CRIVELLI, Ignazio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 31 (1985)

di Marta Pieroni Francini

CRIVELLI, Ignazio. - Nato a Cremona dal conte Giuseppe Angelo e da Francesca Maria Ferrari il 30 sett. 1698. compì gli studi nel Seminario romano e frequentò poi a Roma l'Accademia dei nobili ecclesiastici, laureandosi in utroque iure alla Sapienza il 5 apr. 1726. Protonotario apostolico nello stesso anno, venne inviato due anni dopo come vicelegato a Ferrara, dove in pratica sostitui il cardinale legato Tommaso Ruffo impedito da malattia. Tornò a Roma alla fine del 1730, dopo che il cardinale Ruffo si fu rimesso, per esercitarvi il nuovo incarico di ponente della Sacra Consulta. Ordinato sacerdote il 30 ag. 1739, il 30 settembre fu nominato arcivescovo titolare di Cesarea e il 5 ottobre venne designato nunzio apostolico a Colonia.

La missione del C. a Colonia cominciò sotto cattivi auspici a causa dello stato di tensione esistente tra il magistrato della città e la S. Sede in conseguenza di un conflitto aperto dal predecessore F. Serbelloni per la mancata presentazione del rituale breve del pontefice. Nemmeno il C. era latore delle credenziali, poiché Roma sosteneva che alla città non competeva simile privilegio. La controversia costrinse il nunzio a rimandare l'ingresso in Colonia di alcuni mesi: e poiché la città rivendicava il proprio ruolo di città libera e sovrana, il C. fu costretto a soggiornare in forma privata in un convento di benedettini. là da qui che egli inviò a Roma, tramite il nunzio di Venezia, i suoi primi dispacci (il primo è del 13 marzo 1740).

Questi si diffondono dettagliatamente sulla situazione politico-militare determinata dalla guerra di successione austriaca. L'elezione imperiale di Carlo VII (gennaio 1742) e la sua permanenza a Bonn ponevano il nunzio a Colonia nel miglior punto di osservazione. In una lettera al segretario di Stato, anzi, il C. proponeva, senza successo, nel febbraio 1742 la propria candidatura come "nuovo nunzio dell'Imperatore", mostrandosi preoccupato per certe voci che preannunciavano la nomina di monsignor F. Serbelloni, allora nunzio in Polonia. Tra l'altro il C. lamentava la debolezza dei proprio ruolo e chiedeva maggiore appoggio da Roma per poter imporre l'autorità della nunziatura, giacché le diocesi di Magonza e Treviri rifiutavano di riconoscere la sua giurisdizione. L'attenzione del C. era richiamata anche dall'attività dei protestanti e dei giansenisti: frequente era da parte sua l'invio a Roma di notizie e stampati provenienti dalla fiera del libro di Francoforte e da Utrecht.

Da Colonia il C. passò, nella primavera del 1744, alla nunziatura di Bruxelles, con il conseguente incarico di superiore della missione d'Olanda.

Le questioni più immediate che il C. si trovò ad affrontare nel nuovo incarico erano legate al conflitto giansenista e alle complicazioni provocate dalle iniziative, non autorizzate dalla S. Sede, dell'inquieto ex cappuccino padre Norberto.

Dall'autunno del 1747 questi, giunto poco prima in Olanda, tentò un'opera di mediazione tra la Chiesa di Utrecht e quella di Roma senza alcuna autorizzazione della S. Sede, godendo soltanto della protezione del cardinale Neri Corsini. Padre Norberto prospettò ai giansenisti la possibilità di una conciliazione con Roma sulla base della semplice sottoscrizione della professione di fede di Pio IV o del formulario di Alessandro VII. Al contrario Benedetto XIV puntualizzò che era necessaria l'"accettazione pure et simpliciter della bolla Unigenitus", avvertendo il C. che padre Norberto non era "istromento abile per questo affare". Ligio alle direttive papali il C. operò con energia, ordinando infine all'ex cappuccino nell'estate 1747 di lasciare il più presto possibile la missione olandese.

