JACOMETTI, Ignazio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 62 (2004)

di Simona Sclocchi

JACOMETTI, Ignazio. - Nacque a Roma da Antonio e da Anna Maria Lang il 16 genn. 1819.

Terzogenito di cinque fra fratelli e sorelle, proveniva da un'antica famiglia romana, legata agli Orsini, con proprietà terriere ad Anguillara, Bracciano, Trevignano e Ronciglione.

Formatosi come scultore nell'ambiente del neoclassicismo postcanoviano, le notizie sulla sua vita si desumono per lo più da una biografia pubblicata dopo la sua morte dal figlio Francesco, secondo dei nove avuti dalla moglie Camilla Jacometti, sua lontana parente, che aveva sposato all'età di 21 anni.

I genitori lo avrebbero voluto avvocato ma, nel 1835, lo J. abbandonò il collegio Nazareno - ov'era entrato fin dal 1828 - per coltivare la passione del disegno presso l'Accademia di S. Luca, dove avvenne la sua formazione e dove dal 1861 ebbe luogo la sua attività didattica presso la cattedra di scultura del nudo.

Dal 1855 fu accademico residente presso l'Accademia di S. Luca, poi nel 1861 consigliere dell'istituto e segretario del consiglio accademico fino al 1863. Nel 1879 venne eletto presidente ma la sua carica durò soltanto un anno.

Dal 1850 ebbe lo studio in piazza Barberini sotto la propria abitazione e fu qui che scolpì il Bacio di Giuda, l'opera alla quale è principalmente legata la sua fama.

Il gruppo scultoreo non gli era stato commissionato ma l'artista, sollecitato da T. Minardi, che ne vide un bozzetto, decise di realizzarlo; quando Pio IX nell'agosto del 1852 visitò il suo studio decise di acquistare l'opera, per collocarla ai piedi della Scala Santa presso S. Giovanni in Laterano, dove fu trasportata il 6 dic. 1855. L'episodio viene raccontato da Moroni (1854) che sottolinea l'originalità dell'iconografia: "Pio IX commise all'egregio scultore Jacometti romano, l'esecuzione in marmo del gruppo rappresentante il Bacio di Giuda, nell'atto che questi lo imprime sulla fronte del Salvatore, episodio terribile che dicesi finora non espresso in marmo".

Il 5 marzo del 1854 il segretario di Stato cardinale G. Antonelli, su disposizione di Pio IX, gli commissionò un secondo gruppo, l'Ecce Homo, che nel 1857 andò ad affiancare il Bacio di Giuda presso la Scala Santa.

Pio IX gli commissionò inoltre la statua di Mosè realizzata nel 1857 per il monumento dell'Immacolata Concezione, eretto nel 1856 di fronte al palazzo di Propaganda Fide in piazza di Spagna. L'opera si trova, insieme con le statue di David, Ezechiele e Isaia, su uno dei quattro piedistalli alla base della colonna marmorea che sostiene l'insieme.

Nel giugno del 1857 lo J. realizzò il modello in gesso della Deposizione dalla Croce che non venne mai trasformato in marmo perché non trovò un committente in grado di sostenerne le spese.

Nella basilica di S. Paolo fuori le Mura sopra la trabeazione della porta centrale realizzò l'angelo di destra che sorregge l'imponente stemma marmoreo di Pio IX, opera di G. Meli, e una statua colossale di S. Pietro posta al lato dell'arco trionfale.

Scultore molto prolifico, sono numerose anche le opere che lo J. realizzò per committenti privati, soprattutto ritratti e monumenti sepolcrali. Nel 1854 scolpì il monumento funebre per il conte Luigi Pelagallo in S. Bartolomeo della Pietà a Fermo; a Roma nel 1862 realizzò il sepolcro per Luigi Lezzani nella chiesa di S. Girolam0 degli Schiavoni e, in S. Salvatore in Lauro, scolpì il bassorilievo della Madonna con quattro angeli per il monumento sepolcrale del cardinale Gaspare Bernardo Pianetti di Jesi, morto in quell'anno. Del 1863 è il sepolcro dell'abate Pigiani, che lo J. realizzò nella chiesa di S. Maria sopra Minerva, e del 1866 quello della contessa Piccolomini Moroni Mozzi nella stessa chiesa.

