BROCARDO, Iacopo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972)

di Antonio Rotondò

BROCARDO, Iacopo. - Eretico e visionario del sec. XVI, non se ne conosce l'anno della nascita. Fino all'anno del definitivo espatrio (1568) le notizie su di lui sono frammentarie. Quel che si apprende dai vecchi repertori dipende in prevalenza dalle notizie che lo stesso B. dà di questo periodo della sua esistenza nell'edizione del 1584 e nella prefazione all'edizione del 1585 della sua opera più nota, la Mystica et prophetica libri Geneseos interpretatio. Ma non vi dichiara la regione d'origine, sulla quale si sono avute incertezze.

Il Fabricius e la matricola dell'università di Basilea lo dicono "pedemontanus"; il De Thou, più genericamente, "subalpinus"; ancora piemontese gli atti del sinodo di La Rochelle e la matricola dell'università di Leida; il Bayle lo dice veneziano in base alle notizie di N. Vignier che conobbe il Brocardo. Frammentarietà delle notizie e distacco, oltre che cronologico, di stile e di contenuto fra l'ultima opera nota pubblicata in patria (1558) e la prima pubblicata durante l'esilio (1580) hanno suggerito l'ipotesi, insostenibile, che si trattasse di due diverse persone, un piemontese e un veneto (Cantimori, p. 203).

Notizie provenienti da processi dell'Inquisizione veneziana integrano quelle fornite dallo stesso Brocardo. Il protonotario apostolico Camesecchi lo dice "piamontese" e testimonia d'averlo conosciuto a Venezia nel 1543-1544 come maestro di scuola ma con propensione alla lettura e studio della Sacra Scrittura; nel 15481549 lo incontrò in Francia, probabilmente a Parigi o a Lione. La notizia del viaggio in Francia è confermata da altra testimonianza resa agli inquisitori di Venezia dal maestro di scuola Vincenzo Giuliani: collega del B., nel 1568 il Giuliani dichiarò di conoscerlo da vent'anni e di sapere che era stato frate; non ne confermò l'origine piemontese. In Francia il B. poté procurarsi un editore della sua prima opera nota, In tres libros Aristotelis de arte rethorica paraphrasis, uscita a Parigi per i tipi del Dupuis nel 1549 e dedicata al vescovo designato di Treviso Giorgio Comaro.

Giudicata degna della, stampa da Francesco Vimercate, allora da un decennio circa insegnante di filosofia alla Sorbona, l'opera fu pubblicata probabilmente per interessamento del Carnesecchi, che appunto in quell'anno aveva preso contatti con gli stanipatori parigini in vista di un'edizione di scritti poetici di Marcantonio Flaminio. Dieci anni dopo, nella dedica delle Partitiones oratoriae al ferrarese Pietro Andrea Codegoro, il dedicatario veniva ringraziato anche in ricordo dell'aiuto prestatogli nell'ottenere la stampa della prima opera. Se questo ringraziamento si riferisce alla prima edizione della Paraphrasis e non alla seconda, uscita anchessa a Parigi per i tipi del Cavellot nel 1558, si può pensare a un'intervento del Codegoro presso il Carnesecchi o il Vimercate.

