Neologismi

Neologismi

Il Libro dell'Anno 2014 (2014)
di Silverio Novelli

Neologismi arte, lingua e letteratura

abbandonologo

s. m. Chi perlustra il territorio alla ricerca di borghi abbandonati, edifici pubblici e privati in rovina, strutture e attività dismesse (luna park, orti, giardini, stazioni, ecc.), di cui documentare l’esistenza e raccontare la storia.

• Si chiama Carmen Pellegrino, fa l’abbandonologa. Giovane, molto bella, vive a Napoli. Racconta di luoghi mai visti, galleggiano nella sua stranissima percezione del mondo. […] Però nel suo balcone brillano al sole semi di viole o di margherite. Intanto cerca quel che resta, l’abbandonologa, i lutti nelle cose. Lei dice: “Provo una specie di premura per i ruderi. Come per le cose che hanno perduto la destinazione d’uso, e ora stanno e non attendono nulla, se non la parola che sgorghi dal fondo di chi le guarda. Non ci sono spettri, spiriti delle infestazioni” (Veronica Tomassini, ilfattoquotidiano.it, 1° giugno 2014, ‘Blog’).

• [tit.] Carmen Pellegrino, professione abbandonologa (huffingtonpost.it, 23 giugno 2014).

• Per definirla correttamente c’è voluto addirittura un neologismo. Perizia di un accademico? No, trovata di un bambino (un po’ linguacciuto). La racconta spesso. Sembra una fiaba, ma – assicura – è tutto vero: «Ero in libreria, sfogliavo un libro sulle rovine. “Che leggi?” mi chiese. Gli risposi, lui rimase zitto un momento. Poi, piuttosto compiaciuto: “Allora sei un’abbandonologa?”» (Andrea Cirolla, Corriere della sera, 20 luglio 2014, ‘La Lettura’, p. 11).

Derivato dal s. m. abbandono con l’aggiunta del confisso -(o)logo.

antropop

agg. Che applica gli strumenti dell’antropologia in ambiti e su temi normalmente estranei a tali studi e, in particolare, alle varie espressioni della cultura, della socialità e dell’intrattenimento, dei consumi di massa.

• Di qui la girandola «antropop» riprende a vorticare per pagine e pagine, tra gli antichi adamiti, gli streaker (quelli che sfrecciano nudi negli stadi) e le Femen. Alla fine il lettore è ubriaco (Guido Vitiello, Corriere della sera, 22 giugno 2014, ‘la Lettura’, p. 7).

Composto dal s. f. antro(pologia) e dall’agg pop. Nel 2014 D. Canestrini ha pubblicato il saggio Antropop. La tribù globale (Bollati Boringhieri).

bilogia

s. f. Insieme omogeneo, per stile e temi, di due opere (letterarie, teatrali, musicali, cinematografiche, ecc.) realizzate dallo stesso autore.

• [tit.] “Mozart e Salieri” e “L’ospite di pietra”, adattamento di Diego Willy Corna. Bilogia mozartiana dai microdrammi di Aleksandr Sergeevič Puškin - 15 marzo 2014, ore 20,30 presso l’Aula magna della SM di Stabio (smstabio.ti.ch, marzo 2014).

• Ariano Geta, Bilogia del centenario. Biennio 2060/2061. In un’Italia distopica in cui ogni evento sembra dover passare attraverso il controllo dell’onnipotente Generale Salimbeni, due persone comuni si ritrovano coinvolte in situazioni inattese che modificheranno le loro esistenze. Due novelle con la struttura di un thriller che tuttavia presto assumono le caratteristiche della farsa grottesca, coerentemente con l’italica vocazione alla commedia (amazon.it, 9 aprile 2014, ‘Libri’).

Composto dal prefisso bi- e dal suffisso -logia.

chick-fi

(Chick-Fi) s. f. Filone di narrativa di consumo scritta da giovani donne e caratterizzata da storie d’avventura o fantastiche che hanno per protagoniste giovani eroine.

• Lo abbiamo detto e ripetuto molte volte. I romanzi, la letteratura di genere e intrattenimento, chiamiamola così, va di filone in filone. […] E a ciò che i tassonomisti chiamano Young Adult, in variante Chick-Fi, ossia romanzi d’avventura e fantascientifici scritti da giovani donne. E devo dire che la letteratura erotica alla E.L. James (le sfumature bla bla) ha ballato meno di quel che pensavo (Massimo Bencivenga, sullanotizia.com, gennaio 2014, ‘Arte e Cultura’).

• Adesso negli Stati Uniti la tendenza forte è la cosiddetta “chick-fi”: romanzi d’avventura e fantascientifici scritti da giovani donne, nei quali a salvare il mondo da un futuro distopico è sempre una giovanissima (Paolo Pontoniere, L’Espresso, 24 aprile 2014, p. 135, ‘Società’).

Dall’ingl. chick-fi, a sua volta composto dal s. di uso fam. chick (‘ragazza, tipa, pupa’) e dallo scorciamento del s. fi(ction).

creepypasta

(Creepypasta) s. f. inv. Genere di narrativa costituito di storie inquietanti, paurose, orrorifiche, pubblicate in rete da autori anonimi e ivi diffuse in modo virale; anche, la singola storia narrata.

• Come si scrive una Creepypasta? Questo genere di prosa ha delle regole basilari, comuni agli altri tipi di scrittura, come la fedeltà alla Consecutio Temporum (conseguenza logica degli eventi narrati), proprietà di linguaggio, abilità descrittiva, capacità d’empatia. […] La prima cosa a cui bisogna pensare per mettere in pratica questo tipo di narrativa è di pensare ad una situazione/trama che possa far immedesimare facilmente il lettore, quindi cercare di ricreare un’atmosfera apparentemente quotidiana e tranquilla (it.creepypasta.wikia.com, gennaio 2014).

• Le chiamano creepypasta: storie dell’orrore pubblicate sul web da anonimi. Nate sul sito 4chan, si sono diffuse su forum, portali dedicati e Reddit (Pietro Minto, Corriere della sera, 15 giugno 2014, ‘La Lettura’, p. 6).

Dall’ingl. creepypasta, a sua volta composto dall’agg. creepy (fam. ‘da brivido’) e da pasta (deformazione di (to) paste ‘incollare’, ma con riferimento anche al s. pasta ‘pasta’), sul modello del s. copypasta, di uso gergale per ‘testo, articolo copiato e incollato molte volte’.

inviting library

loc. s.le f. Biblioteca organizzata negli spazi e nell’arredo come luogo di accoglienza, socializzazione e approccio amichevole ai servizi erogati.

• Altro continente, altra biblioteca innovativa. Questa volta siamo in Giappone, dove il concetto di inviting library […] si è tradotto concretamente nella biblioteca universitaria Izumi di Tokyo, inaugurata un paio di anni fa e già diventata un esempio per i progettisti di tutto il mondo per il suo uso degli arredi, della luce, dei colori, concepiti per guidare i lettori a diverse tipologie di comportamento (Maria Teresa Carbone, Pagina99WE, 21 giugno 2014, p. 4, ‘Storie’).

Espressione ingl. composta dall’agg. inviting (‘attraente’) e dal s. library (‘biblioteca’). Attestato nel saggio La biblioteca che vorrei di Antonella Agnoli, 2014 (Editrice Bibliografica).

philo-thriller

s. m. inv. Thriller che incorpora temi di carattere filosofico.

• Nasce così, con questa storia intrecciata destinata a un sequel, un nuovo genere letterario, il philo-thriller che unisce avventura, azione, scienza e filosofia e, proprio come Lost aveva fatto nel panorama dei telefilm, inaugura un filone in cui suspence e coinvolgimento non sono in antitesi con riflessione storico-filosofica (Virginia Perini, affaritaliani.it, 6 giugno 2014, ‘Café Philo’).

Dall’ingl. philo-thriller, a sua volta composto dall’agg. philo(sophic) (‘filosofico’) e dal s. thriller.

shelfie

s. m. inv. 1. Ritratto fotografico della propria libreria. 2. Resoconto, condiviso in Rete, delle proprie letture, scelte in base alla collocazione dei libri nello scaffale (per esempio, vengono letti tutti i libri che occupano la mensola più in alto).

• Ma a noi piace di più l’idea lanciata dal quotidiano britannico The Guardian che con l’aggiunta di una semplice h ha trasformato la tendenza in shelfie. La lettera è una sola, e perdipiù nella nostra lingua persino muta, ma la differenza è di buona sostanza perché in questo caso a venire immortalate non sono più le persone, bensì le librerie, di casa. Il gioco ci piace. Ecco qua qualche shelfie di casa nostra (gruppoletturasegrate.blogspot.it, febbraio 2014).

