FALCO, Giuseppe

FALCO, Giuseppe

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 44 (1994)
di Giuseppe Armocida

FALCO, Giuseppe. - Nacque a Lecce, da Giuseppe e da Assunta Gaballo, il 6 febbr. 1875, e si laureò in medicina e chirurgia presso l'università di Napoli nel 1900. Durante gli anni del corso di studi, assecondando la maggiore inclinazione verso il campo delle discipline medico-sociali rispetto alle materie cliniche, coltivò in modo particolare gli insegnamenti di medicina legale, di psichiatria e di antropologia criminale, allievo tra gli altri di G. Corrado e di P. Penta. Dopo la laurea s'iscrisse alla facoltà di scienze naturali, orientando i suoi interessi nel settore della zoologia e maturando una preziosa esperienza di tecnica microscopica nell'istituto diretto da F. S. Monticelli. Una sorta di incertezza sembrò caratterizzare questi primi anni di attività del F.: infatti frequentò la clinica psichiatrica diretta da L. Bianchi e ottenne l'idoneità a un concorso per medico nell'ospedale psichiatrico provinciale di Napoli, ma seguì anche il corso complementare di igiene nell'istituto di V. De Giaxa e il corso di perfezionamento in ostetricia e ginecologia nella clinica di O. Morisani. Infine, con una decisione apparentemente estranea alla formazione fino ad allora maturata, nel 1905 partecipò a un concorso per delegato di pubblica sicurezza, classificandosi tra i primi su centocinquanta aspiranti: poté in tal modo entrare nell'importante scuola di polizia scientifica con indirizzo antropologico-biologico che proprio allora era attivata in Roma da S. Ottolenghi. Aveva così inizio l'apertura del F. ai grandi temi dello studio del delinquente, che sarebbero poi stati l'oggetto costante del suo impegno scientifico.

In quel tempo, mentre erano ancora accesi i confronti tra lombrosiani e antilombrosiani, cominciava a delinearsi la fase post-lombrosiana dell'antropologia criminale. La disciplina era rimasta a uno stadio empirico fino alla seconda metà dell'Ottocento. C. Lombroso e la sua scuola avevano proposto l'istituzione di una vera polizia scientifica in grado di utilizzare i fondamenti delle scienze biologiche, chimiche e fisiche, i cui continui progressi fornivano proprio alla medicina legale e all'antropologia criminale il terreno fecondo per porre le basi delle nuove conoscenze correlate alla prova generica del reato e all'identificazione del reo. Nell'arco di pochi decenni in diverse nazioni europee e negli Stati Uniti d'America si sviluppò un corpo di dottrine che, grazie all'opera congiunta di medici legali, antropologi e magistrati, forniva una solida base medico-scientifica alle indagini di polizia. In Italia, ove pure il movimento era nato, si registrò un certo ritardo nell'applicazione dei nuovi metodi. Il tempo perduto fu recuperato però dall'Ottolenghi, che dapprima attivò a Siena un corso universitario sulle nuove tecniche di segnalamento, sull'identificazione somatica e sulla personalità del delinquente; quindi, ottenuta la cattedra di medicina legale nell'università di Roma nel 1903, fondò in questa sede la sua scuola di polizia scientifica, che doveva poi proporsi come modello a quelle che furono istituite in altre nazioni. La scuola romana proponeva di sostituire i metodi empirici nelle indagini di polizia con criteri di indagine sicuri, analitici e razionali, fondati sull'orientamento "biologico", e di estendere lo studio, oltre che al reato, alla personalità del reo.

Nel 1906 il F. fu chiamato a collaborare all'attività della scuola dell'Ottolenghi. Contemporaneamente nell'università di Roma frequentò come assistente volontario la cattedra di medicina legale retta anch'essa dall'Ottolenghi e l'Istituto di chimica fisiologica diretto da D. Lo Monaco. Durante il suo tirocinio arricchì la sua esperienza frequentando anche la scuola di applicazione giuridico-criminale di E. Ferri e la scuola dei carabinieri di Firenze. Nella scuola di polizia scientifica il F. si segnalò come il principale collaboratore dell'Ottolenghi sia nella didattica, sia nell'organizzazione dei servizi tecnici, occupandosi dei vari settori della disciplina: segnalamento e identificazione, investigazione tecnica di polizia giudiziaria, esame antropologico-biologico dei rei, dei pregiudicati e dei sospetti. Della scuola divenne anche direttore, succedendo all'Ottolenghi, nel 1934, chiamato a tale ufficio dal ministero di Polizia.

