HAGHIA TRIADA

HAGHIA TRIADA

Enciclopedia dell' Arte Antica (1960)
di L. Banti

HAGHIA TRIADA. - Sono le rovine di un abitato minoico nella parte meridionale dell'isola di Creta, sulle pendici del gruppo di colline dove è Festo (v.), dalla quale sono distanti meno di km 3.

Il nome deriva da una chiesa veneziana, Haghìa Triàda (SS. Trinità), a circa km 1 dalle rovine. H. T. è attualmente lontana dal mare, ma era molto più vicina nell'antichità; tuttavia, non ha mai dovuto la propria prosperità al commercio marittimo, né è mai stata il porto di Festo. La località fu scavata da F. Halbherr, R. Paribeni, E. Stefani dal 1902 al 1905 e fra il 1910 e il 1914. Gli scavi ricominciarono nel 1939, ma furono interrotti dalla guerra mondiale (per la cronologia usata v. minoico-micenea, civiltà).

Sappiamo della storia di H. T. solo quanto dicono gli scavi. Non ne conosciamo il nome antico. Apparteneva al territorio di Festo, come altre località della pianura di Messarà. Frammenti erratici subneolitici mostrano che la collina era già abitata. Fu uno dei tanti villaggi della valle del Geropotamòs, ma non uno dei più ricchi. Kumàsa e Plàtanos furono, a giudicare dalle tombe, più fiorenti. La sua importanza si affermò quando, alla fine del Minoico Medio, o nel Minoico Tardo, fu costruita una grande e bella villa signorile, intorno alla quale si raggrupparono case e tre ville più piccole. H. T. subì la sorte di Festo e degli altri centri di Creta, Cnosso eccettuata, perché fu distrutta fra il 1450 e il 1400 a. C. Nuove abitazioni furono costruite nel Tardo Minoico III, forse in conseguenza di un culto all'aperto, apparentemente di carattere agricolo, che ebbe sede nella località. Non sembra che vi fossero allora ville signorili, come nel Tardo Minoico I. Abbiamo solo casette di villaggio non particolarmente ricche e edifici destinati al culto. Il villaggio fu abbandonato nel corso del Tardo Minoico III; il culto continuò fino all'VIII sec. a. C. La località rimase disabitata; nel II sec. a. C. vi fu costruita un'edicola al dio Velchanos. Questo culto ellenistico non può esser quello della divinità minoica del Piazzale dei Sacelli, i sei o sette secoli che intercedono fra l'uno e l'altro non permettono di pensare ad una continuità del culto. Sulle rovine di questa edicola, in età romana, fu edificata una casa rustica. L'abitato minoico è stato scavato solo parzialmente; non sono stati fatti scavi in profondità, né veri e proprî saggi sotto agli edifici, perciò il quadro di H. T. può cambiare.

A) Architettura. - Per il periodo anteriore al Tardo Minoico I conosciamo H. T. soprattutto dalle tombe. I resti di abitazioni sono scarsissimi, ma frammenti di ceramica sembrano indicare che fino alla fine del Medio Minoico l'abitato era nell'area compresa fra il Piazzale dei Sacelli e quello inferiore, piazzali che, allora, non esistevano.