• Esercizio di narcisismo letterario: entrate in una biblioteca, scegliete uno scaffale a caso, leggete tutti i libri che contiene e raccontate le vostre impressioni su facebook. Otterrete uno shelfie, come lo ha definito il «Chronicle of Higher Education»: «Un genere ibrido: in parte critica letteraria, in parte memoir». Sarebbe un selfie del proprio shelf (scaffale) (Antonio Sgobba, Corriere della sera, 22 giugno 2014, ‘La Lettura’, p. 14).

Dall’ingl. shelfie, a sua volta composto dai s. shelf (‘scaffale’) e (self)ie.

sorrentinismo

s. m. (scherz.) Il modo di fare film, il pensiero e lo stile del regista Paolo Sorrentino.

• Forse il miglior momento televisivo dell’anno: Checco Zalone demolisce insieme a Maria De Filippi La Grande Bellezza davanti a Sabrinona nazionale e Matthew McConaughey. Due maestri del popolare si lasciano andare a qualche disquisizione su giornali e salotti che li schifano, poi Jep-Checco dice a Maria: «Quanti anni tieni? 52? Che età inutile, priva di contenuti. Non ha manco una categoria su Youporn». E così vien giù in un solo colpo il sorrentinismo e il salottismo che l’ha sostenuto fingendo l’autocritica (Stefania Carini, europaquotidiano.it, 31 marzo 2014, ‘Teledipendente’).

Derivato dal nome proprio (Paolo) Sorrentino con l’aggiunta del suffisso -ismo.

Già attestato nel libro di Andrea Scanzi Non è tempo per noi. Quarantenni: una generazione in panchina (Rizzoli, 2013).

twitteratura

s. f. L’opera letteraria narrativa, sia come creazione originale sia come riscrittura di opere celebri, ridotta entro la misura dei centoquaranta caratteri di cui si compone un messaggio (tweet o cinguettio) in Twitter®.

• [tit.] Twitteratura, “a scuola smontiamo Manzoni in 140 battute” (repubblica.it, 12 marzo 2014, ‘Cronaca Firenze’).

• “Twitteratura”, ovvero l’arte trasformata in tweet: mira a sfruttare e stimolare la lettura utilizzando strumenti che ognuno di noi ha a portata di mano, ossia un libro, uno smartphone (tablet o pc), una connessione internet, un account Twitter, con l’obiettivo di riscrivere, e quindi rileggere grandi opere della letteratura come “Le città invisibili” di Italo Calvino (corriere.it, 19 marzo 2014, ‘Cultura’).

Dall’ingl. twitterature o sul suo modello; derivato dal marchionimo Twitter® incrociato con il s. (letter)atura, ingl. liter(ature). Già attestato nel sole24ore.com, 14 novembre 2009, ‘Cultura & Tempo libero’ (Serena Danna).

twitterese

s. m. Il linguaggio e il modo di esprimersi adoperati nel postare messaggi tramite Twitter®.

• «Diamo un hashtag: #enricostaisereno. Nessuno ti vuole prendere il posto, Vai avanti, fai quello che devi fare, fallo!». Matteo Renzi talvolta parla in twitterese anche quando è lontano dal pc o dallo smartphone. Lo ha fatto anche il 17 gennaio, ospite di Daria Bignardi alle Invasioni Barbariche, provando a smorzare le polemiche sui contrasti tra la linea di Palazzo Chigi e quella del Nazareno, alla cui guida il sindaco di Firenze si è insediato da poco più di un mese, dopo la vittoria alle primarie dell’8 dicembre (Alessandro Sala, corriere.it, 2 giugno 2014, ‘Foto Politica’).

Dall’ingl. twitterese o sul suo modello; derivato dal marchionimo Twitter® con l’aggiunta del suffisso -ese.

Già attestato in Civiltà del bere.com del 24 settembre 2013 (Alessandro Torcoli). Il termine inglese omografo è attestato nel corriere.it del 26 febbraio 2009, ‘Esteri’ (Viviana Mazza).

webserie

(web serie) s. f. Serie filmica romanzesca o fantastica concepita e realizzata per essere trasmessa in Rete a episodi o a puntate.

• Sette puntate per una storia che parla di amicizia, vampiri e organizzazioni segrete: è DeadBoy, la webserie trasmessa in esclusiva su TvZap e sul sito di Radio Deejay selezionata al LaWebFest, il Festival di Los Angeles in programma dal 26 al 30 marzo, dedicato alla nuova serialità online (Laura Gusatto, repubblica.it, 28 gennaio 2014, ‘Spettacoli’).

• Sono numeri pazzeschi quelli che sta facendo registrare Under the series, la web serie con Giammarco Tognazzi [...] ambientata in una futuristica e sanguinaria Italia del 2025, distrutta dal default economico e in mano a un’Autorità Provvisoria di stampo militare che per fronteggiare la crescente ribellione delle masse popolari ha messo a punto una speciale arma di dissuasione: l’esecuzione di 13 “ribelli” in diretta tv con un format in stile reality show chiamato appunto Under (quotidianodipuglia.it, 3 luglio 2014, ‘Spettacoli’).

Dall’ingl. web series.

Neologismi scienze sociali e storia

clic democracy

(clic-democracy o click democracy) loc. s.le f. inv.

La democrazia ridotta all’espressione secca del consenso su proposte preordinate e non modificabili, propria di un certo modo di concepire la politica e di farla attraverso la Rete.

• Ecco perché sembrano antistoriche le formule di legge elettorale che ci impongono di votare una lista bloccata, un pacchetto “obbligatorio” di nomi diversi, dove se votiamo uno, dobbiamo votare anche l’altro. E il suo effetto può essere solo quello di dare fiato, per reazione, ai nemici della rappresentanza, agli entusiasti della clic democracy (Alessandro Gilioli, l’Espresso, 27 marzo 2014, p. 107, ‘Tecnologia’).

Espressione composta dal s. m. clic (ingl. click) e dal s. ingl. democracy (‘democrazia’). Attestato nella forma clic-democracy in blogspot.it il 3 settembre 2012 (Angelo Schillaci) e nella forma click democracy in l’espresso.it del 22 febbraio 2013, ‘Blog La città invisibile’ (Luigi Bruschi).

faragista

agg e s. m. e f. Che, chi sostiene le idee politiche di Nigel Paul Farage, uomo politico britannico, caratterizzate da posizioni nazionaliste e xenofobe.

• [tit.] Il dilemma dei Cinque Stelle: verdi o “faragisti”? (famigliacristiana.it, 1° giugno 2014, ‘Blogpost’).

• Sta nascendo la Sezione Italiana dell’Internazionale Faragista, un tempo conosciuta come M5S, i rivoluzionari da pub. Ukipy Strasbourg (Vittorio Zucconi, twitter.com, 3 giugno 2014).

• [tit.] Juncker chi? / Il metodo Renzi a Bruxelles evita un autogol con faragisti & Co (ilfoglio.it, 6 giugno 2014).

Derivato dal nome proprio (Nigel Paul) Farage con l’aggiunta del suffisso -ista. Già attestato come agg. nel Corriere della sera del 4 maggio 2013, p. 12 (Fabio Cavalera).

Infobesity

(INFOBESITY) s. f. Eccesso incontrollato di informazione circolante nel flusso mediatico globale, provocato in particolare dall’espansione dell’uso della Rete, con possibili effetti sullo stato fisico e cognitivo di chi vi si espone.

• [...] questa inondazione di dati scientifici, comunicati oltretutto senza la possibilità di farsi un’idea della loro attendibilità, ha dato origine a una sorta di patologia simile a quella determinata da una alimentazione eccessiva e che viene chiamata Infobesity (Carlo Flamigni - Marina Mengarelli, Nelle mani del dottore? Il racconto e il possibile futuro di una relazione, FrancoAngeli, 2014, p. 49).

• «INFOBESITY»: obesità da troppa informazione. Obesità mentale, s’intende. Il neologismo viene lanciato da uno studio sulla crescita esponenziale della nostra “dieta quotidiana” di informazioni. Notizie, input, impressioni, opinioni, messaggi personali. È una materia grezza che invade la nostra attenzione, usando le tecnologie digitali, e le cifre sono da capogiro (Federico Rampini, repubblica.it, 14 maggio 2014, ‘Esteri’).

