MARINI, Niccolò

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 70 (2014)

MARINI, Niccolò. – Nacque a Roma il 20 ag. 1843 da Emanuele (discendente da un’antica famiglia apparentata con i Salviucci, che da diversi decenni dirigevano la tipografia della Camera apostolica) e Adelaide Fabbroni (Roma, Arch. stor. del Vicariato, Cresime, n. 18, aa. 1850-55, c. 162; Stati delle anime, n. 21, a. 1850, pp. 207 s.). Alunno del collegio Capranica, nel corso degli studi mostrò una particolare predilezione per la lingua greca e gli studi classici. Frequentò poi il Collegio romano, dove conseguì la laurea dottorale in filosofia (1862) e in teologia (1866). Ordinato sacerdote il 26 maggio 1866, passò a studiare nell’ateneo La Sapienza laureandosi in utroque iure il 25 giugno 1870. Uditore e vicario generale del card. L. Oreglia di S. Stefano all’abbazia delle Tre Fontane, entrò in Curia come officiale della congregazione concistoriale. Da allora in avanti la sua carriera curiale si snodò secondo un cursus honorum lineare. Sottosegretario al conclave del 1878 che elesse Leone XIII, il 20 luglio 1881 diventò cameriere segreto partecipante e canonico della basilica di S. Giovanni in Laterano (Arch. segr. Vaticano, Segreteria di Stato, a. 1881, prot. n. 45450). L’anno seguente fu inviato come ablegato di Leone XIII in Spagna per l’imposizione del berretto cardinalizio a mons. J. Garriga, arcivescovo di Siviglia. L’11 luglio 1889 gli fu conferito un canonicato nella basilica di S. Pietro e il 18 marzo 1892 divenne sostituto alla Segreteria dei brevi (ibid., a. 1892, prot. n. 6112); undici giorni dopo fu nominato, con breve papale, prelato domestico di Sua Santità e protonotario apostolico «ad instar partecipantium».

Personalità animata da un forte impegno religioso e caritativo nonché da vasti interessi culturali, il M. esplicò una notevole attività in molteplici sfere della vita religiosa e civile di Roma. Si potrebbero distinguere grosso modo una fase rivolta precipuamente all’apostolato, un’altra che lo vide coinvolto nelle controversie ecclesiastiche dell’epoca e una terza dedicata agli studi e alla promozione dell’unione delle Chiese cristiane.

Nell’ambito dell’apostolato il M. dette vita a svariate iniziative per l’educazione cristiana e per l’assistenza morale e sociale della gioventù femminile romana. Fin dai primi anni di sacerdozio riunì nella chiesa di S. Anna dei Bresciani, di cui era rettore, ragazze del popolo per impartire loro nei giorni festivi l’istruzione catechistica. In questa parrocchia molto popolare istituì la Pia Opera di soccorso per le partorienti povere. Più tardi eresse una congregazione festiva per signorine presso le monache del Corpus Domini fuori Porta Pia. Nella scuola pontificia diretta dalle suore della Divina Provvidenza alle Vaschette fece aprire un asilo infantile maschile e femminile con annessa un’Opera delle scuole di lavoro e confezione di vestiario. Tali iniziative culminarono nella fondazione dell’oratorio festivo e scuola di religione dei Ss. Cuori di Gesù e di Maria (1874), più noto sotto il nome di istituto catechistico Gaetana Agnesi, destinato a restare in vita oltre trent’anni.

Esso aveva lo scopo d’impartire l’istruzione religiosa elementare e superiore, e di avviare all’esercizio delle pratiche cristiane le giovani che frequentavano le scuole comunali e governative, per lo più laicizzate specialmente dopo la legge Coppino. Le alunne migliori erano chiamate a elevare la loro formazione con lezioni di lingua straniera, calligrafia, miniatura, disegno e pittura, con la lettura di volumi della biblioteca circolante e con concorsi annuali a premi su temi di apologetica. Si tenevano anche rappresentazioni di opere classiche, drammatiche e musicali. Nel 1902 venne rappresentata, sotto la guida del M., l’Antigone di Sofocle in greco da parte di un gruppo di ex alunne. Tutte le attività erano sostenute finanziariamente dal fondatore; la partecipazione era elevata (circa 400 ragazze ogni anno).

