ARCAMONE, Ignazio

ARCAMONE, Ignazio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 3 (1961)
di Alberto Merola

ARCAMONE, Ignazio. - Nacque nel 1614 o 1615 a Bari (il Sommervogel è incerto se il luogo di origine sia Napoli o Bari; ma gli elenchi dei gesuiti compilati a Napoli eliminano questo dubbio ed assicurano la sua origine barese). Entrò tra i gesuiti a Napoli il 21 o 22 ag. 1631, compì nel collegio di Massa Lubrense gli studi letterari e iniziò al Collegio Massimo napoletano quelli di filosofia e teologia, intercalandoli con alcuni anni di magistero a Barletta ed a Lecce. Si conservano varie sue lettere ai generali della Compagnia nelle quali l'A. esprime la sua ardente aspirazione, fin dagli anni del noviziato, a recarsi nelle missioni delle Indie Orientali, ove era morto martire il missionario napoletano Girolamo De Angelis. In una di queste lettere l'A. prega il p. Vitelleschi di soddisfare i suoi voti, anche in riparazione di un grave scandalo dato a Bari - ed è una conferma di quale fosse la sua città natale - da un Ferrante Arcamone, che doveva essere suo stretto congiunto. L'argomento dovette avere il suo peso se, con la lettera del 3 ott. 1643, egli ringraziava il generale della grazia concessagli; nel 1644 partì da Napoli e nel 1645 era presente nel collegio di Goa.

Straordinariamente dotato nell'apprendirnento delle lingue (in una delle lettere citate diceva che gli erano bastati venti giorni per imparare l'ebraico), l'A., dopo aver terminato gli studi teologici nel collegio di Goa, venne destinato all'attività missionaria tra le popolazioni del nord dell'India, di cui rapidamente apprese gli idiomi: sicché in una relazione inviata a Roma nel 1647 si diceva che era già in grado di confessare e predicare in quei dialetti "con muita sufficiencia", aggiungendosi che conosceva "tam ben otras lingoas". Il 31 luglio 1651 venne promosso alla professione solenne di quattro voti.

Della sua attività missionaria, per intensa e rilevante che essa fosse, come spesso accade in tali casi, non restano notizie precise e individuali, e quindi, se pure tutte le fonti ci presentano l'A. come un perfetto apostolo, pochi sono i documenti che danno luce sulla sua opera. Sappiamo dal Sotwell che "complures expeditiones sacras in ea Provincia [l'India] obivit"; che per più di venti anni attese con risultati eccellenti all'evangelizzazione della regione delle Salsette, percorrendola in qualità di vicario e di curato; che diresse poi lo scolasticato del collegio di S. Paolo in Goa e che fu infine, dal 1679 in poi, rettore a Rachol, dove trascorse gli ultimi anni e dove morì il 30 apr. 1683.

Il da Cunha Rivara, autore di un notevole Ensayo histórico da lengua concaní  (Gôa 1857), tace affatto del grande contributo dato dall'A. in questo campo. Lo Streit registra, e il Saldanha cita, una sua grande opera rimasta inedita nella Biblioteca nazionale di Lisbona (ms. L. I - 16) dal titolo Ianua Indica, sive pro Concanica et Decanica lingua manuale Indias ingressuris peropportunum, Indiae candidatis Sociis dedicatum, che comprende la grammatica, il vocabolario latino-concanico, un discorso sul dialetto concany e uno sui caratteri contany e decany. La Biblioteca nazionale Vittorio Emanuele di Roma (Fondo gesuitico MS. 3282) possiede dell'A. un De Salsetana peninsula commentarius, con dedica al padre generale Gian Paolo Oliva, datato il 10 ott. 1664. L'A. pubblicò alcuni scritti apologetici in lingua concanica, ricordati dai bibliografi della Compagnia di Gesù, a cominciare dal Sotwell che scriveva mentre l'A. era.ancora in vita. Ma tali scritti sono da ritenersi scomparsi, o divenuti rarissimi, dato che i filologi moderni non ne fanno menzione. Il Sotwell cita le Conciones pro festis in solemnitatibus totius anni, Racholii, typ. Collegii S. I., 1668; altri ricordano le Explicationes et assumpta in Evangeliis dominicalibus, opus concanice compositumn..., Racholii 1667, e Purgatorii commentarii concanice..., s. I. [ma Racholii] 1663.

Un orientalista del '700, il carmelitano Paolino di San Bartolomeo, menziona un "Ignatiuni Archamoni", primo incisore dei caratteri tamulici da stampa nel 1669, e lo dice cindigenam malabarensems operante sotto l'influsso dei gesuiti. Questa coincidenza di nomi e di dati lascia alquanto perplessi, tanto più che F. Sacchini nella Historia Societatis Iesu, IV, Romae 1652, p. 150, afferma che la stampa in caratteri tamulici è di data assai anteriore, così come è stato anche provato da studi recenti di orientalisti gesuiti, come lo Schurhammer e il Cottrell.

Bibl.: N. Sotvellus, Bibliotheca, Scriptorum Societatis Iesu, Romae 1676,p. 392; C. Minieri Riccio, Notizie biogr. e bibliogr. degli scrittori napoletani fioriti nel sec. XVII, I, Milano-Napoli 1875, p. 57; Ch. Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, I, Paris-Bruxelles 1890, col 513; R. Streit, Bibliotheca Missionum, V, Aachen 1929, p. 213;M. Saldanha, Historia de gramatica concani, in Bulletin ol the School of oriental Studies, III (1936), pp.. 45-60, 190-205; Id., Doutrina christâ em lingua concani por Tomas Estévâo S. L, Lisboa 1945, passim.

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