Le due opere sono frutto dell'insegnamento. Le Partitiones furono scritte su richiesta dello scolaro Giovanni Giacomo Pisani nel rifugio di Noventa (Noventa "fra due fiumi": dunque Noventa Padovana, fra il Brenta e il Piovego), dove maestro e discepolo si erano ritirati a causa della peste. Negli anni successivi, il B. continuò a esercitare la sua professione di maestro di scuola a Venezia. Il Carnesecchi riferì che i suoi scolari erano "tutti figliuoli di gentilhuomini grandi in quella Republica". Le altre notizie che il B. dà di sé nella Mystica... interpretatio sono le seguenti: nel 1563 è sempre a Venezia; fra il 1563 e il 1565, convertitosi alla nuova fede e all'attività religiosa, decide di trasferirsi in terra riformata; ma si ferma a Cividale del Friuli, dove cerca d'allontanare da sé i sospetti da cui è seguito, occupandosi di fisica, commentando cioè la Fisica di Aristotele; nel 1565 viene arrestato e processato, ma durante il processo riesce a fuggire e a rifugiarsi in Germania. Il racconto è inesatto, volutamente o per errore di memoria. Il Giuliani testimoniò, senza precisare l'anno, che il B. era stato bandito una prima volta da Coneghano "per occasion di heresia"; si era quindi rifugiato a Portogruaro, dove divenne precettore dei figli di Marco Frattina; l'11 maggio 1568 venne arrestato e il giorno successivo comparve davanti ai capi del Consiglio dei dieci; consegnato all'Inquisizione, dopo sei mesi di detenzione e di indagini, il 30 ottobre, mentre veniva condotto dalle carceri al tribunale del S. Uffizio, venne liberato da quattro uomini armati e riuscì a fuggire. Le ricerche del fuggitivo, stimolate da una grossa taglia, si rivelarono inutili.

Caratteristicamente, nella Mystica... interpretatio il B. attribuì la sua conversione a improvvisa illuminazione divina: una, domenica, rientrato a casa dopo il pomeriggio trascorso con gli amici, legge Aggeo e ne rimane scosso; una voce gli rimprovera i suoi desideri di agi e di ricchezze; commozione e spavento lo spingono alla determinazione di darsi all'attività religiosa. Il racconto è un tardo travestimento in chiave visionaria d'un processo che in realtà, dalle sia pur poche testimonianze a disposizione, si intravede ben più lungo e lento, a cominciare dalla determinazione di abbandonare il chiostro, testimoniata dal Giuliani. Le tracce di "evangelismo" che si incontrano nella seconda delle tre prefazioni della Paraphrasis lasciano intuire il carattere dei rapporti col Carnesecchi fin dal 1543-1544. Al Giuliani il B. aveva lodato molto le opere del riformatore di Strasburgo Martin Butzer, che aveva incontrato durante il soggiorno in Francia. Al Carnesecchi risultava non solo che "era infetto di opinioni heretiche", ma anche che aveva "composto un libro, che tratta di simili materie e e dalla testimonianza risulta chiaro che il Carnesecchi si riferiva agli anni tra il 1543 e il 1549. Per gli anni successivi furono accertati suoi rapporti e comunanza di idee con Ludovico Corte e con Andrea Pasqualigo, l'uno denunciato nell'aprile del 1567, l'altro fuggito a Ginevra. Negazione del sacramento dell'eucaristia e svalutazione del valore meritorio delle opere sono, per questo periodo, le sue dottrine più immediatamente riferibili alle correnti eterodosse d'Oltralpe. Ma caratteristica della sua posizione religiosa era, già in questi anni, la tendenza alla interpretazione profetica e visionaria degli eventi religiosi e politici: agli intimi confidava il suo presagio della fine imminente del Papato; ai capi del Consiglio dei dieci raccomandò, nell'interesse dello Stato, un'analisi attenta delle profezie che avrebbero trovato fra le sue carte sequestrate. Costante adesione esteriore alle pratiche del culto romano coprì, in questi anni, le sue reali posizioni religiose: dissimulazione di tipo indubbiamente nicodemitico che più tardi giustificherà teologicamente.

