LEVI, Giuseppe

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 64 (2005)

di Ennio Pannese

LEVI, Giuseppe. - Nacque da Michele e da Emma Perugia il 14 ott. 1872 a Trieste, dove completò gli studi liceali e poté formarsi nel particolare ambiente di cultura internazionale mitteleuropea che caratterizzava allora il capoluogo giuliano. Alla morte del padre si trasferì con la famiglia a Firenze, dove nel 1889 si iscrisse al corso di laurea in medicina e chirurgia dell'Istituto di studi superiori e di perfezionamento. Durante gli anni del corso, dal 1892 al 1895, fu allievo interno nell'istituto di patologia generale diretto da A. Lustig.

In questo periodo condusse le sue prime ricerche scientifiche in collaborazione con G. Galeotti, allora assistente di Lustig, al quale sarebbe poi rimasto legato da profonda amicizia: Beitrag zur Kenntniss der Regeneration der quergestreiften Muskelfasern, in Beiträge zur pathologischen Anatomie und zur allgemeinen Pathologie, XIV (1893), pp. 272-287; Ueber die Neubildung der nervosen Elemente in dem wiedererzeugten Muskelgewebe, ibid., XVII (1895), pp. 369-415.

Conseguita la laurea nel 1895, divenne subito assistente presso la clinica psichiatrica fiorentina di San Salvi, diretta dal triestino E. Tanzi. Durante il triennio dedicato a questo servizio non manifestò particolare interesse per l'attività clinica e si dedicò prevalentemente allo studio delle caratteristiche morfologiche e delle proprietà biologiche delle cellule nervose: Su alcune particolarità di struttura del nucleo delle cellule nervose, in Riv. di patologia nervosa e mentale, I (1896), pp. 141-149; Contributo alla fisiologia della cellula nervosa, ibid., pp. 169-180; Ricerche sulla capacità proliferativa della cellula nervosa, ibid., pp. 385 s.; Ricerche citologiche comparate sulla cellula nervosa dei Vertebrati, ibid., II (1897), pp. 193-225, 244-255; Sulla cariocinesi delle cellule nervose, ibid., III (1898), pp. 97-112; Considerazioni sulla struttura del nucleo delle cellule nervose, ibid., pp. 289-295.

Profondamente interessato alla ricerca morfologica, il L. orientò in tale direzione la sua attività di studioso: dopo aver frequentato per un anno l'istituto di anatomia dell'Università di Berlino diretto da O. Hertwig, alla fine del 1899 tornò a Firenze, dove divenne assistente nell'istituto di anatomia umana normale diretto da G. Chiarugi. Nel 1903 conseguì la libera docenza in anatomia umana normale e nel 1905-06 frequentò la stazione zoologica di Napoli. Incaricato nel 1909 dell'insegnamento dell'anatomia umana normale nella facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Sassari, l'anno successivo, vinto il relativo concorso, divenne professore di ruolo. Rimase a Sassari fino al 1914, quando fu chiamato alla stessa cattedra dell'Università di Palermo. Fervente irredentista, allo scoppio del conflitto mondiale si arruolò volontario nell'esercito e nel 1916-17 partecipò alle operazioni belliche sul fronte carsico come maggiore medico.

