MARCHESI, Andrea, detto il Formigine

MARCHESI, Andrea, detto il Formigine

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007)
di Valerio Da Gai

MARCHESI, Andrea, detto il Formigine. - Figlio di Pietro nacque a Formigine (presso Modena). La data di nascita è convenzionalmente fissata agli anni 1480-90 in base alle prime indicazioni documentarie conosciute, che risalgono alla metà del secondo decennio del Cinquecento, in cui il M. è citato con la qualifica di "magister" (Berti, p. 22).

Il tirocinio del M. avvenne verosimilmente tra Formigine, dove era presente una tradizione locale dell'intaglio ligneo, e Bologna, dove si svolse la sua parabola artistica documentata. A Bologna giunse forse già al principio del Cinquecento, in un periodo di intenso rinnovamento edilizio e aggiornamento artistico in senso rinascimentale. Si dovette formare nell'ambito della nutrita colonia di scultori e architetti lombardi operante in quella città dalla seconda metà del Quattrocento, ai quali si deve anche la diffusione nella città felsinea della decorazione architettonica in macigno, accanto a quella in cotto, tipica anche del M. (Ascari, pp. 40 s.).

In uno dei primi documenti noti che lo riguardano, il M. risulta essere titolare di una bottega a Bologna specializzata nell'intaglio ligneo, dove il 6 febbr. 1515 allogò come apprendista Michele di Giovanni Armani di Viadana (Frati, p. 230). La notizia è ulteriormente suffragata dalla sua menzione nelle liste di affiliazione all'arte dei falegnami (Santucci, p. 29 n. 4). All'esercizio di quest'arte il M. deve gran parte della sua fortuna critica, consolidatasi soprattutto attraverso le cronache locali cinque e secentesche, in particolare quella di Masini, che per primo gli riferì la cornice della pala con l'Estasi di s. Cecilia di Raffaello Sanzio (Bologna, Pinacoteca nazionale).

L'opera, datata al 1513-16, fu commissionata dal cardinale A. Pucci per la cappella della beata Elena Duglioli Dall'Olio nella chiesa di S. Giovanni in Monte a Bologna. Il prestigio di tale attribuzione ha comportato da parte della storiografia una progressiva estensione acritica del catalogo del M., solo recentemente posto a un vaglio più severo, che ha rimesso in discussione anche la paternità di tale ancona con ogni probabilità approntata prima del suo invio a Bologna e da riferire piuttosto alla bottega di Giovanni Barilli (Ferretti).

Nonostante il corpus del M. sia stato così ristretto a un limitato gruppo di opere, tra il secondo e il quinto decennio del Cinquecento l'intaglio ligneo e scultoreo in ambito bolognese sembra comunque gravitare proprio attorno a lui e alla sua bottega. Il M. si distingue infatti per la capacità di riproporre una cosciente rilettura delle composite tendenze del panorama artistico locale, secondo una formula decorativa definita "stile formiginesco", caratterizzata da un gusto per l'ornamento particolarmente ricco e fantasioso.

Dibattuta è la ricostruzione dell'attività del M. come architetto, che si basa soprattutto sul ricordo dei cronisti locali contemporanei, in particolare l'erudito bolognese Leandro Alberti (1550), che lo definisce "dignissimo architettore, come si può conoscere dall'opere fatte da lui in Bologna, ove abita", e Pietro Lamo (1560). Di diverso avviso è invece Ricci (2002, p. 306) che, propendendo per una data di nascita del M. attorno al 1490 e riscontrando nei progetti a lui riferiti l'adozione di elementi fortemente innovativi di derivazione bramantesca e raffaellesca difficilmente acquisibili a quella data tramite un tirocinio limitato a un ambito strettamente emiliano, pone alcuni dubbi sull'identità dell'artista come vero e proprio architetto.

