Mostrare

Enciclopedia Dantesca (1970)

di Alessandro Niccoli

mostrare [fut. I e III singol., mosterrò, mosterrà; cond. pres. I e III singol., mosterrei, mosterrebbe; cong. imperf. I singol. mostrasse]. - Il verbo è frequente in tutte le opere di D.; ricorre più volte nel Fiore e due nel Detto.

1. Significato fondamentale è quello che esprime l'intenzione di offrire qualche cosa alla vista di altri, perché venga veduta e osservata.

Cfr. Vn XIV 1 io fui condotto per amica persona... là ove tante donne mostravano le loro bellezze; Rime XC 14 come pintura in tenebrosa parte, / che non si può mostrare / né dar diletto di color né d'arte; Pg XXX 122 mostrando gli occhi giovanetti a lui, / meco il menava; If XXVIII 20, Pg XIX 32, XXIII 102 (l'andar mostrando con le poppe il petto; qui il verbo allude a ostentazione vanitosa e colpevole); Rime dubbie XII 9, Pd XXXI 106. Molto espressivo è l'esempio di Fiore CLXVI 3 E s'ella non è bella di visaggio / ... lor torni la testa, / e si lor mostri... / le belle bionde trecce da vantaggio; cfr. anche CXLI 10.

L'idea dell'intenzionalità, implicita nel verbo, è presente anche quando m., più che " far vedere ", vale " offrire la possibilità di vedere ": Pg VII 19 qual merito o qual grazia mi ti mostra?. Identica sfumatura in If XXXIV 17 al mio maestro piacque di mostrarmi / la creatura ch'ebbe il bel sembiante; D. infatti ha già scorto Dite subito dopo aver messo piede nella Giudecca, ma poi Virgilio gliene ha impedito la vista frapponendosi tra loro con il suo corpo. Cfr. anche Rime dubbie XVI 7. Con riferimento a visioni godute in sogno: Fiore LXVII 9 istanotte ti tenni in mio dormire / intra le braccia... / molto mi fece Iddio gran cortesia, / che mi mostrò sì dolce avisione.

Come nell'uso odierno, concorre alla formazione di locuzioni figurate. Cfr. Pd VIII 56 s'io fossi giù stato, io ti mostrava / di mio amor più oltre che le fronde, della mia benevolenza ti avrei offerto ben più che manifestazioni esteriori; XVI 116 L'oltracotata schiatta / ... a chi mostra 'l dente [" a chi si dimostra capace di opporsi alla prepotenza "] / o ver la borsa [a chi la corrompe con il denaro "], com'agnel si placa. Locuzioni figurate sono anche quelle di Rime LXXI 1 (Voi, donne, che pietoso atto mostrate) e di Cv III Amor che ne la mente 45 (Li atti soavi ch'ella mostra altrui), in cui il significato complessivo del traslato (" assumere un atteggiamento ") meglio che dal verbo è ricavabile dal sostantivo, che propriamente esprime il modo con cui si manifesta esteriormente il sentimento di una persona. Non diversa origine ha la locuzione ‛ m. sembiante o sembianza ', che vale " atteggiare il volto in un certo modo " per manifestare un sentimento o anche per simularlo: Fiore CLXXXVII 11 E se la donna non v'ha dilettanza, / sì s'infinga in tutte guise che sia; / sì gliene mostri molto gran sembianza, L 2, CLXXX 3. Analogamente, in CXXXV 12 e tuttor sì vi mostra buon coraggio (dove il provenzalismo coraggio, " cuore ", corrisponde al " bele chiere " del corrispondente passo del Roman de la Rose 12292), significa " prova per voi sentimenti di devozione, vi è fedele ".

2. In un'accezione più limitata, ma sempre conservando implicita l'idea dell'intenzionalità del gesto, vale " indicare, accennare con un gesto ", " additare ", " segnare a dito ".

