MAFFEI, Marco Antonio

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 67 (2007)

di Renato Sansa

MAFFEI, Marco Antonio. - Nacque a Roma il 29 nov. 1521, terzo di otto fratelli, da Girolamo e da Antonia Mattei. Fratello del cardinale Bernardino Maffei, fu da questi protetto nella sua fase di avvio alla carriera curiale.

La formazione del M. si compì presso lo Studio ferrarese, dove il 17 sett. 1547 conseguì il titolo dottorale in diritto canonico e civile. Nel 1548, insieme con Niccolò Perusco, assunse l'incarico di lettore in legge presso l'Università di Roma, nella quale aveva insegnato il fratello Achille. L'insegnamento dello ius civile gli fruttò riconoscimenti e uno stipendio annuo di 100 scudi d'oro.

Dal 1549 coprì la carica di avvocato concistoriale; fu quindi referendario di entrambe le Segnature tra il 1554 e il 1566, sotto i pontificati di Giulio III, Paolo IV, Pio IV e, sotto Pio V e Gregorio XIII, passò alla Segnatura di grazia; ricoprì, inoltre, le cariche di protonotario apostolico e procuratore fiscale del Popolo romano. Nel frattempo ottenne un canonicato presso la basilica lateranense e, alla morte del fratello Achille (13 luglio 1568), conseguì il canonicato di S. Pietro, in origine appartenuto all'altro fratello Bernardino.

Un incarico di responsabilità e di prestigio, in questa prima fase del percorso curiale, fu la missione in Polonia in qualità di nunzio per conto di papa Giulio III. Si trattava di un compito temporaneo legato a una circostanza particolare, che coincideva con una fase delicata nelle relazioni tra Paesi cattolici e Paesi protestanti. In precedenza, il 6 sett. 1548, il re di Polonia Sigismondo II Augusto, in risposta a una lettera di papa Paolo III, aveva accettato il M. in qualità di advocatum Regni presso la Curia, carica che era già stata del fratello Achille, al cui posto egli subentrò grazie agli uffici del cardinale Bernardino, viceprotettore del Regno di Polonia.

La questione della nunziatura si incentrava sulla dispensa richiesta da Sigismondo II Augusto per sposare in terze nozze Caterina d'Asburgo, figlia del re dei Romani Ferdinando. La dispensa era necessaria per superare l'ostacolo dell'affinità e quello della consanguineità, essendo Caterina sorella della prima moglie del re, Elisabetta, morta nel 1545, e al contempo sua cugina di secondo grado. Il papa si mosse a concedere la grazia tramite l'invio di un nunzio, con il compito simbolico di rendere onore alle nozze regie. Ricevuto l'incarico da Giulio III il 23 maggio 1553, il M. lasciò Roma pochi giorni dopo. Passato per Venezia, giunse a Vienna, dove il 17 giugno fu ricevuto in udienza dal re Ferdinando. Il 30 giugno fece il suo ingresso a Cracovia, accolto con una cerimonia ufficiale, onori che gli furono nuovamente tributati nel corso delle celebrazioni nuziali, il 30 luglio. Grazie alla carica di avvocato del Regno, mantenne anche in seguito legami con la Polonia: risulta che si fosse proposto per mediare tra i gesuiti e i vescovi polacchi al fine di introdurre la Compagnia di Gesù in quel Paese.

Mentre era sulla via del ritorno dalla Polonia, sopraggiunse la morte del fratello Bernardino, che pochi giorni prima aveva rinunciato alla carica di arcivescovo di Chieti. Al suo posto fu chiamato il M., che, rientrato a Roma a metà di settembre, prese possesso della diocesi. Non risiedette presso la sede arcivescovile, retta in sua assenza, tra gli altri, da Troilo Briganti; il 14 genn. 1568 diede le dimissioni da questo incarico pur mantenendo il titolo e una pensione di 1000 ducati.

Il prestigio degli incarichi conferiti al M. intanto andava crescendo. Fu vicelegato del Patrimonio di S. Pietro nel 1552 e governatore di Viterbo tra il 1555 e il 1557; ricoprì la carica di vicegerente del Vicariato di Roma dal 1560 al 1566. La nomina probabilmente fu disposta dal cardinale Giacomo Savelli, subito dopo che questi aveva preso possesso del Vicariato nel 1560. Nel corso del 1564 il M. risulta incaricato di compiere per conto del cardinale vicario le visite pastorali delle chiese di Roma. Altro incarico romano fu quello, risalente al 1560, di custode delle Antichità, ovvero del restauro degli edifici sacri romani, secondo i dettami del concilio tridentino.