Il periodo dell'esilio è un trentennio circa di peregrinazioni per l'Europa: Svizzera, Inghilterra, Olanda, Germania. Nel 1568 il B. è a Basilea, dove si immatricola all'università sotto il rettorato di Simone Sulzer. Nell'anno 1573 si trova a Heidelberg e vi incontra un protettore influente, il nobile aquitano Jacques Ségur-Pardaillan, al cui seguito nel 1578 va in Inghilterra e in Olanda. Dopo un soggiorno a Dordrecht, nel 1579 si trasferisce a Leida, dove s'iscrive all'università. L'anno successivo, sempre a Leida, dà inizio alla pubblicazione di gran parte delle sue opere. Del 1580 è la pubblicazione delle sue interpretazioni profetiche della Genesi, dell'Apocalisse, del Levitico, del Cantico deiCantici, di Aggeo, di Zaccaria e di Malachia; del 1581 quella, in due libri, delle sue escogitazioni visionarie sul "secondo avvento" dedicate a Elisabetta d'Inghilterra. Le varie ristampe e traduzioni di almeno due di esse, le interpretazioni dell'Apocalisse e della Genesi, attestano la presa che le interpretazioni simbolico-allegoriche del B. ebbero nelle lotte politico-confessionali di quegli anni. Il trattatista gesuita Martino Del Rio informa che, già prima del 1580, alcuni scritti del B. circolavano manoscritti. L'opera che ebbe un maggior numero di edizioni, suscitò più vivaci contrasti e controversie e rese maggiormente movimentato l'esilio del B., è la Mystica et prophetica libri Geneseos interpretatio.

Il contenuto dell'opera è, in sintesi, il seguente. La storia dell'umanità è divisa in tre età, secondo lo schema di Gioacchino da Fiore, che è annoverato tra i profeti della seconda età, annunciatori della terza. Alla seconda età appartiene anche Lutero; ma con lui si apre anche la terza. La predicazione di Lutero e l'inizio della terza età hanno segnato un rafforzamento dell'Anticristo: dodici papi, da Alessandro VI al suécessore di Gregorio XIII (qui preconizzato), hanno soffocato la voce degli annunciatori del secondo avvento, a cominciare dal Savonarola. Ma ora il castigo degli empi e la vittoria del Vangelo sono vicini. A partire dalla predicazione di Lutero, vi sono stati quarant'anni di persecuzione e trentacinque anni di vittorie evangeliche. Il primo periodo della Riforma è stato contrassegnato dalla diffusione della dottrina della salvezza per la fede in Germania; ma questa dottrina non ha portato una vera distinzione dai papisti. Una vera distinzione tra credenti e non credenti è cominciata con la diffusione della Riforma in Francia. Col distacco dei Paesi Bassi dalla Chiesa romana e con la pratica calvinista della direzione della Chiesa per mezzo dei sinodi si ha l'inizio vero e proprio della nuova età: i sinodi hanno dato inizio al vero rinnovamento della Chiesa e precorrono quei concili particolari e generali che dovranno sancire l'unità religiosa e la vera "restitutio" della dottrina evangelica e della Chiesa apostolica. Ciò potrà compiersi allorché, ispirati e assistiti da Cristo, gli ugonotti dei Paesi Bassi e della Francia, uniti ai veri credenti della Germania, formeranno una lega capace di vincere "vi bellica" i papisti in Germania, in Spagna e in Italia. La vittoria sarà seguita da un primo concilio generale a Venezia, che sarà la sede del ristabilito regno di Cristo. In questo primo concilio generale verranno attuate le decisioni prese precedentemente in un concilio particolare "gallicano et belgico": sarà deciso un nuovo ordinamento ecclesiastico e politico e si deciderà la conquista a Cristo dell'Italia e della Germania meridionale; a questa conquista seguiranno la scomparsa del Papato e l'abolizione della legge imperiale. Un secondo concilio generale, sempre a Venezia, riunirà tutto il popolo cristiano attuando la riforma generale e instaurando la Gerusalemme celeste. Alla realizzata unità della cristianità dovrà seguire lo scontro col Turco, la conversione degli Ebrei e lo sterminio della discendenza di Carlo V. La serie di stragi che tutto ciò comporterà sarà il segno del compiersi della profezia, cioè la dilatazione della Chiesa e della cristianità fino a identificarsi con la società umana. Un ordinamento teocratico che assicurerà i mezzi della perfettibilità umana e della salvezza costituirà il "novus status mundi".

