FIESCHI, Niccolò

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 47 (1997)

di Aurelio Cevolotto

FIESCHI, Niccolò. - Nacque a Genova intorno al 1456 da Giacomo di Ettore, del ramo di Savignone della potente famiglia dei conti di Lavagna e probabilmente dalla prima moglie di questo, Selvaggia Fieschi. La prima notizia certa su di lui risale al 10 giugno del 1481, quando, studente di legge all'università di Bologna, ricevette in quella città gli ordini minori insieme col fratello Pietro. Sempre a Bologna il 15 settembre di quello stesso anno i due fratelli conseguirono il dottorato in diritto canonico. Già insignito nel 1482 della carica di prevosto del capitolo di Fréjus, il 15 marzo del 1484 il F. ottenne da Sisto IV la nomina a vescovo di Tolone, ma non riuscì a prendere possesso della sua chiesa per l'opposizione degli ufficiali regi. Il 12 settembre di quell'anno Innocenzo VIII rinnovò la disposizione del predecessore in favore del F., arcipresbitero di Genova, dottore iuris utriusque e protonotario apostolico.

L'8 giugno 1485 fu nominato tesoriere, esattore e depositario apostolico per la provincia di Patrimonio, nonché castellano di Viterbo. Preso possesso di queste cariche il 12 giugno il F., negli ultimi giorni dell'anno, nel corso del tentativo della famiglia Orsini di provocare una rivolta antipapale nel Lazio settentrionale, fu fatto prigioniero da Virginio Orsini e da questo detenuto almeno fino al 23 genn. 1486, quando il papa stesso intervenne presso il cardinale B. Orsini per ottenerne il rilascio.

Nel frattempo il F., già vicario generale della diocesi di Fréjus per conto del fratello Urbano, il 14 ott. 1485 era stato investito dell'amministrazione di questo vescovato per traslazione da quello di Tolone e il successivo 3 novembre aveva ottenuto di surrogare il fratello defunto nell'ufficio di referendario apostolico e in tutti gli altri benefici da questo precedentemente detenuti.

A Fréjus si rinnovò il contrasto che già nella diocesi di Tolone aveva opposto il F. al candidato del re di Francia, Rostan d'Ancesune. Finalmente il 25 febbr. 1495, promosso l'Ancesune alla sede arcivescovile di Embrun, il F. fu nuovamente trasferito a Fréjus.

Il 3 marzo del 1500 il F. fu incaricato degli Anziani di Genova di un'importante ambasceria al re Luigi XII.

Scopo della missione era quello di ottenere dal sovrano e signore di Genova una serie di urgenti provvedimenti che andavano dall'invio di truppe per difendere la città dalle minacce dei "capellazzi" (gli Adorno e i Fregoso), alla revoca delle misure protezionistiche francesi sfavorevoli al commercio genovese della seta, alla rinuncia al placito regio per i benefici ecclesiastici in territorio genovese, alla nomina, per contro, di un arcivescovo che s'impegnasse a risiedere nella diocesi, alla repressione della pirateria esercitata dalle popolazioni rivieresche della Francia meridionale. Il F. doveva inoltre richiedere al re di porre termine alle ingerenze del castellano di Castelletto nel governo della città e dei funzionari regi in genere nell'amministrazione del Banco di S. Giorgio, d'intervenire contro le velleità autonomistiche di Savona e di alcuni feudatari liguri, di concedere a Genova la libertà di importare derrate alimentari dalla Francia, di restituire i beni genovesi sequestrati in territorio francese e d'inviare alcune galere a difesa della costa. Con un poscritto del 4 marzo il F. veniva ancora sollecitato a far presente a Luigi XII l'importanza della questione di Pietrasanta e del mantenimento dell'indipendenza di Pisa al fine di contrastare l'espansionismo fiorentino.