Questa e altre iniziative analoghe fecero del M. un pioniere dell’azione cattolica femminile a Roma e ne resero popolare la figura. Oltre che con l’azione, egli credette opportuno tutelare l’educazione delle giovani dal contagio delle nuove tendenze femministe mediante alcuni scritti di carattere polemico e la fondazione di un periodico intitolato La Donna italiana, che iniziò le pubblicazioni nel marzo 1880, ma ebbe breve durata.

Sviluppando il testo di una conferenza tenuta anni prima all’Accademia di religione cattolica per confutare le teorie di A. Desprez (La femme esclave, courtisane, et reine, Paris 1885), il M. pubblicò Il valore scientifico delle moderne teorie intorno alla donna (Roma 1887). Nucleo centrale dell’opera era la convinzione che fondamento della società moderna era sempre lo spirito del cristianesimo; perciò il senso morale dell’umanità alla fine avrebbe avuto ragione delle teorie che tendevano ad allontanare la donna dalla sua funzione volta al benessere morale e civile della società. Questi temi furono ripresi successivamente in Ideali antichi, ideali nuovi (Siena 1899, tradotto in francese a Roma come anche il precedente), frutto delle conferenze del M. alle alunne dell’istituto Agnesi, e, con riferimento alle proposte di legge a favore del divorzio presentate nel Parlamento italiano, in Il divorzio al lume della ragione (Roma 1906), una confutazione basata sugli argomenti di s. Tommaso e di L. Taparelli d’Azeglio.

Il M. si profuse dal 1882 in avanti, di concerto all’azione di apostolato, in un’intensa attività oratoria: dapprima nella chiesa del Gesù in Roma, poi in varie città d’Italia e nella basilica del Sacre-Coeur di Montmartre a Parigi. La sua eloquenza sacra, simile a quella di mons. Maurice d’Hulst per rigore logico, si nutriva principalmente della Bibbia, dei Padri della Chiesa e della filosofia tomista.

Egli cercò di contemperare il principio dell’imitazione degli antichi, proprio della tradizione oratoria, con la tendenza a impiegare forme letterarie in voga, ferma restando l’esclusione dai suoi temi delle discussioni intorno ad argomenti di carattere scientifico (come fece G. Semeria).

Rinverdendo imprese editoriali precedenti, come le biblioteche di sacri oratori, nell’autunno del 1899 il M. fondò il periodico mensile Il Crisostomo, da lui finanziato e diretto fino alla sua fine nel 1905, con lo scopo di richiamare il clero alle fonti genuine della predicazione. In realtà nella rivista trovarono spazio materie disparate, come commentari liturgici, meditazioni, discorsi, testi e studi patristici, panegirici, controversie religiose, ricerche storiche e scientifiche, studi biblici e archeologici. Il M. vi collaborò attivamente traducendo omelie di padri greci e corredandole di note erudite. In quegli stessi anni pubblicò due volumi di Discorsi sacri (Roma 1901-06) sempre con l’intento di offrire al clero italiano dei modelli di panegirici e discorsi.

Uno fra i temi preferiti dal M. nel campo dell’oratoria sacra fu, in linea con la spiritualità del tempo, la figura di Maria Vergine. A lei dedicò numerosi panegirici e due opere: una di carattere estetico, L’estetica dello Stabat Mater (Siena 1897) in cui, sullo stile delle elevazioni di J.B. Bossuet, s’intrecciavano speculazioni teologiche ed effusioni della pietà cristiana; l’altra di carattere squisitamente dottrinale, L’Immacolata Concezione di Maria Vergine e la Chiesa ortodossa dissidente (Roma 1908), dove, con l’aiuto dei testi dei padri e dei dottori della Chiesa antica, il M. intendeva mostrare, con argomentazioni logiche talvolta un po’ ardite come essi avevano già riconosciuto la dottrina dell’Immacolata Concezione proclamata come dogma da Pio IX.

