MICARA, Ludovico

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 74 (2010)

di Giovanni Castaldo

MICARA, Ludovico. – Terzo di sette figli, nacque a Frascati il 28 ag. 1775 (e non il 12 ottobre come scrivono il Moroni, l’Enciclopedia cattolica e altri autori più recenti) da Giovanni Filippo e da Gaetana Lucidi. Fu battezzato il giorno seguente nella cattedrale di S. Pietro Apostolo di Frascati dallo zio arciprete, Francesco Lucidi, come Ferdinando Maria Agostino. La sua era una famiglia frascatana abbiente, del ceto civile, che abitava nel palazzo Accoramboni nel rione Spada. Ebbe quattro fratelli e due sorelle, tra i quali Clemente, economista e autore, fra l’altro, del trattato Della Campagna romana e del suo ristoramento (Bologna 1827); Maria Giovanna, che si fece suora e negli anni 1831 e 1840 fu priora del monastero di S. Flavia Domitilla in Frascati; Alessandro, fratello minore, anch’egli, come il M., cappuccino.

Il M. studiò prima presso i padri scolopi, quindi nel seminario di Frascati, dove ebbe come maestro per la filosofia l’abate Marco Mastrofini. Terminati gli studi nel 1794, il 25 ottobre dello stesso anno entrò nell’Ordine dei cappuccini, nel noviziato della provincia romana (comunità di Rieti). Da Rieti si recò a Roma per il corso di teologia, dimorando presso il convento della Ss. Concezione, sua vera oasi di pace e di raccoglimento. Nel 1798, in seguito alla proclamazione della Repubblica Romana, il M. fu inviato a Napoli, dove terminò la sua formazione. Il convento di S. Efrem lo ospitò e in quella città, alla fine del 1798, ricevette l’ordinazione sacerdotale. Volle assumere il nome di Ludovico (da Frascati) per la devozione che aveva verso s. Ludovico Bertrán. Dal 1802 al 1804 fu professore nel seminario di Sezze, poi insegnò filosofia e teologia nei vari collegi del suo istituto. Nel 1810, anno della dispersione degli ordini e delle congregazioni religiose voluta da Napoleone, assunse l’ufficio di arciprete della cattedrale di Frascati, sostituendo il parroco, mandato in esilio. Avendo rifiutato di prestare il giuramento civile, fu posto in carcere in Castel Sant’Angelo e successivamente trasferito prima a Civitavecchia, poi a Corneto.

Caduto Napoleone, il M. indossò nuovamente l’abito conventuale e si dedicò allo studio dei Padri della Chiesa e delle Sacre Scritture. Dal 1814 si dette alla predicazione per volere dei suoi superiori e fu nominato lettore presso il convento cappuccino di Albano. Fece il suo primo quaresimale in Anticoli, poi fu la volta di Spoleto, dove conobbe Annibale della Genga (il futuro papa Leone XII), con il quale iniziò una solida amicizia. Giunse a predicare, con grande eloquenza, nei primi pulpiti d’Italia: Bologna, Genova, Firenze, Roma.

Nel 1815 Pio VII lo invitò al triduo celebrato nella chiesa del Gesù per il ritorno a Roma dello stesso pontefice. Entrò poi al servizio della Curia romana in qualità di consultore della congregazione delle Indulgenze e delle reliquie (1° dic. 1817) e di postulatore delle cause dei santi dell’Ordine dei cappuccini. Precedentemente nel suo Ordine aveva ricoperto le cariche di consultore e definitore. Nel 1819 fu eletto ministro provinciale e l’anno seguente Pio VII lo volle predicatore apostolico, in sostituzione del padre Giuseppe Maria da Pescia: incarico che il M. svolse anche durante il pontificato di Leone XII. Al contempo Pio VII volle designarlo arcivescovo e visitatore apostolico nelle missioni del Tibet, ma il M. non accettò.

Nel 1824 Leone XII lo incaricò di trattare con il re delle Due Sicilie la prolungata questione della chinea; ma i colloqui non portarono ad alcuna conclusione. Il 9 marzo dello stesso anno il pontefice lo nominò ministro generale dell’Ordine dei cappuccini, impegnandosi a convocare al più presto il capitolo generale per la conferma della nomina. Nella sua nuova veste, il M. visitò di frequente i conventi cappuccini dello Stato pontificio e si recò anche in quelli dell’Italia meridionale, in particolare a Napoli, in Puglia e a Palermo. Il 31 maggio 1824 fu deputato della visita apostolica straordinaria delle chiese di Roma.

