Niger

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Niger Stato dell’Africa nord-occidentale, confinante con la Libia e l’Algeria a N, il Mali e il Burkina Faso a O, il Benin e la Nigeria a S, il Ciad a E.

1. Caratteristiche fisiche

Il territorio è costituito, a grandi linee, da un vasto altopiano semidesertico, con altitudini di 200-450 m s.l.m., interrotto nella parte centrale dall’imponente massiccio dell’Aïr (1900 m), costituito da un basamento cristallino antico sormontato da formazioni vulcaniche relativamente recenti (Terziario e inizio del Quaternario). A NE dell’Aïr, al di là del deserto sabbioso del Ténéré, la monotonia del paesaggio è interrotta dall’altopiano del Djado, propaggine dei rilievi sud-orientali algerini.

Lontano dal mare, prossimo al tropico del Cancro e comprendente un vasto lembo del Sahara, il N. ha clima di tipo desertico o subdesertico. Le temperature medie mensili, pertanto, subiscono nell’anno limitate variazioni (una decina di gradi), mentre assai pronunciate sono le escursioni termiche diurne; le precipitazioni, concentrate nel periodo giugno-settembre, raggiungono i 500 mm nella fascia meridionale del paese, mentre diminuiscono progressivamente verso N, dove possono anche del tutto mancare. Analogamente agli altri paesi della fascia saheliana, il N. è stato afflitto, durante l’ultimo quarto del 20° sec., da ricorrenti siccità che, oltre a provocare gravi carestie, hanno determinato la graduale desertificazione del territorio.

Come riflesso delle condizioni climatiche, il sistema idrografico è costituito da uidian, che, percorsi dall’acqua solo eccezionalmente, scendono dall’Aïr spingendosi a SE in direzione del Lago Ciad, le cui rive settentrionali appartengono al N.; a SO, invece, gli uidiantributano al fiume Niger, che attraversa per circa 500 km le estreme regioni sud-occidentali del paese, determinandovi condizioni ambientali particolarmente favorevoli all’insediamento.

Il manto vegetale è consistente solo nei territori meridionali più umidi, dove domina la savana più o meno arborata. Altrove prevale la steppa, che s’infittisce lungo i solchi degli uidian, mentre a settentrione, ai margini meridionali della fascia saheliana, la vegetazione compare solo sotto forma di steppa spinosa e, con il diminuire delle piogge, diviene sempre più rada, fino a scomparire; nel Sahara, infatti, la vegetazione è praticamente assente, ad eccezione delle oasi, dove domina la palma da dattero.

2. Popolazione

Il N., posto tra la regione sudanese e il Sahara e privo di confini naturali, è abitato da genti diverse, per etnie e tradizioni. Prevalgono i Sudanesi, rappresentati dagli Haussa (55% della popolazione totale) e dai Djerma Sonrai (21%); seguono i Tuareg (9%), una popolazione di ceppo berbero che vive nel Sahara praticando la pastorizia seminomade e l’agricoltura (nelle oasi); l’8% della popolazione, infine, è costituito dai Fulbe (o Peul), allevatori della zona steppica, nell’ambito della quale effettuano lunghe migrazioni al seguito delle loro mandrie di bovini.

Il numero degli abitanti, sensibilmente cresciuto a partire dagli anni 1920, al momento dell’indipendenza (1960) era di 2,5 milioni; da allora l’incremento s’è fatto sostenuto, e il tasso di accrescimento annuo registra ancora valori elevati (2,9% nel 2008). La distribuzione degli abitanti si adatta alle condizioni ambientali: ai vastissimi territori centro-settentrionali (oltre i 2/3 della superficie totale), nei quali il valore della densità è minimo (inferiore a 1 ab./km2), si contrappongono le regioni meridionali e sud-occidentali, dove si superano anche i 30 ab./km2. In queste regioni sorgono i maggiori centri urbani: la capitale, in primo luogo, seguita, quanto a numero di abitanti, da Zinder, Maradi e Agadez. Quest’ultima, situata nella zona dell’Aïr, è l’unico centro di un certo rilievo al di fuori della fascia meridionale. Nel complesso le città ospitano il 16% degli abitanti; gli altri risiedono in villaggi, a eccezione dei Fulbe, che vivono in tende o capanne, e dei Tuareg, che vivono anch’essi in tende ma fanno capo alle oasi dove hanno dimore stabili.