In questo torno di tempo e negli anni seguenti continuò anche l'acquisizione da parte del F. di nuovi benefici ecclesiastici. Il 31 maggio del 1503Alessandro VI lo insignì della porpora cardinalizia con il titolo di S. Lucia in Settisolio.

Il F. ebbe subito modo di distinguersi, nel primo concistoro cui intervenne, opponendosi, sia pure infruttuosamente, alla decisione di Alessandro VI di privare della dignità episcopale e dei benefici detenuti il vescovo di Città di Castello, Giulio Vitelli. Anche se infruttuosa tale opposizione servirà ad immortalare la fama del cardinale genovese, additato quale esempio di "integrità" e "libertà del parlare" nei posteriori trattati sul cardinalato (Plati, p. 319).

Ancora impegnato, fra il marzo e l'agosto del 1504, ad affermare la propria autorità in quanto vescovo di Fréjus sui canonici di Barjols, spalleggiati dal Parlamento di Provenza, nel dicembre dello stesso anno il F., avendo ottenuto il 28 novembre l'amministrazione della diocesi di Agde, si trovò coinvolto in una nuova controversia, risolta poi in suo favore per intervento del cardinal F. Soderini, contro il vescovo resignante J. de Vesc, che era succeduto allo stesso F. il 25 febbr. 1495.

Sotto il pontificato di Giulio II il F., trasferito dal 5 ott. 1506 al titolo di S. Prisca, si venne sempre più distinguendo per una posizione politica decisamente filofrancese, tentando nell'agosto del 1510 di riconciliare il papa con Luigi XII ed opponendosi, l'anno dopo, alla costituzione della Lega santa, nonché pronunciandosi, nel concistoro del 22 ott. 1511, per un rinvio delle misure contro i cardinali coinvolti nel tentativo di concilio di Pisa-Milano.

Nonostante queste prese di posizione fu tuttavia proprio il F. a scrivere, il 24 giugno del 1512, agli Anziani di Genova per assicurarli dell'appoggio papale al loro progetto di sottrarsi alla signoria francese e per annunciare l'invio in Liguria "per questo effecto" dell'esule Giano Fregoso (cfr. Arch. di Stato di Genova, Archivio segreto, Lettere cardinali, n. 2805). Nondimeno, assunta in amministrazione anche l'arcidiocesi di Embrun (10 ott. 1510) e considerato ormai, dopo R. Riario, B. Lopez de Carvajal e D. Grimani, il più ricco ed influente membro del S. Collegio, il F. figurò come uno dei candidati più autorevoli del partito francese nel conclave del 1513.

Anche durante il papato di Leone X il F. continuò con successo ad accumulare benefici ecclesiastici nelle più diverse contrade dell'Europa cristiana.

Quanto a rendite vescovili il F., che nel 1515-17 era tornato ad amministrare la diocesi di Tolone, ottenendo, poi, dal successore F. de Roverella la riserva di tutti i redditi e il diritto di regresso (e infatti dal 3 sett. 1518 il F. sarà nuovo amministratore della chiesa di Tolone), detenne, nel 1516, anche quelle dell'arcivescovato di Ravenna, che, resignato, sempre con riserva dei frutti e facoltà di regresso, in favore del nipote Urbano il 4 nov. 1517, alla morte di questo ritornò in suo pieno possesso (20 dic. 1521), insieme con l'amministrazione della diocesi di Fréjus, già lasciata a beneficio del nipote il 5 nov. 1511. Assunto, inoltre, nel 1517 alla cattedra vescovile di Andria, il F. la cedette il 13 novembre dello stesso anno ad un altro nipote, Giovan Francesco Fieschi, mantenendo però la facoltà di regresso e la riserva di metà dei frutti della mensa episcopale.

