Palermo Comune della Sicilia (158,9 km2 con 663.173 ab. nel 2008), capoluogo di provincia e di regione, situato sulla costa nord-occidentale dell’isola, all’interno dell’omonimo golfo; si estende nella breve pianura detta Conca d’Oro, dominata a N dal Monte Pellegrino.
Il nucleo originario di P. sorse sul debole rilievo ora occupato dal palazzo dei Normanni, un tempo lambito dal mare. La struttura attuale del centro storico andò delineandosi fra 16° e 17° sec. con l’apertura di nuove arterie che determinarono l’allineamento di palazzi pubblici e nobiliari lungo le strade principali, mentre alle spalle rimaneva l’intrico di vie strette e irregolari caratteristico della città araba. La ripresa demografica della seconda metà dell’Ottocento portò da un lato alla costruzione di nuovi quartieri, in direzione del mare, per il ceto borghese, dall’altro al sovraffollamento dei rioni interni, favorendo la speculazione edilizia. Nel secondo dopoguerra è stato avviato un piano di ricostruzione che ha interessato in modo particolare il porto, il vecchio Borgo e la zona centrale, aree danneggiate dagli eventi bellici e poi ulteriormente colpite dal terremoto del 1968. Dagli anni 1950 si è affermata quella che è divenuta la tendenza dominante nella crescita urbana di P.: l’espansione verso la pianura occidentale, in parte ‘a macchia d’olio’ e in parte radiocentrica. Le vie di collegamento dei quartieri satelliti al centro e le opere di infrastrutturazione, sia pure carenti, hanno progressivamente trasformato gran parte della Conca d’Oro in una sterminata agglomerazione, segnata da estesi fenomeni di abusivismo.
Il vivace movimento naturale e la massiccia immigrazione dalle campagne, pur compensata da una notevole emigrazione verso Roma, le regioni dell’Italia settentrionale e i paesi dell’Europa occidentale, hanno sostenuto a partire dagli anni 1950 l’incremento della popolazione: dai 490.000 ab. del 1951 ai quasi 590.000 ab. del 1961, fino alla punta massima di oltre 700.000 ab. nel 1981. Dagli anni 1990, invece, si è verificato un decremento demografico (696.556 ab. nel 1991, 679.290 nel 2001, fino ai circa 663.000 del 2008), dovuto principalmente a una sensibile diminuzione della dimensione media delle famiglie, passata dai 3,17 componenti del 1991 ai 2,95 del 2001.
L’economia della città si fonda sul settore terziario, inteso nella sua accezione più ampia (commercio, servizi destinati alla vendita, pubblica amministrazione e servizi sociali). Poco sviluppate le attività industriali: gli insediamenti produttivi si limitano infatti ai cantieri navali, da tempo in crisi, e a piccole e medie imprese, ubicate nelle zone industriali di Partanna-Tommaso Natale (a N) e Brancaccio (a S), che operano prevalentemente nei rami meccanico, alimentare, dell’abbigliamento e in genere dei beni di consumo. Il ruolo di capoluogo regionale è risultato per molti versi dominante, rappresentando il più spiccato fattore di attrazione nei confronti dell’intera isola. Complessivamente rilevanti i flussi turistici.
Per quanto riguarda le comunicazioni, P. è ben collegata alle reti stradale e aerea. L’aeroporto di Punta Raisi (a 31 km ONO della città) è il secondo dell’isola, dopo quello di Catania, per flussi di traffico. Il porto invece risente delle condizioni negative legate al ristagno dell’economia urbana e alla posizione stessa, interna all’agglomerazione; fra le categorie merceologiche prevalgono i prodotti petroliferi, i minerali, le macchine e le derrate agricole. Notevole anche il movimento dei passeggeri sulle linee di navigazione che collegano P. con Genova, Livorno, Napoli, Cagliari, Tunisi e con le isole siciliane.
Il nome antico di P. (gr. Πάνορμος, lat. Panormus) fu dato dai navigatori greci, ma la città, già sito di insediamenti paleolitici e neolitici, è di origine fenicia. Divenuta roccaforte cartaginese, fu espugnata dai Romani durante la prima guerra punica (254-53). La città, aperta all’influsso greco già agli inizi del 5° sec. a.C., continuò a prosperare in età romana quando fu dichiarata libera e immune e, sotto Augusto, vi fu dedotta una colonia.
