LIBERTINI, Giuseppe

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 65 (2005)

di Fabio Zavalloni

LIBERTINI, Giuseppe. - Nacque a Lecce il 2 apr. 1823 da Luigi, facoltoso proprietario terriero, e da Francesca Perrone. Compì gli studi inferiori nella città natale ed ebbe già da giovane qualche esperienza politica clandestina, frequentando luoghi (come la legatoria di G. Bortone o il caffè Persico) dove si ritrovavano alcuni fra coloro (E. Valentini, G. Simini, C. D'Arpe) che sarebbero stati protagonisti del '48 leccese. Inviato dalla famiglia a Napoli nel 1844, frequentò senza grande profitto le lezioni di economia all'Università, non conseguendo mai la laurea. Nello stesso periodo strinse amicizia con F. De Sanctis, S. Spaventa e M. d'Ayala, e maturò velleità letterarie: compose un dramma a sfondo patriottico di cui la censura non autorizzò la rappresentazione. Tornato a Lecce nel 1847, il L. riprese i contatti con gli esponenti del liberalismo salentino. Nel 1848 promosse le feste in onore della costituzione (da poco concessa da re Ferdinando II di Borbone) tenute a Lecce il 21 febbraio; quindi fu tra i più autorevoli firmatari della protesta presentata al ministero dell'Interno contro alcune irregolarità riscontrate nelle elezioni degli ufficiali della guardia nazionale ad aprile. Ai primi segnali di reazione, il L. si recò nella capitale e, nella drammatica giornata del 15 maggio 1848, combatté sulle barricate insieme con altri giovani concittadini.

Rientrato a Lecce, il L. fu tra i promotori del Circolo comunale, costituito dai più influenti cittadini leccesi al fine di tutelare l'ordine pubblico e difendere le libertà conquistate. Da ambienti vicini al Circolo leccese scaturì la Protesta del 12 giugno 1848 (attribuita allo stesso L., ma più probabilmente opera di C. D'Arpe e P. Persico), in cui si dichiarava "illegittima, incompatibile, vergognosa la dominazione di Ferdinando II" (Palumbo, Risorgimento…, p. 517) e si affermava il diritto della nazione di affidare il governo a un comitato provvisorio.

Il 25 giugno 1848, insieme con G. Simini, il L. prese parte come delegato della città di Lecce all'adunanza convocata dal Circolo costituzionale lucano, guidato da V. D'Errico, per promuovere una sorta di federazione fra la Lucania e le province di Salerno, Foggia, Bari e Lecce; risultato dell'assise fu la stesura di un Memorandum (anch'esso attribuito al L.), in cui si invocava il mantenimento del regime costituzionale e si insisteva su un'interpretazione progressiva e dinamica della costituzione. Dopo un infruttuoso peregrinare in alcune province della Calabria e della Lucania, il L. tornò a Lecce, dove organizzò una dimostrazione popolare (15 ag. 1848) in favore della repubblica democratica: il tentativo, fallito, segnò comunque il definitivo approdo del L. al liberalismo democratico e progressista.

Tornato a Napoli, vi visse in clandestinità finché il 16 nov. 1849 fu arrestato e rinchiuso nel carcere di Potenza con l'accusa di "cospirazione per distruggere o cambiare il Governo e di eccitare i sudditi e gli altri abitanti del Regno ad armarsi contro l'Autorità Reale, in maggio, giugno e luglio 1848" (Bernardini, 1913, p. 466). Processato dal gennaio al luglio 1852 dalla Gran Corte speciale di Potenza e difeso efficacemente dall'avvocato B. Bodini, il L. fu assolto. Il fortuito rinvenimento di documenti compromettenti portò tuttavia a un nuovo processo per cospirazione (febbraio - marzo 1854), conclusosi stavolta con la condanna del L. a sei anni di reclusione presto commutati nella pena del confino.

