FRANCHI, Giuseppe

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 50 (1998)

di Carolina Brook

FRANCHI, Giuseppe. - Nacque a Carrara nel 1731 da Giacomo e da Anna Maria Bonanni. Il padre è ricordato "tra i maestri d'architettura nella prima istituzione della patria Accademia", presso la quale il figlio svolse un breve apprendistato (Campori, 1873, p. 107). Successivamente il F. si trasferì a Parma, dove, fra il 1755 e il 1757, collaborò con lo scultore di corte J.-B. Boudard - come ricorda C. Bianconi, segretario dell'Accademia di Brera, nella Memoria del 1778 (Tea, 1941, p. 272) - venendo a contatto con il precoce gusto neoclassico che si era affermato negli ambienti della corte borbonica; del periodo parmense resta un'incisione raffigurante l'Uccisione di s. Ceccardo vescovo di Luni e protettore di Carrara (1755), conservata nella Raccolta Ortalli della Biblioteca Palatina, in cui compare una dedica in francese a Ricciarda Gonzaga, duchessa madre di Massa e Carrara.

Dopo un non meglio documentato viaggio in Spagna ricordato dal Bianconi, il F. si stabilì a Roma, dove proseguì la sua formazione nella cerchia antiquaria di J.J. Winckelmann. Nel 1764, su disegno dello scultore romano T. Righi, realizzò il Monumento funebre della principessa Grillo Panfili per la chiesa di S. Maria degli Angeli ad Assisi. Per il principe Carlo Guglielmo di Brunswick eseguì numerose copie e restauri di opere antiche, conquistando la fama di esperto antiquario.

Nel 1775 gli venne offerta la cattedra di scultura sia dall'Accademia di belle arti di Carrara, sia dall'Accademia di Brera, appena fondata per volere di Maria Teresa d'Austria. Il F. scelse quest'ultima sede e nell'aprile del 1776 giunse a Milano: per mancanza di spazi adeguati sia la didattica sia l'attività privata vennero iniziate solo nel 1778 quando poté anche essere avviata l'organizzazione della gipsoteca arricchita della raccolta di gessi che il F. aveva portato da Roma. A Milano il F. entrò in contatto con l'architetto folignate G. Piermarini, impegnato in numerosi progetti di riassetto urbano. Stimato nell'ambiente di corte, divenne consigliere d'arte degli arciduchi Ferdinando e Massimiliano d'Austria.

Nel 1778 il F. eseguì il bozzetto in terracotta con il Carro di Apollo per il frontone della facciata del teatro scaligero (Milano, Museo teatrale alla Scala). Il lavoro fu tradotto in stucco da G. Albertolli, che sostituì il putto alato del F. con la personificazione della Notte. Nello stesso anno il F. intervenne in alcuni edifici piermariniani come il palazzo Greppi dove scolpì i bassorilievi del registro superiore del salone con soggetti ispirati da G. Parini, al quale era legato da amicizia, e il palazzo ducale, poi reale, per il quale eseguì le statue delle divinità dell'Olimpo per il secondo ordine della sala delle Cariatidi. Sempre nel 1778 il F. realizzò i rilievi con Le gesta militari di Alberico Barbiano di Belgioioso nell'omonimo palazzo; per la cappella di questa dimora principesca eseguì inoltre una statua di Donna velata (ubicazione ignota: Campori, 1873, p. 108).

Alla fine del 1778 il F. tornò a Roma per motivi di studio, compiendo una tappa alla Galleria granducale di Firenze. L'anno seguente venne incaricato dall'Accademia di Mantova di restaurare, riordinare ed eseguire copie delle sculture antiche provenienti dalle collezioni Gonzaga per il nuovo museo dell'istituzione mantovana.