Al M. è stata riferita la direzione dei lavori d'ampliamento e decorazione del palazzo priorale della chiesa di S. Bartolomeo per volontà del priore Giovanni Gozzadini, testimonianza più antica, fra quelle disponibili, della sua attività (Supino, p. 43 n. 23; Frati, p. 230).

Il M. è considerato l'ideatore della residenza del senatore bolognese Francesco Fantuzzi, avviata nel 1517 e probabilmente terminata nel 1533 (Lamo, p. 100; Frommel, p. 239).

L'edificio si distingue dai contemporanei palazzi bolognesi per la mole imponente, l'assenza del portico e l'adozione di un linguaggio improntato ai più recenti esempi della cultura architettonica romana. Parte della critica però propende per un ambito vicino a quello di Baldassarre Peruzzi o Sebastiano Serlio (Lenzi), limitando l'apporto del M. alla decorazione delle candelabre delle finestre (Ricci, 2000, pp. 157-159).

Come attestano diversi pagamenti che risalgono almeno al novembre del 1521 il M. eseguì il modello di una delle porte minori della facciata della basilica di S. Petronio, presentato in concorso con il progetto di Ercole Seccadenari, che però gli fu preferito (Gatti). Il M. presentò, sempre negli stessi mesi, un disegno e il relativo modello per il completamento della cattedrale bolognese, con cupola e pianta a croce latina conformemente all'idea del primo architetto della fabbrica Antonio di Vincenzo, che però venne criticato e respinto (Gaye, p. 549).

Sempre in base alle indicazioni di Lamo (p. 99), la storiografia attribuisce al M., in collaborazione con il figlio Iacopo, la realizzazione di palazzo Malvezzi Campeggi (1522-49).

L'edificio presenta un unico piano su portico ad archi in facciata; il cortile con doppio loggiato, in parte ispirato a quello del palazzo della Cancelleria a Roma (Malaguzzi Valeri, 1899, p. 174), fu gravemente danneggiato durante la seconda guerra mondiale.

Nel 1525 il M. ricevette un pagamento per lavori non precisati presso la chiesa del monastero di S. Michele in Bosco (Id., 1895, p. 37). Si ritiene che sia opera del M. il portale laterale d'accesso alla chiesa, ornato con candelabre che presentano analogie formali con quelle dei pilastri del portico di S. Bartolomeo (Ascari, pp. 47, 55).

Sulla scorta di tali riferimenti stilistici gli sono stati ascritti anche i rilievi della cappella degli Angeli in Ss. Vitale e Agricola, le ancone in macigno della seconda e terza cappella a sinistra della chiesa di S. Girolamo della Certosa databili al primo ventennio del Cinquecento, i capitelli del portico di palazzo Bolognini Amorini Salina (Santucci, pp. 22-24), il portale di casa Salina, nonché quello del Collegio di Spagna sempre del 1525 (Malaguzzi Valeri, 1899, pp. 175 s.). In tali opere il M., partendo da un base stilistica di forte impronta lombarda, tende a declinare su posizioni parzialmente mutuate dalla cultura toscana e centroitaliana (Santucci, p. 24).

Secondo alcuni documenti del 6 ott. 1528 e del 29 apr. 1529 il M. provvide al reperimento dei materiali per la costruzione del palazzo di Panfilio Del Monte (Supino, p. 23), del quale dovette realizzare la facciata, mentre il progetto dell'edificio fu forse opera di Peruzzi (Lamo, p. 81).

Tra il 1543 e il 1549 è documentato alla direzione di alcuni lavori d'ampliamento presso il monastero di S. Gregorio fuori porta S. Vitale, portati a termine però dal figlio Iacopo a partire dal 1561 (Frati, pp. 232-236).

Al M. e al figlio Iacopo si deve riferire anche la cornice lignea per la pala raffigurante una Madonna con Bambino e santi di Girolamo Siciolante da Sermoneta, terminata nel 1548, su commissione di Marco Malvezzi per l'abside della chiesa di S. Martino.

