FERRARI, Iacopo (Giacomo) Gotifredo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 46 (1996)

di Alessandra Di Marco

FERRARI, Iacopo (Giacomo) Gotifredo. - Nacque a Rovereto (Trento) da Francesco e Maddalena Raisevitz, e fu battezzato il 2 apr. 1763. La sua famiglia si occupava di commercio della seta e il F. fu iniziato all'attività familiare. Manifestò, però, ben presto, buone doti musicali e, dopo aver appreso i primi rudimenti di flauto, violino e contrabbasso incoraggiato dalla madre, fu inviato a Verona per studiarvi pianoforte e canto. Nel convento benedettino di Marienberg a Merano, dove suo padre lo aveva mandato per perfezionare il tedesco, il F. prese poi lezioni di clavicembalo da M. Stoecher.

Nel 1784, per contribuire all'attività commerciale della famiglia, tornò a Rovereto, ove, nello stesso anno, fu inaugurato il teatro con l'opera di D. Cimarosa Giannina e Bernardone e il F. si offrì come maestro ripassatore di spartiti della cantante Caterina Casalis.

Morto il padre nel 1784, accompagnò il principe Venceslao di Lichtenstein prima a Roma e quindi a Napoli, dove iniziò gli studi di contrappunto con G. Latilla e di composizione con G. Paisiello, a cui spesso si sostituirà come maestro al cembalo. Ottimo esecutore, si esibì nei salotti napoletani, come quelli di lady Hamilton e di Celeste Coltellini, eseguendo musiche di W. A. Mozart, F. J. Haydn, I. J. Pleyel, allora sconosciute a Napoli. Qui compose la sua prima opera, Le pescatrici, su libretto di C. Goldoni, che però non fu mai rappresentata.

Trasferitosi a Parigi nel 1785, grazie all'aiuto di Jeanne-Louise Campan, segretaria della regina, il F. ebbe la protezione di Maria Antonietta, di cui divenne anche accompagnatore al cembalo. Nella capitale francese fu iniziato frattanto alla nuova scuola pianistica che si andava affermando e conobbe tra gli altri J. L. Dussek, D. G. Steibelt e J. B. Cramer, da cui prese anche lezioni. Sempre a Parigi incontrò G. B. Viotti, N. A. Zingarelli e L. Cherubini; la sua fama di valente didatta si diffuse rapidamente e il F. divenne uno dei più richiesti maestri di canto delle famiglie aristocratiche.

Dal 1788 al 1791 fu maestro al cembalo del théitre de Montansier, dove venne scritturato anche per comporre melodrammi e pasticci in cui venivano utilizzate musiche di vari autori. Il 5 giugno 1789 partecipò alla rappresentazione del pasticcio La villanella rapita di F. Bianchi, in cui collaborò con P. A. Guglielmi, G. Paisiello e J.-P. Martini. In questo lavoro recuperò come finale del primo atto il terzetto "Mandina amabile", composto da Mozart nel 1785 (K. 480) e che, secondo G. de Saint-Foix, fu il primo pezzo teatrale mozartiano a essere eseguito sulle scene parigine.

Per il théâtre de Montansier il F. scrisse in collaborazione con B. Mengozzi, su libretto di F. d'Eglantine, Isabelle de Salisbury e l'opera comica Les événements imprévus, su libretto di T. d'Hèle. Al periodo parigino appartiene anche il pasticcio Le nozze di Dorina di G. Sarti (1789).

La produzione strumentale cameristica di questo periodo si realizza con un singolare equilibrio stilistico, come estrema propaggine dello stile galante e salottiero, anche se approfondito dallo studio dei classici viennesi e di Mozart in particolare. Nelle composizioni per pianoforte è inoltre da rilevare il fatto che esse si adeguano all'evoluzione raggiunta dallo strumento e alla nuova tecnica per tastiera.

Nell'estate del 1790 il F. soggiornò a Bruxelles, nel 1791 era di nuovo a Parigi e nel 1792 si stabilì a Londra. dove conobbe F. J. Haydn, che lo introdusse, come maestro al cembalo, al teatro Haymarket. A Londra il F. entrò in ambienti aristocratici londinesi e fu insegnante anche della principessa di Galles.

Della sua attività didattica sono testimonianza i due volumi pubblicati a Londra nel 1818: A treatise on Italian singing, elucidated by rules, observations and examples (tradotto in italiano con il titolo Metodo pratico di canto e pubblicato a Londra nel 1827), che espone il modo di formare, migliorare la voce, l'intonazione e l'articolazione; lo Studio di musica pratica e teorica, pubblicato sempre a Londra intorno al 1830. In questi saggi il F. esprime un ideale vocale per certi versi controcorrente, alieno da eccessi virtuosistici e capace di instaurare un rapporto significativo tra parola e musica.

A Londra, per il teatro Haymarket, scrisse musiche per il pasticcio Ilburbero di buon cuore, di V. Martin y Soler (1796), e l'intermezzo I due svizzeri, che andò in scena al teatro Haymarket il 14 maggio 1799 con grande successo: fu l'opera più diffusa dei F. (secondo il Manferrari, venne rappresentata a Vienna, al teatro di corte, nella stagione 1798-99). Segui, sempre al teatro Haymarket, il 16 marzo 1802, l'opera seria IlRinaldo d'Asti, libretto di G. Carpani che ebbe tre sole repliche. Nell'abbondante produzione londinese figurano anche i balletti Borea e Zeffiro, del i 805, e La dama di spirito a Napoli, che andò in scena il 13 febbr. 1809.