Subito dopo l'elezione al soglio pontificio, Pio V pose il M. a capo della Dataria. In questa fase il papa aveva manifestato l'intenzione di procedere alla riforma dell'ufficio, avvalendosi anche dell'ausilio di cardinali, teologi e canonisti, per dirimere la spinosa questione della cessione a terzi dei benefici ecclesiastici. Inoltre il 3 maggio 1567 il M. ricevette un altro incarico su simili delicate materie: fu designato, insieme con altri due arcivescovi, all'esame dell'integrità e della capacità di coloro che sarebbero stati proposti in concistoro per vescovati o abbazie. Nell'ottobre 1569 divenne domestico prelato del pontefice. Tenne la carica presso la Dataria fino al 1570, quando, grazie anche ai meriti guadagnati nell'esercizio di questa funzione, fu promosso cardinale nella terza creazione di Pio V (17 maggio 1570), ricevendo l'investitura con il titolo di S. Callisto il 9 giugno. Il 5 marzo 1571 fu incluso, insieme con i cardinali G. Sirleto, S. Hosio, F. Peretti, M.A. Colonna e V. Giustiniani, nella commissione costituita per esaminare e confutare la confessione augustana e le tesi dei "centuriatori di Magdeburgo", autori di un'imponente opera di storia ecclesiastica, ma tale commissione non portò a termine i lavori a causa della morte di Pio V.

Il M. partecipò al conclave del 1572 che portò all'elezione di Gregorio XIII. Anche durante questo pontificato svolse importanti mansioni. Fece parte della congregazione per la Giurisdizione ecclesiastica, che si riunì nell'autunno del 1573 per dirimere alcune divergenze insorte con i rappresentanti del re di Spagna Filippo II nel Ducato di Milano, e ancora nel 1578 era tra i rappresentanti pontifici nelle trattative con la monarchia spagnola sulle questioni della giurisdizione ecclesiastica nel Milanese, nel Napoletano e nel territorio siciliano. Si distinse per una posizione accondiscendente, insieme con i cardinali P. Santacroce, A. Sforza di Santafiora e F. Orsini, nei confronti delle richieste spagnole sulle quali, invece, il papa si dimostrava irremovibile. I rapporti con il papa erano già stati messi a dura prova in seguito a una vicenda che, secondo quanto riportato da alcuni avvisi di Roma tra l'agosto e il settembre 1575 (Biblioteca apost. Vaticana, Urb. lat., 1044, cc. 517-530), lo videro coinvolto con alcuni prelati sospettati di avere sperperato al gioco somme ingenti. Per questa ragione si riferiva che il M. era stato punito con la privazione di una rendita di 1200 scudi, ed era caduto in disgrazia presso il papa. Tuttavia, continuò a svolgere una funzione attiva in seno alla Curia: succedette a Flavio Orsini, morto il 16 maggio 1581, come prefetto della Segnatura dei brevi.

Fu in stretti rapporti con i cardinali Alessandro Farnese e Ferdinando de' Medici. Alla relazione con quest'ultimo sarebbe legato un altro episodio che dimostra le tensioni esistenti con Gregorio XIII. Quando al termine del concistoro del 13 dic. 1583 il pontefice rivelò l'esistenza di trame per l'elezione di un futuro papa, molti credettero che si facesse riferimento alle passate manovre del cardinale Medici in favore del Maffei: "il papa havea detto non so di che prattiche che s'era fatte, come si vociferava, per conto del cardinale Maffei. Se bene Sua Santità non nominò la persona" (Autobiografia di mons. G.A. Santori(, p. 153).

Il M. morì a Roma il 22 ag. 1583 e fu sepolto nella chiesa di S. Maria sopra Minerva.

La dinastia fu proseguita dai figli del fratello del M., Mario, e di Plautilla Fabi, tra i quali Orazio. Egli nacque nel 1580 e, dopo gli studi a Perugia e l'avvio alla carriera ecclesiastica come chierico di Camera e governatore di Civitavecchia (1603-04), fu creato cardinale l'11 sett. 1606. Fu eletto arcivescovo di Chieti il 3 settembre dell'anno successivo, ma la conduzione della diocesi risultò assai contrastata a causa, sembra, delle sue intemperanze amorose. Richiamato a Roma da Paolo V, morì l'11 genn. 1609 e fu sepolto a S. Maria sopra Minerva. Dopo la morte, il palazzo di famiglia che egli e i fratelli avevano fatto costruire sul Quirinale fu acquistato dal papa e assegnato a sede della Dataria.

