreto e Avignone e protonotario soprannumerario non partecipante. Spinto poi dal miraggio di più importanti cariche, divenne suddiacono il 30 marzo 1754 e fu ordinato sacerdote il 17 novembre; poté così esser consacrato arcivescovo di Calcedonia, in partibus infidelium, e destinato a reggere la nunziatura di Lucerna, il 21 dic. 1754 "luogo dove si guadagna" (DiarioPirelli, p. 103): il 23 genn. 1755 ebbe anche la dignità di assistente al soglio pontificio.

Raggiunta la sua destinazione il 27 febbr. 1755, il B. nei pochi anni della sua permanenza in Svizzera non dovette affrontare problemi particolarmente spinosi, essendo pertinenti all'ordinaria amministrazione quei modesti conflitti giurisdizionali che derivavano dalla legislazione di alcuni governi cantonali in contrasto con le tradizionali immunità ecclesiastiche che erano pretese invece dalla S. Sede. Il B. si mostrò più volte rigido interprete del più retrivo curialismo, come quando sostenne la validità dell'elezione al vescovato di Coira di Johann A. Federspiehl, osteggiato dal capitolo della cattedrale e dai magistrati della lega caddea i quali lamentavano il rifiuto del neoeletto di giurare alcune leggi della repubblica limitatrici dell'immunità ecclesiastica: il nunzio, in una lettera del 18 apr. 1755 alla lega, su un piano di assoluta intransigenza, notava "che i pretesi articoli nulla hanno in comune con la libbertà della Republica, essendo ben diverse le leggi del sacerdozio da quelle dell'Impero, e Dio, che ha fondato e l'uno e l'altro, ha egualmente prescritti, e dell'uno e dell'altro, i doveri e i limiti. Ora io non vedo nello spirito, e nella lettera di quegli articoli, che un ammasso di contrarietà alle canoniche disposizioni, ed un arrogamento di dritti meramente ecclesiastici ed inseparabili dal sacerdozio, con sfregio troppo manifesto della Catolica Religione, che se dovette in quei tempi funesti, cedere alla violenza degli errori introdotti, dovrebbe in oggi risvegliare il zelo de' moderni cattolici, e i membri ancor della Lega a seppellirne affatto l'ingiuriosa memoria..." (Svizzera 171, f. 101).

Eletto al papato Clemente XIII, il B. fu richiamato dalla Svizzera e nominato il 2 ott. 1759 prefetto del Sacro palazzo apostolico: sembra che tale successo fosse dovuto all'appoggio del card. Torrigiani, al quale il B. rimase sempre fedele. Il 21 luglio 1766 ottenne il cappello cardinalizio con il titolo di S . Alaria degli Angeli alle Terme e il 10 dicembre fu nominato vescovo di Ancona, una delle sedi più ricche dello Stato pontificio.

Fatto il suo ingresso nella diocesi il 5 apr. 1767, il B. affermò subito il suo carattere autoritario sottomettendo il patriziato locale, che radunava in riunioni bisettimanali nella sua residenza, ove sfoggiava un lusso straordinario volto anch'esso a imporre soggezione. Soprattutto non limitò la sua opera al campo ecclesiastico, ma volle intervenire nella vita economica e amministrativa del territorio anconitano, usurpando spesso le attribuzioni del governatore: circostanza, del resto, che si verificava non raramente nella confusa amministrazione dello Stato. Di questa preoccupazione è evidente segno la "sacra visita" che il B. indisse subito dopo aver preso possesso della sede episcopale (editto dell'8 ag. 1767): oltre che fare un rapporto sulla situazione religiosa, ogni parroco o istituzione ecclesiastica dovevano fornire un inventario con dati precisi sullo stato patrimoniale (stabili e proprietà fondiarie, crediti e debiti, entrate e uscite, dati sulle decime parrocchiali e sulle opere di beneficenza, ecc.). Dalla sua attività amministrativa risulta che fi B. rivolse le sue cure soprattutto ai problemi agricoli: del resto, nonostante l'attività commerciale del porto, dall'agricoltura traeva i mezzi di sostentamento gran parte della popolazione (in prevalenza era la mezzadria, ma numeroso era anche il bracciantato). Tuttavia lo scarso interesse che il B. rivolse ai problemi del porto (ciò gli viene rimproverato anche da alcune satire: "come il porto ora d'Ancona, 1 che non vuol si tiri avanti, / per non spender dei contanti", in Cod. Ferraioli, 535, f. 205) deriva senza dubbio da preoccupazioni di carattere moralistico: la popolazione del contado è "tranquilla e docile, mostrando molto rispetto per il Clero e i proprietari e attaccamento alla pratica e alle tradizioni religiose" (Natalucci, in Quad. stor., p. 366), mentre il porto è spesso centro di diffusione di idee pericolose e di vizio. Significativo è l'editto del 9 febbr. 1768, con cui il B. condanna l'introduzione di libri e "lettere" provenienti dall'estero: opere dei "philosophes", ma anche dei giansenisti francesi e olandesi che diffondevano principi contrari alla gerarchia e all'autorità papale; ma più genericamente i provvedimenti del B. riguardavano il buoncostume: alle donne era proibito attingere acqua alle fontane pubbliche prima e dopo il tramonto del sole, esse dovevano evitare la promiscuità con uomini poco riguardosi e non potevano lavorare in magazzini vicini al mare, era loro proibito di esercitare il commercio negli alberghi, nelle stanze e nelle case degli Ebrei (editto del 15 luglio 1768). Del resto contro gli Ebrei, le cortigiane e i preti il B. aveva già emesso il 16 genn. 1768 la proibizione di andare mascherati durante il carnevale. Pesanti pene colpivano i bestemmiatori: multe di 10 scudi d'oro e il carcere o l'esilio in caso di recidiva.

