ARCIMBOLDI, Guidantonio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 3 (1961)

di Nicola Raponi

ARCIMBOLDI, Guidantonio. - Primogenito di Nicolò e di Orsina Canossa, l'A. fu avviato come il fratello Giovanni allo studio del diritto e come lui introdotto fin da giovane alla corte dei duchi di Milano. Trascorse la giovinezza in particolare amicizia con Galeazzo Maria Sforza da cui fu in ogni modo favorito. Nel 1467 ebbe in feudo Pandino d'Adda e nel 1470, rivenduto questo alla camera ducale, diverse altre terre dell'Oltrepò, finché nel 1484 fu creato feudatario di Arcisate. Alilitò nell'esercito, ducale e nel 1475 si sa che riceveva uno stipendio di 150 ducati: ma si ignora quali compiti avesse; della sua pratica d'armi sono tuttavia prova gli uffici militari che rivestì in seguito.

Nel 1476 compì un pellegrinaggio in Terrasanta con G. Giacomo Trivulzio: imbarcatosi a Venezia alla fine di maggio visitò i luoghi santi e, separatosi poi dal compagno, fece ritorno in Italia alla fine dell'anno, giungendo il 23 novembre a Roma, e il 13 dicembre a Modena ove si fermò per ordine del duca, probabilmente con qualche incarico.

Il 6 genn. 1477, qualche mese prima del fratello Giovanni, fu nominato membro del Consiglio segreto. L'anno successivo venne inviato dalla duchessa Bona di Savoia all'imperatore Federico III per chiedere l'investitura del ducato di Milano in favore di Giangaleazzo. Sempre nel 1478 fu nominato commissario ducale a Piacenza, ove rimase fino al 1480 disimpegnandosi con lode e conducendo a termine pregevoli lavori edilizi. Il 15 sett. 1480 fu nominato commissario a Cremona in luogo del defunto A. Secchi; tenne la carica fino al 6 ott. 1481, sostituito dal nipote Luigi A., figlio del fratello Giovanni, "propter eius absentigm" (Arch. di Stato di Milano, Reg. ducali, n. 116, c. 175).

L'assenza era dovuta quasi certamente a qualcuno dei numerosi incarichi diplomatici che dovette svolgere presso Innocenzo VIII, a Napoli, a Venezia e in Ungheria presso il re Mattia Corvino: in ricordo di questa ambasciata l'A. fece costruire una stupenda villa presso Milano detta la "Bicocca" - il luogo della celebre battaglia vinta da Prospero Colonna - facendovi dipingere alcuni affreschi, oggi appena visibili, che alluderebbero appunto alla sua missione.

Nel 1483 fu rappresentante del duca per la, stipulazione della lega di stati italiani contro Venezia; nel 1494 ormai arcivescovo di Milano, accompagnò in Germania la nipote di Ludovico il Moro che andava sposa all'imperatore; nel 1495 era a Genova di ritorno da una missione, probabilmente in Spagna, e nel 1496 era a Venezia delegato dal duca a firmare una lega tra Milano e Venezia. Pur con questi incarichi e nonostante che dal 1489 fosse stato creato arcivescovo di Alliano, l'A. tenne costantemente dal 1484 al 1497 ilcomando dei castelli di Trezzo e di Pavia. Nominato infatti castellano di Trezzo, il 26 ag. 1484 in luogo di V. Visconti, vi rimase sino al 22 nov. 1487, sostituito dal consigliere ducale Giacomo Pusterla; tre giorni dopo passava a Pavia, in luogo di G. Attendoli, rimanendovi fino al 20 genn. 1490, quando veniva nuovamente nominato castellano di Trezzo, ove era riconfermato ancora ad beneplacitum del duca, il 3 febbr. 1495 (Ibid., n. 188, c. 40). Dalle istruzioni di conferma si sa che egli teneva sul posto il figlio Filippo, assistito - data la giovane età - da un certo Rampino "de Putheo". Il 18 ott. 1497 "locoeorum patris defuncti" vennero collocati nell'ufficio "Nicolaus, Philippus et Iulius fratres de Arcimboldis" (Ibid., n. 122, c. 172).