Tale progetto si inseriva nel programma di rilancio culturale avviato dalla corte di Vienna nelle province lombarde ed era affidato all'azione del segretario dell'Accademia mantovana, il dotto abate senese G.G. Carli, che mirava a riunire nel museo anche le opere e gli oggetti giunti da palazzo ducale, da Sabbioneta e dalle ville patrizie della zona. Prima di raggiungere Mantova il F. tenne con il Carli un fitto carteggio (Freddi - Bazzotti, 1983, p. 101), in cui diede significativi consigli in merito alla sistemazione delle sculture e dei busti sulle mensole e riguardo ai primi interventi di pulitura, che a suo parere dovevano essere blandi per non compromettere la patina del marmo. Solo nell'estate del 1784 il F. si recò a Mantova per eseguire le integrazioni in gesso - che furono tradotte a Milano in marmo - delle sculture antiche. Nel 1787 i marmi sistemati dal F. raggiunsero la collocazione definitiva. Secondo Musiari (1995), il ritardo fu dovuto alla resistenza da parte dello scultore a eseguire vaste integrazioni in marmo, quali vennero richieste dalla corte viennese, che di fatto annullarono la lettura filologica del manufatto antico e comportarono tempi di esecuzione ben più lunghi della realizzazione in gesso delle lacune. In una lettera del 1781 indirizzata al Carli il F. rammenta come questa prima ipotesi d'intervento non piacesse alla corte asburgica (Freddi - Bazzotti, 1983, p. 101).

Tra il 1781 e il 1782 il F. realizzò le statue delle sirene e dei delfini per la fontana che il Piermarini ideò per la piazza antistante l'arcivescovado, da lui ripianificata e, da allora, ribattezzata piazza Fontana. Nel 1783 eseguì il Monumento funebre del conte C. Firmian - già nell'antica S. Bartolomeo e ora nella nuova sede della chiesa in via Moscova - con il quale introdusse a Milano il modello neoclassico del monumento funerario a struttura piramidale. Subito dopo gli venne commissionato da P. Verri un medaglione in memoria del matematico milanese P. Frisi, morto nel 1784, che venne incassato nel pilone destro della cappella dell'Assunta nella chiesa milanese di S. Alessandro.

Di un certo rilievo è anche la produzione ritrattistica del F.: il Campori (1873, pp. 108 s.) scrive che nel 1789 realizzò il busto di Giovenale Sacchi per l'Istituto delle scienze di Bologna e che l'anno seguente scolpì l'effigie di Maria Beatrice duchessa di Massa e Carrara su incarico della figlia Maria Teresa d'Austria-Este; nei busti di G.B. Branca (1792) e di Maria Gaetana Agnesi (1802), conservati alla Biblioteca Ambrosiana, il F. seppe coniugare la purezza delle forme con le fisionomie dei soggetti. Del Parini realizzò il busto (1791), conservato nella loggia del cortile di Brera. Il F. scolpì inoltre due ritratti del poeta, uno per sé e l'altro per l'amico il quale, alla morte, lo lasciò all'Accademia braidense; una replica del busto si trova nel parco di villa Amalia a Erba e una versione in bronzo è stata collocata nella sala dedicata al poeta nella Biblioteca Ambrosiana. A questi lavori si devono aggiungere i sedici busti in gesso di scrittori italiani, oggi dispersi, offerti invano alla Biblioteca Braidense da Stefano Franchi nel 1821 (Musiari, 1995, p. 10).

Nell'aprile del 1791 il F. venne ammesso all'Accademia di S. Luca di Roma come accademico di merito e, dal verbale delle congregazioni, risulta che fu presentato come "l'attuale Direttore dell'Accademia di disegno in Milano", ottenendo il titolo a pieni voti (Arch. stor. dell'Accademia nazionale di S. Luca, b. 54, f. 120). Nel 1792 realizzò a Milano il Cenotafio dell'imperatore Leopoldo II e, sempre al seguito del Piermarini, ebbe l'occasione di lavorare in altre città lombarde: nel 1796 scolpì due Amorini per la villa regia di Monza; per il cortile dei Caduti nel palazzo dell'università di Pavia realizzò il Monumento in memoria di G.B. Borsieri (1790), professore di scienza medica, e il medaglione in marmo bianco con il Ritratto del giurista lodigiano B. Bigoni (1796).