Dall’ingl. infobesity. Vedi anche il francese infobésité. I termini inglese e francese, già attestati nel mondo della ricerca scientifica (sociologia, scienza della comunicazione, neurologia e psicologia) dal 2010-11, hanno anche un calco nell’it. infobesità (informazione + obesità). Per esempio, I dietologi delle news contro l’“infobesità” è il titolo di un articolo di Marco Pratellesi in vanityfair.it del 22 luglio 2011, ‘Mediablog’.

Italicum

s. m. inv. Il sistema elettorale proposto dall’uomo politico Matteo Renzi, approvato dal Partito democratico e giunto alla Commissione Affari costituzionali della Camera dei deputati il 22 gennaio 2014.

• Da ieri si chiama ufficialmente «Italicum», così come lo avevamo ribattezzato subito dopo l’incontro tra il segretario del Pd Matteo Renzi e il leader di Forza Italia Silvio Berlusconi, sabato scorso (Maria Antonietta Calabrò, Corriere della sera, 21 gennaio 2014, p. 7, ‘Politica italiana’).

• [tit.] Renzi vede Berlusconi. Grillo: “Italicum incostituzionale” (tg24.sky.it, 3 luglio 2014, ‘Politica’).

Dall’agg. latino Italicus, -a, -um.

Jobs act

(job act) loc. s.le m. Piano per il lavoro.

• Che importa se un piccolo drappello di eurodeputati cattolici e già ‘renziani’ del Pd ha dato man forte ai conservatori, ai popolari e alle destre estreme, per sancire che l’aborto non è da considerare un diritto umano delle donne, da rendere sicuro e legale. Meglio dirottare l’attenzione dell’opinione pubblica altrove: job act, green economy, finanziamento dei partiti. L’ipocrisia e l’oscurantismo hanno vinto (Carlo Patrignani, huffingtonpost.it, 15 dicembre 2013).

• «Venendo qui ho incontrato una signora che mi ha preso in giro per il Jobs act: “Oh Renzi, falla finita con questi nomi strambi!”. Ha ragione: basta anglicismi. Però abbiamo sottratto la discussione sul lavoro agli “esperti” e l’abbiamo portata in pubblico. I dilettanti hanno fatto l’arca. Gli “esperti” hanno fatto il Titanic» (Matteo Renzi, cit. da Aldo Cazzullo, Corriere della sera, 12 gennaio 2014, p. 3).

• La commissione Bilancio al Senato ha dato parere non ostativo (con alcune condizioni) al ddl delega Lavoro, il cosiddetto Jobs act (ilfattoquotidiano.it, 2 luglio 2014, ‘Lavoro & Precari’).

Espressione ingl. composta dai s. job ‘lavoro’ e act ‘atto legislativo approvato e promulgato; legge’. Già attestato in l’espresso.it, 13 marzo 2013, ‘Palazzo’ (Matteo Renzi, cit. da Marco Damilano).

merkievellismo

s. m. (iron.) Attitudine al machiavellismo nella politica della cancelliera tedesca Angela Merkel.

• «[…] i numeri dell’Afd tutto sommato non sono tali da destare preoccupazione. È vero, questo ha anche a che vedere con quell’attitudine della cancelliera che io ho chiamato “merkievellismo”, ossia la capacità di difendere da una parte gli interessi nazionali e dall’altra di assumere in sé le paure dei cittadini, dando l’impressione di prenderle sul serio» (Ulrich Beck, intervistato da Roberto Brunelli, la Repubblica, 27 maggio 2014, p. 25, ‘Le elezioni europee’).

Composto dal nome proprio (Angela) Merk(el) e dal s. m. (mach)iavellismo. Già attestato in iltirreno.it del 23 settembre 2013, ‘Mondo’ (Renzo Guolo).

narrazione virale

loc. s.le f. Esposizione di temi e contenuti di carattere commerciale, politico o economico, elaborata in uno stile narrativo in grado di conquistare l’adesione dei destinatari e di propagarsi attraverso mezzi di comunicazione e pubblici diversi.

• La misura economica per far ripartire l’Italia, per Matteo Renzi, è lo «storytelling». Cioè, una «narrazione» che migliori la capacità di promuovere le eccellenze del Paese, contagiando positivamente mezzi e destinatari (una «narrazione virale») (Luca Mastrantonio, corriere.it, 2 giugno 2014, ‘Criticalmastra’).

• In principio erano le “narrazioni” del presidente della Puglia Nicky Vendola a incuriosire. Al momento, i politici hanno cambiato registro: superate le narrazioni ora parlano di “storytelling”, di “narrazione virale”. Un up dating della tecnica di comunicazione non indifferente; si è passati dalla tradizione umanistico-mediterranea alle soglie della lingua del marketing (Pier Giorgio Cozzi, dmcmagazine.it, 10 giugno 2014, ‘Comunicazione’).

Composto dal s. f. narrazione e dall’agg. virale, sul modello dell’ingl. viral story, viral narrative.

omosessualista

(spreg.) agg. e s. m. e f. Che, chi è favorevole agli omosessuali.

• Omosessualista è un termine molto più pericoloso di frocio, perché nasconde l’odio dietro a una facciata ideologica. È la discriminazione che si traveste da opinione (Claudio Rossi Marcelli, internazionale.it, 29 aprile 2014, ‘Opinioni’).

Omosessualista: così è stato definito il romanzo di Melania Mazzucco “Sei come sei” (Einaudi) proposto agli studenti del liceo romano Giulio Cesare, nella denuncia che le associazioni Giuristi per la Vita e Pro Vita Onlus hanno presentato alla Procura della Repubblica. Il significato di omosessualista è chiaro: promuovere l’omosessualità e anzi incitarla, allo scopo di “convertire” tutta la popolazione (Cecilia M. Calamani, Micromega.it, 1° maggio 2014, ‘Blog’).

Derivato dall’agg. e s. m. e f. omosessuale con l’aggiunta del suffisso -ista. Già attestato nella repubblica.it del 15 luglio 2013, ‘Palermo’ (cit. Raoul Russo).

renzese

s. m. (iron.) Il linguaggio tipico dell’uomo politico Matteo Renzi.

• Innanzitutto l’inglese, o quello che a spizzichi e bocconi assomiglia all’inglese: «Cool», «smart», «finish», «game over», «job act». Du yu spik «renzese»? (repubblica.it, 23 gennaio 2014, p. 7, ‘Politica Interna’).

• [tit.] Renzi ed il “renzese”: un linguista analizza il suo lessico. [testo] Battute pronte, molte metafore, espressioni tipiche fiorentine: con un modo di parlare semplice e schietto: il segretario-sindaco ha portato un rinnovamento nel linguaggio della politica. (Silvia Testa, tgla7.it, 3 febbraio 2014, ‘Cultura e Società’).

Derivato dal nome proprio (Matteo) Renzi con l’aggiunta del suffisso -ese.

staffetta generazionale

loc. s.le f. Processo di ricambio della forza lavoro, consistente nella rinuncia di una consistente quota dell’orario di lavoro da parte dei dipendenti prossimi al pensionamento, al fine di favorire l’assunzione di giovani da parte del datore di lavoro.

• Ad aprire il fuoco è il ministro dell’Istruzione, la montiana Stefania Giannini, bocciando la “staffetta generazionale” invocata dalla collega alla Pubblica amministrazione Marianna Madia che, per far spazio ai giovani, ha ipotizzato un piano di prepensionamenti per il personale più anziano. “Non amo il collegamento tra chi va a casa e chi entra, un sistema sano non ha bisogno di mandare a casa gli anziani per far entrare i giovani”, ha avvertito il ministro di Scelta civica invocando “una alternanza costante” (Andrea Indini, ilgiornale.it, 29 marzo 2014, ‘Interni’).

• Nelle intenzioni sembra l’uovo di Colombo: una staffetta generazionale in grado di far calare la disoccupazione giovanile e agevolare l’uscita verso la pensione dei dipendenti più anziani. In realtà, più si scava intorno al provvedimento in discussione al ministero del Lavoro, più vengono allo scoperto ostacoli, incertezze e costi (Francesco Riccardi, avvenire.it, 23 maggio 2013, ‘Lavoro’).

Composto dal s. f. staffetta e dall’agg. generazionale. Già attestato nel Corriere della sera del 31 dicembre 2005, p. 45 (Giovanni Belardelli).

sadomonetarismo

s. m. (iron.) Politica monetarista portata alle estreme conseguenze, con il risultato di bloccare la crescita.