1. La villa Tardo Minoico I. - Fu fabbricata, a giudicare dai frammenti ceramici sotto ai pavimenti, negli ultimi tempi del Medio Minoico III, immediatamente all'inizio del Tardo Minoico I. A differenza dai palazzi minoici, non ha piazzale centrale né facciata occidentale e non è orientata N-S. Si compone di due ali a squadra, a N e a O della collina; lo spazio pianeggiante, ma ristretto, fra le due ali, formava il piazzale S, detto Piazzale dei Sacelli. Un secondo piazzale, chiuso a E da un portico, fiancheggiava la villa a N e la separava dal villaggio. Era a livello più basso e vi si scendeva dal Piazzale dei Sacelli per mezzo di una larga scala. I vani che formavano il piano terreno sul Piazzale dei Sacelli erano al livello del primo piano rispetto al piazzale N. Nell'interno della villa i vam erano a livelli diversi. Vi erano varî ingressi: quelli sul piazzale N e sulla Rampa dal Mare erano tutti ingressi secondarî; l'ingresso principale doveva essere sul Piazzale dei Sacelli e fu distrutto insieme a tutti i vani a quel livello quando furono costruiti gli edifici del Tardo Minoico III. Rimangono invece i vani del piano sottostante, i cui pavimenti, a livello notevolmente più basso, furono conservati quasi intatti. In questo piano troviamo quattro quartieri ben distinti. Nell'ala S-O era il quartiere per la servitù, modesto, con entrate a S e ad O (cucina, dispense, piccoli vani). L'angolo N-O era occupato dal quartiere di abitazione dei signori, non grande, ma raffinatissimo: aveva la caratteristica sala minoica (3) con portico a squadra; un piccolo vano ad uso di cubicolo; salette con rivestimento di lastre di gesso alle pareti (4), o decorazione dipinta (14). Un minuscolo portico aveva iscrizioni graffite sulla parete. Al centro dell'ala N erano i magazzini, dove furono trovate numerose tavolette iscritte; un vano (7) conteneva grandi pani di bronzo: il tesoro dei signori di Haghia Triada. A N-E era un secondo quartiere signorile, molto elegante, con piccole corti e portici - uno di questi (20) ha una base di colonna di un profilo inusitato - banchi alle pareti, finestre che si aprivano all'esterno. Una bella scala lo riuniva al primo piano, dove dovevano essere le sale di parata. Mancano a H. T. i cosiddetti "bagni" o "bacini lustrali".

Benché la pianta sia diversa, le caratteristiche di Festo si trovano anche qui: uso abbondante di lastre di gesso alle pareti - più abbondante che a Festo, a causa della vicinanza delle cave -; predilezione per i banchi intorno alle pareti; il doppio quartiere signorile. La villa è graziosissima, uno degli edifici più eleganti dell'architettura minoica. La tecnica di costruzione è inferiore a quella di Festo: i muri a pietre rozze, argille e travi di legno, ricoperti da uno strato di intonaco, sono meno accurati; quelli a struttura isodoma, meno eleganti. Le facciate sono interrotte da riseghe, ma non hanno quella ricerca di effetti coloristici che rende notevole l'architettura festia. L'architetto è stato altrettanto abile di quello di Festo, perché la pianta della villa è originale, ma la villa fu costruita quando la bella tecnica muraria del Medio Minoico III declinava.

2. Il villaggio Tardo Minoico I. - È molto importante, perché è, insieme a quelli della Creta orientale, uno dei pochi villaggi minoici che conosciamo. Nel Tardo Minoico I era separato dalla villa dal piazzale settentrionale. A N-E del piazzale, è il Bastione, un edificio di destinazione incerta, composto di vari vani, con mura robustissime. A N è un gruppo di case, o villette, delle quali abbiamo solo i magazzini del sottosuolo: in un magazzino fu trovato un gruppo di tavolette in scrittura lineare A. Le case sono a varî livelli, l'una accanto all'altra, sul fianco della collina. Si appoggiano in parte a un muro poderoso, che scende da E a O, formando denti. In parte il muro limitava il villaggio, in parte ne formava la spina dorsale. Una bella villa chiudeva ad E il Piazzale dei Sacelli: i vani erano costruiti intorno ad un cortile; la parte meglio conservata erano i magazzini, dove, sotto la base di un pìthos, fu trovata una doppia ascia in lamina di bronzo.

Alla fine del Tardo Minoico I b, villa e villaggio furono distrutti. Nella villa, specialmente nei magazzini, vi sono forti tracce di un violento incendio.

3. Gli edifici Tardo Minoico III intorno al Piazzale dei Sacelli. - La villa fu livellata all'altezza del Piazzale, che fu ampliato verso N, esteso sopra l'area della villa, rialzato di cm 20-30 e lastricato con grosse lastre di calcare. Il Piazzale dei Sacelli divenne la sede di un culto, che sembra aver goduto una certa popolarità. Lungo il lato N, ma con orientamento un poco diverso da quello della villa sottostante, furono costruiti un portico (F-G) - dove furono trovate alcune basi di doppia ascia - e un grande edificio rettangolare (A-D), la cui pianta è simile a quella del mègaron greco. I due edifici sono separati da una strada lastricata (19), in discesa, fiancheggiata da due canali di scarico. All'edificio a mègaron si appoggiano, con lo stesso orientamento, una graziosa loggetta (E) e un portico a due ali, una delle quali (I) chiudeva a O il Piazzale dei Sacelli. La scala del Tardo Minoico I, che da questo scendeva al piazzale inferiore, fu conservata e allargata.