Relegato nell'isola di Ventotene, il L. (che ebbe come compagno S. Morelli) diede vita in maniera fortunosa a un lungo carteggio con il vecchio amico S. Spaventa (allora detenuto, insieme con C. Poerio, nella vicina isola di Santo Stefano) al quale "una volta almeno la settimana scriveva le notizie politiche che correvano o che egli riceveva da Napoli" (Spaventa, p. 144). Durante la guerra di Crimea la corrispondenza divenne più fitta, e Spaventa inviò al L. alcune pagine di un opuscolo, mai pubblicato, in cui il futuro ministro della Destra storica disquisiva sulle rinnovate opportunità che lo scenario internazionale offriva agli elementi riformatori del Regno delle Due Sicilie.

Ottenuta la grazia nel 1856, e fatto ritorno a Lecce, il L. non tardò a prendere contatto con il comitato napoletano, di ascendenza mazziniana, guidato da G. Fanelli e L. Dragone. Ebbe così modo di svolgere un ruolo non secondario nella preparazione della spedizione di Sapri e, incaricato di garantire al tentativo rivoluzionario l'appoggio delle province del Salento e della Basilicata, assicurò i cospiratori napoletani che "al momento dell'azione diecimila e forse più saranno in campo" (De Monte, pp. CCIV s.). Il tragico epilogo della vicenda fece giustizia del velleitarismo del L.; compromesso da una nota trovata addosso a C. Pisacane che lo chiamava in causa in maniera esplicita, si affrettò a rifugiarsi a Corfù (settembre 1857).

Prima di fuggire, aveva stipulato un compromesso con il fratello Vincenzo (amministratore dell'asse ereditario del L.), il quale avrebbe dovuto inviargli 40 ducati al mese. Difficoltà di vario genere resero però assai difficile il rispetto degli accordi, e il L., nei tre anni dell'esilio, fu sempre pressato da gravi difficoltà economiche.

A Corfù, dove visse sotto il falso nome di Enrico Barrè, il L. maturò l'intenzione di recarsi nel Regno di Sardegna "dove - scrisse al fratello - la libertà non è una lettera morta, né la sicurezza personale un enigma" (Palumbo, G. L.: l'esilio, p. 122). Invece, nel marzo 1858, si trasferì a Malta, e qui N. Fabrizi, dopo averlo spronato a scrivere un opuscolo sulla situazione politica nel Sud d'Italia, gli raccomandò caldamente di recarsi a Londra. Nel luglio 1858 il L. giunse così in Inghilterra, dove si mantenne facendo lezioni d'italiano. Seguendo le indicazioni di Fabrizi prese contatto con G. Mazzini, che lo volle tra i redattori del nuovo periodico Pensiero e azione: già nel primo numero (settembre 1858), il L. ebbe modo di pubblicare l'articolo I nostri a Salerno, fiera requisitoria contro i giudici dei superstiti della spedizione di Sapri. Molto significativo fu il ciclo di articoli che dedicò, tra febbraio e marzo 1859, all'imminente conflitto dei Franco-Piemontesi con l'Austria. Durante il soggiorno londinese, il L. fu molto attivo per consolidare il partito d'azione nelle Isole Ionie, in Dalmazia e in Albania, avvalendosi a tal fine della collaborazione del sacerdote calabrese R. Salerno, esule a Corfù, ma i risultati raggiunti non furono soddisfacenti.

Nell'agosto 1859, il L. (insieme, fra gli altri, con R. Pilo, F. Campanella, A. Mario e M. Quadrio) fece ritorno in Italia, con l'obiettivo di suscitare un moto insurrezionale che dall'Italia centrale si propagasse al Mezzogiorno. L'azione, concepita da Mazzini come risposta allo stallo seguito all'armistizio di Villafranca, non riuscì a concretizzarsi e si concluse con una serie di arresti: dopo un mese di detenzione a Livorno e Firenze, rientrò a Londra per restarvi molto poco: in seguito al travolgente successo della spedizione di G. Garibaldi in Sicilia, Mazzini vide proprio nel L. l'uomo giusto per preparare al meglio il passaggio dei Mille sul continente. Nell'agosto 1860 giunse a Napoli, e poté farlo da uomo libero, poiché da oltre un anno l'amnistia concessa dal re Francesco II di Borbone aveva cancellato la condanna all'ergastolo inflittagli dalla Corte speciale di Salerno per i fatti di Sapri.