• [...] le banche centrali del mondo intero [...] sono infatti diventate come i proverbiali elefanti nella cristalleria: comunque si muovano, rischiano di spaccare qualcosa. Se alzano i tassi e rendono la loro politica meno espansiva, rischiano di fare «sadomonetarismo»: cioè di far collassare l’economia del loro Paese, che cresce ma non in modo ancora abbastanza solido (Morya Longo, Sole 24 Ore, 4 luglio 2014, p. 1).

• [tit.] I have a dream…Dal sadomonetarismo al PADRE (Repubblica.it, 6 settembre 2014, ‘Blog La felicità sostenibile’).

Dall’ingl. sadomonetarism, a sua volta composto dai s. sado(masochism) (‘sadomasochismo’) e monetarism (‘monetarismo’). Rilanciato dall’economista statunitense Paul Krugman tra il 2013 e il 2014, il termine sado-monetarism è attestato per la prima volta nel saggio From Robbins to Sado-Monetarism (1981) del britannico Malcolm Bradbury (1932-2000).

sblocca-Italia

(sblocca Italia, Sblocca Italia) agg. inv. In politica, detto di un piano di interventi concepito al fine di sbloccare la situazione economica, produttiva e sociale in Italia; usato anche come s. m. inv.

• «Entro luglio farò un provvedimento che si chiama ‘sblocca-Italia’, che lascerà fare alla gente quel che vuol fare e consentirà di sbloccare interventi fermi da 40 anni» [Matteo Renzi] (Piera Matteucci, repubblica.it, 1° giugno 2014, ‘Economia’).

• Nel decreto legge sblocca Italia [...] ci potrebbe essere anche una misura che rende fiscalmente vantaggioso l’acquisto di una casa (Lorenzo Salvia, Corriere della sera, 26 luglio 2014, p. 4).

• [tit.] Prende forma il decreto sblocca-Italia: demanio e partecipate, largo ai privati. (sole24ore.com, 14 agosto 2014, ‘Italia’).

• Lo Sblocca Italia presentato venerdì dal Premier Matteo Renzi include tredici articoli sull’edilizia domestica (tgcom24mediaset.it, 31 agosto 2014, ‘Politica’).

Composto dal v. sblocca(re) e dal nome Italia. Già attestato come agg. nella Repubblica del 19 marzo 2012, p. 9, ‘Cronaca’, nella variante Sbloccaitalia (Giuseppe Roma, direttore generale del Censis, cit. da Ettore Livini).

Neologismi scienze naturali e matematiche

circuito Oops

loc. s.le m. Circuito neurale che segnala, tramite emissione di onde gamma, il momento in cui un soggetto acquisisce la consapevolezza di aver commesso un errore e tenta di porvi riparo.

• [tit.] Ricerca: scoperto ‘circuito Oops’, così la mente capisce di aver sbagliato (adnkronos.com, 24 aprile 2014, ‘Salute’).

• Sbagliamo, e un meccanismo mentale ce ne fa accorgere, per provare a riparare. Certo quando la palla è entrata in rete, il portiere può fare poco. Ma l’intenzione di sistemare tutto c’è sempre: è stato infatti scoperto nel cervello il ‘circuito Oops’, quello che si accende quando si capisce di aver sbagliato e si interviene per correggere un errore. La ricerca, che arriva dopo 8 anni di studi, è descritta dagli scienziati del Riken-Mit Center for Neural Circuit Genetics su ‘Cell’ (repubblica.it, 24 aprile 2014, ‘Scienze’).

Composto dal s. m. circuito e dalla voce onomatopeica oops.

D6

In biologia, nome di un recettore nelle lesioni da sarcoma di Kaposi, tipo di tumore che rappresenta una delle principali cause di mortalità nei pazienti affetti da AIDS.

• Il lavoro appena pubblicato su Cancer Immunology Research, frutto della collaborazione tra i ricercatori dell’Università Statale di Milano (Dipartimento di Biotecnologie Mediche e Medicina Traslazionale e Dipartimento di Scienze Biomediche e Cliniche “L. Sacco”) e l’Unità di Dermatologia della Fondazione IRCCS Ca’ Granda, Ospedale Maggiore Policlinico, ha studiato l’azione di un recettore chiamato D6 [...] che contrasta l’azione delle chemochine, diminuendone la biodisponibilità nei tessuti ed esercitando in tal modo un’azione antiinfiammatoria (lescienze.it, 28 maggio 2014, ‘News’).

• Esperimenti condotti in vivo hanno permesso di dimostrare che l’espressione di D6 frena la crescita del tumore, mentre la diminuzione della sua espressione permette al tumore di crescere più velocemente (agi.it, 28 maggio 2014, ‘Notizie’).

detox

agg. e s. m. inv. Detossinante, disintossicante, depurativo, detto in particolare di trattamento concentrato in tempi brevi.

• Le cosiddette diete “detox”, o disintossicanti, che sono diventate molto famose e seguite in tutto il mondo, forse non sono così sicure ed efficaci come si crede (lm&sdp, lastampa.it, 27 gennaio 2014, ‘Salute’).

• Fiale magiche, lattine design, succhi fluo, pillole e tisane detox promettono di depurare da stress, inquinamento, additivi alimentari, pesticidi. Il toccasana globale ha conquistato star e modaioli (Silvia Luperini, repubblica.it, 7 giugno 2014, ‘Salute’).

Dall’ingl. detox (‘disintossicante’). Già attestato nella repubblica.it del 25 gennaio 2006, ‘Lettere al direttore’ (tit.).

disposofobia

s. f. Disturbo mentale caratterizzato dalla persistente difficoltà a liberarsi degli oggetti accumulati nell’ambiente in cui si vive, indipendentemente dal loro valore d’uso e dalla funzionalità effettiva.

• La chiamano Sindrome di Diogene o dello squallore senile. Di solito si accompagna a disposofobia [...], ovvero l’accumulo patologico di oggetti inutili da cui non riusciamo a separarci (Stefano Pallaroni, laprovinciapavese.it, 15 dicembre 2013, ‘Blog Condivisioni’).

• Vi succede di voler accumulare cose anche se inutili? Beh, detto in questi termine potrebbe sembrare una semplice abitudine. Ma se questo voler accumulare cose inutili diventa un bisogno ossessivo, ci troviamo di fronte ad un disturbo mentale, ossia ad un caso di disposofobia. Il termine significa letteralmente “paura di buttare”, di disfarsi di qualcosa (psicologiascientifica.com, 11 aprile 2014, ‘Blog di Damiano Como’).

Già attestato nel Corriere della sera del 16 dicembre 2010, p. 70, ‘Teleraccomando’ (Maria Volpe).

Dall’ingl. disposophobia, a sua volta composto dal v. (to) dispose (of) (‘disfarsi di qualcosa, buttare via’), con l’aggiunta del confisso -phobia (-fobia).

doping cognitivo

loc. s.le m. Uso di farmaci per il potenziamento delle facoltà cognitive, in particolar modo al fine di ottenere migliori prestazioni intellettuali.

• I benefici del potenziamento cognitivo riguardano una maggiore concentrazione sotto stress o al termine di una giornata lavorativa, un miglioramento della memoria e una migliore capacità relazionale. Chiamato anche doping cognitivo, agisce in modo simile a alcune sostanze stimolanti di uso comune (come la caffeina, con alcuni importanti distinguo), ma i suoi effetti a lungo termine non sono ancora stati indagati in modo sistematico. “L’aumento delle performance è legato a meccanismi di tipo molecolare, che variano da farmaco a farmaco. Tutti però agiscono sui neurotrasmettitori, quelle sostanze che trasportano le informazioni da un neurone all’altro”, spiega Simone Rossi, neurologo e neurofisiologo clinico dell’Azienda ospedaliera universitaria di Siena e responsabile del Brain Investigation & Neuromodulation Lab, del dipartimento di Neuroscienze (Michela Perrone, wired.it, 13 marzo 2014, ‘Scienza’).

• I temi di cui si occupa la neuroetica e che spesso troviamo al centro delle cronache mediatiche vanno dal dibattito sugli stati vegetativi al ruolo delle analisi genetico-cerebrali nelle aule dei tribunali, dal doping cognitivo, vale a dire l’uso di farmaci per il potenziamento delle prestazioni intellettuali, al rapporto tra fede e neuroscienze (N[ico]. P[itrelli]., Pagina99WE, 28 giugno 2014, p. 21, ‘Orizzonti’).

Composto dal s. m. doping e dall’agg. cognitivo.