Terminate le ostilità, il L. tornò all'insegnamento e alla ricerca scientifica. Nominato nel 1919 professore ordinario di anatomia umana normale e direttore del relativo Istituto della facoltà di medicina e chirurgia dell'Università di Torino, esercitò le sue funzioni per circa un ventennio. Nel 1938, infatti, allontanato dall'insegnamento per effetto delle leggi razziali, si trasferì nell'Istituto di anatomia patologica dell'Università di Liegi, nel quale organizzò un laboratorio per le colture in vitro e iniziò alla ricerca scientifica M. Chèvremont e S. Comhaire. Dopo l'invasione tedesca del Belgio nel 1940, rimase ancora per un anno a Liegi, quindi nel 1941 fece ritorno a Torino: qui poté riprendere le sue ricerche nel piccolo laboratorio allestito da Rita Levi Montalcini in una stanza della propria abitazione. Nel frattempo, però, le persecuzioni antiebraiche si erano inasprite e la permanenza del L. nel capoluogo era divenuta pericolosa: per sfuggire all'arresto, dopo l'8 sett. 1943 si trasferì dapprima a Ivrea, poi nell'Astigiano; nonostante la precarietà della situazione in cui si trovava, in questo periodo il L. si dedicò alla cura della 3ª edizione del Trattato di istologia e alla stesura della monografia su accrescimento e senescenza. Riuscì poi a raggiungere Firenze, dove rimase fino al termine della guerra. Tornato a Torino nel 1945 fu reintegrato nell'insegnamento e nella direzione dell'Istituto e nel 1948 fu collocato a riposo. Proseguì tuttavia la sua attività scientifica come direttore del Centro di studio sull'accrescimento e la senescenza del Consiglio nazionale delle ricerche (CNR). Nel 1950 si recò in America, dapprima negli Stati Uniti a visitare alcuni laboratori, quindi in Brasile, invitato a organizzare a San Paolo un laboratorio di biologia cellulare della fondazione A. e V. Matarazzo.

Ricercatore instancabile, il L. condusse importanti indagini sulla morfologia e sulle proprietà biologiche delle cellule e dei tessuti. Illustrò i risultati dei suoi studi in oltre 200 lavori scientifici, che pubblicò nei più autorevoli periodici specialistici.

Tra i principali temi da lui affrontati si ricorda, anzitutto, quello relativo al numero e alle dimensioni delle cellule: determinando la grandezza degli elementi cellulari in mammiferi di mole somatica differente, stabilì che la legge formulata da H.A.E. Driesch sulla costanza della grandezza cellulare e sulla sua indipendenza dalla mole somatica è valida soltanto per i tessuti costituiti da elementi stabili e per quelli costituiti da elementi labili, ma non per quelli costituiti da elementi perenni (cellule nervose e fibre muscolari striate). Questi ultimi, che si differenziano precocemente, aumentano di grandezza durante tutto il periodo dell'accrescimento e raggiungono dimensioni tanto maggiori quanto maggiore è la mole dell'organismo. In particolare i neuroni aumentano di volume non solo per un incremento delle dimensioni del corpo cellulare, ma prevalentemente per l'aumento del numero, della lunghezza e della ramificazione dei dendriti; se privi di dendriti, come quelli dei gangli sensitivi, l'aumento di volume del corpo cellulare si accompagna allo sviluppo di un sistema di parafiti che, aumentando anche la superficie cellulare, facilitano gli scambi di sostanze tra la cellula e l'ambiente circostante. Al termine di un gran numero di osservazioni, il L. giunse alla conclusione, nota come legge di Levi, che i neuroni omologhi sono di dimensioni maggiori negli animali appartenenti a specie di mole somatica maggiore e che, in generale, la loro grandezza è proporzionale all'ampiezza del territorio periferico che innervano (Studi sulla grandezza delle cellule, I, Ricerche comparative sulla grandezza delle cellule dei Mammiferi, in Arch. italiano di anatomia e di embriologia, V [1906], pp. 291-358; Struttura ed istogenesi dei gangli cerebro-spinali dei Mammiferi, in Anatomischer Anzeiger, XXX [1907], pp. 180-196; I ganglî cerebrospinali. Studii di istologia comparata e di istogenesi, in Arch. italiano di anatomia e di embriologia, VII [1908], suppl., pp. 1-392; Studi sulla grandezza delle cellule, II, Le variazioni dell'indice plasmatico-nucleare durante l'intercinesi, ibid., X [1911], pp. 545-554, in collab. con T. Terni; Studi sulla grandezza delle cellule, III, Le modificazioni della grandezza cellulare e nucleare e dell'indice plasmatico-nucleare durante i più precoci periodi dell'ontogenesi dei Mammiferi, in Ricerche di biologia dedicate al prof. A. Lustig nel 25° anno del suo insegnamento universitario. 1914, Firenze 1915, pp. 1-26). Tali ricerche, le cui conclusioni furono sperimentalmente confermate dai successivi lavori del suo allievo T. Terni nel 1920, nonché da lui stesso in collaborazione con R. Levi Montalcini nel 1943 (Recherches quantitatives sur la marche du processus de différentiation des neurones dans les ganglions spinaux de l'embryon de poulet, in Archives italiennes de biologie, LIV [1943], pp. 189-206), non furono tuttavia condotte con rigorosa metodologia statistica né corredate di una raccolta metodica e paziente di dati quantitativamente precisi, e apparvero come il frutto del brillante intuito di un osservatore privo di adeguata preparazione matematica, così che non ebbero nella letteratura scientifica una risonanza proporzionale alla loro rilevanza.