Così in Pg III 111 el disse: " Or vedi "; / e mostrommi una piaga a sommo 'l petto; e pure in Rime LXIII 1, Cv III XI 16, If XII 118, Pg XXII 112, XXIII 121, XXVI 136 (dove si ha un participio passato sostantivato: io mi fei al mostrato innanzi un poco); altro esempio in Fiore CCI 9. Talora la determinazione del gesto è espressa in modo esplicito: Pg XXIV 19 " Questi ", e mostrò col dito, " è Bonagiunta "; e così in If XXIX 26. In If V 68 il Petrocchi ritiene la locuzione a dito inscindibilmente legata a entrambi i verbi, e pertanto legge: [Virgilio] più di mille / ombre mostrommi e nominommi a dito, " mi palesò e indicò a dito " (cfr. ad l.); la '21, invece, interpunge mostrommi, e nominommi, a dito, per precisare che a dito va riferito soltanto al primo verbo.

Ha analogo valore quando significa " indicare la strada "; la via da percorrere può essere specificata mediante un complemento oggetto (Pg II 60 mostratene la via di gire al monte; VI 68) o con una proposizione secondaria (If XII 94 danne un de' tuoi... / che ne mostri là dove si guada; e così pure in Pg XI 40). In quest'accezione può riferirsi anche a cose inanimate: Pg I 107 lo sol vi mosterrà... / prendere il monte a più lieve salita.

Nel Convivio la locuzione ‛ m. la via, il cammino ' compare solo come traslato: IV XVII 8 avvegna che essa [la Prudenza] sia conduttrice de le morali virtù e mostri la via per ch'elle si compongono; e così pure in VII 5 e XXIV 12 (due volte).

3. In alcuni tra gli esempi già citati, m. è usato con riferimento a momenti o episodi del viaggio ultraterreno di Dante. Secondo la tesi del Singleton (Viaggio a Beatrice, trad. ital. Bologna 1968, 10 ss.), l'evento letterale di questo viaggio si risolve in un itinerarium mentis ad Deum, è segno significante di una progressiva conquista di una realtà sovrannaturale, il cui possesso si realizza nell'unione dell'anima con Dio mediante un atto dell'intelletto e un'operazione della volontà. Per Virgilio, duca ... segnore e... maestro (If II 140) e per Beatrice, lume al poeta tra 'l vero e lo 'ntelletto (Pg VI 45), ‛ mostrare ' a D. pellegrino l'aldilà non vuol dire perciò limitarsi a una semplice indicazione dei luoghi o dei personaggi, e non è neppur soltanto un accompagnare il discepolo servendogli da guida; nel ‛ mostrare ' è implicita l'idea del " render noto ", del " far conoscere ", dell' " insegnare ". Se tutta la Commedia, insomma, s'incentra nell'intuizione, concettuale e poetica, di una visione, m. è verbo particolarmente significante dell'intuizione dantesca, sia come acquisizione di una verità trascendente, sia come creatività linguistica.

Naturalmente, l'idea del " render noto " o del " far conoscere " o dell'" insegnare " sarà la prevalente a seconda che il complemento oggetto sia animato (come in If IV 119 mi fuor mostrati li spiriti magni, / che del vedere in me stesso m'essalto; V 68 [già citato]; Pg I 64 e 65, XXX 138, Pd XVII 136), sia costituito da un toponimo (If XII 86 la valle buia; XXIX 96 lo 'nferno) o sia invece espresso dal sostantivo cammino (XV 48, XXI 84): in ogni caso i valori semantici impliciti nel verbo sono rielaborati e arricchiti dalla sensibilità poetica e linguistica del poeta. In Pg XXI 32, anzi, la replicazione e la mancanza del complemento oggetto rendono anche più complesso il significato del verbo, il quale assume così il valore di " indicare a qualcuno la via da seguire ", dandogli gli opportuni insegnamenti perché tragga profitto dal cammino percorso e da ciò che lungo la via ha potuto osservare: io fui tratto fuor de l'ampia gola / d'inferno per mostrarli, e mosterrolli / oltre, quanto 'l potrà menar mia scola. È questa l'interpretazione del Del Lungo, comunemente accolta dai commentatori; solo il Chimenz ritiene che oggetto sottinteso sia un ‛ venire ' ricavabile dal v. 29, e quindi spiega " gli mostrerò il cammino ".

