haikai (o haiku) Forma poetica della letteratura giapponese, di sole 17 sillabe sullo schema 5-7-5, derivata dal renga («poesia a catena»). Fu elevata a forma d’arte da Bashō (17° sec.). Grandi cultori del genere furono Kobayashi Issa (18°-19° sec.) e Masaoka Shiki (19° sec.). Tale forma ha trovato imitatori nella poesia europea del Novecento, specie in quella ‘pura’ francese e in quella italiana postdannunziana, fra impressionistica ed ermetica, mirante a una essenzialità quasi epigrammatica. Il primo Ungaretti (Il porto sepolto, 1916; Allegria di naufragi, 1919), per es., risente di tali modi.
haiku (o haikai) Forma poetica della letteratura giapponese, di sole 17 sillabe sullo schema 5-7-5. Elevata a forma d'arte da Basho Matsuo (1644-1694), ha trovato imitatori nella poesia europea novecentesca, specie in quella francese e in quella ital
Kobayashi ‹kobaiaši›, Issa. - Poeta giapponese (Kashiwabara 1763 - ivi 1827). È famoso come autore di haikai dalla fisionomia del tutto originale, dove satira e umorismo si mescolano con un sottofondo di pathos e malinconia. Il frequente uso di forme
Fujiwara no Teika ‹... teika› (o Sadaie). - Poeta giapponese (1162-1241). Figlio di Fujiwara no Shunzei (v.), fu a sua volta uno dei massimi poeti e teorici della lirica giapponese. Compilò, nel 1202 su incarico dell'imperatore Gotoba, un'antologia p
Hagiwara ‹hagiu̯ara›, Sakutarō. - Poeta giapponese (Maebashi 1886 - Tokyo 1942). Fu tra i primi a inaugurare la poesia moderna in versi liberi, distaccandosi dalle forme classiche del tanka e dello haikai. Tra le sue raccolte, Tsuki ni hoeru ("Abbaia