Il Del Rio dà notizia, anche a proposito di quest'opera (o almeno di parte di essa: "praefatio in Genesim"), di una circolazione manoscritta, anteriore alla stampa. Lo stesso B. informa che, durante il soggiorno a Dordrecht e poi a Leida, il suo protettore trascrisse e portò con sé in Francia gran parte dei suoi scritti. Il sinodo di La Rochelle (28 giugno 1581) parla di un'edizione della Mystica... interpretatio "imprimé en cette ville". Il De Thou informa che il diplomatico calvinista Ségur-Pardaillan durante uno dei suoi viaggi, entusiasmatosi delle profezie del B., intese in senso profetico-millenaristico la missione diplomatica affidatagli nel 1583 da Enrico di Navarra (tentativo di promuovere un concilio generale cristiano per un accordo tra calvinisti e iuterani e per un'alleanza volta a instaurare una "respublica Christiana"). Lo Spondano, che trascrive testualmente il De Thou, utilizza le notizie sui rapporti tra il SégurPardaillan e il B. allo scopo di discreditare l'intero programma di cui la missione del nobile aquitano era parte. In realtà, non sembra ci sia alcun nesso di dipendenza immediata della missione del Ségur-Pardaillan dalle escogitazioni profetiche del B. che, nonostante abbiano potuto entusiasmare il diplomatico francese, esprimevano attese e speranze più ampiamente sentite e diffuse: attese d'un nuovo concilio, utopia universalistica di una "respublica Christiana".

Fino al 1585, almeno, il B. continuò a risiedere a Leida. Intanto la diffusione in Francia della Mystica... interpretatio e forse di altri scritti, a opera del Ségur-Pardaillan, suscitava confutazioni e condanne. Nel giugno del 1581 l'opera fu condannata dal sinodo di La Rochelle come "rempli de profanations de l'Ecriture Sainte, d'impieté et d'erreurs très pernicieuses et principalement en matière de revelations et de propheties". L'anno successivo una confutazione del teologo calvinista Lambert Daneau indusse il B. a sconfessare alcune delle sue profezie. Nella ritrattazione poté in parte giustificarsi affermando che gli scritti diffusi in Francia erano stati pubblicati contro la sua volontà. Confutazioni e condanne della Mystica... interpretatio lo indussero a modificarla in più parti nelle edizioni successive, ma non misero in pericolo la sua permanenza a Leida. La stessa condanna del sinodo di La Rochelle aveva suscitato proteste, tanto che il sinodo di Vitré di due anni dopo (15 maggio 1583). pur confermando la condanna, ne mitigò i termini decidendo di sottoporre a una commissione di teologi una lista degli errori più gravi. La confutazione del Daneau era stata violentissima, ma non mancavano i teologi disposti a sostenere che il B. non si era allontanato "dalla purezza della dottrina evangelica e dall'analogia della fede": secondo il giudizio moderato di questi teologi, l'errore del B. consisteva nell'essersi allontanato dall'interpretazione letterale della Scrittura per seguire un'interpretazione mistica. Del resto il "millenarismo mitigato" del B. non destava eccessive preoccupazioni nelle cerchie ecclesiastiche: tutte le sue profezie annunciavano vittorie ugonotte, né formalmente il B. si poneva al di fuori dell'ortodossia calvinista; nella Mystica... interpretatio era esplicito il rifiuto dell'anabattismo e dell'antitrinitarismo; le sue tendenze spiritualistiche non assumevano forme visibilmente radicali. Nel 1582 usciva a Londra, in traduzione inglese, l'Interpretatio... Apocalipseos (The Revelation of S. John reveled or a Paraphrase opening by conference of time and place such things as are both necessary and profitable for the time present..., London, Tomas Marshe, 1582). La traduzione era opera di James Sandford, già traduttore di Agrippa di Nittesheim, ed era dedicata a Robert Dudley, conte di Leicester, che avversava ogni politica di alleanza con la Spagna e al quale si attribuiva in quegli anni l'aspirazione a divenire principe delle province protestanti dei Paesi Bassi. Nel 1585 il B. si trasferì a Brema, dove curò una ristampa della Mystica... interpretatio. Pochissime sono le notizie sugli ultimi anni. Da Brema si trasferì certamente a Norimberga, dove dal 1591 viveva, vecchio e povero, accolto dagli amici di Gioacchino Camerario, ai quali nel 1594 lo raccomandava il diplomatico francese Jacques Bongars. Non si conosce l'anno della morte.

