Malaysia

Malaysia

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Malaysia Stato federale dell’Asia sud-orientale. Comprende la M. Peninsulare (o Occidentale), sulla punta meridionale della Penisola di Malacca, confinante a N con la Thailandia, e la M. Orientale, ampio lembo dell’isola di Borneo confinante con l’Indonesia e il Brunei.

1. Caratteristiche fisiche

La Malaysia è formata da sistemi montuosi emersi nell’orogenesi alpino-himalaiana. La M. Peninsulare, che s’allunga per 800 km in senso NO-SE, è caratterizzata da rilievi cristallini longitudinali continui ma modesti, che in rari casi superano i 2000 m (Tahan), ricchi di minerali metalliferi (stagno, ferro, oro, rame, antimonio, bauxite). Anche la M. Orientale è montuosa e culmina nel Kinabalu (4101 m), cima massima di tutto il Borneo, ma presenta anche bassure alluvionali costiere, come quella del fiume Rajang.

La M. ha un clima tipicamente equatoriale, fuorché nell’estremo settentrionale della parte peninsulare, dove risente dell’alternanza dei monsoni. Le precipitazioni massime superano i 5000 mm annui, favorendo una vegetazione che dalle formazioni di casuarine e mangrovie della costa passa alla foresta pluviale e, al di sopra dei 600 m di quota, alla foresta equatoriale di montagna e poi alla boscaglia d’altitudine. La vegetazione spontanea all’inizio del 21° sec. copriva ancora quasi il 60% del territorio.

2. Popolazione

Tre gruppi principali formano la popolazione della M.: quello dei Malesi e Proto-malesi (64%), diffusi in tutto il territorio nazionale e dalla Costituzione del 1964 legalmente definiti bumiputra (cioè, indigeni), gli unici a godere di pieni diritti di cittadinanza, attiva e passiva, e gli immigrati d’antica data, Cinesi (27%, concentrati nelle città della costa occidentale della penisola) e Indiani (8%). Gli immigrati recenti, in specie Indonesiani, sono stimati in quasi 2 milioni, e soffrono una pesante discriminazione sociale ed emarginazione politica. La distribuzione del popolamento non è regolare, con densità più elevate nella porzione occidentale (80% della popolazione totale), dove si trovano Kuala Lumpur (circa 4,4 milioni di ab., nell’intera agglomerazione nel 2006) e gli altri centri urbani maggiori, tra i quali Subang Jaya, Kelang e Johor Baharu (tra 1,2 milioni di ab. e 900.000). La popolazione urbana è oltre il 40%. Il tasso di crescita demografica è ancora alto (1,8%), soprattutto per la diminuzione della mortalità (4,5%).

Oltre al malese, lingua ufficiale, l’inglese e il cinese sono molto usati. Oltre il 60% della popolazione è musulmana, circa il 19% buddhista, il 10% cristiana, il 6% induista.

3. Condizioni economiche

Nel cuore, da vari secoli, di una delle principali rotte marittime mondiali, e ricca di risorse minerali ed energetiche, la M. è considerata nel novero dei paesi di nuova industrializzazione (il 30° del mondo per prodotto interno lordo,aparità di potere d’acquisto, nel 2008). Questo traguardo è stato raggiunto grazie alla politica di sviluppo delle manifatture e alla promozione delle esportazioni avviata dagli anni 1970 sul modello coreano e ancora in corso (crescita del 4,6% nel 2008), che ha scardinato la struttura economica tradizionale basata sulle produzioni agricole e minerarie. La trasformazione, che ha riguardato essenzialmente la M. Peninsulare, mentre il Borneo è rimasto agricolo in massima parte, ha parallelamente limitato l’influenza della minoranza cinese e impoverito quella indiana, concentrando il potere economico nelle mani della maggioranza malese, in seno alla quale si è formata una robusta classe borghese. Della popolazione attiva, il 13% è occupato nelle attività rurali e produce l’8,6% del prodotto interno lordo, il 36% in quelle industriali (47,8%) e il 51% nel settore terziario (43,6%).

L’agricoltura è ancora in parte di tipo familiare, basata su riso, manioca, arachidi e allevamento; e in parte erede delle piantagioni coloniali di tè, caffè, canna da zucchero, cacao e, soprattutto, dell’albero della gomma cui si sostituì, dagli ultimi decenni del 20° sec., la palma da olio. Di questa pianta, introdotta dall’Africa occidentale per sopperire ai bassi prezzi del caucciù, la M. divenne presto il primo produttore mondiale assieme all’Indonesia (oltre 15 milioni di t di olio da 38.000 ha coltivati nel 2006): la nuova coltura ereditò dalla precedente i modelli produttivi e aziendali, con una coesistenza di grandi piantagioni capitalistiche e piccoli produttori familiari. A partire dall’inizio del nuovo millennio, crescente interesse viene riversato in M. sulla palma da olio come possibile fonte di materia prima per la produzione di biocarburanti, nel tentativo del paese di cautelarsi dal futuro esaurimento delle riserve di idrocarburi fossili; ma si rischia così di favorire un’ulteriore estensione dei palmeti, con gravi conseguenze ambientali e notevoli ripercussioni demografiche (immigrazione dall’estero, redistribuzione interna della popolazione). Non trascurabile è la selvicoltura, che il governo si sforza di controllare per proteggere il manto forestale superstite, anche tramite rimboschimenti. Scarsa è la rilevanza economica dell’allevamento, praticato per lo più a scopo di autoconsumo; notevole invece la pesca, in fase di ammodernamento.

