Metodo della scomposizione dei parametri

Aggiornamenti dei canali tematici (2009)

di Giancarlo Pallavicini

metodo della scomposizione dei parametri

Modalità di calcolo dei risultati non direttamente economici dell’attività d’impresa, connessi ad istanze etiche, morali, sociali, ambientali e culturali, che ha introdotto il  moderno concetto di “responsabilità sociale d’impresa” ed ha anticipato i suoi più recenti sviluppi.

Esso è stato ideato e proposto dall’economista italiano Giancarlo Pallavicini negli anni 1960, nel presupposto che l’attività d’impresa, pur essendo orientata al profitto di chi la promuove, non dovesse trascurare, ma tenere esplicitamente presente, una serie di istanze riguardanti l’uomo ed il suo ambiente sociale, culturale e naturale. Non come mera affermazione di principio, bensì in modo concreto e calcolabile come avviene per il profitto. Dopo una prima applicazione sperimentale presso la Cariplo negli anni 1960, intesa a valutare l’apporto dei singoli sportelli bancari allo sviluppo del “credito speciale”, all’epoca erogato soprattutto attraverso il Mediocredito Lombardo, questo metodo è stato pubblicato dall’ Editore “Giuffré” nel 1968 in “Strutture integrate nel sistema distributivo italiano”. Una proposta all’epoca rivoluzionaria, ripresa e sviluppata nei suoi presupposti da  altri economisti e particolarmente da Robert Edward Freemann, nel suo saggio “Strategic Management: a Stakeholder Approach”, pubblicato a Londra nel 1984. Soltanto in epoca recente viene però compresa nella sua valenza come strumento di calcolo dei risultati non direttamente economici, in grado di esercitare i suoi effetti anche sul risultato finale e di apportare valore all’impresa.

Non fosse altro che  per il fatto che le istanze interne ed esterne all’impresa, alle quali il metodo si riferisce, caratterizzano l’ “habitat” in cui l’azienda opera ed influenzano le possibilità di vita e di successo dell’ impresa stessa. Inoltre, esse coinvolgono positivamente i portatori di interesse (stakeholders) interni ed esterni all’impresa, apportandovi valore.

Per questo, nel crescente interesse per la “responsabilità sociale d’impresa”, manifestatosi all’inizio del nuovo millennio e che ha ricevuto ulteriore impulso dalla crisi mondiale avviatasi nel 2007, dapprima nell’ambito finanziario e poi nell’economia reale, va  delineandosi in modo sempre più marcato l’esigenza di considerare, e quindi di valutare concretamente, il grado di affermazione dei principi dell’etica nell’economia in generale e nell’attività finanziaria in particolare. Si afferma pertanto il principio che per una simile valutazione debba farsi ricorso a nuove modalità, che vadano oltre i cosiddetti “codici etici” ed i “bilanci sociali” ed oltre gli stessi “standard di qualità”, per avvicinarsi ai criteri che, negli anni 1960, hanno ispirato il “Metodo della scomposizione dei parametri”.

Secondo l’impostazione iniziale di Pallavicini, esposta nella “Prefazione” al volume citato, si tratta di operare “... formulando nuove ipotesi di impostazione e di interpretazione delle determinazioni quantitative di maggiore e più frequente rilievo … … in cui le astrazioni proprie dell’indagine, che contempla fenomeni d’azienda nell’aspetto economico e condizionamenti dell’ambiente in cui l’azienda opera, vengono quantificate sì da addurre ad un contatto con i complessi atteggiamenti dell’amministrazione concreta”. I richiami a questo metodo, all’epoca rivoluzionario, hanno voluto costituire, secondo il suo ideatore, un “… contributo all’indirizzo di metodo a ciò appropriato e vogliono essere soprattutto intesi a richiamare l’attenzione di quanti, uomini di scienza ed operatori economici, seguono con particolare cura questa materia”.

All’origine questo metodo proponeva di articolare l’obiettivo finale dell’azienda in una serie di parametri, che consideravano, oltre al profitto, non più identificabile come unico obiettivo, una serie di componenti aventi un rilievo non direttamente economico, ma non estranei all’esigenza di conseguimento di un adeguato reddito. Componenti in grado di apportare valore all’impresa, per gli effetti positivi nella proiezione e nel consolidamento dell’impresa, per il miglioramento della percezione fattane dagli stakeholders interni ed esterni all’impresa e per il più armonico comporsi nel sistema economico cui l’impresa partecipa.