Opere edite: In tres libros Aristotelis de arte rethorica paraphrasis, Parisiis, Dupuis, 1549 (ibid., Cavellot, 1558); Partitiones oratoriae quibus rethorica omnia Aristotelis praecepta breviter et dilucide explicantur, Venetiis, apud Ioannem Andream Valvassorem cogn. Guadagnino, 1558; Interpretatio et paraphrasis libri Apocalipseos, Lugduni Batavorum 1580 (ibid. 1610); Mystica et prophetica libri Geneseos interpretatio, Lugduni Batavorum 1580 (ibid. 1584; Bremae, per T. Gheichstein, 1585; ibid., apud A. Smestnannum, 1593); De antibaptismo iurantium in papam et ecclesiam Romanam deque eorum idolo zeli, Lugduni Batavorum 1580; Mystica et prophetica interpretatio Levitici,Cantici Canticorum,Haggaei,Zachariae et Malachiae, Lugduni Batavorum 1580; Libri duo: alter ad Christianos de prophetia quae nunc compleatur in his quae sunt secundi adventus Domini,alter ad Hobraeos de primo et secundo eiusdern adventu, Lugduni Batavorum, ex officina C. Silvii, 1581.

Nel fondo Borgarsiano della Burgerbibliothek di Berna si conservano le seguenti opere inedite: Tractatus theologicus (B. 35, mutilo); Commenta in Prophetas et alia Veteris Testamenti scripta (C. 504); De prophetia quae sibi visa est inesse in libris evangelicis et apostolicis animadversiones (C. 526); De coena Domini libri V (B. 540); Commentum in Psalmos (B. 530); Commentum in epistolas apostolorum (B. 571); Expositio latina libri Iobi uti vidit in inquisitione Venetiis,cum versione latina libri Iobi (B. 669); De certitudine prophetiae quae nunc compleatur liber alter (B. 670).

Fonti e Bibl.: Arch. di Stato di Venezia, Sant'Ufficio dell'Inquisizione, busta 18 (estratto del processo Carnesecchi), busta 25 (processo di Isabella Frattina); I. A. De Thou, Historiae sui temporis, II, Francofurti 1625, p. 500; J. Bongars, Lettres latines traduites en français, Paris 1694, pp. 129, 335; M. Del Rio, Disquisitiones magicae, II, Venetiis 1746, p. 476; Die Matrikel der Universitdt Basel, a cura di H. G. Wackernagel, II, Basel 1956, p. 186; Nunziature di Venezia, III, a cura di A. Stella, Roma 1963, pp. 451, 453, 455, 457-460; Annalium Caesaris Baronis continuatio ab anno MCXCVII ad finem MDCXVII per Hericum Spondanum, II, Lutetiae Parisiorum 1647, p. 809; I. Aymon, Tous les synodes nationaux des églises reformées de France, Le Haye 1710, I, pp. 151-171; P. Bayle, Dictionnaire historique et critique, I, Rotterdam 1720, pp. 663-665 (ancora fondamentale); G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, II, 4, Brescia 1763, pp. 2121 s.; O. De Rossi, Scrittori piemontesi,savoiardi,nizzardi..., Torino 1790, p. 154; Album studiosorum academiae Lugduni Batavae, L'Aia 1875, p. 5; D. Cantimori, Visioni e speranze di un ugonotto italiano, in Riv. stor. ital., LXII (1950), pp. 199-217; G. Busino, Italiani all'univ. di Basilea dal 1540 al 1601, in Bibliothèque d'Humanisme et Renaissance, XX (1958), p. 507; A. Stella, Tradizione razionalistica patavina e radicalismo spiritualistico nel XVI secolo, in Ann. della Scuola normale superiore di Pisa. Lettere,storia e filosofia, s. 2, s. 2, XXXVII (1968), pp. 23-25.

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