Già nel primo numero del 2009 della rivista culturale dell’Università Cattolica del Sacro Cuore «Vita e pensiero», Alberto Oliverio, nell’articolo intitolato Neuroetica: la morale è determinata dal cervello?, scriveva (p. 114) dell’ipotesi di «una sorta di “doping cognitivo” che aumenti il numero dei neuroni o ne potenzi la prestazione», citando l’opinione di alcuni scienziati secondo cui «Se i neuroni potessero essere modificati per processare duecento milioni di messaggi al secondo, come un modesto computer, invece che solo duecento, un anno di pensiero passerebbe ogni trentuno secondi».

LUCA

(Luca) Sigla dell’ingl. Last Universal Common Ancestor, che identifica l’ultimo antenato comune universale di tutti gli organismi viventi sulla Terra.

• Chi era Luca e cosa scorre di lui nel nostro sangue? Per dargli un volto e una storia gli scienziati avanzano su due fronti: dalle origini in avanti, per ricostruire come da un miscuglio di composti chimici siano scaturite le cellule; e a ritroso dal presente, scandagliando fra i geni e i metabolismi degli organismi odierni per figurarsi come era fatto Luca. […] Luca possedeva già una membrana e il macchinario per fabbricare le proteine come le cellule attuali, ma non quello per duplicare il Dna: con ogni probabilità, è vissuto al crepuscolo del mondo a Rna, nell’epoca in cui il Dna lo stava soppiantando (Giovanni Sabato, l’Espresso, 5 giugno 2014, p. 89, ‘Scienze’).

Già attestato in lescienze.it del 6 ottobre 2011, ‘Biologia’.

mini-cuore

s. m. Sfera della dimensione di un millimetro costituita da cellule cardiache coltivate a partire da staminali.

• [tit.] Creati in laboratorio mini-cuori / per testare potenziali farmaci // I ricercatori utilizzano le piccole sfere, della dimensione di un millimetro, / per studiare possibili cure per una malattia finora ritenuta incurabile: l’ipertrofia cardiaca (corriere.it, 27 giugno 2014, ‘Salute’).

• [tit.] Mini-cuori creati con le staminali / Serviranno a testare nuovi farmaci [testo] Sono migliaia i “cuoricini” creati da un team di ricercatori dell’Abertay University grazie alle cellule staminali. Le minuscole sfere di cellule cardiache battono all’unisono in una piastra di Petri ogni due secondi e serviranno per verificare l’efficacia di nuovi farmaci per il trattamento dell’ipertrofia cardiaca, malattia al momento incurabile (Andrea Piccoli, italiasalute.it, 27 giugno 2014, ‘Home’).

Composto dal confisso mini- aggiunto al s. m. cuore.

Il termine è già attestato nella variante univerbata minicuore, nell’accezione di ‘cuore artificiale impiantabile, di ridotte dimensioni’ nel Corriere della sera del 7 maggio 1992, p. 48 (E. St.).

optogenetica

s. f. Nel campo delle neuroscienze, branca sperimentale che combina tecniche ottiche e genetiche, utilizzando canali ionici attivati dalla luce al fine di determinare in modo diretto quale sia il codice di comunicazione neuronale utilizzato in un particolare contesto neuronale.

• Cinque le linee di ricerca più promettenti: l’optogenetica, che unisce la stimolazione ottica all’ingegneria genetica al fine di osservare e controllare gruppi di neuroni […] (N[ico]. P[itrelli]., Pagina99WE, 28 giugno 2014, p. 20).

• [...] l’optogenetica fornisce strumenti fondamentali. Questo metodo di ricerca, sempre più diffuso, utilizza la luce per indurre l’attività delle cellule cerebrali. In questo modo gli scienziati possono stimolare gli impulsi del cervello, ed esaminare nel dettaglio come i circuiti neurali comunicano tra loro. Il tutto direttamente in vivo e in tempo reale (agi.it, 9 luglio 2014, ‘Salute’).

Composto dal confisso opto- aggiunto al s. f. genetica.

Pelagia benovici

Nome scientifico di una nuova specie di medusa dai tentacoli urticanti scoperta nel Mediterraneo.

• [tit.] Si chiama Pelagia benovici e appartiene a una specie mai vista prima nel Mediterraneo. Il merito della scoperta scientifica va ai lettori di Focus che l’hanno segnalata sul sito MeteoMeduse e ai ricercatori dell’Università del Salento che l’hanno esaminata (focus.it, 15 maggio 2014, ‘Ambiente’).

• L’ultima arrivata gli scienziati l’hanno battezzata Pelagia benovici. È una medusa, mai osservata prima, apparsa nel golfo di Venezia lo scorso autunno. Grande quasi dieci centimetri, testa giallo ocra e tentacoli gelatinosi, non è originaria del Mar Mediterraneo, ma fa parte della folta schiera di creature marine esotiche, tra cui gamberi, pesci, alghe, che stanno lentamente invadendo il mare nostrum, mettendo a serio rischio la sopravvivenza della fauna e flora locali (Angelo Piemontese, panorama.it, 20 maggio 2014, ‘Animali’).

Pelagia è il nome di un genere di meduse appartenenti alla famiglia Pelagiidae. Benovici è la latinizzazione del nome (Adam) Benovic, biologo croato esperto di meduse.

sinkhole

s. m o f. Fenomeno spontaneo di sprofondamento del terreno, sia in ambiente naturale che antropizzato, collegabile a svariati fattori, come forti piogge, grave siccità, carsismo, terremoti, intervento umano sul terreno fondale.

• Si tratta di quello che in gergo tecnico viene chiamato sinkhole, forme di sprofondamenti innescati da cause di varia natura (sismi, periodi di siccità, alluvioni, emungimento di grandi quantità d’acqua dal sottosuolo), che si verificano in contesti geologico-strutturali ed idrogeologici particolari (Sara Di Salvo, meteoweb.eu, 3 aprile 2014).

• Roma, Napoli e Cagliari sul podio della classifica riguardante il fenomeno dei sinkholes (adnkronos.com, 9 maggio 2014, ‘Sostenibilità’).

Dall’ingl. sinkhole (propriamente ‘dolina’). Già attestato nella Repubblica del 26 febbraio 2000, ‘Roma’, p. 6 (Cecilia Gentile).

YETI

(Yeti) s. f. inv. Proteina che interviene nella determinazione della struttura e del funzionamento della cromatina ed è studiata in relazione con le alterazioni che, nella specie umana, possono portare all’insorgenza del cancro o di anomalie dello sviluppo.

• La proteina individuata dai ricercatori [della Sapienza - Università degli studi di Roma, ndr] si chiama YETI ed è stata isolata nella Drosophila melanogaster o moscerino della frutta, uno degli organismi modello nella ricerca biologica (scienze.it, 25 giugno 2014, ‘News’).

• Yeti è una piccola proteina, che svolge un ruolo fondamentale nel regolare l’organizzazione e le funzioni della cromatina, la struttura in cui troviamo impacchettato il Dna all’interno delle cellule. Elusiva proprio come la creatura di cui porta il nome, l’esistenza e le funzioni della proteina Yeti sono state infatti identificate solo di recente grazie al lavoro di un team di ricercatori del dipartimento di Biologia e Biotecnologie “Charles Darwin” della Sapienza di Roma (galileonet.it, 26 giugno 2014, ‘Salute’).

Dal s. m. yeti ‘presunto uomo delle nevi’, per via del suo sfuggente manifestarsi.

Neologismi tecnologia e scienze applicate

app society

loc. s.le f. Modello di relazioni sociali basato sull’integrazione tra risorse tecnologiche avanzate, come le più evolute applicazioni informatiche, e reti di erogatori e fruitori di servizi.

• Tutto è richiedibile e ottenibile con un clic, su un’applicazione dello smartphone, con attese ridotte a un minimo: è questa la nuova frontiera dell’“app society”, fenomeno nato nel mondo anglosassone e ora in diffusione anche da noi (Alessandro Longo, l’Espresso, 12 giugno 2014, p. 121, ‘Società’).

Espressione ingl. composta dai s. app (‘applicazione per mobile’) e society (‘società’).

barriere soffolte

loc. s.le f. pl. Strutture modulari in cemento armato, posate e accostate sul fondale marino, lungo una linea continua, parallela al litorale e a distanza di almeno cento metri da esso, allo scopo di dissipare l’energia del moto ondoso, favorire lo scorrimento della sabbia verso la riva e contrastarne il ritorno, in modo da limitare l’erosione delle coste.

• Le cosiddette barriere soffolte, poi, interrompendo il naturale scambio tra il mare e la costa, provocano un grave fenomeno di ristagno dell’acqua e relativo rischio di diffusione di alghe tossiche (ragusaoggi.it, 12 febbraio 2014, ‘Attualità’).