4. Nel passaggio dalla sfera dei dati offerti dall'esperienza sensoriale all'ambito delle acquisizioni intellettuali, l'intenzionalità implicita nel verbo si determina in dimostrazione, insegnamento, testimonianza. Anche con questo valore m. compare in tutte le opere dantesche, ma il suo uso è particolarmente caratteristico del linguaggio del Convivio proprio perché risponde alle finalità del trattato, volto a diffondere la conoscenza del sapere scientifico mediante l'illustrazione dell'intendimento (Cv II II 6) delle canzoni. Se ne ha una riprova nell'altissima frequenza con la quale m. compare nel Convivio (153 volte contro le 89 della Commedia); ma ancora più illuminante è il non raro ricorso alla replicazione in passi nei quali m. è usato con accezioni diverse.

Esempi di questo atteggiamento stilistico si hanno in I I 18 con ciò sia cosa che la vera intenzione mia fosse altra che quella che di fuori mostrano [" lasciano intendere "] le canzoni... per allegorica esposizione quelle intendo mostrare, cioè " spiegare ", " commentare "; II 7 le parole sono fatte per mostrare [" chiarire ", " spiegare "] quello che non si sa, onde chi loda sé mostra [" dimostra ", " dà prova "] che non creda essere buono tenuto; analoghe variazioni di significato, facilmente ricavabili dal contesto, si hanno in VIII 1 (tre volte), XII 2 (due volte), IV XXVII 1 (due volte).

In tutti gli altri casi le accezioni fondamentali sono le seguenti: " dimostrare "; " manifestare con parole, azioni, segni sensibili "; " palesare con il comportamento ": Cv II XII 8 apersi la bocca nel parlare de la proposta canzone, mostrando la mia condizione sotto figura d'altre cose; Vn V 3, XXXV 3, Cv II VII 11. Seguito da una proposizione oggettiva: III 4 nel duodecimo de la Metafisica... [Aristotele] mostra bene sé avere bene seguito pur l'altrui sentenza; Rime CXIV 11, Cv I VIII 5, II VII 9, IV XXVIII 19; e così in Fiore LI 3, CXXII 12. Usato assolutamente: If XXX 3 Iunone era crucciata / per Semelè contro 'l sangue tebano, / come mostrò una e altra fïata.

In particolare, allude alla ‛ manifestazione esteriore ' di un sentimento, di un affetto, di un impulso dell'animo, di un convincimento. Con questa accezione ricorre in tutte le opere: Vn XXVI 2 Ella coronata e vestita d'umiltade s'andava, nulla gloria [" orgoglio ", " superbia "] mostrando di ciò ch'ella vedea; Rime LXXXIII 131 sua franchezza li conven mostrare; Cv IV XVII 10 Maria... a' piedi di Cristo sedendo, nulla cura del ministerio de la casa mostrava; If XXXII 133 O tu che mostri per sì bestial segno / odio sovra colui che tu ti mangi; Pd XIV 23 li santi cerchi mostrar nova gioia / nel torneare e ne la mira nota. Altri esempi in Vn VIII 5, XV 8, XXII 9; Rime XLII 10, LXXXIII 63, Rime dubbie XVII 7; Cv IV Le dolci rime 124, VI 9 (due volte), XXV 3; If XXIII 82, Pg XXIX 139, Pd XIV 63; Fiore XXVI 4, CII 7, CCIX 4, CXLVII 6, e Detto 329.

In alcuni casi si allude a moti o a disposizioni dell'animo che in realtà non si provano; il verbo vale allora " fingere ", " simulare ", " manifestare esteriormente ": Vn VII 6 19 di fuor mostro allegranza, / e dentro da lo core struggo e ploro IX 6 (due volte); Pg XXII 91. Gli esempi più numerosi di questo uso si hanno nel Fiore, cosa del tutto consona alla tematica del poemetto: CVI 12 e sed amor gli mostro, si è fintezza; LXVIII 6, LXXII 8, CLXXXIV 13; si accosta al significato di " fare le viste di " in CXXI 6 (in cittadi e 'n castella fo mie' staggi / mostrando ched i' faccia vita agresta), CLXXXI 14; vale " lasciar credere " in CVI 14 per mostrar ch'i' sia buon, lor fo carezza.

Per analogia, possono essere accostati alle accezioni ora illustrate i due esempi nei quali, con riferimento ad animali, m. vale " ostentare, mettere in mostra un istinto ": il falcone move la testa e con l'ali si plaude, / voglia mostrando e faccendosi bello (Pd XIX 36); altro esempio in Pg II 126.

