GISH, Lillian

GISH, Lillian

Enciclopedia del Cinema (2003)
di Giulia Carluccio

Gish, Lillian (propr. Lillian Diana)

Attrice teatrale e cinematografica statunitense, nata a Springfield (Ohio) il 14 ottobre 1893 e morta a New York il 27 febbraio 1993. Fu una delle prime grandi attrici del cinema muto, celebre per il suo lungo sodalizio artistico con David W. Griffith (per il quale impersonò, in particolare nei grandi lungometraggi del periodo 1915-1922, la ragazza fragile e indifesa, simbolo dell'innocenza di fronte alla malvagità e alle difficoltà del mondo), ma anche per la sua straordinaria longevità artistica (75 anni). Nel 1971 ricevette un Oscar alla carriera.

Figlia di un'attrice, Mary McConnell, a nove anni esordì come ballerina e attrice, insieme con la madre e la sorella minore Dorothy; tre anni dopo già calcava le scene di Broadway, dove conobbe Mary Pickford. In seguito quest'ultima la presentò a Griffith, con il quale (dopo una brevissima prestazione da comparsa in The test nel 1909) interpretò nel 1912, insieme alla madre e alla sorella, il suo primo vero ruolo in An unseen enemy. Per la casa di produzione Biograph, recitò fino al 1913 in una trentina di altri film diretti da Griffith, tra cui The musketeers of Pig Alley (con Dorothy) del 1912, e l'anno successivo An Indian's loyalty, The house of darkness e The mothering heart, in cui ebbe la prima parte di rilievo, dimostrando di essere un'attrice già matura nel controllo dei gesti e delle emozioni, in grado di assimilare al meglio gli stilemi di recitazione griffithiani. Quando il regista lasciò la Biograph nell'ottobre 1913, lo seguì alla Mutual, poi alla Triangle e infine alla United Artists. Nel 1914 recitò in una quindicina di brevi film diretti da collaboratori di Griffith, e in quattro lungometraggi di quest'ultimo, prima in parti di contorno (Judith of Bethulia, Giuditta di Betulia, a fianco di Dorothy; Home, sweet home), e poi come protagonista (The battle of sexes; Lord Chumley).

Nei successivi grandi film di Griffith definì ulteriormente il suo personaggio. Il suo talento si rivelò in particolare con The birth of a nation (1915; Nascita di una nazione), dove interpreta la figlia di un deputato nordista amata da un rampollo della famiglia sudista; in Intolerance (1916) è 'la ragazza con la culla', protagonista delle parti di raccordo tra i vari episodi (al film collaborò anche come assistente alla regia e al montaggio); in Hearts of the world (1918; Cuori del mondo) è la giovane che, insieme alla 'piccola rompiscatole' (interpretata da Dorothy), cerca di sfuggire alla guerra sul fronte francese. Ma fu in Broken blossoms (1919; Giglio infranto), il più noto melodramma griffithiano, che, nella parte della piccola orfana picchiata a morte dal padre alcolista, offrì la sua migliore interpretazione, rafforzata dall'estrema cura posta negli aspetti compositivi e luministici da Griffith e dall'operatore Billy Bitzer (che per ammorbidire i suoi lineamenti commissionò alla Karl Zeiss di Jena una lente speciale denominata lente L.G.). Le sue ormai notevolissime doti furono confermate dagli ultimi due film girati con Griffith, Way down East (1920; Agonia sui ghiacci) e Orphans of the storm (1922; Le due orfanelle), che furono anche gli ultimi successi del regista. Soprattutto nel primo, nel ruolo della semplice ragazza di campagna sedotta dal ricco malvagio, fornì una grande caratterizzazione del personaggio che lei e Griffith avevano creato (rafforzata dall'emozionante sequenza finale del salvataggio sul ghiaccio).