Già dopo il primo periodo di permanenza a Bruxelles, il C. si lamentò con la segreteria di Stato dicendosi "stordito, malinconico e solitario". In effetti egli considerava questa seconda nunziatura come una sede disagiata, sia dal punto di vista economico sia a causa della guerra. Ciò lo spinse a muovere amici e protettori residenti a Roma nell'intento di ottenere "una nunziatura regia", che dichiarava di preferire perfino al pur prestigioso governatorato di Roma quando il cardinale Corsini gli fece balenare la possibilità di ottenere tale incarico. Dovette tuttavia aspettare fino al 17 dic. 1753 prima di ottenere la nomina alla nunziatura di Vienna.

Questo trasferimento appagava la sua lunga attesa anche se egli arrivò nella sede imperiale, nel giugno 1754, in una fase tutt'altro che tranquilla sia da un punto di vista politico sia da quello dei rapporti tra lo Stato e la Chiesa. Egli non tardò a rendersi conto delle difficoltà che gli stessi sovrani Francesco e Maria Teresa erano costretti a fronteggiare.

Scrivendo al segretario di Stato alla fine del 1755, egli ammoniva "non esser tempo favorevole per chieder riparo con forti rappresentanze" e suggeriva che "conviene piuttosto dissimulare e attendere tempi e disposizioni più felici" (Arch. Segr. Vat., Germania, 369, f.612). E ai passi ufficiali preferì in genere interventi ufficiosi, improntati alla massima cautela, per non urtare la suscettibilità del governo imperiale. Quando, ad esempio, egli apprese che nel seminario di Tournai era stata sostenuta una tesi a favore della bolla Unigenitus, il C. avvertì Roma della propria intenzione di parlare col confessore di Maria Teresa "per concertare li passi che si credessero più confacenti sia al bene della religione che alla pubblica tranquillità di quella provincia" (ibid., f. 557). Allo stesso modo agì quando si trattò di contrastare una ristampa delle opere del Giannone a Ulma. Con pari prudenza si mosse nelle vicende che riguardavano i rapporti coi protestanti, anche se più volte da Roma lo si esortò ad assumere posizioni più decise. Al contrario egli non esitò a irrigidirsi quando le prerogative del suo ufficio vennero in qualche modo insidiate, come quando, in una circostanza, l'arcivescovo di Vienna C. A. Migazzi non rispettò i poteri di giurisdizione riservati alla nunziatura.

Il 24 sett. 1759 Clemente XIII lo creò cardinale. L'incarico di recare a Vienna il breve papale e la berretta cardinalizia fu affidato, in segno di deferenza, al suo giovane nipote Carlo, che stava muovendo i primi passi nella carriera di Curia. Nel luglio del 1760 il C. lasciò Vienna e, dopo una sosta a Milano, rientrò a Roma. Qui ebbe il titolo presbiteriale di S. Bernardo alle Terme (17 ag. 1761) e fu nominato membro delle congregazioni di Propaganda Fide, della Sacra Consulta, dell'Immunità ecclesiastica e infine di quella delle Acque.

Nell'agosto 1761 fu inviato a Ravenna con la carica di legato apostolico per la Romagna, ufficio che tenne anche nel periodo della gravissima carestia del 1763-64.

Il C. cercò di alleviare la difficile situazione in cui venne a trovarsi tutto lo Stato della Chiesa assicurando l'invio a Roma di cereali e amministrando l'ammasso obbligatorio dei grani esteso indiscriminatamente a tutti, senza privilegi. La carestia fu tale che la produzione della Romagna non fu sufficiente a soddisfare la pressante richiesta e il legato, nel 1764, chiese al conte di Firmian la cessione di "grani di sopravanzo" e di segale dal Mantovano e dal Cremonese (Arch. di Stato di Milano, Autografi 26, ins. 116).