Come conseguenza dell’eterogeneità del quadro etnico, nel N. si parlano diversi idiomi: l’haussa, il djerma, il poular (parlato dai Fulbe) e il tamachek (Tuareg), oltre al francese, lingua ufficiale.

Per quanto riguarda la religione, prevale l’islamismo, ma circa il 10% degli abitanti pratica culti animisti.

3. Condizioni economiche

Il N. è uno degli Stati più depressi della Terra, tanto da occupare uno degli ultimi posti nella graduatoria mondiale dei paesi classificati in ordine decrescente rispetto all’indice di sviluppo umano elaborato dalle Nazioni Unite che esprime efficacemente il livello di sviluppo economico e sociale, combinando i dati (2008) della speranza di vita media alla nascita (44 anni), del tasso di alfabetizzazione (29%) e del reddito pro capite corretto in base alla capacità del potere d’acquisto (700 dollari).

L’economia si basa essenzialmente sull’agricoltura, praticabile solo sul 5% del territorio, reso a tratti irriguo da canali che derivano le acque dal fiume Niger. La maggior parte del terreno coltivato è destinato alle colture di base per l’alimentazione locale (miglio, sorgo, riso, manioca, batate, cipolle ecc.), che però non coprono il fabbisogno; non mancano, comunque, le produzioni destinate al mercato estero, rappresentate dalla canna da zucchero, cotone e tabacco. Il patrimonio zootecnico, pur decimato dalla siccità, conta più di 11 milioni di capi fra ovini e caprini, e oltre 2 milioni di bovini.

L’apparato industriale ha scarsa consistenza (cementifici, manifatture tessili e alimentari), ma il N. può contare su un apprezzabile reddito delle attività estrattive, anche se il settore è sfavorito dalle difficoltà delle comunicazioni terrestri e dalla mancanza di accesso al mare (che obbliga a servirsi del porto di Cotonou, nel Benin). Il N. è tra i primi produttori mondiali di minerali di uranio (3400 t esportate nel 2006), estratti dai giacimenti di Arlit e Akoutu, le cui riserve sono peraltro destinate a esaurirsi in un prossimo futuro. Dal 2004 è stata avviata la produzione industriale di oro (28.000 kg annui), sulla quale il governo conta per una diversificazione delle attività minerarie.

La bilancia commerciale è cronicamente passiva, dal momento che i proventi delle esportazioni di uranio e altri minerali (60% ca. del valore delle esportazioni), nonché di prodotti agricoli, non consentono di far fronte alle ingenti importazioni di prodotti alimentari, di manufatti e di derivati del petrolio. Principali partner commerciali sono la confinante Nigeria e la Francia. Sprovvisto di ferrovie, il N. ha una rete stradale di circa 14.000 km, soltanto per un quarto asfaltati e percorribili in ogni stagione. Il N. è gravato da un ingente debito estero e da una forte dipendenza dagli aiuti internazionali.

storia

Fra le popolazioni che abitavano i territori sahariani dell’odierno N. emersero successivamente le popolazioni dei Moor, dei Tuareg e degli attuali Teda. La parte settentrionale del N. rimase a lungo sotto il dominio dei Tuareg, la parte meridionale fu inserita nell’impero Songhai di Gao, con successive lunghe lotte tribali e alternarsi di dominazioni. I Tuareg avevano esteso la loro influenza molto a S lungo il Niger, quando alla fine del 19° sec. ebbe inizio il dominio coloniale.

Gli accordi del 1898, del 1904 e del 1906 fra Gran Bretagna e Francia segnarono un limite fra i territori chiamati Territoire militaire du Niger e la zona d’influenza inglese. Il Territoire militaire du Niger ottenne lo status di colonia nel 1922 ed entrò a far parte della Fédération de l’Afrique Occidentale Française. Nel 1946 gli abitanti dei territori dell’Africa Occidentale francese divennero cittadini francesi e nel 1958 il N. diventò una repubblica indipendente nell’ambito della Comunità francese.