Secondo il metodo dei parametri, occorre procedere il diverse direzioni riguardanti:

1)  l’articolazione dell’obiettivo dell’attività economica, che va portato al contatto con i fenomeni concreti dell’impresa e dell’ambiente in cui essa opera, attraverso una ripartizione che assegni ad ogni componente una precisa aliquota dell’obiettivo globale fatto uguale a 100;

2)  l’analisi dell’attività d’impresa, che deve prendere in considerazione la complessa funzione di  processo e prodotto,  nelle singole azioni in cui si dirama, individuandone di ciascuna il possibile effetto su di uno o più componenti l’obiettivo globale;

3)  il raggruppamento in classi e sottoclassi delle singole e varie azioni, che consenta di valutare il grado in cui esse assecondano o contrastano il perseguimento dei diversi componenti l’obiettivo dell’impresa;  

4)  l’articolazione qualitativa, che va riportata agli aspetti quantitativi di ogni classe o sottoclasse di azioni, sulla base dei volumi operativi svolti, onde pervenire ad una quantificazione esprimente il ruolo svolto da ciascuna di esse nel perseguimento dell’ obiettivo globale ed articolato, da cui estrapolare  indirizzi utili ad orientare la scelta delle migliori opportunità operative nei loro diversi aspetti.

A questa articolazione iniziale, che nell’obiettivo globale riuniva profitto e risultati non direttamente economici, si è successivamente accompagnata una diversa applicazione, intesa a superare le difficoltà insite nell’ammettere  negli organi decisionali i rappresentanti di categorie estranee al capitale di rischio. L’ideatore del metodo ha quindi sviluppato ipotesi di contabilità specifiche per gli obiettivi non direttamente economici, da porre a lato della normale contabilità in moneta di conto, riguardante il solo profitto. Esperienze di tale impostazione sono state avviate all’estero, e soprattutto nell’Unione Sovietica e nella Federazione Russa, delle quali Pallavicini è stato il primo consulente occidentale per la riforma dell’economia, soprattutto all’epoca di Michail Sergeevic Gorbacev. Esse  hanno poi subito una battuta d’arresto con Boris Nikoleevic El’tsin, meno sensibile  alla considerazione degli aspetti non direttamente economici e meno incline a coniugare il profitto col sociale.

Il Metodo della scomposizione dei parametri è stato inoltre utilizzato per la valutazione del contributo offerto dalle singole unità operative nelle aziende divise ed ha pure incontrato applicazione nella valutazione dell’efficienza degli investimenti pubblici, secondo le impostazioni richiamate nella citata opera “Strutture integrate nel sistema distributivo italiano”. Il suo utilizzo si caratterizza per la flessibilità dell’impostazione, che va correlata alle alterne fasi della congiuntura economica, attraverso la riconsiderazione del peso di ciascun obiettivo parziale dell’attività d’impresa, nell’ambito del più generale obiettivo a volta a volta prescelto.

La crisi globale del 2007 e la frequente sostituzione del debito privato con debito pubblico sembrano consentire un più diretto intervento decisionale da parte di rappresentanti dei portatori di interesse anche estranei al capitale e favorire lo sviluppo di forme di valutazione degli aspetti non direttamente economici dell’attività d’impresa,nello stesso ambito della misurazione del profitto, di cui  il metodo della scomposizione dei parametri rappresenta un’indiscussa anticipazione.

Infatti, le vicende dell’economia, indotte dalla crisi globale della prima decade del terzo millennio, sembrano orientare verso un ricupero dell’impostazione iniziale di questo metodo, nella quale profitto ed obiettivi non direttamente economici partecipano ad un’unica elaborazione del risultato dell’attività d’impresa, mentre il necessario aspetto monetario, nella sua specifica contabilità, ricupera il ruolo che gli è proprio, quale strumento finalizzato al perseguimento dell’obiettivo globale dell’attività d’impresa.

 

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