BECCHI, Guglielmo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7 (1970)

di Carlo Natali

BECCHI, Guglielmo. - Nacque a Firenze intorno al 1411 da Antonio di nobile famiglia. Ancora in giovane età entrò nel convento di S. Spirito della sua città e divenne religioso dell'Ordine degli eremitani di S. Agostino. I superiori lo mandarono a studiare nel 1433 a Padova e successivamente a Firenze e a Bologna, dove nel 1439 ottenne la laurea in teologia. Ritornato a Firenze nel 1440, fu accolto tra i maestri di teologia dell'università e nel 1454 divenne priore del convento fiorentino.

Gli anni della permanenza a Firenze furono i più fecondi della sua attività di scrittore, di filosofo e di teologo. Faceva parte del circolo umanistico sorto intorno a Cosimo de' Medici, e dedicò nel 1436 a Piero figlio di Cosimo un opuscolo, il De Cometa, scritto in occasione dell'apparizione in quell'anno di una cometa, che attesta la sua viva partecipazione alle discussioni che negli ambienti culturali fiorentini il fenomeno astronomico aveva acceso. L'opera è conservata tra i manoscritti Magliabechiani della Biblioteca Nazionale di Firenze (Magl. XI, 40, Guillelmi Becchi De cometa ad Petrum Cosmi de Medicis civem clarissimum, cit. da E. Garin, La cultura filosofica del Rinascimento italiano, Firenze 1961, p. 320 n. 3). L'amicizia del B. con i Medici durò per tutta la vita: rimase in relazione con Giovanni de' Medici, vescovo di Pistoia, procurando anche buoni codici, come sappiamo da una lettera diretta nel 1457 allo stesso Giovanni da Donato de' Medici.

Notevole è l'attività del B. nell'esporre e commentare la filosofia di Aristotele. La Biblioteca Laurenziana di Firenze e l'Angelica di Roma conservano alcuni suoi manoscritti, frutto dello studio e dell'insegnamento di questi anni fiorentini, anche se parte di essi è datata in epoca posteriore: il Commentarium super decem libros Ethicorum Aristotelis scritto nel 1455, quello In libros Oeconomicorum Aristotelis del 1467 e quello Super libros octo Polyticorum Aristotelis del 1476, come pure le Quaestiones super tres libros Aristotelis de anima, la Philosophia moralis tripartita e l'Expositio Isagoges Porphyrii et categoriarum Aristotelis. Sono queste le opere filosofiche del B. giunte sino a noi.

La Biblioteca Laurenziana di Firenze possiede inoltre due lavori di argomento teologico scritti dal B. a Bologna nel 1439, l'anno della laurea: una Abbreviatio primi Sententiarum Magistri Augustini de Roma e l'Expositio in librum primum Sententiarum, conservato in una copia del 1467.

Il B. fu priore del convento di S. Spirito in Firenze nel 1454; in seguito ebbe altri incarichi nell'Ordine e presiedette il capitolo della provincia pisana. Quando il generale degli agostiniani Alessandro Oliva fu creato cardinale da Pio II nel 1460, il papa nominò vicario il B., forse per ricompensarlo dell'opera De falso dogmate Mahumeti libri V, pubblicata da lui dopo la morte del pontefice senese, ma certamente ispirata dall'attività di Pio II per promuovere una crociata contro i Turchi.

Il B. si fece così stimare nel breve periodo del suo vicariato che, nel capitolo generale radunato a Siena il 27 settembre dello stesso anno, fa eletto priore generale dell'Ordine. Fu poi confermato in questa carica il 2 giugno 1465 nel capitolo di Pamiers in Francia e il 22 maggio 1469 in quello tenuto a Perugia. Vasta è la sua attività nel decennio del generalato, per lo sviluppo dell'Ordine e per l'osservanza della regola. Percorse quasi tutta l'Europa, visitando i molti conventi esistenti in Italia, Francia, Inghilterra, Fiandra e Spagna; protesse le congregazioni sorte in Italia per attuare una più intensa vita religiosa e unì ad esse vari conventi, come, per esempio, alla congregazione di Lombardia il convento di Modena nel 1461 e quello di S. Martino di Alessandria nel 1467, e al fiorente convento di S. Agostino di Lucca i conventi di S. Michele di Buci e di Valbona in Garfagnana.

