JACOBELLO e PIERPAOLO dalle Masegne

    Enciclopedia dell' Arte Medievale (1996)

di W. Wolters

JACOBELLO e PIERPAOLO dalle Masegne

Scultori e architetti veneziani attivi tra la fine del sec. 14° e il principio del successivo.J. e Pierpaolo fratres de Veneciis sono menzionati per la prima volta a Mantova nel 1383 (Rambaldi, 1920) senza rapporto con un'opera; tre anni più tardi "Petrus Paulus quondam Antonii de Veneciis" (Supino, 1914-1915, doc. XIV) venne incriminato a Bologna per adulterio. Pierpaolo viveva all'epoca nella casa del giurista Giovanni da Legnano, il cui monumento funebre (conservato frammentario a Bologna, Mus. Civ. Medievale) è firmato dai due fratelli. Presumibilmente a quel tempo essi si erano già associati in una fraterna che lasciava loro ampia libertà per l'esecuzione delle opere. Il rilievo che si conserva della tomba da Legnano, con la realistica raffigurazione di studenti secondo la tradizione bolognese dei sepolcri di professori, mostra significative comunanze nello stile del panneggio con alcuni apostoli della parte mediana dell'iconostasi di S. Marco a Venezia, realizzata da J. nel 1392-1394.Nel 1386 i due 'tagliapietra', allora residenti a Venezia, ricevettero l'incarico per un portale nella chiesa dei Domenicani di Modena, mentre nel 1388 firmarono entrambi il contratto per la costruzione dell'altare maggiore di S. Francesco a Bologna (Supino, 1914-1915, doc. I). In precedenza Pierpaolo deve aver compiuto un lungo viaggio in Toscana, probabilmente a Pisa; la sua ampia padronanza dello stile di Nino Pisano potrebbe persino far ipotizzare una frequentazione della bottega di questo artista. Nel 1390 J. e Pierpaolo sono menzionati come abitanti a Bologna, dove Pierpaolo nel 1391 si impegnò a fornire tre basi per i pilastri di S. Petronio. Ben presto tuttavia i due fratelli si dedicarono nuovamente a imprese veneziane, come attesta la firma posta da entrambi nel 1394 sull'iconostasi di S. Marco, iniziata presumibilmente nel 1392.Le figure dell'iconostasi mostrano due stili fondamentalmente distinti. I dodici apostoli della parte centrale rivelano ampie concordanze con opere lombarde della metà del secolo (per es. con quelle di Bonino da Campione) e con dipinti veneziani della seconda metà del Trecento; le figure femminili di sante e le due Madonne sui lati, datate da un'iscrizione al 1397, si pongono invece decisamente nel solco della tradizione della scultura toscana, rivelando il netto influsso di Nino Pisano. Soprattutto sulla scorta delle notizie tramandate si è affermata l'attribuzione della parte centrale a J. e di quelle laterali a Pierpaolo; su questa base Pierpaolo è stato visto (Gnudi, 1937; 1950; Wolters, 1976) come il maestro più impegnato nella realizzazione dell'altare bolognese, che una inappropriata rilavorazione delle superfici ha purtroppo fortemente sfigurato, rendendone difficile la valutazione. In opere di così vasta mole le incertezze di attribuzione sono peraltro aggravate dalla partecipazione di altri scultori, il cui contributo personale non si mostra tanto in uno stile con accenti individuali quanto piuttosto nel calo del livello qualitativo dell'esecuzione.Nel 1395 J. accettò l'incarico da parte del duca di Mantova, Francesco I Gonzaga, per la costruzione della facciata del duomo della città, un'impresa che nel 1397 non era ancora conclusa. Il fatto che il coronamento della facciata, noto grazie ad antichi dipinti, corrisponda alla terminazione superiore di numerose facciate veneziane del sec. 15° suggerisce che J. e Pierpaolo possano aver realizzato un progetto simile anche per Venezia. Nel 1396 J., di nuovo da solo, assunse un ulteriore incarico per Mantova, la cui natura non è peraltro specificata nei documenti (Torelli, 1913, p. 68).Controverso è un presunto soggiorno di J. a Milano, nel locale cantiere del duomo: è infatti discutibile che "Giacomelo da Venezia", definito in un documento "inzenario", "e suo fratello", di cui non viene detto il nome, ai quali si chiede un periodo di prova di tre mesi, siano identificabili con J. e Pierpaolo (Annali, 1877, p. 197). È difficile immaginare che artisti così conosciuti ben oltre i confini di Venezia e già molto richiesti si possano essere sottoposti a un tale periodo di prova; le opere finora ascritte a J. e Pierpaolo a Milano (Baroni, 1944; Romanini, 1956; Bocciarelli, 1958; Gitlin Bernstein, 1969) appaiono forse pertinenti ad altra mano (Wolters, 1976).Verso la fine del secolo i percorsi professionali dei fratelli potrebbero essersi divisi, anche se ciò non risulta in modo definitivo dalle fonti scritte. Nel 1399 J. si impegnò a erigere la tomba per Margherita Malatesta in S. Francesco a Mantova (di cui resta soltanto la figura della giacente ora nel Palazzo Ducale), ma sembra che fosse in ritardo con i lavori. Francesco Gonzaga stipulò quindi un nuovo contratto con Pierpaolo, che poteva così portare a compimento i lavori non terminati dal fratello a Mantova e quindi anche la facciata del duomo.Nel 1400 Pierpaolo ricevette il contratto per la grande finestra rivolta a S della sala del Maggior Consiglio nel Palazzo Ducale a Venezia; tre anni più tardi egli redasse un testamento e potrebbe essere morto poco dopo (Paoletti, 1893). Nel 1409 J. è menzionato a Bologna, dove rivendicava il saldo per lavori eseguiti all'altare maggiore nella chiesa di S. Francesco (Supino, 1914-1915, doc. XIII).Varie attribuzioni ai due fratelli di opere non attestate documentariamente e per lo più differenti l'una dall'altra per stile e qualità testimoniano anche della difficoltà di isolare l'operato dei capomastri nella produzione di botteghe di successo; tra quelle accettate è la figura del doge inginocchiato Antonio Venier (Venezia, Mus. Correr), con riferimento a J. piuttosto che a Pierpaolo. Un santo di origine ignota (Louisville, J.B. Speed Art Mus.) richiama, fin nei particolari peculiari del tratto dell'artista, le figure di Pierpaolo nell'altare maggiore di Bologna. Potrebbero costituire opere giovanili di J., appartenenti a un altare, il S. Giovanni Battista e il S. Antonio da Padova nella sagrestia di S. Stefano a Venezia. L'attribuzione della tomba del doge Antonio Venier (m. nel 1400) a Pierpaolo o a J. rimane invece incerta (Venezia, Ss. Giovanni e Paolo, trasformata nel sec. 16°).Nel periodo tra il 1380 e il primo decennio del sec. 15° J. e Pierpaolo sembrano aver assunto a Venezia un ruolo eminente come scultori e come progettisti di tombe e portali; i consistenti e importanti incarichi ricevuti a Bologna, Mantova e Modena testimoniano inoltre che la loro reputazione era molto estesa.