Entrato a far parte (1959) del Consiglio dell’Intesa insieme a Costa d’Avorio, Alto Volta e Dahomey, il N. uscì dalla Comunità francese e il 3 agosto 1960 il primo ministro H. Diori ne proclamò la completa indipendenza e divenne presidente della Repubblica. Nel 1974 Diori fu deposto da un colpo di Stato che portò al potere S. Kountché, alla cui morte (1987) subentrò il generale A. Saïbou. Nel 1989 fu approvata una nuova Costituzione e Saïbou fu eletto alla presidenza.

La svolta costituzionale del 1992, che introdusse il multipartitismo, sembrò aprire una nuova fase nella vita politica, mentre il paese rimaneva segnato da forti tensioni, derivanti da una povertà e da un’arretratezza endemiche, e riemergevano i conflitti etnici. Tornati in N. alla fine degli anni 1980 dalla Libia e dall’Algeria, fra il 1990 e il 1992 i Tuareg si erano a più riprese scontrati con l’esercito rivendicando un’autonomia amministrativa per le regioni settentrionali nelle quali si erano stanziati. Nel 1993 il presidente M. Ousmane e il nuovo governo guidato da M. Issoufou, grazie anche alla mediazione della Francia, concordarono una prima tregua con i Tuareg (smilitarizzazione al nord e aiuti economici alla popolazione). Nel gennaio 1994 la conflittualità sociale riesplosa per la crisi economica aprì una fase di grave instabilità politica: nel settembre Issoufou si dimise. Nelle elezioni del 1995 il Mouvement National pour la Société du Développement-Nassara (MNSD) ottenne la maggioranza e H. Amadou guidò un gabinetto di coalizione, ma la situazione già critica (oltre ai problemi con i ribelli Tuareg, scioperi nel pubblico impiego, nella scuola e nell’università) precipitò nel colpo di Stato militare del gennaio 1996, guidato dal colonnello I.B. Maïnassara. La condanna da parte dei paesi occidentali e del Fondo monetario internazionale favorì la formazione di un nuovo governo guidato da B. Adij e il raggiungimento di un accordo tra le forze politiche per un ritorno alla democrazia. Fu approvata (maggio 1996) una nuova Costituzione fortemente presidenzialista e fu eletto presidente Maïnassara (luglio 1996), assassinato poi nel 1999. Dopo l’approvazione di una nuova Costituzione (agosto 1999) che limitava le prerogative del presidente, la carica passò a M. Tandja, del MNSD, riconfermato nel 2004. L’aggravarsi della situazione economica, anche per la discesa del prezzo dell’uranio e nel 2005 per una grave siccità e un’invasione di cavallette, ha riacceso la tensione sociale e politica, e nel 2007 è riesploso anche il conflitto con i Tuareg. Nel 2009 Tandja ha sciolto il Parlamento che contrastava il suo tentativo di modificare la Costituzione per potersi candidare a un 3° mandato e indisse nuove elezioni, cui le opposizioni non parteciparono; nel febbr. 2010 è stato deposto da un colpo di Stato militare diretto dal generale S. Djibo, ed è stato nominato primo ministro M. Danda, cui nell'apr. 2011 è subentrato B. Rafini. Nell'aprile dello stesso anno è stato eletto presidente M. Issoufou, principale leader dell'opposizione, che alle consultazioni presidenziali del febbraio 2016 ha ricevuto il 48,41% delle preferenze contro il 17,4% aggiudicatosi dallo sfidante H. Amadou, con il quale si sarebbe dovuto confrontare al ballottaggio nel mese di marzo; ma Amadou ha annunciato il suo ritiro denunciando irregolarità, aprendo di fatto il campo a Issoufou per una seconda rielezione. Al secondo turno l'uomo politico è stato prevedibilmente riconfermato nella carica con il 92,4 dei suffragi.

 

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