• Gli stessi docenti hanno spiegato che le barriere soffolte sono utili per attenuare il moto ondoso che, trovandole sul suo cammino, viene rallentato, ma hanno una capacità dissipativa di molto inferiore, per non dire nulla, quando ci sono le grandi mareggiate che le scavalcano senza alcuna difficoltà (laprovinciadifermo.com, 12 aprile 2014, ‘Fatti di provincia’).

Composto dal s. f. barriera e dal p. pass. del verbo di uso letterario e antiquato soffolcere (‘sostenere, appoggiare’).

Da notare che, a proposito dello stesso referente, si trovano anche attestazioni della locuzione scogliere soffolte; a proposito di strutture simili, si parla di pennelli (frangiflutti). Barriere soffolte compare nel romanzo Macadàm (ed. e/o, 2013, p. 126) di Paolo Teobaldi: «ATTENZIONE! BARRIERE SOFFOLTE, ma cosa voleva dire soffolte

biometric company

loc. s.le f. Azienda specializzata nella produzione di piattaforme digitali ottimizzate sulla base di studi biometrici.

• Ma una delle sorprese del Computex si trova in un piccolo stand ai margini del quarto piano della Nangang Exhibiton Hall, il grande centro che ospita la fiera. L’oggetto della curiosità dei visitatori [...] è prodotto dall’americana NeuroSky, biometric company che si sta specializzando nella “lettura del pensiero” (Pier Luigi Pisa, repubblica.it, 5 giugno 2014, ‘Tecnologia’).

Espressione ingl. composta dall’agg. biometric (‘biometrico’) e dal s. company (‘azienda, società’).

criosauna

s. f. Macchinario, impiegato in particolare in campo riabilitativo, che consente una breve esposizione del corpo a vapori gelidi (dai 120 gradi ai 170 gradi centigradi sotto zero), con benefici effetti sulla microcircolazione, sulla regolazione del metabolismo e su alcune patologie croniche della pelle; anche, la sauna con vapori gelidi cui ci si sottopone tramite il macchinario.

• Si chiama crioterapia e i macchinari di cui si serve - le cosiddette criosaune - presenti in Italia, al momento, sono appena una dozzina. Di nuovo, in realtà, nella “cura del freddo” c’è ben poco, trattandosi di una tecnica vecchia almeno duemila anni. A fare la differenza, piuttosto, è la messa a punto di una tecnologia, capace di portare il principio che sta alla base della crioterapia a risultati decisamente più immediati di quanto non fosse stato fino a ora (Luana De Francisco, l’espresso.it, 17 aprile 2014, ‘Medicina’).

• [tit.] Criosauna, un minuto a -170°? […] / Usata da ciclisti, motociclisti e calciatori è terapia sempre più diffusa anche per traumi e fatica (ansa.it, 6 maggio 2014, ‘Lifestyle’).

Composto dal confisso crio- aggiunto al s. f. sauna.

gamification

s. f. inv. L’applicazione dei meccanismi caratteristici del gioco ad altri contesti come il lavoro, la comunicazione o l’informazione, in particolare attraverso l’utilizzo di tecnologie e piattaforme informatiche e digitali.

• E più si paga più ci si sente soddisfatti. Il fenomeno si chiama gamification: trasferire i meccanismi psicologici tipici del gioco anche in campi del tutto distanti (Massimo Sideri, corriere.it, 19 febbraio 2014, p. 39).

• Per l’industria dell’informazione, che ha nel tempo speso sul sito del giornale e sui contenuti un indicatore importante del livello di coinvolgimento effettivo del lettore, l’implementazione di tecniche riconducibili alla gamification può essere un elemento di grande aiuto, poiché l’applicazione dei meccanismi del gioco nell’informazione consente di approfondire l’esperienza del lettore, creando maggiore coinvolgimento e partecipazione, migliorando complessivamente di riflesso le performance dei business aziendali (Pier Luca Santoro, lastampa.it, 7 maggio 2014, ‘Tecnologia’).

Dall’ingl. gamification, a sua volta derivato dal s. game (‘gioco’) con l’aggiunta del suffisso -ification.

hoverbike

s. f. Moto volante, alimentata a combustibile fossile, dotata di un propulsore in grado di farla procedere in avanti tenendola sollevata fino a tre metri dal suolo.

• Aero-X è tecnicamente definita “hoverbike” e si tratta di una moto volante al cui progetto l’azienda californiana Aerofex ha iniziato a lavorare nel 2012. Può trasportare anche due persone, raggiungere la velocità di 72 chilometri orari con un’autonomia di un’ora e quaranta (Virginia Della Seta, a cura di, repubblica.it, 23 maggio 2014, ‘Motori’).

• [tit.] Hoverbike la prima moto volante non è fantascienza ma sarà in vendita nel 2017 (motorefashion.it, 30 maggio 2014, ‘Attualità’).

Dall’ingl. hoverbike, a sua volta composto dal verbo (to) hover (‘librarsi, rimanere sospeso in volo’) e dal s. bike (‘moto’), informale per motorcycle, motorbike (‘motocicletta’).

manifattura additiva

loc. s.le f. Produzione di un oggetto solido attraverso la deposizione successiva di vari strati di materiali, a partire da un apposito programma digitale; stampa in 3D.

• «Manifattura additiva», la chiamano gli esperti e si aspettano un nuovo fordismo al contrario, creativo e con poche economie di scala, ma con alte personalizzazioni e diffusione a rete dei punti di produzione (Alberto Orioli, sole24ore.com, 19 giugno 2014, ‘Italia’).

• Negli ultimi anni l’interesse per la manifattura additiva (stampa 3D) è cresciuto notevolmente. Il suo utilizzo in campo industriale, fin dagli anni ’80, è nel campo della prototipazione ma molte aziende ne sperimentano l’adozione anche nei processi produttivi di parti e componenti per uso finale (unige.it, 27 giugno 2014, programma del convegno La manifattura additiva nell’industria italiana).

Dall’ingl. additive manufacturing, a sua volta composto dall’agg. additive (‘che incrementa, che cumula’) e dal s. manufacturing (‘produzione’).

mesh

agg. inv. (sempre posposto) Costruito a maglie e nodi di rete, con riferimento a un sistema di telecomunicazione senza fili cooperativo, decentralizzato e dai costi relativamente contenuti.

• Reti fai da te. In grado di portare Internet dove, per logiche di mercato, non c’è. Ma anche di comunicare tra loro senza accedere alla grande Rete: una sorta di web parallela, dove i dati possono viaggiare da un pc all’altro. Con una velocità trenta volte superiore a quella del nostro Adsl e potenzialmente fuori dal controllo della Nsa. Sono le reti wireless mesh, cosiddette a maglia (Rosita Rijtano, repubblica.it, 12 maggio 2014, ‘Tecnologia’).

• Si tratta di una rete mesh, cioè un ampio network wireless distribuito su più nodi che formano dei collegamenti diretti fra loro. Può a sua volta essere connessa a Internet (Carola Frediani, l’Espresso, 5 giugno 2014, p. 95, ‘Tecnologia’).

Dall’ingl. mesh (‘maglia di una rete’), adoperato nell’ambito delle tecnologie digitali nella locuzione (wireless) mesh network(ing) (‘(collegare con una) rete a maglie (senza fili)’).

MindWave®

(Mindwave) s. m. Dispositivo costituito da una cuffia collegabile a piattaforme informatiche fisse e mobili, che funziona come un sensore di onde cerebrali, consentendo di convertire queste ultime in comandi digitali.

• Accanto infatti all’azienda australiana ne troviamo molte altre, come ad esempio NeuroSky con il suo MindWave, [...] che può essere usato per monitorare l’attenzione degli studenti. Il gadget dell’azienda californiana costa meno di 80 dollari e comprende anche il download gratuito di 10 applicazioni, tra cui alcune dedicate all’apprendimento e altre invece che rientrano nella sfera del gioco (Erika Gherardi, techprincess.it, 2 gennaio 2014, ‘Tech-life’).

• L’oggetto della curiosità dei visitatori si chiama Mindwave ed è [...] in sintesi una cuffia che intercetta le onde cerebrali e le converte in impulsi elettrici. Un prodotto che l’azienda statunitense ha testato, in passato, per controllare la TV – gestione dell’audio e cambio di canale – con la forza del pensiero, e per esprimere le proprie emozioni attraverso un paio di finte orecchie – da gatto – collegate al dispositivo (Pier Luigi Pisa, repubblica.it, 5 giugno 2014, ‘Tecnologia’).