Il tempo necessario ai lunghi viaggi era occupato dal B. nello studio e nella discussione con i religiosi che l'accompagnavano. Gli argomenti trattati furono poi raccolti nelle Quaestiones itinerariae in tres centurias distributae, conservate in un codice manoscritto del 1475 ora alla Laurenziana, Edili 43 (A. M. Bandinus, Bibliotheca Leopoldina Laurentiana..., Florentiae 1791, col. 58). Ci restano inoltre gli Statuta emanata anno 1463 a Priore generale G. Becchio pro fratribus in conventu Parisiensi commorantibus, conservati in un manoscritto del 1468 (Perini, p. 103) con il Mare magnoaut Statutis S. Augustini. Essi sono un chiaro segno dell'attività del B. per l'osservanza della regola nei conventi agostiniani.

Il 17 maggio 1470 il B. fu nominato da Paolo II vescovo di Fiesole. Non avendo forse quel vescovato ricche rendite, il papa decise di assegnargli quelle della abbazia di S. Benedetto, situata nell'Appennino fiorentino; Sisto IV vi aggiunse una pensione sui beni di un monastero di Faenza.

A questo periodo di attività pastorale, volta alle normali cure della diocesi e all'amministrazione dei beni rimasti al vescovato, risalgono due volumi di prediche del B. al clero e al popolo.

Elezione del B. a vescovo di Fiesole significò il suo ritorno a Firenze in quanto egli abitò il palazzo presso la chiesa di S. Maria in Campo costruito dal Comune di Firenze nel 1229 come abitazione dei vescovi fiesolani.

Questo ritorno permise al B. di riannodare i rapporti di amicizia e di cultura con i letterati umanisti e particolarmente con la famiglia Medici. Una lettera, pubblicata da F. Pintor, che il B. scrisse a Lorenzo de' Medici il 25 sett. 1472, ci mostra la sua intimità col Magnifico ed insieme il suo carattere di uomo amante dei bei codici letterari - il B. aveva visitata la "libreria buona, bella et copiosa" che Lorenzo aveva donata alla badia fiesolana -, che non dimentica tuttavia di raccomandarsi a lui per ottenere di essere soddisfatto da ser Usanna, fattore dei Medici e affittuario di alcuni possessi del vescovato fiesolano, che "et emmi duro e tardo al paghare".

Il B. fu vescovo di Fiesole per undici anni. Rinunziò al vescovato nel 1481; il 27 giugno di quell'anno era nominato a succedergli Roberto Folchi, nipote del B., ed egli si ritirò nel caro convento di S. Spirito, dove passò gli ultimi anni della sua vita. Donò i suoi libri alla libreria dei canonici di S. Maria del Fiore, e a quella del convento di S. Spirito. Morì a Firenze in anno imprecisabile, tra il 1481 ed il 1495-6 (per lo status quaestionis v. la voce di M. Th. Disdier, in Dict. d'Hist. et de Géogr. Ecclés.).

Oltre alle opere citate, del B. sono rimasti: un quaresimale scritto nel 1437 e una Passio Iesu Christi del 1443; una Oratio habita ad magnificos Reipublicae Dominos, rivolta ai priori della Repubblica fiorentina. Egli scrisse inoltre un'opera giuridica, il De potestate ecclesiastica, ed una Apologia pro ordine augustiniano, che fu pubblicata a Firenze (Perini, p. 103) nel 1491, oltre a vari lavori minori.

Fonti e Bibl.: F. Ughelli-N. Coleti, Italia sacra, III, Venetiis 1718, col. 262; Vespasiano da Bisticci, Vite di uomini illustri del sec. XV, a cura di L. Frati, I, Bologna 1892, pp. 217 s.; V. Rossi, L'indole e gli studi di Giovanni di Cosimo de' Medici, in Rend. d. R. Acc. dei Lincei, cl. di scienze mor. stor. fil., s. 5, II (1893), p. 59, n. 4 (per la dataz. della lettera di Donato de' Medici a Giovanni); C. Eubel, Hierarchia catholica..., II, Monasterii 1914, p. 154; R. D. Perini, Bibliogr. augustiniana... Scriptores Itali, Firenze 1938, p. 103; F. Pintor, Per la storia della libreria medicea nel Rinascimento, in Italia mediev. e uman.,III (1960), pp. 207-210; Dict. d'Hist. et de Géogr. Eccles., VII, col. 353.

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