Nel 1869 lavorò al monumento commissionatogli da Pio IX per la piazza di S. Bartolomeo in Isola.

Nel 1870, nominato direttore delle Gallerie e dei Musei pontifici, carica che conservò vita natural durante, iniziò la compilazione dell'inventario del patrimonio artistico conservato nelle gallerie e nei musei vaticani e lateranensi. In quegli stessi anni Pio IX, che nutriva particolare affetto per lo J., lo nominò cavaliere e poi commendatore dell'Ordine di S. Gregorio, ma la fama dello J. declinò con la fine dello Stato pontificio.

Tra le ultime opere realizzate dallo J. si ricorda la statua di Pio IXorante, voluta da Leone XIII nella confessione della basilica di S. Maria Maggiore (1880) di fronte all'altare della cripta, una Madonna e quattro angeli nel monumento della Concezione a Santiago del Cile (Thieme - Becker) e il monumento della Concezione per Dublino che gli era stato commissionato nel 1881.

Lo J. morì a Roma il 22 apr. 1883.

Nel 1875 i modelli in gesso a grandezza naturale del Bacio di Giuda, dell'Ecce Homo e quelli della Deposizione dalla Croce e di un Angelo e Tobia erano stati trasferiti dallo studio di piazza Barberini, per essere sistemati nell'androne della sua abitazione in via della Consolazione. I gessi vi rimasero fino al 1939 quando si decise di far abbattere la casa per ristrutturare l'area ai piedi del Campidoglio. I modelli in gesso furono quindi trasportati nello scantinato della chiesa della collegiata di Anguillara e nel 1996 vennero trasferiti nel vicino oratorio della Disciplina.

Il 29 giugno 2002 si è tenuto un convegno sull'opera dello J. ad Anguillara dal titolo "Il neoclassicismo. Anguillara Sabazia e la riscoperta del genio di Ignazio Jacometti".

Un ritratto dello J. dipinto da F. Gai si conserva presso l'Accademia di S. Luca.

Fonti e Bibl.: A. Nibby, Itinerario di Roma e delle sue vicinanze, Roma 1861, pp. 171, 275; Vite dei romani illustri, F. Jacometti, Vita di I. J., Roma 1892; P.A. Corna, Diz. di storia dell'arte in Italia, Piacenza s.d. [ma 1915], p. 302; B. Bruni, La Pietà di I. J., in Il Messaggero, 31 marzo 1931; S. Vigezzi, La scultura italiana nell'Ottocento, Milano 1932, p. 59; A.M. Bessone Aurelj, Diz. degli scultori ed architetti italiani, Roma 1947, p. 290; E. Lavagnino, L'arte moderna…, Torino 1956, pp. 304 s., 657; L.E. Fanano, S. Salvatore in Lauro del Pio Sodalizio dei Piceni, Roma s.d. [ma 1960], p. 76; G. Incisa della Rocchetta, La collezione di ritratti dell'Acc. di S. Luca, Roma 1979, pp. 78, 221; A. Panzetta, Scultori italiani dell'Ottocento e del primo Novecento, Torino 1994, I, p. 158; V. Vicario, Gli scultori italiani dal neoclassicismo al liberty, I, Lodi 1994, p. 579; M. Cempanari - T. Amodei, Scala Santa e Sancta Sanctorum, Roma 1999, pp. 11, 13; G. M., I. J.: un patrimonio da recuperare dopo un lungo oblio, in La Voce del lago (Anguillara; anche consultabile in ed. digitale presso www.lavocedellago.it), n. 7, agosto-settembre 2002; G. Moroni, Diz. di erudizione storico-ecclesiastica, LXVII, p. 106; LXXIII, pp. 78, 104; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XVIII, p. 263. Si veda inoltre la brochure diffusa in vista del Restauro dei gessi di I. J., Anguillara Sabazia s.d. [ma 2000].

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