La Fayette, Marie-Joseph-Paul-Yves-Roch-Gilbert Motier marchese di

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La Fayette, Marie-Joseph-Paul-Yves-Roch-Gilbert Motier marchese di. - Generale e uomo politico (Saint-Roch de Chavagnac, Alvernia, 1757 - Parigi 1834). Deputato della nobiltà agli Stati generali (1789), cercò un accordo con il Terzo Stato. Scoppiata la rivoluzione, ebbe il comando della Guardia nazionale e sostenne l'instaurazione di una monarchia costituzionale. Fu tra gli organizzatori del club dei foglianti, espressione dei moderati. Lasciata la Francia (1792), vi tornò all'avvento di Napoleone ma non ricoprì incarichi politici. Dopo la Restaurazione fu a capo dell'opposizione liberale e appoggiò l'ascesa di Luigi Filippo d'Orléans.

Vita e attivitàUfficiale nel reggimento di Noailles, ricco aristocratico, La F. fu colpito dalla dichiarazione di indipendenza americana del 1776 e si adoperò per indurre il governo francese a inviare una spedizione in soccorso dei coloni. Non riuscendo nell'intento, si imbarcò per l'America (1777), ove ottenne il comando di una divisione e divenne amico di G. Washington. Tornato in patria nel febbr. 1779, il 27 apr. 1780 era di nuovo a Boston, incaricato di preannunciare l'arrivo del corpo di spedizione inviato dalla Francia, dichiaratasi apertamente contro la Gran Bretagna. Rappresentante ufficioso degli interessi statunitensi rientrò in Francia (1782) per poi compiere un ultimo, trionfale viaggio in America (1784). Membro dell'Assemblea dei notabili (1787), deputato agli Stati generali (1789), fu contro gli ordini privilegiati e per il Terzo Stato: l'11 luglio 1789 propose un primo progetto di Dichiarazione dei diritti e dopo il 14 luglio organizzò la Guardia nazionale, alla quale fece adottare la coccarda tricolore. Le giornate versagliesi dell'ott. 1789 assicurarono a La F. una grande popolarità e un notevole grado di potenza, che egli esercitò mercé la Societé de 1789 (poi Club dei foglianti) da lui istituita. Il programma politico di La F. aveva il proprio perno in una monarchia costituzionale e in un regime liberale coincidente con il predominio della borghesia alta; esso era quindi esposto al duplice attacco della corte (soprattutto della regina Maria Antonietta) e, più tardi, anche delle forze democratiche. La festa della Federazione (14 luglio 1790) segnò il culmine della sua popolarità. Successivamente La F. si preoccupò di controllare il movimento popolare; comandante di un esercito nella guerra contro l'Austria (1792), solo l'ostilità di Luigi XVI gli impedì di attuare un colpo di stato militare nel giugno di quell'anno e, caduta la monarchia, lasciò la Francia (20 ag. 1792). Arrestato dagli Austriaci, rimase prigioniero a Olmutz per tre anni; rientrò in patria dopo il 18 brumaio, ma non aderì al regime napoleonico. La prima Restaurazione e i Cento giorni lo videro convinto sostenitore dei principî liberali. Vicepresidente della Camera dei rappresentanti dopo Waterloo, patrocinò quella mozione di difesa nazionale, con cui la borghesia liberale volle separare gli interessi dell'imperatore da quelli della Francia. Con la seconda Restaurazione, fu deputato nel 1818 e 1827, e fu all'opposizione della politica reazionaria, accoppiando all'attività parlamentare una non minore attività come capo di tutte le società segrete a sfondo massonico e carbonaro. Scoppiata la rivoluzione parigina del luglio 1830, il vecchio generale, comandante della Guardia nazionale, patrocinò l'avvento della "migliore delle repubbliche", intendendo la monarchia costituzionale di Luigi Filippo. Questi, invece, ebbe cura di sconfessare subito l'azione europea che La F. andava svolgendo (solidarietà con la rivoluzione italiana del 1831 e con quella polacca, tentata spedizione in Spagna nel 1830, ecc.), e poco dopo si liberò dalla tutela di La F., che alla sua morte era ormai un isolato.

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