Il 28 febbr. 1804 il F. aveva sposato la pianista scozzese Victoire Henry, da cui ebbe due figli. Dal 1809 al 1812 gravissimi problemi agli occhi lo costrinsero a sospendere l'insegnamento. L'8 apr. 1813 andò in scena, sempre al teatro Haymarket, l'opera L'eroina di Raab che, scritta per Angelica Catalani, fu accolta con grandi consensi.

Nel 1815 il F. fece un lungo viaggio in Italia con Thomas Broadwood, allo scopo di avviare un'attività commerciale non meglio precisata. L'anno successivo riprese l'insegnamento e l'8 maggio 1817 venne rappresentato a Londra il suo ultimo lavoro teatrale, l'opera comica Lo sbaglio fortunato. Dal 1823 al 1827 risiedette ad Edimburgo, dove si affermò come maestro di canto; nel 1828 si trasferì nuovamente a Londra. Qui raccolse due volumi di Aneddoti piacevoli ed interessanti, dedicati a Giorgio IV, pubblicati nel 1830 e ripubblicati a Palermo nel 1923.

Questa sorta di autobiografia è ricca di indicazioni storiche, non sempre esatte ma comunque utili, su Paisiello ed il tardo Settecento napoletano, sull'ammirato Mozart, su Rossini, di cui il F. avvertì il genio e perfino su Beethoven, che destò in lui numerose perplessità.

Morì a Londra il 2 dic. 1842.

Particolarmente copiosa fu la sua produzione strumentale che comprende sonate per violino e pianoforte e per strumenti vari e pianoforte, 2 concerti per pianoforte e orchestra (op. 41 e op. 45), trii, sonate per clavicembalo, variazioni, marce, pezzi caratteristici per pianoforte. Compose inoltre numerose ariette, canoni a due e tre voci e pianoforte, romanze, notturni, songs per una voce e pianoforte conservati in biblioteche italiane e straniere. Per un elenco completo delle opere si rimanda al catalogo generale pubblicato in A. Carlini-C. Lunelli.

Fu autore di una Messa... composta per la cappella di Bruxelles, a 4 voci e strumenti (Vienna, Oesterreichische Nationalbibliothek, ms. 16547). Di un certo interesse, anche se legata, come le composizioni di carattere strumentale, alla moda del tempo, è la produzione vocale comprendente circa ottanta tra arie, ariette, romanze, romanze francesi, duettini e due cantate, rispettivamente su testi di Pindaro e di Petrarca. Una raccolta di sei arie italiane fu dedicata alla celebre cantante Angelica Catalani, mentre trenta canoni a tre voci, genere ormai abbandonato dai contemporanei, furono dedicati nel 1821 a Giorgio IV d'Inghilterra (conservati in manoscritto nella British Library di Londra, nella Gesellschaft der Musikfreunde di Vienna e nella Bibliothèque nationale di Parigi).

Musicista fu anche il figlio Adolfo Angelico Gotifredo, nato a Londra nel 1807. Le notizie sulla sua vita sono assai scarse: sappiamo che compì studi di medicina a cui affiancò, sull'esempio paterno, una approfondita formazione musicale. Studiò pianoforte e canto con A. Crivelli e insegnò canto alla Royal Academy of Music di Londra. Sposò la cantante Johanna Thompson, da cui ebbe una figlia, Sofia, ella pure cantante. Morì a Londra nel 1870.

Bibl.: E. Zaniboni, J. G. F. musicista e viaggiatore, Trento, 1907; D. G. Fino, G. G. F. e le sue memorie, in Mozart a Rovereto, Rovereto 1931, pp. 27-33; G. de Saint-Foix, A musical traveller, in Musical Quarterly, XXV (1939), pp. 455 ss.; W. C. Smith, The Italian opera and contemporary ballet in London 1789-1820, London 1955, pp. 53, 57, 69, 89, 104, 120, 145; S. Martinotti, La Villanella di Bianchi rapita da F., in Chigiana XXXII (1975), pp. 199-215; A. Petrolli, La Villanella rapita di F. e C., in I quattro vicariati e le zone limitrofe, Milano 1978, pp. 56 ss.; C. Lunelli, Ottocento musicale nel Trentino, Trento 1985, pp. 106 s., 186, 206-211, 241; F.-J. Fétis, Biogr. univ. des musiciens, III, pp. 213 ss.; U. Manferrari, Diz. univ. delle opere melodrammatiche, I, p. 375; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, p. 535; R. Eitner, Quellen Lexikon der Musiker, III, p. 425; Encicl. dello spett., V, coll. 128 ss.; The New Grove Dict. of music and musicians, VI p. 493; Diz. enc. univ. della musica e dei musicisti, Le biografie, II, pp. 740 s.; Die Musik in Gesch. und Gegenwart, IV, coll. 75 ss.; A. Carlini-C. Lunelli, Diz. dei musicisti nel Trentino, Trento 1992, pp. 139-148.

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