Scarse le notizie sugli esordi della sua carriera pittorica, a esclusione dei brevi cenni di Malvasia. L’unica testimonianza artistica rimasta sulla sua prima formazione può considerarsi il disegno conservato presso il Cooper-Hewitt National Design Museum di New York (1931-64-190) raffigurante nudi classicheggianti, inquadrati dal basso verso l’alto, a cavallo di una balaustra sullo sfondo di un cielo aperto: inequivocabile il rimando al soffitto dipinto da Tibaldi per palazzo Poggi (Cazort - Johnston).
Nel 1599 il M. fu eletto consigliere della appena nata compagnia dei pittori a seguito della separazione dall’arte dei bombaseri (Malaguzzi Valeri); all’interno della stessa avrebbe ricoperto la carica di massaro nel 1605, 1609, 1618, 1619, 1627, 1631 (Cellini, n. 20, p. 227). Nel 1603, come scrive B. Morello che lo definisce «huomo di valore singolare» e «tra i principali della pittura», realizzò in occasione dei funerali di Agostino Carracci una scultura raffigurante la Poesia e un dipinto in cui ritrasse lo stesso Agostino insieme con le Parche (in Bellori, pp. 136 s., 143).
La sua prima opera pittorica nota risale al 1600. Si tratta della Crocifissione a fresco dell’oratorio di S. Colombano a Bologna, alla cui decorazione prese parte accanto ai giovani allievi della scuola carraccesca, G. Reni, F. Brizio, F. Albani, L. Garbieri, D. Zampieri detto il Domenichino (Arcangeli, p. 240).
Seguono, sulla stessa linea stilistica e cronologica della Crocifissione, ancora opere felsinee come la pala con la Madonna fra i ss. Giovanni Battista e Giovanni Evangelista della chiesa di S. Maria dei Poveri, databile intorno al 1604 (Masini, pp. 99 s., 121) e di cui rimane un disegno preparatorio (Funghini), e gli affreschi a olio su muro con Storie di s. Benedetto nel chiostro ottagono di S. Michele in Bosco del 1604-05.
Intorno al 1605 fu coinvolto con L. Spada e Brizio nella decorazione dell’oratorio della Ss. Trinità a Pieve di Cento (D’Amico) e negli affreschi di argomento storico-mitologico di palazzo Bonfilioli, ora Rossi (Cellini, p. 221), a Bologna. Non menzionati dalle fonti, ma attribuiti dalla critica al M. per ragioni stilistiche, sono gli episodi di storia romana eseguiti in palazzo Dall’Armi-Marescalchi (ibid.). Al 1607 si colloca la Visitazione nella chiesa di S. Cristina, la cui esecuzione si è voluta talora anticipare (Volpe, p. 8).
Incerta rimane la data del suo viaggio a Roma, a proposito del quale G. Mancini (p. 244), ripreso da G.P. Bellori (p. 94), scrive: «Questo, nel tempo che Aniballe operava per l’illustrissimo Farnese, era in Roma al servitio dell’illustrissimo Facchinetti e facendo profession di scolar de’ Carracci, praticava familiarmente con Aniballe». Fu Malvasia a introdurre la versione secondo cui il M. giunse a Roma subito dopo la morte di Annibale (1678, III, p. 553) in compagnia di Spada (Benati, p. 224). A Roma, impegnato soprattutto in commissioni private, il M. si dedicò anche «a disegnare per sua memoria su duo’ piccioli libretti – che poi restarono a’ Signori Conti Areosti – tutte le più belle statue di Roma» (Malvasia, 1678, III, p. 553). I presunti libretti sono andati dispersi, ma forte risulta nelle opere del M. del secondo decennio del Seicento l’eco dell’arte classica, come mostrano le opere della Galleria Pallavicini a Roma (il Trionfo di David, Rinaldo e Armida, che Malvasia ricorda dipinti per Ludovico Mastri, ma anche Loth e le figlie e la Pietà: Zeri), oltre al notevole S. Matteo nella chiesa dei Cappuccini (Volpe, p. 11).
Oscure rimangono le sorti del M. dopo il suo soggiorno romano; ma l’attribuzione da parte di Malvasia (1678, III, p. 557) e M. Oretti (in Cellini, n. 39, p. 229) di un’Immacolata Concezione eseguita per Malta, ora dispersa, ha indotto a pensare che il M. avesse potuto seguire Spada, chiamato da Alof de Vignacourt a decorare il palazzo magistrale di Valletta (Macioce, pp. 56 s.).
Intorno al 1612 il M. risulta attivo a Firenze, chiamato a terminare i lavori per la cappella delle reliquie nella certosa del Galluzzo, per la quale realizzò anche la pala con il Martirio di s. Eulalia.
Tornato a Bologna intorno al 1613, fu impegnato per i certosini di Bologna nella realizzazione della pala con la Chiamata di Giacomo e Giovanni (Bologna, Pinacoteca nazionale) nella chiesa di S. Girolamo (Brogi, p. 58) e per la cappella Fibbia nella chiesa dei Celestini con il Noli me tangere (Masini, p. 130), considerato uno dei suoi capolavori.