" Dare prova evidente delle proprie qualità "; " manifestare praticamente capacità o inattitudini ": Pd XVIII 50 mostrommi l'alma che m'avea parlato / qual era tra i cantor del cielo artista; Rime CVI 98, Pg XII 12, Fiore LX 3, CCXXV 2. Anche con soggetto astratto personificato: If XIX 11 O somma sapïenza, quanta è l'arte / che mostri in cielo, in terra e nel mal mondo.

" Attestare "; " certificare per diretta conoscenza ": Cv IV XXVII 17 Ovidio… mostra che Eaco vecchio fosse prudente; XXVI 8, 11 e 13, XXVII 18 (due volte) e 19. Vale " ostentare ", in XXIX 4 colui che de li suoi antichi ragiona e mostra le grandi e mirabili opere.

" Far comprendere ", " chiarire "; " rendere intelligibile un concetto "; " palesare una verità "; " comprovare la fondatezza di una tesi ". Può reggere un complemento oggetto: Pd VIII 95 S'io posso / mostrarti un vero, a quel che tu dimandi / terrai lo viso come tien lo dosso; e così pure in Cv I II 17, II III 12, III XIV 5, IV II 16, VIII 16. Con reggenza infinitiva: Cv IV VIII 5 prima mostrerò me non presummere [contra l'autorità del Filosofo; poi mostrerò me non presummere] contra la maiestade imperiale; I II 13, II VII 9; con proposizione oggettiva introdotta da ‛ che ': IV XVII 11 volse lo nostro Segnore in ciò mostrare che la contemplativa vita fosse ottima; II VI 1 (dove la congiunzione, secondo l'uso del tempo, è sottintesa), III VI 9, IV XIII 8 (due volte); con proposizione oggettiva introdotta da ‛ come ': I X 5 l'ordine de la intera scusa vuole ch'io mostri come a ciò mi mossi per lo naturale amore de la propria loquela; Vn XXI 1, Cv III XIII 3, IV VIII 4. In I VI 4 regge una proposizione causale, in IV X 7 (due volte) oltre alla replica del verbo si ha variazione nella costruzione.

" Commentare, chiosare un testo ": Cv IV III 1 per meglio [il trattoto]... mostrare, partire si conviene per le sue parti principali; altro esempio in Detto 345. In Cv III XI 1 conviensi qui, prima che più oltre si proceda per le sue laude mostrare, dire che è questo che si chiama Filosofia, se per le laude s'intende, con il Busnelli (p. 380 n. 11) un " discorso illustrante i pregi di una persona ", il passo va interpretato " chiosare il discorso tenuto, con la canzone Amor che ne la mente, in onore della Donna gentile "; se, invece, le laude sono i pregi, i meriti della Filosofia, m. varrà " esporre ", " render noti ", " far conoscere ".

" Insegnare "; " far sì che altri acquisti una cognizione o un'abitudine, o apprenda il modo di compiere un'operazione ": If XXIX 115 e quei... / volle ch'i' li mostrassi l'arte; Cv II I 1 però che più profittabile sia questo mio cibo... voglio mostrare come mangiare si dee; I I 11, XIII 5, II XIV 4, IV IX 8, Pg XVI 62, Pd XV 108. È usato anche con soggetti astratti: Pg XV 21 sì come mostra esperïenza e arte; Cv IV XXVI 7 (due volte).

" Rivelare "; " render noto e intelligibile ciò che trascende la nostra esperienza sensoriale ": Pd X 51 Tal era quivi la quarta famiglia / de l'alto Padre, che sempre la sazia, / mostrando come spira e come figlia, cioè rivelandole il mistero della Trinità; Vn XXVI 6 8 la donna mia... / par che sia una cosa venuta / da cielo in terra a miracol mostrare; Rime LXXXVII 2; Cv II V 4, III Amor che ne la mente 56 (commentato in XV 2), XV 7, Pd XXXII 93.