I muri dei due edifici sono a grandi parallelepipedi di calcare squadrati e disposti a filari paralleli. Non furono trovati frammenti di ceramica, perciò manca ogni elemento di datazione, ma le reminiscenze minoiche nell'architettura (la loggetta E con banco a lesene al disotto di una finestra e con decorazione dipinta; il portico a squadra) farebbero pensare ad una datazione nel XIV sec. a. C., quando, cioè, continuavano ancora le tradizioni minoiche. Questa datazione mostrerebbe che, contrariamente a quanto è stato detto, il mègaron fu introdotto in Creta prima del XII sec. a. C.

A S-O del Piazzale dei Sacelli è un piccolo edificio rettangolare (H), costruito nel XIV sec. a. C. All'esterno le mura sono a costruzione isodoma, all'interno sono completate con sassi e argilla. Ha un vestibolo che dà accesso per due porte a un piccolo vano per il culto, dove è un banco in muratura addossato alla parete di fondo. La pianta è simile a quella della Hall of the Double Axes, a Cnosso (v.).

La faccia anteriore del banco era coperta di uno strato di stucco con ornati dipinti; una balza di stucco dipinto correva in basso lungo le pareti. Il pavimento era anche esso dipinto (pesci e un polipo). Sul pavimento, davanti al banco, erano tre tubi in terracotta con anse serpentiformi. L'edificio fu distrutto da un incendio e ricostruito innalzando il pavimento, che fu a terra battuta. Nella ricostruzione il vano non ebbe alcuna decorazione pittorica; pareti e banco erano coperti dal solito intonaco.

4. Il villaggio Tardo Minoico III. - Era a N e ad E del villaggio Tardo Minoico I. A E, nella parte più alta, era un piazzale (Mercato) ottenuto in parte mediante il livellamento degli edifici più antichi. Era limitato a S dal Bastione, che fu rinforzato ed ebbe una scala che dal primo piano scendeva alla piazza. A O e a N erano le case, a pianta più regolare di quella delle case del periodo precedente, ma così distrutte da rendere impossibile tracciare i limiti di ciascuna casa. In una casa, sotto il pavimento, furon trovati degli stucchi dipinti (v. sotto). A E della piazza era un edificio notevole, perché unico, per ora, a Creta. È la cosiddetta "agorà", formata da otto vani rettangolari, che si aprono su un portico a pilastri alternati a colonne. Una scala conduceva al piano superiore. Gli otto vani, dove furono trovati solo dei pìthoi del Tardo Minoico III, potevano essere magazzini o botteghe. Avevano il pavimento in terra battuta e una porta priva di stipiti. La pianta dell'edificio ricorda quella delle agorà ellenistiche.

5. La necropoli. - È a N-E e a monte dell'abitato, sulle pendici della collina. Vi sono state trovate due tombe a pianta circolare, del tipo usuale nella Messarà (v. minoico-micenea, civiltà). La più orientale (tomba B) è la più grande (diametro m 9) e la più antica. Aveva suppellettile abbondante e numerose deposizioni (circa 150 cadaveri). La mancanza quasi assoluta di gioielli fa pensare che siano stati derubati nell'antichità.

La suppellettile è simile a quella delle altre tombe a pianta circolare, trovate nella Messarà: vasi in terracotta e in pietra, figurine, sigilli. Addossate all'esterno della porta della tomba B erano alcuni piccoli vani a pianta irregolare con deposizioni e suppellettile del Medio Minoico I, mentre la tomba circolare aveva soprattutto vasi generalmente datati al Minoico Primitivo e due vasi del Medio Minoico II. Le pareti della tomba, a pietre rozze appena sbozzate e terra, sono curve verso l'interno. Resta dubbio se potessero formare una falsa cupola, come è stato detto; più probabilmente la copertura era con rami e terra. La tomba A, più piccola, ma ugualmente circolare, è più recente: sembra scendere alla fine del Medio Minoico.