Le industrie estrattive pesano ormai soltanto per il 7,3% del prodotto interno lordo: lo sfruttamento degli idrocarburi, iniziato su larga scala nel 1972, ha solo in parte sopperito al crollo (1985) del mercato mondiale dello stagno, prodotto tradizionale della M. per quasi due secoli. Si estraggono anche bauxite e minerali ferrosi. L’industria di trasformazione impiega un terzo della popolazione attiva e produce il 40% del prodotto interno lordo, mostrando come l’epoca di un’economia mal basata sulle piantagioni e sulle miniere sia tramontata. Dapprima formato essenzialmente da metallurgia dello stagno e prima lavorazione dei prodotti agricoli (zucchero, caucciù, poi olio di palma), il settore secondario s’è andato velocemente diversificando a partire dagli anni 1970 con la costruzione di raffinerie di petrolio e quindi di industrie tessili e poi elettroniche e meccaniche, che costituiscono il nocciolo dell’agglomerazione industriale di Kuala Lumpur e producono la maggior parte delle esportazioni della Malaysia. In questo processo di trasformazione industriale, altri comparti tradizionali, come la cantieristica, hanno registrato notevolissimi progressi.

La rete ferroviaria (2000 km tra M. Occidentale e Orientale, di cui oltre 200 elettrificati), già iniziata dal governo coloniale britannico, ha ormai ceduto il passo a quella stradale (50.200 km, di cui quasi 1500 di autostrade), sviluppatasi specialmente nella parte peninsulare a partire dagli anni 1970 su tre assi principali (due lungo ciascuna costa e uno trasversale di raccordo, da Port Kelang a Kuantan). I maggiori aeroporti internazionali sono a Kuala Lumpur, Pinang e Johor Baharu. I porti più attivi sono Port Kelang e Port Tanjung. Le infrastrutture delle telecomunicazioni sono ben sviluppate sulla costa occidentale della penisola, più arretrate altrove. Nettamente attiva è la bilancia commerciale, con esportazioni per 169,9 miliardi di dollari statunitensi nel 2007 (principali clienti gli Stati Uniti, Singapore, Giappone e Cina), contro 132,7 miliardi di importazioni (fornitori Giappone, Stati Uniti, Singapore e Cina).

storia

Il sultanato di Malacca, nato nel 15° sec., perse l’indipendenza nel 1511 con l’occupazione portoghese, a cui subentrò nel 1641 quella olandese. La colonizzazione inglese iniziò nel 1786; nel 1826 la corona britannica costituì la Colonia degli stretti (Pinang, Malacca e Singapore). Nel 1896 gli Stati di Pangkor, Selangor, Negeri Sembilan e Pahang furono riuniti nella Federazione degli stati malesi, sotto il protettorato britannico. Kedah, Perlis, Kelantan e Trengganu vennero sottoposti al protettorato inglese nel 1906; Johor nel 1914. Dopo l’occupazione giapponese (1942-45), il ritorno del controllo inglese si scontrò con un diffuso fermento anticolonialista e nel maggio 1946 fu fondata la United Malays National Organization (UMNO), nata dall’opposizione malese alla Costituzione introdotta dagli Inglesi e sulla base della quale, nel gennaio 1946, era stata formata l’Unione Malese. Nel 1948 si ebbe una nuova Costituzione e la proclamazione della Federazione Malese. Il partito comunista, etnicamente caratterizzato dalla forte componente cinese, proclamò nel maggio 1948 un’ondata di scioperi nelle piantagioni di caucciù. Il governo rispose con la proclamazione dello stato di emergenza e con la messa fuori legge del partito comunista. Dall’inasprimento dello scontro prese avvio la lotta armata comunista che dominò la vita politica del paese nel decennio successivo. Nel 1955 si tennero le prime elezioni politiche, vinte dall’Alliance party, anticomunista e nazionalista; T.A. Rahman divenne primo ministro. Il 31 agosto 1957 fu proclamata l’indipendenza all’interno del Commonwealth. Verso la metà degli anni 1950 il governo riuscì a sconfiggere la guerriglia comunista; lo stato di emergenza rimase in vigore fino al 1960.

