MARCO da Viterbo

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 69 (2007)

di Laura Gaffuri

MARCO da Viterbo. - Nacque a Viterbo nel primo decennio del XIV secolo da Pietro, forse della famiglia dei Parentezza, le cui case erano situate presso il monastero cittadino femminile di S. Agostino.

L'anno di nascita è solo ipotizzabile: la proposta del 1304 (Aquilina) è infatti desunta ex post da un atto del 21 ott. 1334 (cfr. Fumi) nel quale un "fr. Marchus de Viterbio" è presente a una seduta del tribunale dell'Inquisizione. Per quanto degna di rilievo, tale identificazione con M. rimane non verificabile (Cenci).

Non è noto quando sia entrato nell'Ordine francescano, probabilmente nella custodia di Viterbo della provincia romana e nel convento di S. Francesco alla Rocca, sede del custode. Fra il 1334 e il 1357 M. percorse l'intero cursus honorum del proprio Ordine, accedendo ai gradi prima di lector e di magister (forse presso lo Studio parigino), poi di ministro provinciale e infine, dal 1359, di ministro generale dopo il brevissimo governo di Jean Bouchier, eletto nel capitolo generale di Barcellona del 1357 e defunto già alla fine di maggio dell'anno successivo. Con l'elezione del 9 giugno 1359, in occasione del capitolo generale riunito a Genova, M., allora ministro provinciale della provincia romana, divenne il ventiduesimo successore di Francesco, assumendo la carica dopo quattro generalati francesi che si erano succeduti dopo quello di Michele da Cesena (1316-28).

L'attenzione verso l'accesso dei minori allo Studio, già espressa da M. durante il proprio provincialato, emerse anche nel corso di quel capitolo del 1359 che confermava il peso del ministro generale nella scelta e nell'invio dei lettori e dei candidati al magistero parigino. Dal finire del 1359 a tutto l'anno successivo la sua presenza è documentata soprattutto nell'Italia centrale.

Due lettere papali del 5 nov. 1359, a lui indirizzate e relative a due conventi della provincia romana (Magliano, nella custodia di Rieti, e Sonnino, nella custodia della Campagna romana, cfr. Bullarium Franciscanum, nn. 774 s.) fanno supporre che egli conservasse qualche responsabilità su questa provincia immediatamente dopo l'elezione al generalato dell'Ordine. Nella seconda metà del 1360 M. si spostò ad Assisi, presso il Sacro Convento, dove sovrintese alla redazione delle Constitutiones locales Sancti Francisci de Assisio et Sancte Marie de Angelis, un tempo conservate presso l'antica biblioteca del Sacro Convento e oggi perdute. Nello stesso arco di tempo presiedeva il capitolo provinciale di Tuscia, tenutosi a Siena, adeguandone la legislazione alle costituzioni di Guillaume Farinier (Assisi, 1354) e a quelle papali volute da Benedetto XII (1336).

Al vertice dell'Ordine M. fu confermato per due ulteriori trienni, nel 1362-65 e nel 1365-68, in occasione rispettivamente del capitolo generale di Strasburgo del 1362 (5 giugno) e di quello di Firenze del 1365 (1° giugno). Entrambi i mandati, il secondo dei quali non giunse però a compimento, videro M. impegnato nell'azione di tutela della disciplina regolare nelle diverse province, nella regolamentazione dell'accesso dei frati agli Studia, nel conferimento di gradi accademici a frati dell'Ordine e nella nomina di lettori, come avvenne il 17 giugno 1362 quando destinò al convento di Pisa il confratello Ludovico da Venezia.

In particolare, a sostegno della formazione dei frati, M. volle che il capitolo di Strasburgo estendesse all'intero Ordine le norme da lui già date alla provincia di Tuscia all'inizio del proprio generalato, con l'imposizione del doppio esame per i candidati, il primo da tenersi nella provincia d'origine e il secondo dopo l'ingresso nello Studium, e con l'obbligo di un biennio di addestramento presso uno Studio generale prima dell'inizio dell'ufficio di lettore.

