Giòia, Melchiorre

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Giòia, Melchiorre. - Scrittore politico (Piacenza 1767 - Milano 1829). Avviato alla carriera ecclesiastica presso il collegio Alberoni (nel 1793 fu ordinato sacerdote), subì l'influenza del giansenismo e del sensismo del Condillac, avvicinandosi a posizioni filofrancesi e giacobine. Bandito nel 1796 dall'amministrazione generale di Lombardia un concorso sul tema "Quale dei governi liberi meglio convenga alla felicità d'Italia", G. ottenne il premio con una memoria inviata da Piacenza (1797), in cui propugnava una repubblica unitaria e indivisibile, da attuarsi però con mezzi pacifici e graduali. Arrestato frattanto per sospetto di giacobinismo, fu liberato per intervento di Bonaparte e si recò a Milano; ma il trattato di Campoformio ne fece un deciso oppositore della politica francese. Abbandonato il sacerdozio, scrisse una serie di opuscoli e diresse varî giornali di brevissima durata (Monitore italiano; Il Censore, 1798; Gazzetta nazionale della Cisalpina; Giornale filosofico-politico, 1799), nei quali vagheggiò l'idea di uno stato italiano indipendente da quello francese. Arrestato (1799) dopo la rivincita degli Austro-Russi su Bonaparte, fu liberato dopo la vittoria di Marengo (1800). Durante la seconda Repubblica cisalpina, chiese e ottenne la nomina di storiografo, e scrisse opere non soltanto di politica (Ragionamento sui destini della Repubblica italiana) ma anche di economia (Sul commercio dei commestibili). Preposto alla direzione dell'Ufficio di statistica del Regno italico, compilò tabelle, quadri sinottici, raffronti demografici, ecc., suscitando una polemica sull'applicazione dei metodi statistici che gli costò la carica di direttore dell'Ufficio. Continuò poi privatamente tali lavori, con aiuti governativi; con la caduta del Regno italico si aprì per lui una fase di studî più fecondi e più liberi, di carattere economico (Nuovo prospetto delle scienze economiche, 3 voll., 1815-17), sociale (Del merito e delle ricompense, 1818), filosofico (Ideologia, 2 voll., 1822; Esercizio logico sugli errori d'ideologia, 1824). Arrestato nel 1820 per sospetto di complicità col gruppo del Conciliatore, fu presto liberato e poté continuare i suoi studî. Originalità gli va riconosciuta nell'economia e nella statistica; meno importante il suo pensiero filosofico, che venne a poco a poco staccandosi dal Condillac per concedere largo posto all'azione dell'intelletto sul materiale fornito dai sensi. Nel Nuovo prospetto seguì soltanto in parte le nuove idee liberali degli economisti inglesi: vi sostenne infatti il protezionismo e l'intervento dello stato nella vita economica, a favore dei quali aveva scritto il Discorso popolare sulle manifatture nazionali e tariffe daziarie, ecc. (1801). G. fu tra i primi a scorgere l'importanza della statistica, e fondò con P. Custodi e G. D. Romagnosi (1824) gli Annali universali di statistica. Altre opere: Logica statistica, 1808; Indole, estensione e vantaggi della statistica, 1809; Filosofia della statistica, 1826.

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