di Giacomo Di Fiore
MAMIANI DELLA ROVERE, Luigi Vincenzo. - Nacque a Pesaro il 20 genn. 1652 da Federico e Violante Martinozzi.
Entrò giovanissimo nella Compagnia di Gesù, che lo accolse nella provincia di Venezia l'11 apr. 1668. Nel 1684, dopo aver completato gli studi, fu destinato alla provincia brasiliana. Imbarcatosi a Lisbona per Bahia, nel 1686 pronunciò i quattro voti ad Amatuba, in Brasile, e in seguito fu mandato nella regione del Maranhão a evangelizzare le popolazioni Kiriri - termine usato dagli Indios Tupi della zona costiera per designare le popolazioni delle regioni impervie dell'entroterra, il cui significato corrisponde a "taciturni", "silenziosi".
Nel Maranhão si presentavano molte difficoltà: i luoghi di missione erano lontani dagli insediamenti europei, le vie per raggiungerli (sentieri a mala pena tracciati tra foreste impraticabili e fiumi impetuosi) pericolose e percorribili solo in alcuni periodi dell'anno, le stesse popolazioni sospettose od ostili. Inoltre non di rado gli Indios appena cristianizzati erano assaliti da torme di razziatori, i cosiddetti bandeirantes, provenienti per la maggior parte dalla regione di San Paolo, che riducevano in schiavitù le popolazioni deportandole nei luoghi di lavoro coatto.
Il M. visse con grande impegno la propria attività missionaria a Geru, dove sotto la sua direzione fu edificata la chiesa del villaggio. Il suo interesse precipuo, però, si concentrò sul problema della comunicazione linguistica tra evangelizzatori ed evangelizzandi, dacché si dedicò allo studio dell'idioma dei nativi, per i quali dopo diversi anni riuscì a scrivere un testo catechistico a loro accessibile. Il 26 giugno 1695 il M. inviò al generale della Compagnia, Tirso González, una copia del manoscritto del catechismo che aveva composto in lingua kiriri - idioma appartenente alla famiglia delle lingue kariri-xocó, suddivise in molti dialetti - e che tre anni dopo sarebbe stato stampato a Lisbona insieme con una grammatica della stessa lingua nell'intento di offrire uno strumento di comunicazione ai missionari.
Insieme con il Catecismo il M. fece stampare un'Arte de grammatica da lingua brazilica da nação Kiriri, strutturata in due sezioni: la prima trattava dell'ortografia, pronunzia, declinazione dei nomi e coniugazione dei verbi; la seconda della sintassi e della costruzione del discorso, seguita da un vocabolario essenziale. Di quest'opera esiste una traduzione tedesca del 1852, Grammatik der Kiriri-Sprache, pubblicata a Lipsia da H.C. von der Gabelentz, ingenerosamente attaccata dai curatori di una riedizione del testo del 1698, uscita a Rio de Janeiro nel 1877.
L'ultimo degli scarsi documenti del periodo brasiliano che si conservano nell'Archivio romano della Compagnia è il Memoriale sobre o governo temporal do collegio de São Paulo, che porta la data del 1701, la stessa della partenza del M. per l'Europa. Il collegio gesuitico di San Paolo attraversava una grave crisi finanziaria e gestionale, e il M. era stato incaricato di farvi un'ispezione. Dopo aver visitato il collegio, il M. espose il proprio punto di vista in un memoriale indirizzato al provinciale Francisco De Matos, nel quale affrontava non solo il problema della gestione del collegio, ma anche quello dello sfruttamento della manodopera india, che lì avveniva. Si trattava di un preciso atto d'accusa contro le autorità del collegio e le connivenze gerarchiche di cui queste godevano. In alternativa alla chiusura, sembra che egli privilegiasse l'ipotesi dell'acquisto di schiavi negri, che l'esperienza aveva dimostrato più resistenti alla fatica.