Le acquisizioni beneficiarie del F. non mancarono di suscitare nuove resistenze ed opposizioni nelle chiese locali. In particolare la sede arcivescovile di Embrun fu oggetto di una lunga disputa tra il F., amministratore della diocesi dal 1511, e Claudio d'Arces di Grenoble, abate di Boscodoun, eletto arcivescovo in quello stesso anno, dal capitolo dei canonici. Lungamente contestati dal Parlamento di Provenza furono, poi, i diritti di giurisdizione temporale del F. detenuti in quanto amministratore del vescovato di Fréjus, come risulta da un breve papale del 13 febbr. 1519.

Il F., dal canto suo, si mostrò più volte sollecito nella cura degli interessi delle diocesi da lui, a vario titolo, detenute. Si ricordano in particolare le sue provvisioni in favore della Chiesa arcivescovile di Ravenna (città nella quale il F., come arcivescovo, ebbe anche diritto di battere moneta), da lui accresciuta di nuovi canonicati, detti "vallensi", poi soppressi dal presule P. Aldobrandini.

Da sempre legato alla Francia, membro, il 3 giugno del 1513, della commissione cardinalizia incaricata di risolvere lo scisma conciliare di Pisa-Milano, il F. fu inviato, insieme con Giulio de' Medici, ad accogliere alle porte di Reggio Emilia Francesco I in occasione del convegno di Bologna fra il sovrano e Leone X. Accanto all'amicizia per la causa francese il F. venne sviluppando anche un rapporto privilegiato con Venezia (città che visiterà dal 22 al 25 ott. 1519) e, pur ritenuto contrario alle mire della Repubblica su Ravenna, a lui più volte si rivolgeranno gli ambasciatori veneti in corte di Roma. Nel 1517 la Serenissima cercò di ottenere l'appoggio del F., insignito, fra l'altro, del titolo di protettore dell'Ordine domenicano, per impedire le "innovationi" che si volevano introdurre nel convento di S. Zanipolo. Come cardinale della nazione, inoltre, il F. rimase in continui rapporti con Genova, assicurando, ad esempio, l'8 apr. 1513 la revoca delle censure di Giulio II al commercio genovese con Lione, ed agendo da mediatore in diverse cause patrimoniali pendenti fra Genova e Roma fu inviato inoltre in patria come legato nel giugno del 1519.

Più volte membro di diverse commissioni cardinalizie (ad esempio di quella per la crociata del novembre del 1517), incaricato di istruire l'importante causa di canonizzazione di Francesco di Paola, con il riavvicinamento di Leone X all'imperatore nel 1521 il F. assunse una posizione nettamente antimedicea. Al conclave che eleggerà Adriano VI il F. fu, pertanto, il candidato principale della fazione avversa alla politica dei Medici, risultando in testa al primo, al sesto, al settimo ed al nono scrutinio.

Difensore dei diritti del Collegio cardinalizio sotto Adriano VI, il F. risultò di nuovo fra i papabili al conclave del 1523.

Negli ultimi anni della sua vita all'imponente lista di benefici che già deteneva il F. aggiunse, via via, il titolo di quasi tutte le diocesi suburbicarie: cardinale vescovo di Albano l'8 febb. 1518, fu trasferito alla diocesi di Sabina il 24 luglio del 1521, a Porto il 18 dic. 1523 e infine, dopo che l'11 gennaio aveva ricevuto la commenda dell'abbazia romana delle Tre Fontane, il 20 maggio del 1524 ad Ostia.

Decano del S. Collegio, il F. morì a Roma il 14 giugno del 1524 e fu sepolto nella chiesa di S. Maria del Popolo.