L'attribuzione dell'opera deriva tradizionalmente dalle cronache locali (Lamo, p. 93) e troverebbe conferma in un atto del 12 apr. 1554, ora irreperibile, relativo alle divergenze che sorsero tra il M. e il committente circa il prezzo del manufatto (Frati, p. 231).

Tale ancona, l'unica tra quelle rimaste sicuramente ascrivibili alla bottega del M. e considerata tra i capolavori dell'intaglio bolognese del Cinquecento, segue il modello tabernacolare fortemente articolato e mutuato dalla tradizione lombardo-veneta, con nicchie e colonne binate sorreggenti una ricca trabeazione. L'ornamentazione a girali, che tende a coprire tutte le superfici disponibili, presenta un intaglio di estrema raffinatezza e dalla maniera fortemente grafica di gusto lombardo (Ferretti, pp. 16 s.).

Il M. morì il 26 giugno 1559 e fu sepolto nella basilica di S. Francesco in Bologna (Ascari, p. 60).

Fonti e Bibl.: P. Lamo, Graticola di Bologna (1560), a cura di M. Pigozzi, Bologna 1996, pp. 80 s., 93, 99 s.; L. Alberti, Descrittione di tutta Italia. Aggiuntavi la Descrittione di tutte l'isole (1568), Bergamo 2003, p. 361; A. Masini, Bologna perlustrata (1650), Bologna 1666, pp. 132, 167, 290; Carteggio inedito d'artisti, a cura di C. Gaye, III, Firenze 1840, p. 549; A. Gatti, La fabbrica di S. Petronio. Indagini storiche, Bologna 1889, pp. 18 s., 108 s.; F. Malaguzzi Valeri, La chiesa e il convento di S. Michele in Bosco, Bologna 1895, pp. 37, 43, 52; Id., L'architettura a Bologna nel Rinascimento, Rocca San Casciano 1899, ad ind.; U. Berti, Un intagliatore bolognese del sec. XVI, in L'Arte, IV (1901), pp. 21-28; E. Ravaglia, Il portico e la chiesa di S. Bartolomeo a Bologna, in Bollettino d'arte, III (1909), 3, pp. 102 s.; L. Frati, Di A. M. da Formigine (contratti, autografi e testamenti), in L'Arte, XXIII (1920), pp. 230-240; I.B. Supino, L'arte nelle chiese di Bologna, II, Secoli XV-XVI, Bologna 1938, pp. 23, 43 n. 23; T. Ascari, Commemorazione di A. M. detto il Formigine nel quarto centenario della morte, Formigine 1961, pp. 40 s., 47, 55, 60, 135-160; M. Ferretti, "Con l'ornamento, come l'aveva acconciato": Raffaello e la cornice della "Santa Cecilia", in Prospettiva, 1985, n. 43, pp. 12-25; A. Santucci, Scultura decorativa a Bologna fra Quattrocento e Cinquecento: A. M. detto il Formigine, in Atti e memorie dell'Accademia Clementina, XVIII (1985), pp. 21-35; D. Lenzi, Palazzo Fantuzzi: un problema aperto e nuovi dati sulla residenza del Serlio a Bologna, in Sebastiano Serlio, a cura di C. Thoenes, Milano 1989, pp. 30-38; C.L. Frommel, Il progetto di Domenico Aimo da Varignana per la facciata di S. Petronio, in Una basilica per una città. Sei secoli in S. Petronio. Atti del Convegno… 1990, a cura di M. Fanti - D. Lenzi, Bologna 1994, p. 239; M. Ricci, Palazzo Fantuzzi uno e trino. Progetti e realizzazione di una residenza bolognese (1498-1587), in Notizie da Palazzo Albani, XXII-XXIX (1993-2000), pp. 157-159; Id., Bologna e Carpi, in Storia dell'architettura italiana. Il primo Cinquecento, a cura di A. Bruschi, Milano 2002, pp. 306, 311; U. Thieme - F. Becker, Künstlerlexikon, XXIV, p. 62. V. Da Gai

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