Rientrato in Europa, il M. si stabilì a Roma, nella casa professa della Compagnia. Nel 1706 pubblicò a Roma la Concordia doctrinae probabilistarum cum doctrina probabilioristarum( (2a ed., Roma 1708), un ponderoso volume di teologia morale. Il tema al centro della trattazione è il probabilismo, tanto vituperato da B. Pascal e dai giansenisti. Nel 1708 pubblicò la traduzione dal portoghese delle Prediche sopra gli Evangelii della quaresima del gesuita A. Vieyra, edite a Roma e contemporaneamente a Venezia. Il M. aveva conosciuto personalmente Vieyra - morto quasi nonagenario nel 1697 a Bahia -, che era stato predicatore ufficiale di ben tre sovrani portoghesi e aveva soggiornato a Lisbona, Roma e Madrid.
L'attività del M. del periodo romano è legata anche alla vexata quaestio dei riti cinesi. Il suo intervento fu richiesto sia per la sua abilità di controversista sia per obbligo del suo ufficio: a Roma, come si apprende dall'avvertenza al lettore, premessa alla sua traduzione del testo di Vieyra, il M. esercitò la carica di procuratore dell'assistente del Portogallo, che includeva anche competenza sulle missioni orientali, e che conservò presumibilmente fino alla morte, come risulta da un documento del 1729. A lui sono infatti attribuiti alcuni scritti anonimi di controversistica sui riti, qualcuno piuttosto corposo, qualche altro poco più che un opuscolo.
A questo punto entrò in scena il M., che replicò a Fatinelli con un opuscolo di 32 pagine intitolato Osservazioni sopra la Risposta fatta dal procuratore del sig. cardinale di Tournon a' cinque memoriali del p. Provana procuratore de' missionari della Cina della Compagnia di Giesù, nel quale difese i memoriali del confratello Provana e respinse l'accusa che i suoi confratelli missionari in Cina manipolassero la traduzione dei documenti che il monarca cinese affidava loro.
L'uscita di questo nuovo libello richiese un impegno maggiore di quello che il M. aveva profuso in precedenza. Replicò al Fatinelli in un altro pamphlet dal titolo La verità e l'innocenza de' missionari della Compagnia di Giesù nella Cina. Difesa contro un libello intitolato Apologia( (a stampa sine notis), di cui vanno sottolineati i tentativi di ridicolizzare l'avversario.
Un'ultima notizia sul M. si trova in un atto di natura giudiziaria, risalente al 1729. Si tratta di una memoria a stampa del cappuccino Felice da Montecchio, scritta in occasione di una causa avviata davanti alla congregazione di Propaganda Fide - la ponenza era affidata al cardinale N. Spinola - per l'attribuzione della missione del Tibet.
Il M. morì a Roma l'8 marzo 1730.
Fonti e Bibl.: Pesaro, Biblioteca Oliveriana, Mss., 1550 (notizie sulla famiglia); Roma, Archivum Romanum Societatis Iesu, Bras. Epistolae, III, 2, c. 343; IV, c. 18; Collegia, 1588, b. 203, f. 12; P. Amat di San Filippo, Biografia dei viaggiatori italiani, Roma 1882, p. 441; R. Pettazzoni, Il catechismo del p. L.V. M. in lingua kiriri, in Rendiconti dell'Accademia d'Italia, cl. di scienze morali e storiche, s. 7, II (1941), pp. 465-470; S. Leite, História da Companhia de Jesus no Brasil, IV, Rio de Janeiro-Lisboa 1943, p. 243; VIII, ibid. 1949, p. 351; M. Carobbio da Nembro, Patronato e propaganda nel Brasile, in Sacrae Congregationis de Propaganda fide memoria rerum, a cura di J. Metzler, I, 2, Rom-Freiburg-Wien 1972, pp. 667-690; C. Sommervogel, Bibliothèque de la Compagnie de Jésus, V, ad nomen.