Collegato al precedente, del quale rappresentò uno sviluppo e un ampliamento, fu il campo di indagine riguardante l'accrescimento e la senescenza, al quale il L. dedicò importanti lavori, anche a carattere monografico: L'accrescimento degli organismi, in Annali di clinica medica, VI (1915), pp. 167-210; Il fondamento morfologico dell'accrescimento organico, in Arch. di scienze biologiche, I (1919), pp. 148-180; Wachstum und Körpergrösse. Die strukturelle Grundlage der Körpergrösse bei vollausgebildeten und in Wachstum begriffenen Tieren, in Ergebnisse der Anatomie und Entwicklungsgeschichte, XXVI (1925), pp. 87-342; Accrescimento e senescenza, in Giorn. della R. Acc. di medicina di Torino, XCIV (1932), pp. 26-31; Esiste un substrato istologico della senescenza?, in Monitore zoologico italiano, XLII (1932), suppl., pp. 116-128; Accrescimento e senescenza, Firenze 1946. A coronamento di questi studi, nel 1952 organizzò presso l'Accademia nazionale dei Lincei un convegno di studi sull'accrescimento degli organismi (Introduzione al simposio, in Accrescimento degli organismi, in Quaderni dell'Accademia nazionale dei Lincei, 1952, n. 28, pp. 3-10; Confronti fra l'accrescimento delle cellule di un organismo ed in coltura, ibid., pp. 233-248).

Altro settore di studi privilegiato del L. fu quello delle colture in vitro dei tessuti: intuite le grandi potenzialità della tecnica introdotta da R.G. Harrison nel 1910 e perfezionata l'anno successivo da A. Carrel, egli fu tra i primi ricercatori a impiegarla e se ne servì per studiare, fra l'altro, il comportamento dei mitocondri nelle cellule viventi, la struttura e alcune proprietà biologiche delle cellule, in particolare di quelle nervose (Dimostrazione della natura condriosomica degli organuli cellulari colorabili con blu pirrolo in cellule coltivate in vitro, in Atti della R. Acc. nazionale dei Lincei. Rendiconti, cl. di scienze fisiche, mat. e nat., s. 5, XXV [1916], 1, pp. 689-692; Sull'origine delle reti nervose nelle colture di tessuti, ibid., pp. 663-668; Connessioni e struttura degli elementi nervosi sviluppati fuori dell'organismo, in Atti della R. Acc. nazionale dei Lincei. Memorie, cl. di scienze fisiche, mat. e nat., s. 5, XII [1919], pp. 142-182; Nuovi studi su cellule coltivate in vitro. Attività biologiche, intima struttura, caratteri morfologici specifici, in Arch. italiano di anatomia e di embriologia, XVI [1919], pp. 423-599; Quelques résultats acquis en histologie par la méthode de la culture des tissus, in Bulletin d'histologie appliquée à la physiologie et à la pathologie et de technique microscopique, I [1924], pp. 1-23; Explantation, besonders die Struktur und die biologischen Eigenschaften der in vitro gezüchteten Zellen und Gewebe, in Ergebnisse der Anatomie und Entwicklungsgeschichte, XXXI [1934], pp. 125-707). Sull'argomento il L. fu inoltre autore della voce Coltura dei tessuti, s.v.Tessuto: Biologia, in Enc. Italiana, Roma 1937, XXXIII, pp. 703-713.

