BANDINI, Ottavio

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 5 (1963)

di Alberto Merola

BANDINI, Ottavio. - Nacque a Firenze nel 1557 o 1558. Compì gli studi teologici e letterari (studioso della lingua greca, come si apprende da una sua lettera conservata nella Biblioteca Vaticana, indirizzata al cardinal Sirleto, del 5 giugno 1579) a Firenze, Parigi, Salamanca e Pisa, dove divenne dottore utriusque iuris. Fin da giovanissimo era stato introdotto nella curia romana dove aveva conseguito, per la sua eloquenza, un grande successo pronunciando nella chiesa di S. Lorenzo l'orazione funebre in onore del granduca di Toscana Cosimo I (1574). Gregorio XIII lo creò protonotario apostolico e Sisto V nel 1586 lo inviò al governo di Fermo in sostituzione di Alessandro Peretti, nipote del pontefice. Nel 1590 egli ottenne infine la presidenza di tutte le Marche.

Dopo la morte di Sisto V, il Sacro Collegio lo elesse due volte prefetto del conclave e della Città Leonina (quando furono eletti Urbano VII e Gregorio XIV). Quest'ultimo intendeva nominarlo datario, ma a tale nomina si oppose la Spagna per mezzo del conte d'Olivares. Clemente VIII lo inviò come governatore a Bologna (1592) col titolo di vice legato; il 29 giugno 1595 lo nominò arcivescovo di Fermo e un anno dopo, il 5 giugno del 1596, cardinale col titolo di S. Sabina. Legato in Romagna e nelle Marche (1598), si distinse nella lotta contro il banditismo. Membro di numerose congregazioni romane, partecipò ai conclavi per l'elezione di Leone XI, Paolo V, Gregorio XV e Urbano VIII; nel 1606 rinunciò all'offerta fattagli da Paolo V del vescovato di Firenze in favore del nipote Paolo Strozzi. Il B. divenne un eminente personaggio della corte romana ed ebbe, successivamente, i titoli cardinalizi di S. Lorenzo in Lucina (1615), di Palestrina (1621), di Porto e S. Rufina (1624) ed infìne, essendo decano, di Ostia (7 sett. 1626).

La sua azione costante in curia, seppure non fu mai emergente, è legata a molte delle questioni dibattute a Roma in quegli anni. Nel gennaio 1605, per esempio, fece parte di una commissione cardinalizia che si occupava dei rapporti con Giacomo I d'Inghilterra che già Clemente VIII, com'è noto, aveva sperato di poter riavvicinare come figlio "di una madre così virtuosa" (Maria Stuarda); speranze solo romane però e che non dovevano portare a nessuna conclusione. Nel 1611 entrò in rapporti amichevoli con il granduca Ferdinando d'Austria, futuro imperatore, e divenne il protettore dell'inviato di questo a Roma, l'umanista tedesco Gaspar Schoppe.

Dopo l'elezione di Gregorio XV (1621), del quale era stato candidato concorrente in conclave, il B., insieme al suo amico cardinale Ludovisi, divenne consigliere del pontefice, insistendo tra l'altro perché si arrivasse alla fondazione della congregazione di Propaganda Fide (avvenuta il 22 giugno 1622), di cui fu fatto membro, così come fu membro dell'Inquisizione. Si interessò delle nuove trattative con l'Inghilterra, aperte in occasione del fidanzamento, destinato a fallire, del figlio di Giacomo I, Carlo, principe di Galles, con l'infanta di Spagna, e, dopo una complessa trattativa, il B. otteneva dall'apposita commissione che emanasse parere favorevole alla dispensa di matrimonio, in compenso di alcune concessioni che si sperava sarebbero state fatte alla Chiesa romana circa la libertà dei cattolicesimo in Inghilterra.

Alla morte del pontefice Gregorio XV, apertosi il nuovo conclave, il B. fu uno dei candidati più in vista - come testimoniano vari documenti e come veniva dato addirittura per certo nelle pasquinate e negli aneddoti che fiorivano intorno al conclave - ma dopo la prima votazione del 28 luglio 1623, dalla quale il B. usciva primo con dieci voti, la sua candidatura tramontava e veniva eletto Urbano VIII Barberini.

L'ultima questione cui fu legata l'azione del B. furono le trattative intavolate in Oriente, per conto della Propaganda Fide (dal gennaio 1627 al 28 luglio 1628, quando cioè la congregazione ne decise la cessazione), con il patriarca di Costantinopoli Cirillo Lucaris per un tentativo di riavvicinamento con la Chiesa orientale. Trattative non troppo abili, per la verità, e basate in gran parte su informazioni inesatte circa il Lucaris, che apparve alla fine nutrire nette simpatie calviniste.

Il B. morì il 1° ag. 1629 a Roma e, dopo un solenne funerale nella chiesa di S. Agostino alla presenza del Sacro Collegio e del pontefice, fu sepolto nella chiesa di S. Silvestro al Quirinale.

Fonti e Bibl.: Bibl. Apostolica Vaticana, mss. Barb. Lat. 4695, f. 142r e v; Vat. Lat. 6191, II parte, ff. 337r-338r; Vat. Lat. 10445, ff. 112r-113r; Ferraioli 374, Theodori Amidenii, Elogia Summorum Pontificum et S.R.E. Cardinalium suo aevo defunctorum ad Philippum nepotem,ff. 277r-278r; L. Cardella, Memorie storiche de' cardinali,VI, Roma 1793, pp. 20-23; G. Moroni, Diz. di erudiz. stor.-eccles.,IV,Venezia 1840, pp. 90-92; L. von Pastor, Storia dei papi,XI,Roma 1929, pp. 183, 372; XIII, ibid. 1931, pp. 29, 55, 72, 82, 103, 121, 130, 140, 221, 230, 232, 235, 237, 238, 245, 264, 714, 766-769, 802, 1004 (citato erroneamente nell'indice come G. Battista Bandini); XIV, 1, ibid. 1932, pp. 21-22; C. Eubel, Hierarchia catholica, IV, Regensberg 1935, pp. 4, 188; M. D'Addio, Il pensiero politico di Gaspare Scioppio e il machiavellismo del Seicento, Milano 1962, pp. 1, 35, 80-81, 87, 103, 110-111, 190, 415, 740; Dict. d'Hist. et de Géogr. Ecclés.,VI, coll. 487 s.

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