BUCCIONI, Giuseppe

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972)

di Giovanna Piscitelli Gonnelli

BUCCIONI, Giuseppe. - Nacque in Firenze il 24 sett. 1759 da Alessandro e Giovanna Calzolari. Dal 1766 al 1769 ricevette i primi insegnamenti musicali da B. Cherubini, padre del celebre Luigi, di, cui fu certamente amico nei primi anni della sua gioventù, avendo appreso canto e cembalo dalla stessa fonte. Al ritorno in Firenze nel 1770 di G. M. Rutini, che fu anche il primo insegnante di Mozart, proseguì con lui i suoi studi fino al 1778 e due anni dopo, appena ventiduenne, fu nominato maestro di cappella nella chiesa di S. Gaetano.1 posto che conservò fino alla morte.

Dal 15 al 18 giugno 1797 il B. fu a Castelfranco di Sotto (Pisa) per la festa del Corpus Domini, celebrate con sue composizioni (un oratorio e un'accademia di musica strumentale e vocale); nel 1802 vi tornerà per la stessa festa, dal 6 all'8 giugno. Nel 1801 promosse un "collegio di professori", il cui proposito era quello di "portar la Musica in Firenze alla sua maggior perfezione, moltiplicandone lo studio, gli studiosi, i dilettanti" (Fabbri); questo fu senza dubbio il germe del futuro Istituto musicale di Firenze, diventato poi conservatorio. Nel 1806 la Gazzetta toscana (pp. 150 s.) informava che "il Magistrato del collegio dei musici vocali e strumentali della città" composto dal B. e da altri cinque membri - aveva conseguito la "special protezione degli augusti sovrani Carlo Lodovico e Maria Luisa infanti di Spagna"; nel 1810 seguì la nomina del B. a membro ordinario dell'Accademia italiana di lettere, scienze ed arti nella sezione "Musica e mimica".

Dopo aver svolto una carriera di compositore e d'insegnante senza particolari clamori, ma abbastanza intensa e seria, il B. morì a Firenze il 30 ott. 1830 e fu sepolto nella chiesa di S. Margherita.

Fra i suoi allievi si ricorda G. Brandani, divenuto a sua volta accademico residente dell'Istituto musicale di Firenze e maestro di cappella nel 1838.

Poche opere rimangono della sua produzione, che certo deve essere stata alquanto vasta: numerose musiche, infatti, sono andate perdute e altre, forse, si trovano abbandonate in qualche vecchio archivio. Di una Messa, eseguita nel duomo fiorentino l'8 dic. 1781, si ha solo la notizia nella Gazzetta toscana di quell'anno (p. 198). Da un "avviso" della stessa Gazzetta toscana del 1783 (p. 172) si apprende che vennero stampati a Firenze, ma senza data, Un Concerto per cimbalo con strumenti e due Sonate parimenti per cimbalo con accompagnamento di violino, forse Opera prima, e altri Tre Concerti per cimbalo con l'obbligazione di violini,viola,obué,flauti,corni e basso... Opera seconda, probabilmente nel 1784 (Fabbri).

Un Metodo per insegnare ed apprendere l'arte del cantare,o siano osservazioni pratiche su questa difficile e nobile arte,utili ai professori e agli studenti della medesima, Firenze 1807, risulta perduto e di quest'opera non si conosce altro che la citazione negli Atti dell'Accademia di scienze, lettere ed arti di Firenze, I (1810), 1, p. 51. La biblioteca del conservatorio di Firenze, possiede, invece, le partiture autografe di un Tantum ergoeBenedicat a quattro voci con strumenti, eseguiti per la prima volta. a S. Gaetano il 2 maggio 1802 da oltre cento musici (segnatura: S. Gaetano 1041), di una grande Messa per i defunti a quattro voci con strumenti, pure eseguita a S. Gaetano il 6 maggio 1802 (segnatura: S. Gaetano 1017; entrambe le composizioni, per soli, coro e grande orchestra, furono più volte riprese), di un altro Tantum ergo e Benedicata tre voci [virili] con strumenti, datato 1825 (segnatura: S. Gaetano 987) e dell'Associazione (sic). Libera me Domine, a quattro voci con strumenti, senza data, ma 1826 (segnatura: S. Gaetano 1015). Nel 1957 è stato ritrovato dal Fabbri un Concerto in do maggiore per cembalo [con piano e forte] e orchestra, opera prima, stampato a Firenze nel 1783, eseguito nel corso della XIX Settimana musicale senese, 22-30 luglio 1962, con la revisione di B. Rigacci. Si tratta di un concerto in tre movimenti: allegro spiritoso, andantino, allegro (rondò), in cui si palesa la padronanza tecnica dell'orchestra, che non ha la sola funzione di sostenere il cembalo, ma s'inframezza nella tessitura musicale dando risalto alle possibilità e alle risorse della parte solista. Notevole la cadenza (originale) del primo tempo, in modo particolare il breve fraseggio in do minore, inserito nell'ultimo movimento "con un incedere che ci preannuncia il mondo beethoveniano" (Fabbri). Il B., che fu anche un "poderoso" organista, soprattutto nell'improvvisazione, durante la sua gioventù era stato attratto più dalla musica cembalistica - la quale risente dell'influenza del Rutini e dello stesso Haydn - che da quella della grande armonia organistica e orchestrale, cui più tardi si dedicò. La sua opera, per quanto si possa giudicare dalle musiche pervenute, può dividersi in due grandi periodi: il primo, che presenta uno stile vivo, nuovo, talvolta non privo di genio e adatto al tempo, il secondo, quello che si riferisce alla sua maturità, più convenzionale, meno vivace, che solo con il permanere nell'ambito della musica sacra riesce a conservare una certa dignità, abbandonando il B. la musica pianistica e sinfonica, agli sviluppi della quale non poteva più adeguarsi. La personalità del B., comunque, rivela una "sicura coscienza d'artista e una personale padronanza della forma" (Fabbri).

Bibl.: Notizie sul B. in Gazz. toscana, Firenze 1797, p. 106; 1802, pp. 73 s., 99; G. Gaspari, Catalogo della Bibl. del Liceo musicale di Bologna, IV, Bologna 1905, p. 35; M. Fabbri, Uno sconosciuto allievo di G. M. Rutini: G. B., in Accad. Musicale Chigiana. Musiche ital. rare e vive da G. Gabrieli a G. Verdi, a cura di G. Damerini e G. Roncaglia, Siena 1962, pp. 195-203; C. Schmidl, Diz. universale dei musicisti, I, p. 258; La Musica. Diz., I, Torino 1968, 13. 302.

Invia articolo Chiudi