Fonti e Bibl.: Arch. segreto Vaticano, Arm. XXXIX, n. 17, ff. 71, 73, 75r, 76r, 77, 78v; n. 19, ff. 153v-154r, 155v, 185r, 252, 313v-214r; n. 20, ff. 149, 156v; n. 22, ff. 151v-152r; n. 27, ff. 325v-326r; Ibid., Arm. XL, t. 2, f. 232; t. 3, ff. 60, 227, 275-277; t. 4, ff. 75r, 106; Ibid., Camera apost. Obbligationes et solutiones, t. 83, ff. 138v, 144r; t. 88, f. 8r; Ibid., Registra Lateranensia, n. 1062, f. 246v; n. 1074, ff. 129r-130v; n. 1107, ff. 325r-326r; n. 1112, ff. 14r-18r; n. 1129 A, 62r-63r; n. 1285, ff. 308v, 310v; n. 1417, ff. 7r-8v; Ibid., Registra Vaticana, n. 709, ff. 101v-102v; n. 1214, ff. 113r-114r; Ibid., Camera apost. Introitus et exitus, n. 556, f. 36r; Ibid., Arch. concistoriale, Acta vicecancellarii, n. 2, ff. 24v, 53v, 57v, 84v, 85v, 89v, 96r, 145v; Ibid., Schedario Garampi, n. 32, ff. 4, 59v; n. 46, f. 21; n. 48, ff. 37r, 38r; n. 60, ff. 25v-26r; Archivio di Stato di Genova, Archivio segreto, Diversorum Communis Ianuae, n. 3095; Ibid., Lettere cardinali, n. 2805; Ibid., Mss. 652: Informazioni date dalla Repubblica di Genova ai suoi ambasciatori, ff. 977-986; Ibid., Mss. 798: F. Federici, Scrutinio della nobiltà ligustica, f. 23r; P. Giovio, De vita Leonis Decimi pont. max. libri quatuor…, Florentiae 1551, p. 143; M. Sanuto, Diarii, V-XXXVI, Venezia 1881-1891, ad Indices; Leonis X pontificie maximi regesta, a cura di J. Hergenroether, I, Friburgi Br. 1884, pp. 103, 220, 379, 513, 645, 663, 693, 732, 775, 798; B. Dovizi da Bibbiena, Epistolario, a cura di G. L. Moncallero, I, Firenze 1965, pp. 318, 320, 325, 335, 403, 419; U. Foglietta, Clarorum Ligurum elogia, Romae 1577, p. 169; G. Fabri, Le sacre memorie di Ravenna antica, Venetia 1664, pp. 539 ss.; H. Plati, De cardinali dignitate et officio..., Romae 1746, p. 319; N. Battilana, Genealogia delle famiglie nobili di Genova, III, Genova 1833, p. 16; H. Espitalier, Les évêques de Fréjus du XIIIe à la fin du XVIIIe siècle, in Bull. de la Societé d'études scientif. et archeol. de la ville de Draguignan, XX (1895), pp. 434 s., 441 ss.; XXI (1896),pp. 34-47; J. H. Albanes, Gallia christiana novissima, Montbéliard 1899,I, coll. 388 s., 390 ss. e App. coll. 249-254; V, coll. 485-491, 548-553, 557-567, 771-783; L. von Pastor, Storia dei papi, III, Roma1925, pp. 471, 626, 651, 737, 897; IV, 1, ibid. 1931,pp. 12, 15, 86, 142; 2, pp. 5, 14, 35, 70 s., 132, 154, 157, 651, 706; C. Piana, Nuove ricerche su le università di Bologna e di Parma, Quaracchi-Florentiae 1966,p. 486; G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, XXIV, pp. 253 s.; Dic. d'hist. et de gèogr. ecclés., XVI, coll. 1440 s.; C. Eubel, Hierarchia catholica, II,Monasterii 1914,pp. 25, 82, 155, 252; G. Gulik-C.Eubel, Idem., III,ibid. 1923, pp. 8, 97, 109, 190, 197, 283, 315;B. Katterbach, Referendarii utriusque Signaturae, pp. 57-60.

Approfondimenti

FIESCHI, Niccolo > Dizionario Biografico degli Italiani (1997)

FIESCHI, Niccolò. - Appartenente al ramo ligure della potente famiglia dei conti di Lavagna, nacque, forse a Genova, verso il 1230 da Tedisio, fratello del papa Innocenzo IV, e da Simona, probabilmente appartenente alla casata dei Camilla.È ricordato... Leggi

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