Oltre a questi tre figli l'A. aveva avuto anche una figlia, Caterina, tutti probabilmente già in età matura quando, rimasto vedovo, decise di abbracciare lo stato clericale. In che data ciò sia avvenuto non si sa, ma sta di fatto che morto il 2 ott. 1488 il fratello Giovanni, fu proposto subito dal duca come suo successore nella sede vescovile di Milano.

Come è da scartare l'ipotesi di una pretesa resignazione del fratello in suo favore, altrettanto inverosimile è la notizia data da qualche storico che il duca sul principio non vedesse di buon occhio la sua elezione. E' molto probabile invece che all'arcivescovato milanese mirasse il card. Ascanio Sforza perché il fratello, in una lettera del 6 ott. 1488, pregandolo di "remanere contenta... de darlo al prefato messer Guidantonio" né lo dissuadeva con argomenti assai concreti, quale l'ipotesi, tutt'altro che. improbabile, che "per scontro del arcivescovato epsa haveria ad lassare uno de li vescovati i quali per intrata se non sonno superiori salteni stanno de pari cum epso arcivescovato"; ragion per cui lo pregava di adoperarsi invece col papa perché "depso archiepiscopato sia provveduto al prefato rev.do messer Guidantonio; et noi di qua lo faremo mettere alla possessione" (Milano, Arch. sforzesco, Pot. Estere, c.100). Il 23 nov. successivo il cardinale Sforza comunicava al duca la sua rinuncia e l'assenso del papa alla elezione dell'Arcimboldi.

La nomina avvenne il 23 genn. 1489 e quel giorno stesso furono spedite le bolle; tuttavia, già dal 14 gennaio l'A. aveva fatto il solenne ingresso a Milano come nuovo arcivescovo. Il 2 aprile successivo faceva postulare a Roma da Galeazzo della Pietra il pallio arcivescovile. Riconfermò vicario generale mons. G. Battista Ferri nominato già dal fratello, e continuò a servirsi come vescovi ausiliari del domenicano Giacomo de Bydgoszcza e dell'agostiniano Paolo da San Ginesio, un pio religioso, non privo di zelo pastorale. Benché l'attività politica e gli incarichi diplomatici lo allontanassero talvolta da Milano, l'A. risiedette per lo più in diocesi svolgendo una discreta attività pastorale.

Appena qualche mese dopo la sua elezione, con un decreto del 28 marzo 1489 richiamava l'obbligo della regolare esecuzione dei lasciti e legati agli ospedali e luoghi pii; altri decreti del 7 e dell'8 aprile ordinavano l'osservanza della clausura monastica e vietavano severamente ai sacerdoti di prendere parte a giochi proibiti, esortandoli ad evitare la bestemmia; un decreto del 18 apr. 1489, rinnovato il 2 marzo 1490, imponeva il ripristino dell'abito e della tonsura.

Effettuò sicuramente alcune visite pastorali: si hanno notizie e atti di quelle svolte nel duomo di Milano nel giugno del 1489, a S. Stefano in Brolio nel marzo 1492, alla pieve di Gorgonzola ed alla chiesa di Sant'Andrea di Melzo nell'agosto del 1493. Emise provvedimenti di riforma per alcuni monasteri femminili come quello delle agostiniane di S. Maria Maddalena e di S. Marta, a Milano e di S. Martino a Monza; soppresse quello delle benedettine di S. Nazzaro di Bellusco per essere "irreformabili". Favorì i gerolomiti (Eremiti spagnoli di s. Gerolamo) che avevano fondato una casa al "Castellazzo" poco fuori Milano, concedendo loro il monastero e la parrocchia dei SS. Cosma e Damiano entro la città. Durante il suo episcopato vennero eretti anche alcuni conventi di serviti: unoa Vigevano e uno in Val S. Martino al confine con il Bergamasco. Il 29 marzo 1492 l'A. benedisse la prima pietra della tribuna di S. Maria delle Grazie. Tra il 1493 e il 1497 fece rimaneggiare ed ampliare, su terreno donatogli dal duca di Milano, il palazzo dell'Arcivescovado: la parte nuova dell'edificio - detta il cortile dell'A. - rimasta incompleta, fu poi portata a termine da san Carlo Borromeo.