Il 30 apr. 1767, cessato l'incarico di legato, il C. lasciò Ravenna e si ritirò a Milano. Alcune settimane prima Maria Teresa l'aveva nominato protettore del collegio Ghislieri di Pavia ed egli aveva delegato a tale incarico l'economo regio Michele Daverio. Il C. morì a Milano il 28 febbr. 1768 (come testimoniano le fonti citate in Hierarchia cath.: la lapide commemorativa nella chiesa ove fu sepolto dà come data di morte il 7 marzo) e venne sepolto nella chiesa milanese di S. Maria alla Porta.

Fonti e Bibl.: Arch. Segr. Vaticano, Proc. Dat. 116, ff. 119-122; Ibid., Proc. Conc. 125. ff. 157-162; Ibid., Ferrara 150-151; Ibid., Colonia 133-136A, 247; Ibid., Arch. Nunz. Colonia 10, 21; Ibid., Fiandra 135D-135R, 153B, 200; Ibid., Vienna 50, 52, 82, 171, 197B; Ibid., Germania 369-377, 624A, 625-634; Ibid., Principi 230, ff. 1-65; Ibid., Cardinali 161, f. 58; Ibid., Romagna 84-86; Bibl. Apost. Vaticana, Ottob. Lat. 3187, f. 268; Arch. di Stato di Milano, Autografi 26, ins. 116; Roma, Bibl. dell'Acc. naz. dei Lincei e Corsiniana, Cod. Cors. 2116, Lettere originali del nunzio I. C. al card. N. Corsini: Fiandra, ff. 35-62, 75-78; ibid., Vienna, ff. 63-64; Notizie per l'anno 1760, p. 103; 1769, p. 142; Novelle letter. (Firenze), 1763, col., 228; 1765, col. 643; 1767, col., 797; C. Spreti, Memorie intorno i domini e i governi della città di Ravenna, Faenza 1822, pp. 55, 80; C. Wolfsgruber, Christoph Anton Kardinal Migazzi, Sauglau 1890, pp. 99, 166 n., 292, 385; S. Bernicoli, Governi di Ravenna e di Romagna...., Ravenna 1898, p. 92; M. C. Fischer -Reichenbach, Urbain III et Barberousse et les trois cardinaux Crivelli, Berne 1940, pp. 77-79; E. Dammig, Il movim. giansenista a Roma nella seconda metà del sec. XVIII, Città del Vaticano 1945, pp. 255 s., 363 s.; L. von Pastor. Storia dei papi, Roma 1953, XVI. 1, pp. 215-218, 349-354 1021-1025; W. Wagner, Die Bestände des Archivio della Nunziatura Vienna bis 1792, Graz-Köln 1959, ad nomen; Le lettere di Benedetto XIV al card. de Tencin, a cura di E. Morelli, Roma 1955-1965, I, pp. 233, 239, 241; II, pp. 90 s.; L. E. Halkin, Les Archives des nonciatures, in Bull. de l'Inst. hist. belge de Rome, XXXIII(1961), pp. 675 s., 689; A. Ellemunter, Antonio Eugenio Visconti und die Anfänge des Josephinismus, Graz-Köln 1963, p. 152; J. Roegiers, Quelques pièces ègarées des archives de la Nonciature de Flandre, in Bull. de l'Inst. hist. belge de Rome, XLIII (1973), pp. 565-573; Der Schriftverkehr zwischen dem Päpstlichen Staatssekretariat und dem Nuntius am Kaiserhof-A. E. Visconti (1767-1774), Wien-Köln-Graz 1970. ad Indicem; G. Moroni, Diz. di erudiz. storico-eccles., XVIII, p. 222; Dict. d'Hist. et de Géogr. Ecclés., XIII. col. 1041; V. Spreti, Enc. stor.-nobiliare italiana, App. I, p. 672; R. Ritzler-P. Sefrin, Hierarchia catholica medii et recentioris aevi, VI, Patavii 1958, p. 137.

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