Alla morte del padre (15 ag. 1342), L. come primogenitus, e in quanto infans, ricevette soltanto il titolo di successor, mentre lo zio Giovanni d'Aragona, duca d'Atene e di Neopatria, come vicario del Regno, assunse la reggenza. Il 1( settembre Giovanni invitò i Palermitani a nominare i loro rappresentanti per prestare il giuramento di fedeltà nell'incoronazione del nuovo re. La cerimonia avvenne nella cattedrale di Palermo il 15 sett. 1342, e L. ottenne il titolo di re di Sicilia.
In seguito al trattato di pace concluso con il Regno napoletano il 7 nov. 1347, L. ottenne il riconoscimento del possesso del Regno siciliano, con l'impegno ad assumere il titolo di re di Trinacria, ma al trattato mancò la necessaria ratifica del papa Clemente VI. Dopo la morte di Giovanni d'Aragona (3 apr. 1348), poiché L. era ancora minore, la reggenza, per disposizione testamentaria del duca, fu assunta da Blasco Alagona il Giovane, che ricopriva anche l'ufficio di gran giustiziere del Regno e svolgeva le funzioni di luogotenente del vicario fin dall'ottobre 1342.
Al ritorno in Sicilia (prima metà di giugno) del conte Matteo Palizzi, esule a Pisa, L. fu invitato da Alagona a trasferirsi a Catania, ma dopo una sosta a Taormina (prima metà di novembre 1348) si stabilì invece con la regina madre nel castello di Montalbano, da dove Elisabetta poté prendere contatto e accordarsi con Palizzi, al quale, tornati a Messina, affidò la tutela del giovane re.
Un accordo, concluso tra i baroni in conflitto il 1( sett. 1350 in presenza del re, stabilì il congelamento della situazione, finché L. avesse raggiunto la maggiore età. Dopo che L. aveva compiuto il quattordicesimo anno, il 23 febbr. 1352 Palizzi gli fece infatti scrivere una lettera, per comunicare ai Catanesi la volontà di assumere il governo del Regno, ma suscitò una reazione negativa dettata da Blasco Alagona, al quale L. il 22 agosto inviò ambasciatori. Ai primi di ottobre fu conclusa la pace.
Benché L. si fosse adoperato per evitare l'assalto della città, il 17 luglio un tumulto popolare aprì le porte di Messina e consentì l'ingresso degli uomini condotti da Rosso e dal conte Simone Chiaramonte. Il 19 luglio L. rifiutò la consegna di Palizzi alla folla che invase il palazzo reale. Mentre Palizzi fu scoperto e ucciso, L. riuscì a mettersi in salvo.
Il 2 ottobre partì con Alagona alla testa di una spedizione contro Milazzo, ma dovette ritirarsi e rientrò a Catania il 24 ottobre. L'8 novembre dichiarò i Chiaramonte traditori. Il 15 novembre entrò ad Agira, proseguendo poi per Calascibetta, ma non riuscì a entrare a Castrogiovanni, sicché il 28 novembre fu deciso il ritorno a Catania. Pochi giorni dopo entrava a Taormina, ma il 4 dicembre era di nuovo a Catania.
Nel maggio 1354 fu inviato a Napoli un ambasciatore per protestare a nome di L. contro l'invasione della Sicilia, avvenuta in alleanza con i Chiaramonte. Il 4 giugno un'altra ambasceria partì per chiedere soccorso al re d'Aragona, Pietro IV. In giugno L. provvide poi alla riabilitazione e reintegrazione degli antichi rivali dei Chiaramonte, i Ventimiglia, cui già aveva concesso a vita l'ufficio di camerario.
A novembre L. condusse personalmente un tentativo di riconquista di Piazza, cui seguirono alcune azioni militari condotte in Val di Mazara, che determinarono l'occupazione di Cammarata - mentre Castronovo gli resistette - nonché di Trapani e Calatafimi, dove si trovava tra la fine di dicembre e i primi di gennaio. Dopo essere stato a Giuliana il 7 genn. 1355, a febbraio era a Catania, da dove il 13 maggio, con gli Alagona, guidò una spedizione contro Lentini, il cui assedio fu tolto a metà giugno. Il 1( luglio, per un'epidemia di peste, lasciò Catania e si stabilì a Messina, da dove condusse un'offensiva navale e terrestre contro Palermo, che si limitò alla devastazione delle campagne attorno alla città. A settembre tornò a Catania.
Il 10 ott. 1355 la sorella Eleonora, regina d'Aragona, gli aveva scritto riaprendo le trattative per il matrimonio di L. con Costanza d'Aragona. Altre trattative erano in corso per il matrimonio con una figlia di Matteo Visconti o con Margherita di Durazzo.
Da Catania L. si era trasferito ad Aci, dove, colpito dalla peste, morì la mattina del 16 ott. 1355.
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