Un poco a monte, entro alcuni vani, fu trovato un deposito di vasi tutti del Medio Minoico I. Le tombe tardo minoiche, a monte e a S del gruppo più antico, sono generalmente a fossa. In una tomba a fossa rivestita di sassi, era il noto sarcofago dipinto (v. Tav. a colori). Quattro vani contigui, forse anticamente usati per abitazione, furono adoperati come tombe nel Tardo Minoico III. Vi furono trovati un sigillo egiziano della regina Tiy, ornamenti d'oro e una bella sfinge in steatite, imitazione cretese di oggetti mesopotamici.

B) Pittura. - H. T. è uno dei centri minoici dove sono state trovate pitture parietali. Un vano (14) del quartiere signorile di N-O, nella villa del Tardo Minoico I, quello accanto alla scaletta che scende al portichetto delle iscrizioni, aveva un complesso di pitture, fra le più belle di quelle a soggetto naturalistico. Secondo la odierna datazione, apparterrebbero alla fine del Medio Minoico III o all'inizio del Tardo Minoico I: sembra inverosimile, però, che siano rimaste intatte per un periodo di tempo molto lungo, cioè fino alla distruzione della villa. Se queste pitture fossero opera di un pittore locale, darebbero un'alta idea del livello artistico di Haghia Triada. Ma il fatto che le pitture rimangono isolate - nel palazzo di Festo non furono trovate pitture a soggetto narrativo, soprattutto di questo periodo - fa pensare ad un pittore venuto da un'altra località. La predilezione per la pittura continuò anche nel Tardo Minoico III. H. T. è, anzi, l'unica località di Creta dove si hanno pitture che appartengono sicuramente al Tardo Minoico III, cioè il pavimento del piccolo vano santuario H e tutta la sua decorazione; il sarcofago di H. T., che gli è all'incirca contemporaneo; la decorazione della loggetta E sul Piazzale dei Sacelli; un gruppo di stucchi dipinti frammentarî, trovati seppelliti sotto il pavimento di una casa del Tardo Minoico III del villaggio. Questi ultimi vengono certamente dalla decorazione di un edificio, ma non sappiamo quale, né perché furono accuratamente sepolti sotto il pavimento.

C) Ceramica. - Frammenti di ceramica sub-neolitica furono trovati erratici. Dalla più antica tomba a pianta circolare vengono vasi dello stile attribuito al Minoico Primitivo, tutti molto semplici. Vasi medio minoici, soprattutto dell'inizio del Medio Minoico, furon trovati nella necropoli e sul pavimento di una casa del villaggio. Ricordano quelli delle tombe della Messarà e sono vicinissimi a quelli trovati nei recenti scavi a Haghìa Photinì, sulle pendici della collina dove è il palazzo di Festo (v.).

Sono vasi del cosiddetto "Camares rustico", cioè dipinti in vernice bruna o nera sul fondo chiaro e granuloso del vaso; vasi alla barbottina di tutti i tipi, cioè a superficie increspata e larghe palle sovradipinte, a piccole protuberanze a punta, a linee a rilievo increspate, a riquadri e triangoli divisi da liste lisce, coperti di vernice colorata in parte, o completamente. Meno frequente è la ceramica policroma, dipinta in bianco, o rosso, sul fondo uniformemente coperto di vernice nera o rossa, detta anche ceramica di "Camares". La ceramica policroma fu trovata soprattutto sotto i pavimenti della villa del Tardo Minoico I. Può essere stata importata da Festo, ma più probabilmente fu prodotta a H. T. stessa. Importati da Festo sono quasi sicuramente due vasi a "guscio d'uovo" interamente coperti di vernice bruna e decorati a stampino.

Abbondante è invece la ceramica del Tardo Minoico I, appartenente all'epoca della distruzione dell'abitato, trovata sui pavimenti indisturbati della villa e di una villetta del villaggio.