Ottenuta la libera docenza nel 1916, nel 1924-25 fu incaricato dell'insegnamento della medicina legale nella nuova università Adriatica, fondata a Bari nel 1924, in sostituzione di R. Romanese che, dopo poche settimane dalla nomina, era stato trasferito a Parma. Successivamente, vinto il relativo concorso, il F. divenne professore straordinario di medicina legale nell'Istituto omonimo dell'università di Messina, alla cui cattedra si erano succeduti negli anni precedenti L. Lattes, A. Cazzaniga, M. Zalla. Il nucleo di quell'istituto, andato completamente distrutto nel terremoto del 1908, era stato ricostituito soltanto nel 1918, con quanto rimaneva della biblioteca e dell'attrezzatura scientifica, in locali poveri e assolutamente insufficienti, ubicati in un'area prospiciente all'orto botanico. Il F. si adoperò attivamente per la riedificazione dell'istituto che, iniziata nel 1927, fu completata dopo solo un anno: la nuova sede fu inaugurata nel 1928. Divenuto ordinario nel 1929, il F. arricchì e potenziò l'istituto con l'acquisizione di strumentazioni e l'ampliamento della biblioteca; nel 1930 stipulò con il Comune la convenzione per il servizio di obitorio municipale (Istituto di medicina legale, in Ann. della R. Univ. di Messina per l'anno acc. 1928-29, Messina 1930, pp. 257-278). Nella stessa università il F. fu anche incaricato della direzione del gabinetto di odontoiatria nell'anno accademico 1928-29.

Chiamato dall'università di Napoli a reggere la cattedra di medicina legale, riorganizzò radicalmente l'istituto ubicato nell'ex monastero di S. Patrizia, ampliandolo e dotandolo di laboratori, sale per le esercitazionei e aule. A Napoli promosse l'insegnamento della medicina legale nella facoltà di giurisprudenza e ne tenne l'incarico fino al 1938, quando optò per l'insegnamento dell'antropologia criminale che era stato ristabilito negli ordinamenti universitari. Sempre a Napoli organizzò due importanti congressi nazionali di medicina legale e delle assicurazioni, nel 1937 (si veda il suo Discorso pronunziato nella seduta inaugurale..., in Arch. di antropol. criminale, psichiatria e med. legale, LVIII [1938], pp. 458-467) e nel 1940.