Dall’ingl. MindWave®, a sua volta composto dai s. mind (‘mente’) e wave (‘onda’).

reading life

loc. s.le f. Sistema di lettura su dispositivi digitali mobili, caratterizzato dalla fruizione integrata di servizi e applicazioni, in grado di arricchire l’esperienza del singolo tramite la condivisione di contenuti con la comunità virtuale dei lettori e monitoraggi sulle proprie abitudini di lettura.

• È proprio attraverso il concetto di “reading life”, che non è solo una funzione meramente tecnica, né soltanto social legata alla pura e semplice ‘condivisione’ (come continuamente sollecita a fare Facebook), che la lettura ‘digitale’ potrebbe diventare uno strumento efficace per la crescita di un profilo nuovo del lettore futuro (Maurizio Caminito, alfabeta2.it, 7 maggio 2014, ‘Leggere oggi’).

Da Reading Life™, nome di un’applicazione informatica prodotta da Kobo Inc.

stampante 3D

loc. s.le f. Stampante che consente di ottenere la riproduzione reale di un modello tridimensionale realizzato con un apposito software di modellazione e di creare oggetti a tre dimensioni da strati di materiali successivi.

• L’ultimo cavallo di battaglia di Beppe Grillo? Le stampanti 3D che stampano le turbine degli aerei e così diffuse negli Stati Uniti che i cittadini vanno in Comune per fabbricarsi “una canoa o una dentiera”. L’impressione però è che – al solito – il leader del M5S la spari grossa, mettendo insieme poche e roboanti informazioni solo per far presa su chi lo ascolta (Clarissa Gigante, ilgiornale.it, 20 maggio 2014, ‘Interni’).

• Alberto e Asanka raccontano la loro storia e intanto la stampante 3D, dietro la vetrina della “Bottega del colore” di via Cesare Cantù, sforna tazzine, maschere, oggetti di design, prototipi per motori (laprovinciadicomo.it, 28 giugno 2014, ‘Cronaca’).

Composto dal s. f. stampante e dalla sigla 3D (‘tre dimensioni’).

wearable computing

loc. s.le m. L’attività di ideazione, programmazione e uso di dispositivi computeristici indossabili; in senso concreto, dispositivo computeristico che può essere portato addosso e messo al polso come un orologio o un bracciale, o inforcato come un paio di occhiali.

• È la Chrono Terapeuthics, una piccola azienda farmaceutica californiana fondata nel 2004, che ha ottenuto un finanziamento di 32 milioni di dollari (da venture capital) per completare lo sviluppo di Chrono Dose, un wearable computing da polso che dispensa dosi di nicotina sempre minori al fumatore che vuole smettere (Pagina99 WE, 21 giugno 2014, p. 23, ‘Hi-tech’).

• Insomma il 2014 è l’anno in cui il wearable computing si prepara a fare un salto di qualità. Quello dei computer indossabili è un successo annunciato o, meglio, un settore dai confini ancora poco definiti su cui i big puntano molto per il mercato del futuro (Pierangelo Soldavini, sole24ore.com, 11 luglio 2014, ‘Nòva’).

Espressione ingl. composta dall’agg. wearable (‘indossabile, portabile’) e il s. computing (‘attività di uso e programmazione di computer’).

Neologismi sport e tempo libero

bikini bridge

loc. s.le m. inv. Il pezzo inferiore del bikini sul corpo disteso di una donna, teso a mo’ di ponte tra le anche, interpretato come segnale di forma fisica ottimale e diffuso in rete attraverso scatti e autoscatti fotografici.

• Per ottenere il migliore effetto bikini bridge, infatti, è necessario che le ossa dell’anca siano piuttosto sporgenti. La donna protagonista della foto, dunque, deve essere molto magra, dal ventre piatto e senza un filo di ciccia. Questo, se da un lato ha esaltato gli amanti del corpo perfetto, dall’altro ha irritato chi vede in queste mode fotografiche un pericolo per la lotta contro l’anoressia (ilmessaggero.it, 10 gennaio 2014, ‘Società’).

• L’estate del 2014 sarà quella del bikini bridge. L’ultima mania del mondo del web ha per protagonista ragazze che mostrano il “ponte” creato dal pezzo inferiore del bikini che, non trovando pancia su cui posarsi, sembra sospeso tra le anche. [...] Sui social l’hashtag #bikinibridge è stato lanciato già da qualche tempo, ma si è diffuso in maniera esponenziale negli ultimi giorni (tgcom24mediaset.it, 13 marzo 2014, ‘Magazine’).

Espressione ingl. composta dai s. bikini e bridge (‘ponte’).

bossaball

s. m. Sport di squadra, tipicamente estivo, che combina pallavolo, calcio e acrobazie ginniche e impone ai giocatori (dai tre ai cinque per parte), accompagnati dai ritmi di musiche latinoamericane, di rimandare la palla con le mani o con i piedi oltre la rete nel campo avversario, aiutandosi con balzi sul terreno di gioco, costituito da un campo gonfiabile elastico.

• [tit.] Ecco il bossaball: nuovo sport per l’estate / Inventato da un belga che si è ispirato al clima brasiliano, questa attività combina pallavolo, calcio e ginnastica (eurosport.yahoo.com, 30 aprile 2014, ‘Video’).

• Tutti pazzi per il bossaball. Venerdì 27 giugno 2014 presso il centro giovanile San Luigi si è svolto il primo torneo cremasco di questa particolare disciplina. L’evento è stato organizzato dall’ufficio per la pastorale giovanile e degli oratori in collaborazione con Noi Crema Associazione (cremaonline.it, 7 luglio 2014, ‘Sport’).

Composto dal s. bossa(nova) e dal s. ingl. ball (‘palla’).

cooling break

loc. s.le m. Breve interruzione di una partita di calcio concessa dall’arbitro per consentire ai calciatori di rinfrescarsi, in caso di caldo eccessivo.

• «Marco, ci sarà il cooling break?». «Il time out per rinfrescarsi» (Ilaria D’Amico domanda a un attonito Marco Nosotti, «Sky Mondiale Show») (Luca Bottura, Corriere della sera, 15 giugno 2014, p. 43, ‘Sport’).

• Lo stadio ribolliva di caldo (38°) al punto che l’arbitro Proença, all’apparenza il più stremato, ha ordinato un time out per tempo, i primi di questo Mondiale: la Fifa li chiama cooling break, pausa per rinfrescarsi durante la quale lo speaker invita il pubblico a spalmarsi la protezione solare e bere molta acqua, ma bastava guardare il settore delle gradinate non all’ombra, praticamente deserto, per capire che la gente aveva già cercato un’altra via all’isolamento (Emanuele Gamba, la Repubblica, 30 giugno 2014, p. 34, ‘R2Sport’).

Espressione ingl. composta dall’agg. cooling (‘rinfrescante’) e dal s. break (‘pausa, interruzione’).

dronie

s. m. Video di sé stessi ottenuto telecomandando un drone.

• Prendete la parola “selfie” e unitela a “drone”.

Cosa si ottiene? Semplice: il “dronie”. Se pensavate di essere alla moda scattando una fotografia a voi stessi con il cellulare, vi sbagliate di grosso. Dagli Stati Uniti arriva la mania che va oltre l’autoscatto postato sui social. Basta puntare la videocamera di un drone su se stessi e si ottiene un effetto molto più suggestivo del selfie. Il “dronie”, appunto (Luigi Caputo, corriere.it, 14 aprile 2014, ‘Tecnologia’).

• [tit.] Ecco il dronie: il selfie fatto col drone (tgcom24mediaset.it, maggio 2014, ‘Video’).

Composto dai s. dron(e) e (self)ie.

duckface

s. m. o f. inv. Smorfia fatta protrudendo le labbra chiuse, a mo’ di broncio infantile, immortalata con un autoscatto e diffusa in Internet.

• Bocche strizzate a forma di “bacio”, espressioni ammiccanti e rossetti fluo. Alzi la mano chi non è incespicato almeno una volta in una “duckface” tra i propri contatti in Rete (panorama.it, 18 ottobre 2013, ‘Società’).

• O anche di Chiara, 16 anni, il cui blog di moda vanta un successo che nasce dal seguito di fan accumulato prima su Ask, a suon di autoscatti in bikini e duckface - ovvero la diffusissima posa a labbra imbronciate - e poi su Facebook, condividendo foto che la ritraevano mentre provava abiti nei camerini delle boutique del centro (Cristina Cucciniello, repubblica.it, 18 febbraio 2014, ‘Tecnologia’).