Agendo di concerto con Garibaldi, il L. riuscì a coordinare i molti focolai insurrezionali sviluppatisi nel frattempo in varie zone della Puglia, della Lucania e della Calabria e, dopo la partenza di Francesco II per Gaeta, costituì, insieme con i moderati filopiemontesi guidati da G. Pisanelli, il Comitato unitario nazionale, che resse la città di Napoli fino all'arrivo di Garibaldi (7 sett. 1860), il quale, pochi giorni dopo, gli offrì la direzione del Banco di Napoli; il L. rifiutò dicendo di essere mosso solo dall'amor patrio e di esser certo di poter "meglio propugnare la causa dell'unità nazionale rimanendo semplice privato anziché uomo insediato in lucrativo impiego" (Palumbo, Risorgimento…, p. 646).

Continuò così l'attività politica dando vita nell'ottobre 1860 (insieme con G. Ricciardi, G. Nicotera, A. Saffi e F.B. Savi) all'Associazione unitaria italiana: capisaldi programmatici erano l'Unità nazionale e Roma capitale, da conseguire non mediante la via diplomatica, ma quella insurrezionale. Articolata in comitati cittadini e provinciali, l'associazione, di evidente ispirazione mazziniana, si dotò anche di un combattivo periodico, il Popolo d'Italia, al quale il L. collaborò attivamente. Ma gli avvenimenti seguiti al plebiscito del 21 ott. 1860, che sancì l'annessione del Mezzogiorno al costituendo Regno d'Italia, resero difficile l'attività dell'associazione: prova ne fu l'arresto del L. il 16 dic. 1860, eseguito su ordine di S. Spaventa, ministro di polizia della Luogotenenza, dopo alcuni torbidi avvenuti al teatro S. Carlo di Napoli; il provvedimento fu revocato dopo pochi giorni, ma bastò perché il L., profondamente deluso, tornasse a Lecce.

Il 27 genn. 1861 il L. fu eletto deputato al Parlamento nazionale per il collegio di Massafra. Alla Camera sedette a sinistra, ma non prese mai parte attiva ai lavori, anche perché limitato da una leggera balbuzie. Nei primi anni Sessanta il L. riservò dunque le sue migliori energie all'azione extraparlamentare: in prima fila nella preparazione dell'impresa garibaldina culminata nella giornata di Aspromonte (agosto 1862), giocò un importante ruolo da intermediario nei rapporti segreti intercorsi nel 1863-64 fra Mazzini e Vittorio Emanuele II, in vista di una possibile azione per la liberazione del Veneto. Il paziente lavorio del L. fu bruscamente interrotto dalla firma della convenzione di settembre (15 sett. 1864) che lo indusse a scrivere per Il Dovere di Genova un articolo in cui invocava la sospensione del giuramento di fedeltà alla monarchia: "Monarchico colla Monarchia che muovesse al Campidoglio - Sì. Monarchico colla Monarchia che penitente si prostra al Vaticano - No" (Bernardini, Gli ultimi…, p. 386). Il L. rassegnò così le dimissioni da deputato (come aveva già fatto il 5 genn. 1864, ma tre mesi dopo era stato rieletto ad Acerenza) e si ritirò a Lecce insieme con la giovanissima consorte, Eugenia Basso.

Da quel momento abbandonò progressivamente la grande politica, chiudendosi nella dimensione prettamente locale: tuttavia, nelle elezioni politiche del 1865 e del 1867, si adoperò con successo perché fossero eletti nel collegio di Lecce esponenti della democrazia, quali A. Bertani e F.D. Guerrazzi. Tra il 1864 e il 1866 fondò in varie città del Salento molte logge massoniche all'obbedienza del moderato Grande Oriente d'Italia: della più importante, la Mario Pagano di Lecce, tenne la presidenza fino alla morte. Durante la guerra del 1866 il L. assunse la presidenza di un comitato (composto da esponenti di tutte le parti politiche) che organizzò un gruppo di volontari, inviati a combattere in Veneto. Negli anni seguenti, malgrado fosse più volte sollecitato da Mazzini all'azione, non partecipò ad alcuna iniziativa di lotta né accolse la proposta di collaborare al periodico La Roma del popolo che Mazzini gli fece pervenire sul finire del 1870. D'altro canto, il L. non aveva nemmeno aderito, due anni prima, all'Anticoncilio, organizzato da G. Ricciardi e nel 1870 aveva rifiutato di candidarsi a Lecce.