Dedicatosi in modo particolare al campo degli studi di polizia scientifica, nel quale doveva affermarsi come il maggiore specialista tra i medici legali italiani dopo l'Ottolenghi, il F. predilesse i temi dell'indagine tecnica giudiziaria, della dattiloscopia, dell'identità personale. Dopo vari contributi, frutto di osservazioni e ricerche personali, in particolare riguardanti le impronte digitali (Sulle figure papillari dei polpastrelli delle dita dei libici, in Riv. di antropol., XXII [1917-18], pp. 91-148; Sulle figure papillari dei polpastrelli delle dita in 325 donne, ibid., pp. 149-174; Sulla evoluzione delle figure papillari dei polpastrelli delle dita nell'uomo, ibid., pp. 175-192), nel 1921pubblicò a Roma un ponderoso lavoro: "Identità" metodo scientifico di segnalamento e identificazione. Nell'opera, della quale già nel 1923 uscì una seconda edizione, la trattazione delle norme di identificazione e del segnalamento descrittivo a tipo "biologico" rifletteva, pur nelle linee tracciate da A. Bertillon, i precisi orientamenti della scuola romana, che interpretava il segnalamento non solo come strumento utile ad accertare l'identità, ma anche come elemento indispensabile per pervenire alla conoscenza della personalità del reo e per delinearne la pericolosità; vi erano trattati i temi della nomenclatura designativa, del segnalamento fotografico, di quelli dattiloscopico e antropometrico, delle applicazioni pratiche dei segnalamenti. Sull'argomento pubblicò ancora Sul concetto biologico di "identità", in La Riforma medica, L (1934), pp. 123-127, e Identità, Napoli 1937. La stretta connessione tra sviluppo della polizia scientifica e progressi scientifici medico-legali, già preconizzata dal Lombroso e illustrata dall'Ottolenghi, fu fermamente sostenuta dal F. (Medicina legale e polizia scientifica, in Arch. di antropol. criminale, psichiatria e med. legale, LIII [1933], Suppl., pp. 949-991), che in tutti i suoi studi si ispirò a tale concetto (Evoluzione della "cartella biografica" e pericolosità, in Boll. della Scuola superiore di polizia, XIV-XV [1924-25], pp. 126-151; Le classificazioni dei delinquenti ed il progetto preliminare di codice penale italiano, in Atti della R. Acc. Peloritana, XXXIII [1929], pp. 161-216; Per la razionale applicazione dell'articolo 137 del progetto definitivo di codice penale italiano, in Arch. di antropol. criminale, psichiatria e med. legale, L [1930], pp. 1496-1513; La classificazione dei delinquenti, Napoli 1936). Da ricordare, ancora, il lavoro La sessuologia nel codice penale italiano, edito a Milano nel 1935, semplice manuale di introduzione alla materia, contenente una esposizione articolata in brevi capitoli dei reati sessuali, dell'origine biopsicologica dei reati, delle modalità di accertamento e del sopralluogo.

Nel campo più generale della medicina legale il F. si occupò di tanatologia e di ematologia, di infortunistica, di avvelenamenti e di intossicazioni. Degni di menzione appaiono i seguenti lavori, descrizione dei risultati delle esperienze che aveva condotto negli istituti di medicina legale e di chimica fisiologica dell'università di Roma: Autolisi e digestione post-mortali, Roma 1916; Contributo allo studio della digestione post-mortale, ibid. 1916; Contributo allo studio della autolisi post-mortale, ibid. 1916 (questi due ultimi comparsi anche in Arch. di antropol. criminale, psichiatria e med. legale, XXXVII [1916], pp. 285-297; XXXVIII [1917], pp. 47-66). Questi studi, pur nei limiti del carattere essenzialmente empirico delle osservazioni, appaiono ben sorretti da precisi riferimenti alla letteratura allora esistente soprattutto sulle conoscenze acquisite in tema di determinazione del momento della morte e dell'ultimo pasto in base alla valutazione del contenuto gastrico e intestinale. Si possono ancora ricordare altri due lavori del P. come esempi rispettivamente della sua attenzione al nesso di causalità in infortunistica (Sopra un caso di polmonite tardiva, consecutiva a trauma-infortunio del lavoro, in "Zacchia". Rass. di studi medico legali, VII [1928], pp. 25-38, in coll. con V. Siracusa) e all'importanza concettuale della distinzione tra infortunio e malattia professionale (Sul callo suppurato. Malattia professionale o infortunio?, ibid., VIII [1929], pp. 26-43).

Buon didatta, il F. fondò una scuola alla quale si formarono numerosi allievi, alcuni dei quali emersero nel campo della specialità. Appartenne a varie società scientifiche nazionali ed estere ed ebbe riconoscimenti e onorificenze.

Morì a Napoli il 7 ott. 1941.

Fonti e Bibl.: Necrologio, in "Zacchia". Rass. di studi medico legali, s. 2, V (1941), p. 311; V. Siracusa, G. F., in Arch. di antropol. criminale, psichiatria e med. legale, LXII (1942), pp. I-IV; V. M. Palmieri, Commemorazione del prof. G. F., in Atti del IX Congr. naz. della Soc. ital. di med. legale e delle assicurazioni, Siena 1948, pp. 34-38; I. Fischer, Biographisches Lexikon der hervorragenden Ärzte [1880-1930], I, p. 386.

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