Proprio questo scritto configura i due assi portanti dell’azione culturale svolta propriamente dal M. tra la fine dell’Ottocento e il primo decennio del Novecento: da un lato la controversistica teologica, dall’altro l’interesse verso l’Oriente cristiano.

Nel 1870 fondò il giornale Il Buon Senso per difendere i diritti della S. Sede dopo la debellatio dello Stato pontificio e di Roma. Nel 1891 pubblicò a Siena Protestantesimo e socialismo, breve saggio polemico diretto ad affermare la tesi secondo cui il pensiero razionalistico delle Chiese della Riforma sarebbe stato alla base dello sviluppo del sistema del socialismo. Dieci anni più tardi l’antiprotestantesimo assunse la veste di un trattatello semplice e arguto scritto in forma discorsiva: Passeggiate istruttive in forma di dialogo intorno ai templi evangelici in Roma (ibid. 1901). Qui i toni molto aspri verso la Riforma si coniugavano con l’ammonimento verso quei cattolici modernisti che «coll’ammettere certi criteri della tedesca scuola razionalista» credevano ingenuamente di «disarmare il nemico» (v. anche Saggio di apologetica religiosa, ibid. 1901).

Toni più moderati sono ravvisabili, invece, nella polemica con l’ortodossia. Nel 1899 diede alle stampe (ibid.) l’opuscoletto Il primato di s. Pietro difeso dal prete bizantino Pietro Atanasio il retore (sec. XVII), poi tradotto in francese. Nel 1919 (ibid.) uscì quella che è stata ritenuta, in considerazione della sua mole, l’opera maggiore tra quelle concepite dal M.: Il primato di s. Pietro e dei suoi successori in s. Giovanni Crisostomo (2ª ed., nel 1922, presso la Tipografia poliglotta vaticana, notabilmente accresciuta e con una lettera di Benedetto XV all’autore).

Suo scopo era documentare come nel padre della Chiesa greca apparisse già la dottrina secondo cui Cristo fondò la Chiesa sopra Pietro, principe degli apostoli, corifeo di essi e primate della Chiesa stessa.

Tuttavia, la fama e il merito culturale maggiore del M. consistettero nell’avviare, dirigere, sostenere e in parte redigere Bessarione, una rivista di studi orientali fondata il 1° maggio 1896 e cessata con la morte del Marini. Benché ne appaia, da un certo momento in avanti, ufficialmente il fondatore, una nota manoscritta di mons. G. Mercati avverte che «vero fondatore» fu in realtà Leone XIII, che, nominato direttore il M., espresse il suo personale interesse per essa finanziandola finché visse con un’ingente somma annua.

Tale rivista era dunque espressione dell’apertura di papa Pecci all’Oriente cristiano, secondo le linee tracciate nelle encicliche Praeclara gratulationis (20 giugno 1894) e Orientalium dignitas (30 nov. 1894), e uno dei veicoli culturali della sua azione diretta, come si legge nel sottotitolo del frontespizio, a «facilitare l’unione delle Chiese dissidenti», ossia il ritorno di esse alla comunione con Roma.

L’orientamento del periodico era del resto espresso dal nome del cardinale letterato bizantino che, nel concilio di Firenze, seppe unire l’amore per la Chiesa greca con quello verso la Chiesa romana. Il M. vi collaborò con una serie di articoli relativi anche al problema dell’unione delle Chiese.

La «filosofia» dell’unionismo del M. fu tutta incentrata nell’additare ai «fratelli dissidenti» delle altre Chiese «il Romano pontificato come l’unico faro di luce indefettibile», la cui vitalità è condizione essenziale della «luce soprannaturale del Cristianesimo nel mondo». Ne viene che «il sentimento di quella necessaria solidarietà colla Chiesa Romana» affondava nella comunanza di «gravissimi interessi religiosi comuni ai greci ed ai latini» e formava la ragione ultima «della necessità del ritorno degli ortodossi dissidenti al grembo della Santa Chiesa Romana» (Il sillabo di Pio IX e le Chiese dissidenti orientali, in Bessarione, XII [1908], p. 3).