" Promulgare ": Cv IV IX 9 a ... scrivere, mostrare e comandare la Ragione (cioè la legge o il diritto romano), è... posto... lo Imperadore; il significato tecnico del verbo è chiarito da Busnelli-Vandelli: " Scrivere la legge è formularla, mostrarla è promulgarla, perché sia conosciuta dai sudditi; comandarla è imporla con l'autorità del volere e con la sanzione ". In altri passi del Convivio la locuzione ‛ m. la ragione ' o ‛ le ragioni ' non è usata nel significato tecnico ora illustrato, e vale perciò semplicemente " esporre una o più argomentazioni " a sostegno di una tesi: Cv III III 2 ciascuna cosa... per la ragione di sopra mostrata ha 'l suo speziale amore; I I 17, IV 1 (tre volte), VIII 6, IV IV 14, VIII 10, X 3.

In molti esempi soggetto della proposizione è un sostantivo indicante un'opera scritta o una sua parte o il suo contenuto; altre volte il verbo compare in forme infinitive o passive o impersonali, sempre con riferimento a un testo scritto. In tutti questi casi la mancanza dell'intenzionalità nell'atto del mostrare è solo apparente, giacché soggetto logico dell'azione resta l'autore, il quale intende " esporre ", " illustrare ", " precisare ", " chiarire " una tesi o " far conoscere " un fatto. Esempi di questo uso si hanno in Cv IV XXVIII 1 lo testo intende mostrare quello che fa la nobile anima... nel senio (in vecchiaia); VIII 11 a mostrare me non essere inreverente a la maiestade de lo Imperio, prima è da vedere che è ‛ reverenza '; III VI 1 Nel precedente capitolo è mostrato per che modo lo sole gira; II I 4 perché questo nascondimento fosse trovato per li savi, nel penultimo trattato si mosterrà; Vn VII 7; Cv I II 16, VI 1 (due volte), II III 18, IV 1, VIII 1, X 1, III VII 13, XIII 8, IV III 2, X 1, 5 e 9, XVI 2 (due volte), XIX 8, XXIII 1 e 4, XXVI 1, XXVII 1, XXIX 1.

Molto frequentemente m. compare in incisi o in formule conclusive del tipo come di sotto si mostrerà (Cv IV X 5) o e questo mostrare si volea (VI 16). In questi casi il verbo conserva un significato molto generico, difficilmente precisabile, ma sempre allusivo a una dimostrazione o a un chiarimento; esempi di questo uso, oltre che nei passi già indicati, si hanno in Cv I VII 5 e 11, XII 3, XIII 3 e 6, III III 12, IV VII 6 e 11, X 2, XIII 7 e 10, XIV 12 e 14, XV 2, XXVIII 16.

5. In altri casi l'intenzione del m. non è posta in evidenza o è del tutto assente. Il verbo assume allora i seguenti significati:

" Lasciar vedere "; " offrire l'occasione per osservare una cosa ": If VI 23 Cerbero... / le bocche aperse e mostrocci le sanne; Cv I III 4 quasi mendicando, sono andato, mostrando contro mia voglia la piaga de la fortuna (dove la locuzione ha un ovvio valore figurato); If XXII 23. Più frequentemente, quest'accezione ricorre quando il soggetto è inanimato: Pg XIV 149 'l cielo... 'ntorno vi si gira, / mostrandovi le sue bellezze etterne; Cv II XIV 1 (tre volte) e 2, If XXIV 89, XXVI 41, XXIX 38, XXXI 62, XXXIII 25. In Pd XXVIII 99 I cerchi primi / t'hanno mostrato Serafi e Cherubi, si ha un esempio di passato usato per indicare azione che continua nel presente: " ti hanno mostrato e ti mostrano " (ma per il Porena " perché Beatrice dica t'hanno mostrato e non ‛ ti mostrano ' non si capisce ").

" Costituire l'indizio di una circostanza o di una situazione " (come nel rapporto che intercorre tra causa ed effetto): Rime CXVI 56 e mostra poi la faccia scolorita / qual fu quel trono che mi giunse a dosso; Pd XX 21 fiume / che scende chiaro giù di pietra in pietra, / mostrando l'ubertà del suo cacume. E ancora Vn XV 5 5 (ripreso al § 9), e XXXIX 9 6.

" Rappresentare persone o cose " (di figurazioni): Pg XII 49 Mostrava ancor lo duro pavimento / come Almeon a sua madre fé caro / parer lo sventurato addornamento; If XVII 63, Pg XII 52, 55, 58 e 63.