Fonti e Bibl.: Arch. segreto Vaticano, Arm. XLI, vol. 68, cc. 198r, 244r-250; Epistolae ad principes, vol. 19, cc. 135r-137v; Carte farnesiane, voll. 6, 18; Biblioteca apost. Vaticana, Arch. del Capitolo di S. Pietro, Mss., vol. 20, cc. 360-362; Vat. lat., 6547, c. 303; 6191, c. 8; Urb. lat., 1024, c. 116; 1044, cc. 517, 522, 530; Barb. lat., 5710, cc. 162-167; vol. 5795, c. 15; G. Ravizza, Collezioni di diplomi e di altri documenti de' tempi di mezzo da servire alla storia della città di Chieti, I, Napoli 1832, pp. 116 s.; Autobiografia di mons. G. Antonio Santori, cardinale di S. Severina, a cura di G. Cugnoni, in Arch. della Soc. romana di storia patria, XIII (1890), pp. 151-205; Concilium Tridentinum, ed. Soc. Goerresiana, Diaria, II, Friburgi i.Br. 1911, ad ind.; C. Cartari, Advocatorum Sacri Consistori syllabum, Romae 1656, p. CXXXVIII; A. Chacón - A. Oldoino, Vitae et res gestae pontificum Romanorum et Sanctae Romanae Ecclesiae cardinalium, III, Romae 1677, pp. 1038 s.; E. Gamurrini, Istoria genealogica delle famiglie nobili toscane, et umbre, IV, Firenze 1679, pp. 262 s.; G. Palazzi, Fasti cardinalium omnium Sanctae Romanae Ecclesiae, III, Venetiis 1701, pp. 498 s.; F. Ughelli - N. Coleti, Italia sacra, VI, Venetiis 1718, pp. 766 s.; F. Bussi, Istoria della città di Viterbo, Roma 1742, p. 391; G. Carafa, De professoribus Gymnasii Romani, II, Romae 1751, pp. 411, 513; L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali della Santa Romana Chiesa, V, Roma 1793, pp. 122 s.; F.M. Renazzi, Storia dell'Università degli studi di Roma, II, Roma 1804, p. 106; G. Pardi, Titoli dottorali conferiti dallo Studio di Ferrara nei secoli XV e XVI, Lucca 1901, pp. 146 s.; O.P. Conti, Elenco dei defensores e degli avvocati concistoriali dall'anno 598 al 1905, Roma 1905, pp. 44 s.; B. Katterbach, Referendarii utriusque Signaturae a Martino V ad Clemente IX et praelati signaturae supplicationum a Martino V ad Leonem XIII, Romae 1931, pp. 111, 120, 137, 140, 154; L. von Pastor, Storia dei papi dalla fine del Medioevo, VIII, Roma 1951, ad ind.; IX, ibid. 1955, ad ind.; N. Storti, La storia e il diritto della Dataria apostolica dalle origini ai nostri giorni, Napoli 1969, p. 169; N. Del Re, Il vicegerente del Vicariato di Roma, Roma 1976, p. 42; H.D. Wojtyska, Papiestwo-Polska, 1548-1563, dyplomacja, Lublin 1977, pp. 60-64, 297-300; Id., Acta Nuntiaturae Polonae, I, Roma 1990, p. 207; II, Zacharias Ferreri (1519-1521) et nuntii minores (1522-1553), Roma 1992, ad ind.; Chr. Weber, Legati e governatori dello Stato pontificio, 1550-1809, Roma 1994, pp. 216, 429, 748 s.; M. Becker (sotto la dir. di Chr. Weber), Genealogien zur Papstgeschichte, II, Stuttgart 1999, p. 579; P. Zanetov, Il cardinale Orazio Maffei e la loggia del palazzo alla Dataria, in Arte e immagine del papato Borghese (1605-1621), a cura di B. Toscano, San Casciano 2005, pp. 201-208; Hierarchia catholica, III, pp. 43, 311. R. Sansa

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