Gli inizi della rivista furono piuttosto modesti, per la mancanza di studiosi già formati a Roma, e per la ristretta competenza del M. in questo genere di studi. Gradualmente però essa elevò il suo livello culturale grazie all’opera prestata da una figura d’eccezione come il padre A. Palmieri, linguista, teologo, storico assai versatile, e da una schiera di valenti collaboratori (tra gli studiosi italiani si ricordano Antonio Abruzzese per la parte armena, I. Pizzi per il persiano, O. Marucchi ed E. Schiaparelli per le antichità egiziane, G. Balestri e I. Guidi per la lingua copta, G. Botti, G. Cozza-Luzi, N. Festa per la parte bizantina, G. Ciardi-Dupré per il greco moderno, A. Pellegrini per le letterature orientali). Contemporaneamente, però, Bessarione trascurò il suo orientamento religioso originario, divenendo un periodico di studi sulla letteratura orientale (dagli studi egiziani a quelli islamici). Sebbene la rivista non avesse il carattere specialistico degli échos d’Orient – apparsi nell’ottobre 1897 e diretti dai padri assunzionisti –, essa svolse nondimeno un’azione di risveglio degli studi orientali in Italia e una non meno significativa opera di mediazione culturale, avocandosi il merito di aver fatto conoscere la grande letteratura teologica russa.

In corrispondenza con i nuovi interessi culturali, il M. compì numerosi viaggi in Terrasanta, Egitto, Grecia e Nordafrica, fornendone poi un resoconto in Impressioni e ricordi di viaggi: Oriente (Roma 1913).

Nel frattempo la sua carriera curiale si era ricoperta di nuovi onori e uffici: consultore della congregazione degli Studi nel 1902, segretario dei Brevi nel 1907, segretario del supremo Tribunale della Segnatura apostolica nell’ottobre 1908 (Arch. segr. Vaticano, Segreteria di Stato, a. 1908, prot. n. 32954; Acta Apostolicae Sedis, I, p. 131), consultore della pontificia commissione per la codificazione del diritto canonico il 9 marzo 1912 (Acta Apostolicae Sedis, IV, p. 207), consultore della sezione liturgica della congregazione dei Riti il 26 marzo 1914. Nel 1915 fu nominato, con chirografo di Benedetto XV del 18 giugno, uditore di Sua Santità in conseguenza dell’unione di questa carica con quella di segretario del Tribunale della Segnatura apostolica, nonché creato cardinale riservato in pectore nel concistoro segreto del 4 dic. 1916, essendogli assegnata la diaconia di S. Maria in Domnica (Ibid., Arch. concistoriale, Consistoria segreta, 1916, ff. n.n.; Acta Apostolicae Sedis, VIIII, p. 477). Membro della Commissione pontificia per gli studi storici dal 4 genn. 1917, il 29 nov. 1917 venne nominato, sempre da Benedetto XV, segretario della nuova congregazione della Chiesa orientale, dove restò fino all’8 ag. 1922 (Ibid., Segreteria di Stato, a. 1917, prot. n. 49085; Acta Apostolicae Sedis, IX, p. 590). Grazie alla sua influenza in Curia, il M. sembra abbia cercato di accentrare su di sé gli orientamenti e le linee programmatiche dell’erigendo dicastero, che segnava una svolta nella politica ecclesiastica della S. Sede verso le Chiese cattoliche orientali. Sulle cause del suo sollevamento dall’alto ufficio pesarono, oltre l’età, la lentezza e l’indecisione nell’assumere decisioni di governo.

Il M. morì a Roma il 27 luglio 1923.