Del 1920 fu anche la sua unica esperienza registica: su suggerimento di Griffith diresse Dorothy in Remodelling her husband, film andato perduto. Nelle sue intenzioni doveva trattarsi di una commedia protofemminista (la storia di una moglie che attraverso il proprio successo nel lavoro riesce a fare cambiare idea al marito che l'ha tradita), che avrebbe messo in luce il talento creativo delle donne: si rivolse quindi per le didascalie a una nota scrittrice di professione, Dorothy Parker, e scrisse lei stessa il soggetto e la sceneggiatura, con il nome di Dorothy E. Carter. Ma trovare un'operatrice donna non fu possibile, e i conseguenti contrasti con l'operatore (George W. Hill), geloso della propria competenza, portarono a un risultato qualitativamente in-feriore alle aspettative, esito che, nonostante il notevole successo commerciale riscosso dal film, la scoraggiò da ulteriori tentativi.

All'inizio del 1922 ebbe termine il sodalizio artistico con Griffith, il quale, in difficoltà finanziarie, non poteva più permettersi di pagarle i contratti che richiedeva il suo status di diva (ancorché sui generis). La sua carriera non ne risentì: ormai all'apice della popolarità (e in grado di ottenere ricchi contratti prima dalla Inspiration Pictures di Henry King e poi dalla Metro Goldwyn Mayer), sviluppò e affinò con altri registi (da lei scelti con cura) le tecniche apprese con Griffith, confermando di avere raggiunto un grado di scrupolosa professionalità che non scadeva mai nella routine, ma le consentiva anzi un costante approfondimento. Con King lavorò in due drammi romantici, girati in Italia insieme a Ronald Colman, The white sister (1923; La suora bianca), che riscosse un enorme successo (con la celebre scena del 'matrimonio con Cristo'), e Romola (1925), il suo ultimo film insieme alla sorella. Con la MGM girò cinque film, tra cui La Bohème (1926; La Boheme) diretto da King Vidor, con John Gilbert, in cui è una convincente Mimì, e soprattutto The scarlet letter (1926; La lettera rossa) e The wind (1928; Il vento) diretto da Victor Sjöström, entrambi con l'attore svedese Lars Hanson, dove, pur ricoprendo i consueti ruoli tragici, si orientò verso un registro meno melodrammatico.

A partire dal 1930 si dedicò di nuovo al teatro dove ebbe successo in parti sia drammatiche sia leggere, mentre sul grande schermo interpretò in quegli anni solo One romantic night (1930; Una notte romantica) di Paul L. Stein, il suo primo film sonoro, e His double life (1933) di Arthur Hopkins. Tornò al cinema nel 1942, ma ormai unicamente come caratterista, recitando tra l'altro in Duel in the sun (1946; Duello al sole) di Vidor, per il quale ebbe una nomination all'Oscar come attrice non protagonista, e in Portrait of Jennie (1949; Il ritratto di Jennie) di William Dieterle. Al 1948 risale la prima delle sue numerose apparizioni televisive. Negli anni Cinquanta e Sessanta continuò a recitare in teatro e anche, benché sempre più di rado, nel cinema, comparendo in almeno tre film memorabili, The night of the hunter (1955; La morte corre sul fiume) di Charles Laughton, The cobweb (1955; La tela del ragno) di Vincente Minnelli e The unforgiven (1960; Gli inesorabili) di John Huston. Apparve ancora, tra gli altri, in A wedding (1978; Un matrimonio) di Robert Altman e, per l'ultima volta, in The whales of August (1987; Le balene d'agosto) di Lindsay Anderson, accanto ad altre due vecchie glorie come Bette Davis e Vincent Price: degno suggello di una vicenda artistica davvero unica.

Nell'ultimo periodo della sua vita scrisse tre libri autobiografici, The movies, Mr. Griffith and me (1969), Dorothy and Lillian Gish (1973) e An actor's life for me (1987). bibliografia

E. Wagenknecht, Lillian Gish, an interpretation, Seattle 1927.

A.B. Paine, Life and Lillian Gish, New York 1932.

A. Slide, The Griffith actresses, South Brunswick (NJ) 1973, pp. 93-109.

Ch. Affron, Star acting: Gish, Garbo, Davis, New York 1977.

G.A. Foster, Women film directors, Westport-London 1995, ad vocem.

S. Oderman, Lillian Gish. A life on stage and screen, Jefferson (NC) 2000.

Ch. Affron, Lillian Gish. Her legend, her life, New York 2001.

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