Particolare interesse il L. dedicò costantemente allo studio del tessuto nervoso. Dopo le prime osservazioni su alcune caratteristiche del nucleo delle cellule nervose, sopra ricordate, che furono apprezzate da autorevoli scienziati stranieri, condusse originali ricerche sulle modificazioni della sostanza cromofila e delle neurofibrille di tali elementi negli animali ibernanti e nei pecilotermi tenuti a basse temperature (Sulle modificazioni morfologiche delle cellule nervose di animali a sangue freddo durante l'ibernazione, in Riv. di patologia nervosa e mentale, III [1898], pp. 443-459), i cui risultati furono confermati da S. Ramón y Cajal e che ne misero in evidenza la peculiare tendenza allo studio della morfologia sperimentale così differente da quella puramente descrittiva all'epoca prevalentemente coltivata dagli anatomisti.

Fra i numerosi temi di indagine affrontati dal L. deve infine essere menzionato quello dell'embriologia generale e dell'organogenesi, al quale recò importanti contributi riguardanti, tra l'altro, l'origine delle cellule germinali (Sull'origine delle cellule sessuali, ibid., XV [1904], pp. 244-246; Sull'origine delle cellule germinali, in Arch. di fisiologia, II [1905], pp. 243-245), la differenziazione dei gonociti e degli ovociti negli Anfibi (Sulla differenziazione del gonocita e dell'ovocita degli Anfibi con speciale riguardo alle modificazioni della vescicola germinativa, in Arch. italiano di anatomia e di embriologia, IV [1905], pp. 644-775), la fissazione dell'uovo nell'utero e lo sviluppo della cavità amniotica nei Chirotteri (La modalità della fissazione dell'uovo dei Chirotteri alla parete uterina, in Monitore zoologico italiano, XXV [1914], pp. 101-107; Sul modo di formazione della cavità amniotica dei Chirotteri, ibid., XXXII [1922], pp. 49-66), lo sviluppo dell'ippocampo e del condrocranio (Morfologia e minuta struttura dell'ippocampo dorsale, in Arch. italiano di anatomia e di embriologia, III [1904], pp. 438-484; Cenni sulla costituzione e sullo sviluppo dell'Uncus dell'ippocampo nell'uomo, ibid., VIII [1909], pp. 535-562; Contributo alla conoscenza del condrocranio cerebrale dei Mammiferi, in Monitore zoologico italiano, XX [1909], pp. 159-174).

Tra le pubblicazioni del L. debbono essere inoltre ricordati: le numerose edizioni del trattato di anatomia del suo maestro G. Chiarugi, che curò aggiornandone vari capitoli (Istituzioni di anatomia dell'uomo, Milano 1948, 1954, 1959); il manuale di Tecnica microscopica, Milano 1911, in collaborazione con D. Carazzi, largamente utilizzato dai microscopisti italiani per oltre 30 anni; il celebre Trattato di istologia pubblicato dapprima a Torino nel 1927 e in tre successive edizioni nel 1935, nel 1946 e nel 1954; la monografia sulla tecnica della coltura dei tessuti Gewebezüchtung, in Methodik der wissenschaftlichen Biologie, Berlin 1928, pp. 459-558. Il Trattato di istologia costituisce certamente la sua opera più importante: si differenzia da altri trattati di istologia apparsi in precedenza perché non è una semplice introduzione allo studio dell'anatomia microscopica, ma è dedicato principalmente all'illustrazione dei caratteri strutturali generali e delle proprietà biologiche delle cellule e dei tessuti. Nel Trattato il L. manifesta compiutamente la sua concezione dell'istologia come disciplina distinta dall'anatomia microscopica.

Le osservazioni condotte dal L. non furono occasionali e isolate, ma rappresentarono i risultati di un piano organico di ricerche volte a risolvere problemi di ampia portata, concepito e attuato con l'ausilio delle tecniche più progredite e arricchito dai frequenti scambi con ambienti scientifici stranieri.