Bibl.: Fonti. - Annali della fabbrica del Duomo di Milano dall'origine fino al presente pubblicati a cura della Sua Amministrazione, I, Milano 1877, pp. 197-198.Letteratura critica. - M. Caffi, Chatalapiera scultori veneziani del secolo XIV di nome imaginario ed altri artefici poco noti, Archivio veneto, n.s., 1, 1891, pp. 181-190; P. Paoletti, L'architettura e la scultura del Rinascimento in Venezia, Venezia 1893, I, p. 3ss.; Venturi, Storia, IV, 1906, pp. 797-842; P. Torelli, Jacobello e Pietro Paolo dalle Masegne a Mantova, RassA 13, 1913, pp. 67-71; I. Supino, La pala d'altare di Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne nella chiesa di S. Francesco in Bologna, Memorie della R. Accademia delle scienze dell'Istituto di Bologna. Classe di scienze morali 9, 1914-1915, pp. 46-48, 111-155; L. Planiscig, Geschichte der venezianischen Skulptur im XIV. Jahrhundert, JKhSWien 33, 1916, pp. 31-212: 176ss.; P.L. Rambaldi, Nuovi appunti sui maestri Jacobello e Pietro Paolo da Venezia, Venezia. Studi di arte e storia 1, 1920, pp. 63-88; R. Krautheimer, Zur venezianischen Trecentoplastik, MarbJKw 5, 1929, pp. 193-212; S. Bettini, L'ultima e la più bella opera di Pier Paolo dalle Masegne, Dedalo 12, 1932, pp. 347-395; C. Gnudi, Jacobello e Pietro Paolo da Venezia, CrArte 2, 1937, pp. 26-38; C. Baroni, Scultura gotica lombarda, Milano 1944, p. 143ss.; G. Mariacher, Orme veneziane nella scultura lombarda: i fratelli Dalle Masegne a Milano, Ateneo veneto 136, 1945, pp. 25-27; C. Gnudi, Nuovi appunti sui fratelli dalle Masegne. Un capolavoro di Pier Paolo. Grandezza di Jacobello, Proporzioni 3, 1950, pp. 48-55; Toesca, Trecento, 1951, p. 420ss.; A.M. Romanini, Apporti veneziani in Lombardia: note su Jacobello e Pierpaolo dalle Masegne architetti, in Venezia e l'Europa, "Atti del XVIII Congresso internazionale di storia dell'arte, Venezia 1955", Venezia 1956, pp. 176-180; C. Bocciarelli, Di una probabile opera di Jacobello dalle Masegne a Milano, Arte lombarda 3, 1958, 1, pp. 72-76; E. Marani, Nuovi documenti mantovani su Jacomello e Pietropaolo dalle Masegne, Atti e Memorie dell'Accademia virgiliana di Mantova, n.s., 32, 1960, pp. 71-102; R. Roli, La pala marmorea di S. Francesco in Bologna, Bologna 1964; W. Wolters, Über zwei Figuren des Jacobello dalle Masegne in S. Stefano zu Venedig, ZKg 28, 1965, pp. 113-120; L. Heusinger, Jacobello und Pierpaolo dalle Masegne, München 1967; J. Gitlin Bernstein, Three Statues on the Cathedral of Milan Attributed to Jacomello and Pierpaolo dalle Masegne, in Il Duomo di Milano, "Congresso internazionale, Milano 1968", a cura di M.L. Gatti Perer (Monografie di arte lombarda. I monumenti, 3), Milano 1969, I, pp. 95-105; W. Wolters, La scultura veneziana gotica (1300-1460), Venezia 1976, I, pp. 62ss., 212ss.

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