Il 20 dic. 1824 Leone XII lo nominò cardinale dell’Ordine dei preti, assegnandogli successivamente (3 luglio 1826) il titolo dei Ss. Quattro Coronati e concedendogli le dispense perché potesse ritenere la carica di generale dell’Ordine, fino a che avesse completato il sessennio. La nomina a cardinale non modificò il suo stile di vita, contrario al fasto e al lusso, impegnato in opere di carità, come ebbe modo di dimostrare negli anni 1836-37 in cui Roma fu tormentata dal colera. Il 4 luglio 1826 fu ascritto a quattro congregazioni: dell’Indice, della Disciplina regolare, dell’Esame dei vescovi in sacra teologia e degli Affari ecclesiastici straordinari. Nel dicembre fu nominato presidente della Deputazione permanente incaricata della direzione e amministrazione di tutti i «Conservatorij» di Roma (motu proprio del 14 novembre). Nel 1827 prese parte a quella dei Vescovi e Regolari, e divenne abate commendatario dell’abbazia di Casamari.

Nominato da Pio VIII il 13 ag. 1829 protettore del collegio dei neofiti, il 2 ott. 1837 fu promosso da Gregorio XVI vescovo di Frascati.

Da vescovo visse nel seminario, in una celletta. Tra i suoi primi impegni vi fu quello di sostenere il Comune di Frascati nella vertenza contro il principe Borghese, che voleva interrompere la fornitura d’acqua proveniente dalla villa Aldobrandini, che era stata concessa in precedenza. Lottò con determinazione contro gli speculatori e la corruzione degli amministratori: si impegnò per migliorare le condizioni delle strade interne, promosse la costruzione di un mulino, istituì un nuovo Monte di pietà, restaurò il fabbricato dell’ospedale S. Sebastiano Martire, acquistò il palazzo Spada per scudi 4750 destinandolo a orfanatrofio femminile. Nel 1840, per iniziativa sua, del conte Francesco Senni e del canonico Lorenzo Sebastiani, venne fondata l’«Accademia Tuscolana» attraverso «lo studio delle scienze e delle belle lettere, e particolarmente degli oggetti che riguardano il Tuscolo antico e moderno». Gli statuti e i regolamenti furono approvati il 28 genn. 1843 dal cardinale Lambruschini, in qualità di prefetto della S. Congregazione degli Studi.

I suoi impegni in Curia andarono ad accrescersi. Dal 1843 oltre a divenire sottodecano del S. Collegio, ricoprì la carica (prima del 28 novembre) di prefetto della congregazione dei Riti fino al 1847. Nel 1844 divenne decano del S. Collegio e vescovo suburbicario di Ostia e Velletri (17 giugno), prefetto della congregazione del Cerimoniale (1° maggio), legato apostolico di Velletri, presidente del Consiglio supremo della Reverenda Camera apostolica. Ebbe diverse protettorie, tra cui quella di Frascati, dell’Almo Collegio Capranico e del Conservatorio Pio.

Nel conclave apertosi alla morte di Gregorio XVI, il M., già malandato in salute, anziano e considerato troppo austero in Curia, si oppose comunque fermamente all’elezione del cardinale L. Lambruschini, appoggiato dalla vecchia classe dirigente.

I poveri furono i suoi prediletti. Severo e premuroso, «alto di statura, robusto di corpo, occhio vivace, di carnagione vermiglia, capello piuttosto biondo in gioventù, fronte spaziosa, avea lunga barba tinta, piacevole nel parlare, con tutti affabile specialmente co’ poveri, a quali molto si accommunava, quando predicava la voce era sonora, il gesto accompagnava giustamente quanto diceva, di raggionare preciso, e convincente» (Grottaferrata, Biblioteca del Monumento nazionale - Abbazia di Grottaferrata, Crypt. It., 354, p. 387).

Colpito da «fiera tisi», dopo lunghe sofferenze morì a Roma il 24 maggio 1847.

