Ugro-finniche, lingue

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ugro-fìnniche, lìngue Gruppo di lingue appartenente alla famiglia uralica. Viene diviso in sei rami: ugrico (comprende l'ungherese, il vogulo e l'ostiaco); permiano (comprende il sirieno e il votiaco); ceremisso; mordvino; baltofinnico (comprende il finnico, l'estone e le lingue minori careliano, ingriano, vepso, voto e livone); sami. Le più antiche testimonianze scritte delle l.u.-f. (in partic. ungherese e careliano) risalgono al 12° e 13° secolo.

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Castrén ‹-éen›, Matthias Alexander. - Linguista (Tervola 1813 - Helsinki 1852). Studioso di lingue e culture ugro-finniche, dedicò a esse pregevoli grammatiche e dizionarî. Particolarmente importante è la sua scoperta della parentela fra il samoiedo

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armonialinguistica  A. vocalica Fenomeno di alcune lingue, come le ugro-finniche e le turche, per cui il vocalismo suffissale (o postonico) ha un timbro simile a quello della radice (o della sillaba accentata) e varia in conseguenza. Così

Sauvageot, Aurelien

Sauvageot , Aurélien. - Linguista (Costantinopoli 1897 - Aix-en-Provence 1988), prof. di lingue ugro-finniche all'École nationale des langues orientales vivantes di Parigi (1931-67). Gli si devono, oltre a un dizionario franco-ungherese (193

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