Fonti e Bibl.: La Civiltà cattolica, LXVII (1916), 4, pp. 736 s.; A. P[almieri], In memoriam Nicolai M. S.R.E. cardinalis, in Bessarione, XXVII (1923), pp. III-XXVII (con bibl. delle opere del M., pp. XXVIII-XXX); [C. Korolevskij], in Stoudion. Boll. delle Chiese di rito bizantino, I (1924), pp. 123 s.; Annuaire pontifical catholique, 1924, p. 834; Boll. del clero romano, IV (1924), p. 32; L’Università Gregoriana del Collegio romano nel primo secolo dalla restituzione…, Roma 1924, pp. 219 s.; N. Del Re, I cardinali e gli assessori della s. congregazione nel primo cinquantenario, in La sacra congregazione per le Chiese orientali nel cinquantesimo della fondazione (1917-1967), Roma 1969, pp. 82-84; A. Piolanti, L’Acc. di religione cattolica. Profilo della sua storia e del suo tomismo, Città del Vaticano 1977, p. 395; G.M. Croce, Alle origini della congregazione orientale e del Pontificio Ist. orientale. Il contributo di mons. Louis Petit, in Orientalia Christiana periodica, LII (1987), pp. 289-292, 295 s.; Id., La badia greca di Grottaferrata e la rivista «Roma e l’Oriente». Cattolicesimo e ortodossia fra unionismo ed ecumenismo (1799-1923), II, Città del Vaticano 1990, pp. 11 ss., 243 ss.; N. Del Re, La Curia romana, Città del Vaticano 1998, pp. 117, 622; O. Poncet, Les revues orientalistes à Rome sous Léon XIII. L’exemple du «Bessarione» (1896-1903), in Le pontificat de Léon XIII: renaissances du Saint-Siège?, a cura di P. Levillain - J.-M. Ticchi, Rome 2006, pp. 379-388; C. Fantappiè, Chiesa romana e modernità giuridica. Il Codex iuris canonici (1917) (in corso di stampa), II, Appendice, II, s.v.; Enc. cattolica, VIII, coll. 159 s.; Hierarchia catholica…, IX, pp. 17, 26. C. Fantappiè

Argomenti correlati

Barberini, Francesco

Barberini, Francesco. - Prelato (Firenze 1528 - Roma 1600). Venuto a Roma ebbe varie cariche nella Curia, e iniziò la tradizione nepotistica della famiglia, indirizzandola fin da allora sul nipote Maffeo, il futuro Urbano VIII.

Peña, Francisco

Peña ‹pén'a› (italianizz. Pégna), Francisco. - Canonista aragonese (Villarroya de los Pinares, Teruel, 1540 circa - Roma 1612). Ebbe importanti cariche presso la curia romana e collaborò all'edizione romana del Corpus iuris canonici. Lasciò varie opere, soprattutto in materia d'inquisizione dell'eresia: in parte trattazioni nuove, in parte ampî commentarî a precedenti trattatisti della materia (N. Eymerich, A. Vignati, P. Grillandi, B. Rategno).

Zelada, Francesco Saverio de

Zelada ‹Ʒ-›, Francesco Saverio de. - Cardinale di famiglia spagnola (Roma 1717 - ivi 1801). Alto prelato in Curia, ebbe parte precipua nella soppressione della Compagnia di Gesù, decretata il 21 luglio 1773 da Clemente XIV, che pochi mesi prima (apr. 1773) l'aveva creato cardinale. Bibliotecario di Santa Romana Chiesa (1779), segretario di Stato (1789-96)

Forteguèrri, Niccolò

Forteguèrri, Niccolò. - Poeta giocoso e satirico (Pistoia 1674 - Roma 1735). Ricevuti gli ordini sacri, visse a Roma, dove occupò varie cariche sino a quella di segretario di Propaganda Fide. Lasciò apologhi latini, una traduzione delle commedie di Terenzio, due orazioni latine, Capitoli satirici e confidenziali, liriche

Invia articolo Chiudi