Il L. morì a Lecce il 28 ag. 1874.

Fonti e Bibl.: Presso il Museo centrale del Risorgimento in Roma si conservano oltre 70 missive inviate al L., nel 1857-74, da diversi esponenti della Sinistra democratica. L. De Monte, Cronaca del Comitato segreto di Napoli su la spedizione di Sapri, Napoli 1877, App., passim; S. Spaventa, Dal 1848 al 1861. Lettere, scritti, documenti…, a cura di B. Croce, Bari 1923, pp. 143 s.; Le carte di A. Bertani, a cura di L. Marchetti, Milano 1962, ad ind.; Ed. nazionale degli scritti editi e inediti di G. Mazzini. Indici, a cura di G. Macchia, II, Imola 1972, ad nomen; Ed. naz. degli scritti di G. Garibaldi, Epistolario, V, 1860, a cura di M. de Leonardis, Roma 1988, ad indicem.

Brevi profili del L. e notizie sulla sua attività in N. Bernardini, Gli ultimi dieci anni di G. L., in Riv. storica salentina, II (1905), pp. 384-421; Id., L., Mazzini e Vittorio Emanuele, ibid., III (1906), pp. 1-12; P.E. Bilotti, La spedizione di Sapri, Salerno 1907, pp. 33, 66, 96, 140, 295; S. La Sorsa, G. L. nelle carceri di Potenza, in Riv. storica salentina, VI (1909), pp. 33-41; G. Racioppi, Storia dei moti di Basilicata e delle provincie contermini nel 1860, Bari 1909, pp. 15, 84, 113; P. Palumbo, Risorgimento salentino, Lecce 1911, ad ind.; N. Bernardini, Lecce nel 1848, Lecce 1913, pp. 129-144, 465-487; P. Palumbo, G. L.: l'esilio, in Riv. storica salentina, VIII (1913), pp. 117-143; V. Azzariti, G. L. da Malta e da Londra, Martina Franca 1914; M. Del Bene, I mazziniani in terra d'Otranto (1832-1874), Lecce 1919, pp. 15-78, passim; G. Leti, Carboneria e massoneria nel Risorgimento italiano, Genova 1925, pp. 193, 272; A. Lucarelli, La Puglia nel sec. XIX, Bari 1926, pp. 87, 133-135; T. Pedio, Emissari leccesi a Potenza nel 1848, in Rinascenza salentina, VIII (1940), pp. 195-207; A. Lucarelli, G. Fanelli nella storia del Risorgimento e del socialismo italiano, Trani 1953, ad ind.; S. La Sorsa, Storia di Puglia, V, Dalla Rivoluzione francese alla costituzione del Regno d'Italia, Bari 1960, ad ind.; G. Berti, I democratici e l'iniziativa meridionale nel Risorgimento, Milano 1962, p. 709; M. Viterbo, Gente del Sud, III, Il Sud e l'Unità, Bari 1966, pp. 331-392, passim; L. Cassese, La spedizione di Sapri, Bari 1969, pp. 18, 27, 31, 140, 181; A. Scirocco, I democratici italiani da Sapri a Porta Pia, Napoli 1969, ad ind.; T. Pedio, I Comitati di provvedimento e i contrasti fra Mazzini e Garibaldi nel biennio 1861-62, in Democrazia e mazzinianesimo nel Mezzogiorno d'Italia, 1831-1872. Atti del Convegno, Napoli-Capua… 1972, Genève 1975, pp. 151-176, passim; C. Gentile, G. L. nel centenario della morte (1874-1974), Lecce 1976; P. Palumbo, Storia di Lecce, a cura di P.F. Palumbo, Lecce 1977, pp. 279, 282, 301; Diz. del Risorgimento nazionale, III, s.v.; Il Parlamento italiano 1861-1988, II, p. 309.

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