" Comprovare la fondatezza di un fatto "; " render palese una qualità, un effetto "; " dare a divedere "; " lasciar capire ": Cv IV IV 13 due apertissime ragioni... mostrano quella civitade imperatrice... da Dio aver speziale nascimento; XII 3 quelle cose che prima non mostrano li loro difetti sono più pericolose; altri esempi in I X 14, II X 9, III I 9, IV XXIV 7, XXVII 1 e 20, Pg VII 17 " O gloria di Latin ", disse, " per cui / mostrò ciò che potea la lingua nostra ".

In Pd XXIII 12 la plaga / sotto la quale il sol mostra men fretta, il verbo allude a impressione erronea suscitata dal sole nell'osservatore; è infatti falso, anche secondo il sistema tolemaico, che il sole si muova più lentamente quando percorre la parte più alta della volta celeste.

6. I passi controversi sono quattro; per tre (Cv I XII 12, IV XV 18, Pd XXXIII 56) il dissenso verte sulla lezione, mentre nel quarto (If XXXII 101) non appare evidente il significato del verbo.

Accogliendo un'integrazione congetturale della '21 (v. " Bull. " XXV [1918] 127), in Cv I XII 12 il Busnelli legge: provato è adunque la bontà de la cosa più propria [più essere amabile in quella; per che, a mostrare quale in essa è più propria,] è da vedere quella che più in essa è amata. Il senso del passo è così chiarito dall'editore: " poiché, come si è provato, della bontà di una cosa quella che della cosa è più propria è la più amabile, si potrà anche dire e converso che quella che vediamo essere la più amabile, sarà appunto la più propria ". Secondo la Simonelli, invece, l'integrazione dell'archetipo non sarebbe necessaria e D. avrebbe condensato il concetto in provato... propria, riassumendo quello che la '21 ha aggiunto congetturalmente. Molto controversa è anche la lezione di IV XV 18, così tramandata dai manoscritti: appresso dico che da venire è a la veritade mostrare; e dico che mostrare quello, cioè che cosa è gentilezza. Il primo comma (appresso... la veritade mostrare) non dà adito a incertezze, né per ciò che concerne il senso complessivo né per il valore da attribuirsi a mostrare (" esporre ", " far conoscere "). Il secondo comma, invece, è stato variamente modificato dagli editori con l'intento di ricavarne un senso plausibile. Se si accoglie la correzione della '21 (dico che mostrerò quella), dovendosi quella riferirsi a verità, mostrerò varrà " farò conoscere "; se si adottano l'integrazione proposta dal Busnelli (dico che mostrare [è] quello) o la correzione della Simonelli (dico ch'è mostrare quello) a mostrare dovrà essere attribuito il significato di " chiarire ", " spiegare ". È anzi quella della Simonelli l'interpretazione più convincente: " e dico che (questo mostrare la verità) consiste (è) nel mostrare quello che segue (quello con valore di neutro latino): cioè a dire che cosa è gentilezza " (cfr. l'Appendice al Convivio a c. di Busnelli-Vandelli, II 524).

Per Pd XXXIII 56 il Petrocchi (v. ad l. e Introduzione 254) accetta la lezione già nota al Buti e adottata dal Witte: Da quindi innanzi il mio veder fu maggio / che 'l parlar mostra, ch'a tal vista cede, " ‛ il mio vedere fu superiore a quel che suole poter manifestare... la parola - e s'intende che è il parlare di tutti gli uomini -, la qual parola cede a tal vista ' ecc. " (Petrocchi). Non è perciò necessario attenersi al testo della '21 e del Casella, i quali, conformemente al parere dello Scartazzini, leggono il mio veder fu maggio / che 'l parlar nostro. Questa variante, infatti, mentre è suggerita da una tradizione manoscritta meno autorevole di quella seguita dal Petrocchi, non offre un'interpretazione più evidente e più sicura, e neppure sostanzialmente diversa da quella consentita dal testo dell'edizione critica.