Dal 1362 e per conto del benedettino Guillaume Grimoard, salito proprio quell'anno sul trono pontificio con il nome di Urbano V, M. affiancò al governo dell'Ordine il sostegno all'opera di recupero intrapresa dalla Curia romana in Italia centrale: era questa la strada che in pochi anni, il 18 sett. 1366, lo avrebbe portato alla dignità cardinalizia. La prima missione diplomatica risale al marzo 1362 quando, come commissario del cardinale legato Egidio Albornoz, M. trattò con il Comune di Assisi l'assoluzione dall'interdetto che aveva colpito la cittadina umbra per l'occupazione delle terre del vicino Comune di Cannara, rivendicate dalla Chiesa. A questa tipologia d'interventi, tesi a preparare il rientro della Curia pontificia in Italia, si affiancarono importanti missioni di mediazione e pacificazione nelle quali M. agì in qualità di nunzio apostolico di Urbano V: nel 1363 le trattative di pace tra il conte Amedeo VI di Savoia, il marchese Giovanni II di Monferrato e Galeazzo Visconti per il controllo di Vercelli e di Asti; il negoziato di pace tra Firenze e Pisa, concluso a Pescia il 29 ag. 1364; ma anche la difesa dei diritti e dei privilegi vescovili nelle diocesi di Massa e di Genova. A pochi giorni dalla conclusione della pace tra Firenze e Pisa, Urbano V affidò a M. e ai vescovi di Ravenna, Firenze e Città di Castello le trattative con alcune città e Stati italiani, soprattutto Firenze, Siena, Perugia, Arezzo, Pisa, Napoli, che negli auspici papali dovevano portare alla costituzione di una lega contro le compagnie di ventura. Le trattative si protrassero per due anni, fino al 19 sett. 1366, quando di fronte ai nunzi furono firmati a Firenze gli accordi, che rimasero tuttavia lettera morta. Al 1366 risale anche uno degli ultimi atti del terzo mandato di M. come ministro generale dell'Ordine, cioè l'invio di missionari francescani in Bulgaria a sostegno della cristianizzazione voluta dal re Luigi I d'Ungheria.

Nel frattempo, in Avignone, Urbano V innalzò M. alla dignità cardinalizia con il titolo di cardinale prete di S. Prassede. Esistono varie ipotesi sulla data della nomina del "cardinalis Viterbiensis", come egli si sarebbe firmato da quel momento in poi: gennaio, agosto, ottobre. Aquilina e, prima di lui, Eubel, propendono per il giorno immediatamente precedente gli accordi di pace, quindi il 18 sett. 1366. Ottenuti i privilegi connessi alla carica (la facoltà di fare testamento, oltre a canonicati e prebende), il 30 apr. 1367 M. partì da Avignone al seguito del papa. Giunto il 24 maggio a Genova, vi si fermò per seguire - ancora in veste di legato della Sede apostolica - i negoziati di pace fra Genova e i Visconti. Conclusa il 3 luglio la pace, M. ripartì alla volta della Toscana e poi, alla fine d'agosto, di Viterbo dove risiedeva la Curia papale e dove egli arrivò l'8 settembre. Alla mediazione di M. è attribuita la soluzione dei violenti conflitti sorti in città al momento del rientro del papa e dei suoi curiali e di cui dà testimonianza, tra gli altri, la bolla del 1° dic. 1367 con cui Urbano V liberava la città dall'interdetto.

I meriti di M., che sarebbe riuscito a mitigare la reazione papale, sarebbero stati poi ricordati dalla lapide apposta sul suo monumento funebre.

Nei suoi due ultimi anni di vita M. compare ancora vicino a Urbano V: nell'estate del 1367, a Montefiascone, in occasione del trasferimento del corpo di Tommaso d'Aquino dall'abbazia cistercense di Fossanova al convento domenicano di Tolosa; nell'estate dell'anno successivo, per l'allestimento di una nave per la difesa delle coste tirreniche da eventuali scorrerie. Alla fine dell'estate del 1369 (il 3 settembre e non il 3 agosto come fu scritto nella lapide posta nel 1952 sui resti del suo sepolcro) risiedendo la Curia in Viterbo, M. morì vittima di un'epidemia.

Il suo corpo fu deposto in un mausoleo costruito in suo onore nell'abside della chiesa francescana della città e in gran parte distrutto dal bombardamento del 17 genn. 1944. Committente del monumento funebre fu un "frater Iulianus", da identificarsi forse con il minorita fra Giuliano Lelli, romano, che fu uno dei familiares di M. e suo esecutore testamentario e infine cappellano pontificio.

Di M. restano le disposizioni emanate durante il lungo generalato e in occasione delle numerose missioni diplomatiche condotte per conto della Sede apostolica; sono invece ancora non verificabili i riferimenti a suoi scritti di carattere pastorale trasmessi dalla storiografia interna all'Ordine: in particolare, una Summa casuum conscientiae e una raccolta di Sermones de tempore.

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