Il F. tenne la cattedra di scultura a Brera fino al 1804 quando gli succedette nell'incarico C. Pacetti, designato da A. Canova. Ebbe numerosi allievi, fra cui P. Marchesi, G.B. Comolli, B. Ribossi, A. Pizzi e l'incisore G. Frey, che eseguì numerose lastre dalle opere del maestro: riprodusse, ad esempio, il perduto gruppo con Il conte Ugolino e i figli in carcere, in cui, come ha notato il Musiari (1995, p. 9), il richiamo al Laocoonte risulta palese; di quest'opera parla anche l'editore F. Reina nella dedica al F. con cui apre il quinto volume delle Opere del Parini (1803). Presso la Galleria civica d'arte moderna di Milano si conserva inoltre un bassorilievo del F. con Dedalo adatta le ali ad Icaro.

Il F. morì a Milano l'11 febbr. 1806 e venne sepolto nel cimitero di porta Comasina, oggi porta Garibaldi, vicino a G. Parini, a C. Beccaria e a M. Knoller, che aveva dipinto il Ritrattodello scultore G. F. (Milano, Galleria civica d'arte moderna).

Fonti e Bibl.: L. Cicognara, Storia della scultura, III, Prato 1823, pp. 183 s.; Compendio storico del perdono di Assisi e della chiesa detta Porziuncola, Assisi 1840, p. 39; A. Caimi, Delle arti del disegno e degli artisti nelle province di Lombardia dal 1777 al 1862, Milano 1862, p. 158; G. Mongeri, L'arte in Milano, Milano 1872, pp. 326, 446, 450, 528; G. Campori, Mem. biografiche degli scultori… nativi di Carrara, Modena 1873, ad Indicem; L. Malvezzi, Le glorie dell'arte lombarda, Milano 1882, pp. 230 s.; L. Callari, Storia dell'arte contemp. ital., Roma 1909, p. 16; A. Borzelli, Prime linee di una storia della scultura ital. del sec. XIX, Napoli 1912, p. 55; G. Nicodemi, La pittura milanese nell'età neoclassica, Milano 1915, pp. 42, 69, 71, 91; G. Del Convito, Le origini dell'Accademia di belle arti di Brera in Milano, in Arch. stor. lombardo, s. 6, XI (1933), pp. 480, 496, 499 s., 506; E. Tea, L'Accad. di belle arti a Brera…, Firenze 1941, pp. 23, 29, 33, 35, 41 s., 57, 59, 191, 223, 235, 272, 323; P. Mezzanotte - G. Bascapè, Milano nell'arte e nella storia, Milano-Roma 1948, ad Indicem; S. Samek Ludovici, La scultura neoclassica, in Storia di Milano, XIII, Roma 1959, pp. 597-599; J. Hubert, La sculpture dans l'Italie napoléonienne, Paris 1964, ad Indicem; G. Galletti, in Mostra dei maestri di Brera (catal.), Milano 1975, pp. 54-56; L. Erba - A. Morani, Monumenti e lapidi conservati nel palazzo centrale dell'università di Pavia, Pavia 1977, pp. 56, 71; G. Bertini, G. F. collaboratore a Parma di J.B. Boudard, in Arte lombarda, XXIV (1979), pp. 67 s.; Architettura e pittura all'Accademia di Mantova (catal., Mantova), a cura di U. Bazzotti - A. Belluzzi, Firenze 1980, pp. 36, 77, 84, 85; I. Freddi - U. Bazzotti, Il Museo dell'Accademia, in Mantova nel Settecento (catal., Mantova), Milano 1983, pp. 99, 101; A. Musiari, La lunga stagione classica. G. F., C. Pacetti, P. Marchesi, in Brera: due secoli di scultura (catal.), Milano 1995, pp. 7-11 e passim; Id., I calchi da opere classiche, in Le raccolte stor. dell'Accademia di Brera, a cura di G. Agosti - M. Ceriana, Firenze 1997, ad Indicem; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XII, pp. 314 s.

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