Non del tutto limpido è il significato di If XXXII 101. A D. che lo ha afferrato per i capelli per costringerlo a dire il suo nome, Bocca degli Abati grida: Perché tu mi dischiomi, / né ti dirò ch'io sia, né mosterrolti / se mille fiate in sul capo mi tomi. " Né te lo farò vedere " alzando il viso, spiegano di solito i commentatori. In realtà, come osserva il Chimenz, il passo non è chiaro giacché D. " aveva già avuto modo prima di scorgere il volto del dannato, né avrebbe potuto dal volto riconoscerlo, non avendolo mai visto da vivo " (Sapegno). Bisognerà perciò intendere, con il Tommaseo e il Chimenz, " non te lo farò conoscere neppure con un cenno ", sempre che non si voglia accogliere l'ipotesi del Sapegno che m. stia per " rivelare ".

7. Usato come riflessivo o come intransitivo pronominale, m. ha una latitudine di accezioni meno ampia di quanto non avvenga quando ha valore transitivo. Le principali sono le seguenti:

" offrirsi alla vista ", " farsi vedere " (di persone): Vn XXIV 4 lo die che Beatrice si mosterrà dopo la imaginazione del suo fedele; Rime CIV 99; un esempio in Fiore CLXV 6. È riferito anche a concetti astratti personificati: la Filosofia avvalora e accende amore dovunque... si mostra (Cv III XIV 12). Quando si riferisce a visioni o indica il rivelarsi di spiriti beati o di divinità mitologiche, vale " apparire ": Pd XXXI 2 In forma dunque di candida rosa / mi si mostrava la milizia santa dei beati; altri esempi in Vn XXIII 8, If IX 56, Pd III 109, IV 37, XVIII 88.

Accompagnato da un predicato che determina il modo di essere, di sentire o di comportarsi di una persona, vale " darsi a conoscere per ", " comportarsi da ": Vn XXVI 7 9 mostrasi sì piacente a chi la mira, / che dà per gli occhi una dolcezza ineffabile al core (commentato in XXVI 3); Cv IV VIII 5 se... inreverente mi mostrasse... sarebbe... laido, giacché in questo trattato... di nobilitade trattando, me nobile e non villano deggio mostrare; e ancora: Vn XXXVIII 3, Rime CXVI 3, Cv II VI 4, Pg II 72, IV 110, XXIV 124, XXIX 136, Pd XIV 80, XVII 100; altri casi in Fiore XI 11, L 4, LVIII 5, LXXXIX 5. Alcune volte la qualificazione predicativa, invece che con un aggettivo, è espressa mediante una locuzione: Vn XXXVI 1 mi ricordava de la mia nobilissima donna, che di simile colore si mostrava tuttavia; altro esempio in Pd IX 59. Può esprimere il desiderio o la volontà di apparire diversi dal vero, acquistando così il valore di " far vista di essere ": If XXIV 58 Leva' mi allor, mostrandomi fornito / meglio di lena ch'i' non mi sentia; e così anche Cv III I 6, IV XII 3 (seconda occorrenza), e Fiore CLXXXIV 6.

Come intransitivo pronominale vale " essere o divenire visibile " (di astri, della luce, di fenomeni luminosi): il sole gira intorno giù a la terra... sé non tutto mostrando (Cv III V 16); Rime C 8, Cv II XIV 16, III I 3, II 9. Assume sfumature particolari quando il soggetto è un sostantivo astratto: Cv I VIII 14 Atto libero è quando una persona va volentieri ad alcuna parte, che si mostra [" si palesa ", " si manifesta "] nel tener volto lo viso in quella (altro esempio nello stesso paragrafo); III II 8 ne le bontadi de la natura [e] de la ragione si mostra [" si riverbera ", " si riflette "] la divina; Pg XXXI 29 E quali agevolezze... / ne la fronte de li altri si mostraro [" Si offersero al tuo sguardo "], / per che dovessi lor passeggiare anzi?

Seguito da un aggettivo o da una locuzione aggettivale, indica l'aspetto con il quale il soggetto si offre alla vista umana: Pd XIII 134 i' ho veduto tutto 'l verno... / lo prun mostrarsi rigido e feroce; Vn XXIII 5, Cv II XIII 25, Pg XXIII 120. Può anche riferirsi a soggetti inanimati, ma personificati, o addirittura ad astratti, e allora vale " darsi a conoscere per ": Pg IX 136 non... si mostrò sì acra / Tarpëa, come tolto le fu il buono / Metello; Cv IV XXVI 2 la nobile natura in adolescenza... adornatrice de la sua persona si mostra; e così pure in XXII 5.

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