Dotato di grande intuito, di una memoria eccezionale e di una formidabile resistenza al lavoro, aiutato da una cultura scientifica vastissima, il L. dedicò la propria esistenza interamente all'insegnamento e alla ricerca scientifica e non interruppe il suo lavoro nemmeno quando dovette affrontare gravi traversie. Dedicò le pause del lavoro soltanto alla montagna, che amava profondamente, e ai viaggi. Partecipò a spedizioni in India nel 1897, in Egitto nel 1899 e nel Caucaso nel 1912, nel corso di una delle quali contrasse il colera. La sua passione per la ricerca si manifestava, tuttavia, anche durante queste pause, come avvenne nel 1907 quando approfittò di un viaggio nel Mare glaciale Artico per prelevare i gangli sensitivi di una balena.

Era burbero, impulsivo, impaziente, severo nei giudizi, ma sincero, spontaneo e fedele alle amicizie. Dotato di grande personalità, esercitò una forte attrazione sui giovani, molti dei quali iniziò alla ricerca. Fra i tanti che lavorarono sotto la sua guida vanno ricordati T. Terni, O.M. Olivo, L. Bucciante, E. Malan, S. Luria, G.C. Dogliotti, E. Delorenzi, C. Fazio, E. Slavich, H. Meyer, R. Amprino, A. Bairati, G. Godina, Rita Levi Montalcini, R. Dulbecco, F. Ceresa, G. Filogamo, M. Torre e F. Vigliani. Tre di loro furono insigniti del premio Nobel.

Socio di numerose accademie e società scientifiche italiane e straniere, appartenne all'Accademia nazionale dei Lincei e all'Accademia nazionale delle scienze detta dei XL, alla National Academy of sciences of the USA, alla Académie royale de sciences de Belgique e alla Karolinische Akademie der Naturwissenschaften (Halle). Ricevette vari importanti riconoscimenti, tra i quali il premio reale dell'Accademia dei Lincei nel 1923, la medaglia d'oro dei benemeriti della scuola, della cultura e dell'arte e le lauree honoris causa delle Università di Liegi, di Montevideo e di Santiago del Cile.

Aveva sposato Lidia Tanzi, una studentessa in medicina nipote del neuropsichiatra dell'Istituto superiore di Firenze, dalla quale ebbe i figli Gino, Mario, Alberto, Paola e Natalia. Il carattere austero del L. e il temperamento di sognatrice della compagna sono ben delineati nello scritto della figlia Natalia Ginzburg, Lessico famigliare (Torino 1963).

Sofferente per gravi disturbi circolatori, in seguito ai quali all'età di 85 anni dovette subire l'amputazione di una gamba, il L. morì a Torino il 3 febbr. 1965.

Fonti e Bibl.: Necr., in: Archives italiennes de biologie, CIV (1966), pp. 134-138; Atti dell'Accademia nazionale dei Lincei. Rendiconti, cl. di scienze fisiche, mat. e nat., s. 8, XL (1966), pp. 954-972; R. Amprino, G. L. (1872-1965), in Acta anatomica, LXVI (1967), pp. 1-44: O.M. Olivo, Commemorazione del prof. G. L., in Atti della Soc. italiana di anatomia, XXV Convegno, Firenze 1966, pp. 1-18; Id., G. L., in Dictionary of scientific biography, VIII (1973), pp. 282 s.; F. Vigliani, Un grande triestino poco noto a Trieste, in Atti del XXXII Congresso nazionale della Soc. italiana di storia della medicina, Padova-Trieste… 1985, a cura di L. Premuda, Padova 1987, pp. 289-294; G. Godina, Ricordo di G. L. (1872-1965), in Giorn. dell'Acc. di medicina di Torino, CL (1987), pp. 427-434; G. Cosmacini, Medicina e sanità in Italia nel ventesimo secolo. Dalla "spagnola" alla 2° guerra mondiale, Roma-Bari 1989, p. 273; I. Fischer, Biographisches Lexikon der hervorragenden Ärzte… [1880-1930], II, p. 901.

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