Piuttosto povero sembra essere stato il suo spirito religioso; la corrispondenza col duca lo mostra amante della caccia, della villeggiatura, della buona mensa. In una lettera dell'8 sett. 1493, a Lodovico il Moro scrivendo di essersi dovuto recare a Milano a cantar messa, dice che gli sarebbe piaciuto molto di più che "questa solenne festa... fosse stata questo mese de agosto passato perché questi me pareno dì da essere golduti fora al piacere" (ivi, Autografi, cart. 18). Una certa eco dovette avere in lui la predicazione di san Bernardino da Feltre, che fu a Milano nel 1491e che riuscì a riconciliarlo con i frati minori, allora in lite con l'arcivescovo per certi diritti di stola. Con tolleranza e moderazione inquisì il predicatore dei minori osservanti Giuliano d'Istria, che nella quaresima del 1492 aveva ripreso a Milano i temi della predicazione savonaroliana tuonando contro il papa simoniaco, i vizi dei cardinali e il lusso della corte pontificia: l'A. accettò di sottoporlo al processo voluto dal generale del suo Ordine, ma lo trovò innocente e quattro anni dopo incontrandolo a Venezia gli espresse il desíderio di riascoltarlo ancora a Milano.

Da alcuni documenti risulta che Ludovico il Moro si sia adoperato per la concessione della porpora all'A.; ma questi morì quasi improvvisamente il 18 ott. 1497 senza averla ottenuta. Gli successe il card. Ippolito d'Este, fratello di Beatrice, moglie di Ludovico il Moro, nominato nel concistoro dell'8 nov. 1497: non dunque il nipote Ottavio Arcimboldi come appare da cataloghi degli arcivescovi di Milano.

Fonti e Bibl.: Un'ampia raccolta di preziosi documenti concernenti la vita e l'attività dell'A. è stata edita da C. Marcora, Due fratelli arcivescovi di Milano: il card. Giovanni (1484-1488) e Guido Antonio A.(1488-.r497), in Mem. stor. d. diocesi di Milano, IV (1957), pp. 315-467 (con alcune inesattezze). Anche utili Cronica gestorum in partibus Lombardiae et reliquis Italiae, a cura di G. Bonazzi, in Rer. Italic. Script., 2 ediz., XXII, 3, pp. 21, 78; M. A. Maioragius, Orationes et praefationes, Venetiis 1582, capp. IV e ss.; C. Eubel, Hierarchia Catholica Medii Aevi, II, Monasterii 1914, p. 188; C. Santoro, Gli Uffici del dominio sforzesco, Milano 1948, pp. 14, 407, 487, 601. Si vedano inoltre P. Morigi, La nobiltà di Milano, Milano 1619, libro II, p. 147; Ph. Argelati, Bibliotheca scriptorum Mediolanensium , I, 2, Mediolani 1745, col. 83; G. M. Mazzuchelli, Gli scrittori d'Italia, I, 2, Brescia 1753, pp. 964 s.; G. A. Sassi, Archiepiscoporum Mediolanensium series historicochronologica, III, Mediolani 1755, pp. 949-955; I. Affò, Memorie degli scrittori e letterati parmigiani, III, Parma 1791, pp. 7-11; P. Litta, Fam. cel. ital., Milano 1842, tav. Arcimboldi; P. Ghinzoni, Un prodromo della Riforma in Italia (1492), in Arch. stor. lombardo, XIII, 3 (1886), p. 85; E. Motta, Gian Giacomo Trivulzio in Terra Santa, ibid., pp . 860-878; D. Sant'Ambrogio, Noterelle d'arte, in Lega Lombarda, 23 luglio 1905; A. Annoni, L'edificio quattrocentesco della Bicocca presso Milano, Milano 1922, pp. 10-11; Id., Di alcuni dipinti della Bicocca degli Arcimboldi, Milano 1934, pp. 12, 18, 26; P. Mezzanotte - C. C. Bascapé, Milano nell'arte e nella storia, Milano 1948, pp. 22 ss., 654, 804 s.; E. Cattaneo, Il clero e la cura pastorale nell'antico duomo di S. Tecla, Milano 1950, p. 16; E. Cazzani, Vescovi e Arcivescovi di Milano, Milano 1955, pp. 233-235; E. Cattaneo, Istituzioni ecclesiastiche milanesi, in Storia di Milano, IX,1961, pp. 529-530; Dict. d'Histoire et de Géographie Ecclés., III, coll. 1580-1581.

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