Tra le opere del M., diversi manoscritti andarono dispersi. Di essi è stato pubblicato un solo volume (postumo) di Ragionamenti filosofico-morali, Roma 1848. Tra i manoscritti rimasti: Cursus philosophicus. (Necnon de variis argumentis); Potestà dei vescovi sopra i beni della loro diocesi; Lezioni sopra gl’Atti degli Apostoli; Lezioni sopra il libro del Genesi; Lezioni sopra il libro de’ Giudici, il libro di Ruth e il libro di Giuditta; Prediche.

Fonti e Bibl.: Frascati, Arch. capitolare (presso la cattedrale di S. Pietro Apostolo), Acta Capitularia 1843-1866, vol. 8, cc. 187-188, 197-199; Liber baptizatorum, reg. 16, c. 43v; Stati delle anime, vol. 68: Status animarum Tusculi collectus anno iubilaei 1775, c. 53v n. 479; Libri dei defunti, vol. 21, c. 187 n. 35; Grottaferrata, Biblioteca del Monumento nazionale (Abbazia di Grottaferrata), Crypt. It., 351: P. Santovetti, Compendio della vita dell’e.mo card. L. M. dal 1775 al 1810, pp. 368-415; 352: Id., Memorie tuscolane, pp. 327, 337 s., 343, 418; 354: Id., Tuscolo moderno, pp. 303, C-CII; Parigi, Archives nationales, Police générale (s. F7), 8906: État des 31 prêtres en surveillance à Civitavecchia, 23 juin 1813; Roma, Arch. della Cassa di risparmio, VIII.4, b. 39, f. 225, filze n.n.; VIII.4, b. 42, f. 244, cc. n.n.; Ibid., Arch. generale dei frati cappuccini, AC.118, pp. 248-255; AC.174-180, cc. n.n.; AG.11, cc. 9, 19; G.25(1), cc. n.n.; G.58(3), nn. 95, 103; ML Micara, cc. n.n.; SC.33, cc. n.n.; Ibid., Arch. provinciale dei frati cappuccini della provincia romana, Annali, VII, cc. 328-329; Arch. segreto Vaticano, Archivio Borghese, 339, nn. 306, 310, 317, 319, 350; Archivio Concist., Acta Camerarii, 54, cc. 500, 507, 512, 623, 624; 57, c. 114; 58, c. 372; ibid., Cedularum et Rotulorum, 27, c. 284; ibid., Conclavi, 4, n. 72, cc. n.n.; Archivio della Nunziatura in Napoli, 131, cc. 226-231, 250-427; 135, cc. 60-61, 63-64v, 66; 138, cc. 262-264, 267r-268r, 271-289 e ss.; Carte Soderini-Clementi, Schedario onomastico, ad vocem; Diario di Roma, 1837, n. 86, pp. 2s.; L. Micara, Fr. Ludovicus Ordinis minorum Sancti Francisci capuccinorum miseratione divina episcopus Tusculanus S.R.E. cardinalis Micara, Romae 1837; Id., Littera pastoralis (15 ott. 1837), Romae 1837; O. Raggi, I Colli Albani e Tuscolani, Roma 1844, p. 184; Diario di Roma, 1845, n. 9, p. 1; Statuti e regolamenti per l’Accademia Tuscolana, Roma 1846; Diario di Roma, 1847, n. 42, p. 1; Giuseppe Maria da Ferrara, Orazione funebre in lode dell’eminentissimo cardinale L. M. …, Ferrara 1847; L. Micara, Invito sacro con indulgenza plenaria in forma di giubileo (26 marzo 1847), s.l. 1847; Id., Dichiarazione della fiducia della ch. memoria e.mo cardinal Ludovico Micara già decano del Sacro Collegio, Roma 1848; Domenico da Castelnuovo, Elogio funebre, Napoli 1850; Michelangelo da Rossiglione, Cenni biografici e ritratti di padri illustri dell’Ordine cappuccino …, Roma 1850, II, pp. 5ss.; Ioannes Maria a Ratisbona, Catalogus scriptorum Ord. min. capuccinorum ab an. 1747 ad an. 1852, Romae 1852, p. 31; Ch. 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G. Castaldo

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