Illich, Ivan

Illich, Ivan

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Illichìlič›, Ivan. - Filosofo austriaco naturalizzato statunitense (Vienna 1926 - Brema 2002). Intellettuale tra i più radicali della seconda metà del 20° sec., ha esercitato il suo pensiero critico sulle forme istituzionali, economiche e ideologiche che caratterizzano la modernità, individuando nessi profondi tra i modelli di integrazione di matrice neocapitalista e i rapporti di dominazione e subalternità culturale che essi sottendono e impongono. Sacerdote cattolico a New York, tornato allo stato laicale per protesta contro la politica sociale della Chiesa, fondò a Cuernavaca (Messico) il Centro interculturale di documentazione, in cui operò una sostanziale revisione dei presupposti ideologici che informavano l'azione acculturatrice dei missionari operanti nei paesi in via di sviluppo. Pensatore a tutto campo, scrisse imprescindibili saggi sui temi più diversi: dalla critica ai modelli di scolarizzazione espressa in Deschooling society (1971; trad. it. 1972) a un sostanziale ripensamento del concetto di salute (Medical nemesis, 1975; trad. it. 1977), fino a una profonda disamina dei processi attraverso i quali la crescita industriale produce un nuovo modello di povertà (Toward a history of needs, 1978; trad. it. 1981).

VitaProveniente da una  famiglia ebrea di origine russo-dalmata, studiò  teologia e filosofia presso la Pontificia Università Gregoriana di Roma, dove nel 1951 fu ordinato sacerdote. Assegnato alla diocesi di New York, quindi vicerettore dell'università cattolica di Puerto Rico (1956), nel 1961 fondò a Cuernavaca (Messico) il Centro interculturale di documentazione, uno spazio educativo non istituzionale per la formazione dei missionari che avrebbero operato in America Latina. Abbandonato il sacerdozio nel 1967 per i suoi conflitti con le forze cattoliche più conservatrici, venne elaborando quella sua singolare e personalissima ideologia contestativa che lo portò a ripensare criticamente la modernità e a elaborare un progetto di azione sociale volto a combattere le forme di imperialismo culturale di matrice occidentale.

Opere e pensieroIn uno tra i suoi testi più celebri, il già ricordatoDeschooling society (1971; trad. it. 1972), muovendo da una critica radicale della società produttivistico-consumistica propria del neocapitalismo, a cui la stessa scuola contribuisce educando alla passività spirituale e rendendo l'allievo ideologicamente e psicologicamente adatto a una società oppressiva, I. auspicò la "deistituzionalizzazione" dell'educazione, si dichiarò contrario alla tecnocrazia degli insegnanti di professione e propose un'alternativa "conviviale" che comportasse l'abolizione del titolo di studio e la scelta libera da parte dell'individuo dei compagni di studio, dei maestri, dei mezzi didattici. Oltre a quelli citati, tra i suoi altri scritti, quasi tutti pubblicati negli anni Settanta, si ricordano: Tools for conviviality (1973; trad. it. La convivialità, 1973); Energy and equity (1974; trad. it. 1974); H2O and the waters of forgetfulness: reflections on the historicity off "stuff" (1985; trad. it. 1988); ABC: the alfabetization of the popular mind/">mind (1988). Il suo testamento spirituale è nell'affascinante meditazione del Didascalicon di Ugo di San Vittore: In the vineyard of the text (1993; trad. it. 1994).

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