L’integrazione fra le diverse etnie fu il maggior problema del nuovo Stato; al predominio politico della comunità malese faceva infatti riscontro quello economico cinese e indiano. Nel 1963, Singapore entrò a far parte della federazione, allargata anche al Sabah e al Sarawak. Venne così costituita la Federazione di M., aspramente contrastata dalle Filippine e dall’Indonesia, che scatenò una guerra durata due anni. Nel 1965 Singapore fu espulsa dalla federazione, mentre il predominio politico della UMNO venne riconfermato nel 1959 e 1964. Nel 1971 A. Razak sostituì Rahman. L’Alliance party lasciò il posto a un Fronte nazionale. La morte di Razak nel 1976 portò alla guida del governo e del partito Dato Hussein bin Onn, che dovette affrontare la riorganizzata guerriglia comunista e le permanenti tensioni etniche. Gli anni 1970 segnarono un cambiamento nelle relazioni internazionali del paese, prima improntate all’alleanza con i paesi occidentali e alla chiusura nei confronti delle potenze comuniste.

Nel 1981 Dato Hussein venne sostituito da M. Mahathir. Oltre alla difficoltà della situazione economica il governo dovette affrontare dalla metà degli anni 1980 l’emergere di tendenze separatiste, soprattutto nel Sabah e nel Sarawak. Nei primi anni 1990, grazie anche alla ripresa registrata dall’economia, il Fronte nazionale rafforzò la propria posizione, mentre all’interno della UMNO si accentò la lotta per la successione a Mahathir. Un peggioramento della situazione interna si registrò alla fine del 1997 in conseguenza della crisi finanziaria che travolse l’intero Sud-Est asiatico, tuttavia nelle elezioni legislative del 1999 Mahathir fu riconfermato. Nel 2001 si verificarono gravi scontri etnici tra Malesi e Indiani, cui il governo rispose con una serie di arresti.

Nel 2003 Mahathir abbandonò il potere; nuovo capo del governo divenne Abdullah Ahmad Badawi, anch’egli appartenente all’UMNO. Badawi ha rafforzato la sua posizione nelle elezioni parlamentari del marzo 2004; invece, pur conservando la maggioranza in Parlamento, ha subito un netto arretramento in quelle del 2008. Nel 2009 si è ritirato, lasciando il suo posto a Datuk Seri Najib Tun Razak, che è stato riconfermato in carica alle elezioni legislative tenutesi nel maggio 2013, dove la coalizione di governo ha riportato una vittoria di misura ottenendo 133 seggi su 222.

arte e architettura

Testimonianze artistiche preislamiche sono fondamentalmente costituite dalla tradizione manoscritta (dal 16° sec.), proseguita fino all’età moderna.

La pittura moderna in M., inizialmente influenzata dalla tradizione del paesaggio romantico inglese, risentì poi sia dell’arte occidentale sia dall’accademismo cinese. Il linguaggio espressivo e astratto degli anni 1950 e 1960 è eco della sensibilità e della tradizione calligrafica malese e cinese, mentre le successive generazioni di artisti si pongono in relazione sia con il contemporaneo sviluppo artistico internazionale sia con la sensibilità per i valori islamici e con l’eredità culturale comune ai paesi del Sud-Est asiatico.

Delle originarie forme che caratterizzavano le costruzioni in legno della M., antecedenti il 19° sec., rimangono rari esempi. Gli stilemi locali, che inizialmente comprendevano elementi indu-buddhisti (resti del tempio Candi Bukit Batu Pahat, nella valle di Bujang, databile tra 9° e 10° sec.; rovine di monumenti lungo la costa occidentale; sculture in pietra e immagini in bronzo) e poi quelli tipici della tradizione islamica (le più antiche moschee in M. risalgono comunque al 18° sec., come la Moschea Terengkera, Malacca, 1728 ecc.; lapidi tombali dei secoli 15°-19°; sculture lignee ), hanno anche assorbito l’influenza cinese (costante nei templi: Cheng Hoon Teng, Malacca, 1645; Chan See Shu Yuen, Kuala Lampur, inizio 20° sec.) e quella dell’architettura coloniale occidentale europea (la neoclassica St. George’s Church a Pinang, 1818 o l’eclettico edificio dell’amministrazione ferroviaria di A.B. Hubbock a Kuala Lumpur, 1900). Dall’ indipendenza (1957), e anche a seguito della crescita dell’industrializzazione e della progressiva occidentalizzazione, la tendenza allo sviluppo di stili internazionali (alti edifici per appartamenti e ministeri) e sperimentalismi tecnologici hanno contrassegnato lo skyline delle maggiori città con opere quali: il Bangunan Datu Zainal Building a Kuala Lumpur (studio Hijjas Katsuri Associates, 1978); la torre in vetro per il complesso della Sabah Foundation a Kota Kinabalu (Studio Wisma Akitek & James Ferrie International, 1979); l’edificio in vetro del Komplekx Nagaria a Kuala Lumpur (P. Reka, 1986); le imponenti Petronas Towers (C. Pelli, 1998) o la torre per i Telekom Malaysia Headquarters (H. Katsuri Associates, 2001) a Kuala Lumpur.

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