Mehta, Jarava Lal

Dizionario di filosofia (2009)

Mehta, Jarava Lal Filosofo indiano (n. 1912 - m. Cambridge 1988). Dopo aver studiato in India filosofia e psicologia occidentale, insegnò alla Banaras hindu university (1952-72), all’University of Hawaii e alla Harvard University (1973-78). Studioso attento di Heidegger, che conobbe personalmente M. e apprezzò le sue interpretazioni della propria opera, M. vive la complessità del rapporto fra storia della filosofia occidentale e filosofia indiana. Nel suo sforzo di pensare a livello planetario, sostiene M., anche Heidegger è conscio dell’inevitabilità di un incontro con il pensiero dell’Asia, anche se tale incontro è per ora ostacolato dall’incapacità, da parte di entrambi, di aprire e stabilire una sfera di relazione. L’europeizzazione della Terra e dell’umanità non è, tuttavia, più una minaccia e si sta tramutando rapidamente in realtà; il pensiero indiano si trova così a confrontarsi per la prima volta con le sfide della metafisica, del razionalismo, del pensiero scientifico e tecnologico occidentali, rischiando di cedere alla pulsione che porta ad appartenere a un mondo che è uno soltanto ed è desolantemente coinvolto nel retaggio metafisico e nichilista dell’Occidente. D’altro canto, solo attraverso questo viaggio coraggioso e disagevole nello straniero ed estraneo è possibile riconquistare la propria identità. M. usa perciò la metafora del pellegrino – inevitabilmente in cammino verso un altro che resta sempre lontano – per delineare il percorso della filosofia indiana attuale, ma anche di quella classica, rivisitando la metafora tipica della bhakti dell’amore in assenza dell’amato. Gli interpreti di M. hanno parlato perciò di «ermeneutica postcoloniale» poiché in un momento in cui i maggiori filosofi indiani (da Radhakrishnan a Vivekānanda e Gandhi) si sforzavano di proporre un’originalità indiana, spesso mostrata come monolitica, all’Occidente, M. poneva per primo il tema dell’infrangersi del sé attraverso l’incontro con un altro. Coerentemente con queste prospettive, M. non interpreta il pensiero di Heidegger come un sistema finito, pronto a essere sottoposto a studio critico, dal momento che è esso stesso in cammino. Esso dunque si limita ad aprire un sentiero non ancora esplorato per il pensiero del futuro. L’influenza di Heidegger sulla filosofia indiana è legata soprattutto all’interpretazione che ne ha data Mehta.

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