È simile, per lo stile, a quella del cosiddetto "secondo palazzo" di Festo, ma, essendo molto più numerosa, dà un chiaro quadro della produzione ceramica della Messarà intorno al 1450 a. C., produzione che differisce da quella di Cnosso (v.) e della Creta orientale. Abbiamo vasi prodotti localmente e vasi importati. I primi sono generalmente a decorazione bruna sul fondo chiaro; i motivi decorativi più usuali sono la spirale semplice ricorrente e rami obliqui. Continuò, però, anche la decorazione bianca e rossa sul fondo scuro. Questi vasi potrebbero anche esser stati prodotti a Festo, perché alcuni sono quasi identici per forma e decorazioni a quelli festii, ma è preferibile pensare che furono fatti a H. T., perché nell'antichità ogni centro produceva la ceramica necessaria per il fabbisogno giornaliero. Importati sono unicamente i vasi di una fabbrica che alcuni hanno attribuito a Cnosso (Evans), altri alla Creta orientale (Banti). Sono vasi (brocche, rhytà, alàbastra) con motivi dello stile marino stilizzato, o zig-zag, doppie asce, stelle, rosette, nodi, rami a volute stilizzate. Un numero considerevole di vasi e frammenti del Tardo Minoico III furono trovati, soprattutto nel villaggio. Questi vasi, come tutta la ceramica del Tardo Minoico III di Creta, non sono stati studiati.

D) Vasi di pietra. - Nella necropoli, specialmente nella tomba B, ne è stato trovato un numero considerevole. Sono scarsi, invece, quelli della villa.

Nessuno merita di essere particolarmente ricordato, eccetto quattro vasi di steatite sicuramente importati: la sfinge della necropoli, ricordata sopra; i tre vasi della villa, cioè il bicchiere con i soldati e il comandante, il rhytòn con i lottatori e quello globulare, detto anche dei "mietitori". I tre ultimi furono importati da Cnosso.

E) Plastica. - Nella tomba B furon trovate figurine a corpo triangolare, interessanti, ma non artistiche. Dalla villa e dalla necropoli vengono alcuni bronzetti e rozze figurine in terracotta. Animali (specialmente bovi e sfingi), figurine umane, alcune teste femminili, erano numerosi nella stipe votiva.

Anche se prodotti localmente, non hanno interesse per la storia dell'arte, ma solo per lo sviluppo dei motivi decorativi e per la storia delle religioni. Solo rari pezzi sono interessanti. In generale, si deve riconoscere che in questo campo H. T. si è limitata a produrre quanto era necessario per i frequentatori del santuario Tardo Minoico III, molti dei quali non erano ricchi.

F) Sigilli. - Numerosi sigilli di avorio e di steatite sono stati trovati nella tomba B; rientrano nella produzione della Messarà ed è incerto se furono lavorati in vari centri, o se sono produzione di un solo centro, dal quale sarebbero stati esportati.

Bibl.: È in preparazione la pubblicazione dello scavo. Rendiconti parziali e studî particolari su una parte del materiale sono: F. Halbherr, Rapporto sugli scavi eseguiti dalla Missione Archeologica Italiana a H. T., in Memorie del R. Istituto Lombardo, s. III, XXI, 1905, p. 235 ss.; id., in Rend. Lincei, XI, 1902, p. 435 ss.; XIII, 1905, p. 365 ss.; XIV, 1906, p. 26 ss.; id., in Mon. Lincei, XIII, 1903, col. 76 ss.; R. Paribeni, in Rend. Lincei, XII, 1903, p. 38 ss.; id., in Mon. Lincei, XIV, 1904, col. 677 ss.; D. Levi, Le cretule di H. T., in Annuario Sc. Atene, VIII-IX, 1929, p. 71 ss.; E. Stefani, la grande tomba a tholos di H. T., in Annuario, cit., XIII-XIV, 1933, p. 147 ss.; L. Banti, La grande tomba a tholos di H. T., in Annuario cit. XIII-XIV, 1933, p. 155 ss.; id., I culti minoici e greci di H. T., in Annuario cit., N. S., III-V, 1941-43, p. 9 ss.; G. Pugliese Carratelli, Le iscrizioni preelleniche di H. T. in Creta, e della Grecia peninsulare, in Mon. Lincei, XL, 1945, col. 421 ss.; L. Pernier-L. Banti, Guida degli Scavi italiani in Creta, 1947, p. 28 ss. - Rapporti fra la ceramica di Festo e quella di H. T.: L. Pernier-L. Banti, Il palazzo minoico di Festòs, II, Roma 1951, p. 487 ss.

(L. Banti)

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