Nel 1614 firmava e datava il Ritorno del figliol prodigo (Bologna, Pinacoteca nazionale) commissionato dalla famiglia Fava per la cappella nell’oratorio della Morte (Volpe, pp. 14 s.), sopra il quale il M. e Albani, uniti da profonda amicizia, avevano studio (Malvasia, 1678, I, p. 390). Proprio tale dato potrebbe dar ragione della presunta decorazione da parte del M. dell’oratorio e del soffitto della chiesa della Morte, secondo quanto riporta Malvasia (1686, p. 244).
Nel 1619 ricevette dai padri serviti di Reggio Emilia la commissione per un’Orazione nell’orto, che non risulta ancora terminata nel 1620 (Cellini, p. 222), anno in cui eseguì la celebre pala con la Deposizione (Bologna, Pinacoteca nazionale) per l’oratorio dell’ormai distrutto monastero del Figatello, sulle colline della diocesi di Bologna. Per essa nel 1772 L. Crespi usava i termini «bellissima e diligentissima».
Negli stessi anni realizzava la Salita al Calvario per il capitolo della certosa di Bologna (Masini, p. 140), oltre a portare a termine, dopo la morte di L. Carracci nel 1619, la decorazione della cappella di S. Margherita nella chiesa di S. Maurizio a Mantova con due tele rappresentanti i supplizi della santa (Tellini Perina, pp. 91-93). Nel 1621 risulta con Albani proprio a Mantova, convocato dal duca Ferdinando Gonzaga, per decorare una parte della villa Favorita (Luzio).
Intorno agli stessi anni il M. fu impegnato ancora con Albani a Rimini, dove eseguì la Madonna della Ghiara coi ss. Agostino e Monica nella chiesa dei Servi e La Madonna col Bambino e i ss. Giovanni Evangelista, Francesco e Maria Maddalena, ora dispersa, in quella dei Cappuccini (Cellini, p. 223).
Intorno al 1625 lavorò nella chiesa di S. Paolo Maggiore a Bologna alla cappella della famiglia Ariosti, cui era legato da un lungo rapporto di amicizia (Malvasia, 1678, III, pp. 554 s.), realizzando una delle sue imprese più importanti: le tele con l’Ultima comunione di s. Girolamo e l’Elemosina del beato Corradino Ariosti, di cui esiste un disegno preparatorio presso il Gabinetto disegni e stampe degli Uffizi (Ragghianti Collobi), oltre al Beato Ludovico Ariosti davanti all’Ecce Homo e agli affreschi nella volta con scene della vita di s. Girolamo (Cellini, p. 223).
Nel 1626 ottenne per intercessione di Albani l’incarico di decorare per una somma di 400 scudi la cappella Albicini nella chiesa bolognese di S. Domenico, dove realizzò Il transito di s. Giuseppe (Pinacoteca di Brera) e lo Sposalizio della Vergine, perduto (Giudici).
Nel 1629 portò a termine il grande affresco con la Disputa di s. Cirillo per la libreria di S. Martino, opera in cui collaborò con il pittore Girolamo Curti detto il Dentone (Malvasia, 1678, III, p. 554). L’anno successivo eseguì per Ludovica Lupari la pala con il S. Gaetano (chiesa di S. Bartolomeo) e per la basilica di Loreto la Sacra Famiglia in gloria (Cellini, p. 225).
Nel 1631 fu chiamato da Curti a sostituire Michele Colonna, ammalatosi, nella decorazione di una cappella nel palazzo ducale di Modena. La nota lentezza del M. e l’età ormai avanzata furono all’origine delle critiche mosse dal duca Francesco I d’Este per il suo lavoro, molto ritoccato dallo stesso Colonna, una volta tornato in salute (Campori, pp. 308 s.). Sempre nella stessa città e ancora a fianco del Dentone nel 1632 affrescò parte della cupola dell’oratorio di S. Marco, demolita nel 1782 (Soli).
Il M. morì a Bologna il 4 ott. 1633 e fu seppellito nella chiesa di S. Benedetto (Malvasia, 1678, III, p. 557).