Il B. partecipò ai due conclavi che elessero Clemente XIV e Pio VI. Nel primo, che durò dal 15 febbraio al 18 maggio 1769, già il 22 febbraio si formò un gruppo di cardinali favorevoli all'elezione del B., ritenuto fedele alla linea di governo attuata da Clemente XIII e amico della Compagnia (il card. Pirelli lo definiva "intero dipendente da Torrigiani, creduto da Rezzonico affezionatissimo, voluto da' Gesuiti"; Diario, p. 103); ma a tale soluzione del conclave si opposero i rappresentanti delle corti borboniche: un loro portavoce, il card. Orsini, presentò a scopo dilatorio la candidatura dello Stoppani. Il B., comunque, rimase fino all'ultimo intransigentemente contrario all'elezione del Ganganelli, durante il cui pontificato restò decisamente nell'ombra. Nel conclave del 1774 apparve papabile come indipendente, non essendo più apertamente legato ad alcun gruppo, ma pesò contro di lui l'antica fama di filogesuita: egli preferì quindi appoggiare l'elezione del Braschi, cui fu sempre molto legato.

Negli ultimi anni dell'episcopato del B. ha un posto di notevole rilievo il sinodo diocesan o convocato il 18 luglio 1779 e promulgato il 1º maggio 1780 (Synodus dioecesana..., Romae 1780), contenente un interessante Codice di leggi della città di Ancona.

Oltre alle norme riguardanti il clero e le istituzioni religiose, che si ispirano al solito rigorismo, sono notevoli i provvedimenti volti a evitare la diffusione della stampa illuministica o eterodossa che si concretavano anche nell'impedire rapporti di convivenza con gli scismatici, gli eretici, gli infedeli e gli Ebrei abitanti ad Ancona o che vi esercitavano il commercio: a questi ultimi era anche proibito uscire dal ghetto dal tramonto del sole all'alba. Oltre a queste misure repressive, il B. migliorò l'istruzione, specialmente del seminario dove studiavano anche i laici, e sottopose a particolate controllo le scuole private.

Nel giugno 1782 il B. accolse nella diocesi Pio VI di ritorno da Vienna; morì, il 3 ag. 1782, nella residenza di Montesicuro nei dintorni di Ancona.

Fonti e Bibl.: Arch. Segreto Vaticano, Vescovi e prelati, 235, ff. 277, 371, 409; 236, ff. 4, 84, 88, 99-103, 196, 266; 237, ff. 65, 150, 177-178, 240-242; 240, 177-179, 208-210; 241, ff. 144, 297; 242, 24, 101, 287, 297; 243, ff. 58, 116, 197-204; 244, ff. 16, 98; 245, f. 63; 250, ff. 16, 91-92; 251, ff. 264-265, 297-299; 252, f. 291; Ibid., Processus Dat. 131, ff. 573-588; Ibid., Arch. Nunz. Lucerna, 224; 368; Ibid., Svizzera, 171-175; 283, ff. 3-55; Bibl. Apost. Vat., Cod. Ferraioli 535, ff. 204-205; Notizie per l'anno 1748, Roma 1748, p. 49; Notizie per l'anno 1754, Roma 1754, p. 71; Lettere di Benedetto XIV, a cura di E. Morelli, I, Roma 1955, p. 414; L. Berra, Ildiario del conclave di Clemente XIV del card. F. M. Pirelli, in Arch. d. Soc. rom. di storia Patria, LXXXV-LXXXVI (1962-63), pp. 25-319 passim; F. M. Renazzi, Degli antichi vicedomini del patriarchio lateranense e de' moderni prefetti del Sagro Palazzo Apostolico..., Roma 1784, pp. 163 s.; Cronotassi ampliata e corretta dai vescovi che hanno governato questa Chiesa anconitana, Ancona 1818, pp. 43 s.; G. Muzi, Memorie ecclesiastiche di Città di Castello, V, Città di Castello 1843, pp. 207 s.; A. Peruzzi, La Chiesa anconitana..., I, Ancona 1845, pp. 132 s., 155; I. Gendry, Pie VI, Paris 1907, I, pp. 12, 68-70; E. Martinori, Annalidella Zecca di Roma, fasc. XVIII-XIX, Roma 1921, p. 172; fasc. XX-XXI, ibid. 1921, pp. 12, 46, 72, 74; L. von Pastor, Storia dei papi, XVI, 1, Roma 1953, pp. 479, 1026; 2, ibid. 1954, pp. 9, 26-28; 3, ibid. 1955, pp. 7, 15; A. Ackermann, Die Schweiz und Rom. Ihre wechselseitigenBeziehungen in Vergangenheit und Gegenwart, Altstätten 1950, p. 22; M. Natalucci, Anconaattraverso i secoli, II, Città di Castello 1961, pp. 268 s.; Id., Il cardinal B. vescovo e amministratore attraverso l'Archivio capitolare di Ancona, in Quaderni storici delle Marche, II (1967), pp. 353-368; P. Sefrin-R. Ritzler, Hierarchia catholica..., VI, Patavii 1958, pp. 82, 161; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica,ad Indices.

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