Dall’espressione gergale ingl. duckface, a sua volta composta dai s. duck (‘anatra’) e face (‘faccia’).

gastrofighetto

s. m. (iron.) Chi si atteggia a cultore del buon cibo e del buon vino con atteggiamento snobistico, di solito prediligendo prodotti e abitudini alimentari che vanno di moda.

• Si, è vero, l’eccesso di cibo televisivo stanca anche noi e le ricette in ogni dove danno un po’ di nausea ma non per questo pensiamo che l’ode al frigorifero vuoto e l’apologia del toast sia un’idea intelligente, che scrivere che come nutrimento si sognano le pasticche degli astronauti sia un segno di originalità, che usare il termine gastrofighetti dicendo che l’ossessione del mangiar bene è l’ancella dei nuovi radical-chic sia buon giornalismo (Stefano Bonilli, paperogiallo.net, 26 febbraio 2014).

• Sotto accusa i “gastrofighetti” e il “Made in Italy da grande distribuzione”: un sistema troppo spesso fatto con materia prima tutt’altro che tricolore e soprattutto industriale, con pesanti impatti sia sull’ambiente che sulla qualità del lavoro di braccianti e piccoli e medi agricoltori, rischiano di ammazzare la campagna e chi ci vive sopra (affaritaliani.it, 15 maggio 2014, ‘Roma’).

Composto dal confisso gastro- aggiunto alla forma alterata del s. m. fam. figo.

Già attestato in andreascanzi.it del 18 dicembre 2011 (Bruno Chionetti).

MasterChef mania

loc. s.le f. (scherz.) L’alto gradimento per la trasmissione televisiva MasterChef®, nella quale i concorrenti, giudicati da tre famosi chef, si sfidano in cucina.

• La MasterChef mania dilaga: il talent culinario di Sky Uno segna una crescita costante in termini di ascolti e di social, di giovedì in giovedì (Simone Rossi, digital-sat.it, 7 febbraio 2014, ‘News’).

• La MasterChef mania non accenna a diminuire e per tutti coloro che sognano di indossare il grembiule più ambito d’Italia c’è tempo fino al 20 aprile per iscriversi alle selezioni dalle quali uscirà la “rosa” di coloro che si daranno battaglia in tv, sotto gli occhi dei tre implacabili giudici che anche per la prossima edizione del progamma dovrebbero essere Carlo Cracco, Joe Bastianich e Bruno Barbieri (iltirreno.it, 26 marzo 2014, ‘Regione’).

Composto dal titolo della trasmissione televisiva MasterChef® con l’aggiunta del s. f. mania, sul modello dell’ingl. MasterChef mania. Già attestato in cosmopolitan.it del 20 febbraio 2013, ‘Time-Out’ (titolo).

nativo sociale

loc. s.le m. Chi è abituato fin da giovane o giovanissimo a frequentare i siti di relazione sociale in rete, essendo nato nell’era di Internet e dei social network.

• La quasi totalità della popolazione studentesca oggi, è rappresentata dai nativi digitali e dai nativi sociali (istruzione.it, dicembre 2013, ‘Social’).

• Mi riferisco ai siti WebimparoweB e ilsocial.eu, indirizzati rispettivamente a bambini e ragazzi sotto e sopra i fatidici 13 anni, con lo scopo di garantire l’esercizio dei diritti implicati dal loro essere “nativi sociali”, definizione destinata probabilmente – con buona pace di Aristotele e Rousseau – a provocare un ulteriore stato di estasi nell’universo del marketing concettuale, in cui si sono collocati da tempo le nostre istituzioni educative e molti degli addetti ai lavori nel campo dell’istruzione e della cultura (Marco Guastavigna, laricerca.loescher.it, 6 febbraio 2014, ‘Attualità’).

Composto dal s. m. nativo e dall’agg. sociale (‘relativo alla rete come luogo di condivisione’), sul modello di nativo digitale.

sexting

s. m. inv. Invio di messaggi, immagini o video a sfondo sessuale o sessualmente espliciti tramite dispositivi informatici mobili o fissi.

• La pornografia è diventata facilmente accessibile a chiunque e dovunque, ma un fenomeno che crea ancora più allarme è rappresentato dal porno fai da te, il sexting. Il sexting è una pratica che segue un suo rituale ben preciso: ci si fotografa o filma col telefonino nudi o in pose provocanti, lo si fa di nascosto dai genitori, si inviano le immagini (Roberta Giommi, repubblica.it, 19 novembre 2013, ‘Salute’).

• A fronte di un solo rapporto sessuale al mese in media con mogli, mariti, compagne e compagni, fidanzate e fidanzati amanti assortiti (ribadiamo: uno solo) si dedicano al sexting – cioè allo scambio di messaggi, foto e video erotici – fra le 7 e le 10 volte a settimana (Simone Cosimi, vanityfair.it, 8 aprile 2014, ‘Lifestyle’).

Dall’ingl. sexting, a sua volta composto dal s. sex (‘sesso’) e dalla forma verbale (tex)ting (‘inviare SMS’).

Già attestato nel Corriere della sera.it del 17 novembre 2009, ‘Cultura’ (Emanuela Di Pasqua).

smiler

(Smiler) s. m. e f. Nomignolo scelto dai fan della cantante e attrice statunitense Miley Cyrus per definire sé stessi.

• Intanto, cari Smiler, accendiamo le 21 candeline e festeggiamo virtualmente Miley riguardando qui quel fighissimo documentario ‘Miley: The Movement’ in lingua originale con i sottotitoli in italiano in loop e la photo gallery dei suoi 21 look da infarto… !!! (mtv.it, 23 novembre 2013, ‘Fashion’).

• Miley Cyrus non ha fatto mancare nulla ai diecimila “smiler” italiani che hanno partecipato all’unica data del suo tour nel nostro paese, ieri sera al Forum di Assago a Milano. Ciò non toglie che il colpo d’occhio è quello delle grandi occasioni e chi ha scelto di esserci ha assistito a uno show mastodontico e camaleontico, con migliaia di lolitine che Nabokov non sarebbe neanche riuscito a immaginare (Fabrizio Basso, ilsecoloxix.it, 9 giugno 2014, ‘Cultura’).

Dall’ingl. smiler (propriamente ‘persona che sorride’), simile nei suoni a Miley, nome d’arte di Destiny Hope Cyrus.

spray limita barriera

loc. s.le m. Prodotto liquido in bomboletta che, spruzzato per terra, consente agli arbitri delle partite di calcio di tracciare una linea di schiuma bianca, di breve durata, che non deve essere superata dalla barriera dei giocatori della squadra che si difende da un calcio di punizione.

• [tit.] Mondiali 2014, Blatter promuove lo spray limita barriera (sportsky.it, 19 dicembre 2013, ‘Calcio estero’).

• Joseph Blatter aveva detto sì già alla fine del 2013 ma lo spray limita barriera ha dovuto aspettare fino a ieri sera per debuttare sul campo del Mondiale, nel corso di Brasile-Croazia. Un modo per segnare il limite dei 9 metri e 15 centimetri che devono tassativamente esserci tra la barriera e il pallone da calciare (rainews.it, 13 giugno 2014, ‘Mondiali 2014’).

Composto dal s. m. spray, dal v. limita(re) e dal s. f. barriera.

whatsappare

v. intr. e tr. (fam.) Scambiare messaggi e allegati (immagini, video) con i propri contatti tramite l’applicazione informatica di messaggistica mobile istantanea multipiattaforma WhatsApp Messenger®.

• Ogni evento, pensiero, stato emotivo, esperienza, luogo visitato viene postato, condiviso, commentato, apprezzato o ignorato, whatsappato, twittato e l’istantaneità degli scambi comunicativi, unitamente al desiderio di onniscienza, inducono ad una iper connessione alla rete con un conseguente incremento di isolamento dal reale intorno sociale (Moira Melis, guidapsicologi.it, 20 ottobre 2013, ‘Psicopatologie’).

• […] anni luce dal nostro tecnologico 2014, dove si whatsappano le scarpe in vetrina per condividere eventualmente la scelta dell’acquisto (Maria Rosaria Vassallo, corriere.it, 11 giugno 2014, ‘Forum Televisioni’).

Adattamento di WhatsApp, a sua volta ricavato da What’s up?, in inglese formula di attivazione fatica colloquiale e informale (‘che succede’, ‘come va?’, ‘come butta?’), con l’aggiunta del suffisso -are1.

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