Fonti e Bibl.: B. Morello, Il funerale d’Agostin Carraccio (1603), in G.P. Bellori, Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni (1672), a cura di E. Borea, Torino 1976, pp. 136 s., 143; G. Mancini, Considerazioni sulla pittura (1621 circa), a cura di A. Marucchi - L. Salerno, I, Roma 1956, pp. 219, 244; G. Baglione, Vite de’ pittori scultori et architetti dal 1572 al 1642 (1642), Napoli 1733, pp. 100 s.; G.D. Ottonelli, Trattato della pittura e scultura: uso et abuso loro (1652), a cura di V. Casale, Treviso 1973, pp. 26 s.; A. Masini, Bologna perlustrata, Bologna 1666, pp. 99 s., 121, 130, 140; G.P. Bellori, Vite de’ pittori, scultori et architetti moderni (1672), a cura di E. Borea, Torino 1976, ad ind.; C.C. Malvasia, Felsina pittrice, Bologna 1678, I, p. 390; III, pp. 551-559; F. Baldinucci, Notizie dei professori del disegno da Cimabue in qua (1681-1728), III, Firenze 1846, pp. 310, 312, 316, 335, 356; IV, ibid. 1846, pp. 17, 646; VI, a cura di P. Barocchi, ibid. 1975, pp. 143, 145, 194, 468; C.C. Malvasia, Le pitture di Bologna, Bologna 1686, pp. 60, 96 s., 109 s., 112 s., 134-136, 145, 147, 152, 175, 178, 181 s., 193, 199, 229, 244, 246, 254, 264, 266, 295, 305, 314, 323 s., 332-335, 343; F. Titi, Descrizione delle pitture, sculture e architetture esposte al pubblico in Roma…, Roma 1763, p. 85; L. Crespi, La certosa di Bologna descritta nelle sue pitture, Bologna 1772, pp. 54 s.; M. Gualandi, Memorie originali riguardanti le belle arti, I, Bologna 1840, p. 112 n. 10; IV, ibid. 1843, pp. 159, 164; VI, ibid. 1845, pp. 197 s.; L. Biagi, in Le chiese parrocchiali della diocesi di Bologna, I, Bologna 1844, p. 62; G. Campori, Gli artisti italiani e stranieri negli Stati Estensi, Modena 1855, pp. 128 n. 4, 161, 163, 308 s., 399; F. Malaguzzi Valeri, L’arte dei pittori a Bologna, in Arch. stor. dell’arte, II (1897), p. 312; A. Luzio, La galleria dei Gonzaga venduta all’Inghilterra nel 1627-1628, Milano 1913, pp. 295 s.; C. Volpe, L. M., in Paragone, VI (1955), 71, pp. 3-18; F. Arcangeli, Una «gloriosa gara», in Arte antica e moderna, I (1958), 3-4, pp. 236-254; F. Zeri, La Galleria Pallavicini in Roma, Firenze 1959, pp. 176-179; L. Ragghianti Collobi, Disegni della Fondazione Horne..., Firenze 1963, p. 25, n. 72; D. Posner, Annibale Carracci. A study in the Reform of Italian painting around 1590, London 1971, pp. 46 s.; G. Soli, Le chiese di Modena, Modena 1974, pp. 224, 230; M. Cazort - C. Johnston, Bolognese drawings in North American collections, 1500-1800 (catal.), Ottawa 1982, pp. 84 s., n. 44; C. Chiarelli - G. Leoncini, La certosa del Galluzzo, Milano 1982, pp. 30, 262-264, 274; C. Tellini Perina, in S. Maurizio in Mantova. Due secoli di vita religiosa e di cultura artistica, Brescia 1982, pp. 88-93; M.C. Funghini, Disegni italiani (catal.), Firenze 1983, n. 11, pp. n.n.; A. Ottani Cavina, in Nell’età di Correggio e dei Carracci (catal.), Bologna 1986, pp. 289 s.; A. Colombi Ferretti, in L’arte degli Estensi (catal.), Modena 1986, pp. 175 s.; D. Benati, La pittura nella prima metà del Seicento in Emilia e in Romagna, in La pittura in Italia. Il Seicento, Milano 1989, I, p. 224 e ad ind.; II, pp. 807 s.; C. Giudici, in Pinacoteca di Brera. Scuola emiliana, Milano 1991, pp. 226-229; R. D’Amico, in Restauri a Pieve di Cento, Bologna 1993, pp. 49-64; M.S. Campanini, Il chiostro dei Carracci a S. Michele in Bosco, Bologna 1994, pp. 33, 45, 126-128, 130; F. Frisoni, Francesco Brizio, in La scuola dei Carracci. Dall’Accademia alla bottega di Ludovico, a cura di E. Negro - M. Pirondini, Modena 1994, p. 68; S. Macioce, Lionello Spada a Malta: nuovi documenti, in Storia dell’arte, 1994, n. 80, pp. 54-58; M. Pirondini, Annibale e compagni, in La scuola dei Carracci. I seguaci di Annibale e Agostino, a cura di E. Negro - M. Pirondini, Modena 1995, pp. 9-14; G. Milantoni, Francesco Albani, ibid., p. 45; M. Cellini, L. M., ibid., pp. 217-250; A. Brogi, Dall’età dei Carracci all’arrivo dei Francesi, in La certosa di Bologna, Bologna 1998, pp. 57-71; C. Dempsey, in L’idea del Bello (catal.), II, Roma 2000, pp. 206 s.; S. Ginzburg, in Annibale Carracci (catal., Bologna-Roma), Milano 2006, pp. 286 s.; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, pp. 217 s.; The Dictionary of art, XX, p. 586.