Conquistata successivamente da Genserico, Odoacre, Teodorico e nel 535 dai Greci di Belisario, Panormus romana andò in rovina. Risorse sotto la plurisecolare dominazione bizantina, che ne plasmò le istituzioni politico-amministrative e religiose e fu poi travolta (831) dall’avanzata musulmana. P. fu il centro militare e amministrativo della Sicilia araba, divenendo sotto gli emiri kalbiti la capitale di uno Stato fra i più fiorenti del tempo: dedita a intense attività commerciali, fu allora città pari in ricchezza e splendore artistico-culturale alle maggiori del mondo musulmano.
Conquistata nel 1072 dai Normanni, P. riprese la sua fisionomia di città cristiana, con la riconsacrazione alla Croce del duomo, reso dagli Arabi moschea, e la costruzione di nuove chiese culminata nell’edificazione, per opera di Guglielmo II, della cattedrale (1185). La tolleranza dei sovrani vi assicurò la convivenza delle sue tre popolazioni, araba, greco-bizantina e latina e della minoranza ebraica. Residenza delle più alte cariche e degli uffici amministrativi centrali del Regno, P. fu soprattutto fiorente nucleo di commerci e industrie. Con Federico II di Hohenstaufen (13° sec.) fu grande centro di vita intellettuale europea, punto d’incontro tra cultura araba e latina. Dal 1266, con gli Angioini, Napoli divenne capitale e P. decadde; contro il malgoverno francese, i Palermitani insorsero con la rivolta dei Vespri siciliani (1282), favorendo la conquista della Sicilia da parte degli Aragonesi. Con la crisi del potere centrale, nacque il comune; dopo il Vespro, il popolo conquistò piena autonomia amministrativa e nel 1330 l’universitas civium ottenne dai sovrani aragonesi piena sanzione giuridica, costituita nei suoi organi definitivi: Consiglio civico (con funzioni legislative) e Senato, formato da pretore e 12 giudici e giurati. Tuttavia, favorito dalle tendenze indipendentistiche e antiaragonesi del partito latino, nel 14° sec. si affermò il regime signorile con la famiglia Chiaramonte; i suoi membri, emersi dapprima in funzione di protettori, assunsero poi il controllo dell’amministrazione comunale con Manfredo III conte di Modica e vicario di P. e Val di Mazzara (1379), fino alla morte di Andrea, fatto giustiziare (1392) da re Martino il Giovane, per aver sostenuto con il popolo la regina Maria.
Quando la Sicilia, annessa da Ferdinando I alla corona di Aragona, perse la sua autonomia (1412), P. rimase centro burocratico dell’isola, ma senza prosperità economica; tale situazione si protrasse per tutta la dominazione spagnola, che aggravò la situazione socioeconomica con l’inurbamento dei baroni, sicché la città, povera di industrie e traffici commerciali, visse a spese delle altre province siciliane (16°-18° sec.). Contro il dominio spagnolo scoppiò la rivolta popolare del 1647, capeggiata da G. D’Alessi. Scarsa traccia lasciarono a P. il dominio sabaudo (1711-18) e quello austriaco, durato fino al 1736. Il forte sentimento indipendentistico di P. fece invece accogliere con entusiasmo (1799; 1806) la corte borbonica, in fuga da Napoli dinanzi all’esercito francese; P. riconquistò così la dignità di capitale. Ma quando la soppressione (1816) della Costituzione, concessa in Sicilia nel 1812, fece tornare P. una città provinciale, essa divenne ostile alla causa dei Borboni, identificata con quella della rivale Napoli; aspirazioni separatiste operarono nella sommossa del 1820, dapprima vittoriosa sulle truppe borboniche ma poi repressa. Nel 1848, dopo il fallimento dell’insurrezione messinese (1847), P. guidò la Sicilia contro la dominazione borbonica: insorti con R. Pilo e G. La Masa, i Palermitani sconfissero le truppe napoletane e costituirono un governo provvisorio siciliano. Dopo il fallimento della prima guerra d’indipendenza essi furono gli ultimi a cedere dinanzi alle truppe borboniche del generale C. Filangieri (1849). Il moto palermitano del 1860, capeggiato dal mazziniano R. Pilo, fu represso nel sangue; ma da esso originò il movimento che diede l’avvio alla vittoriosa Spedizione dei Mille. Vinti i borbonici a Calatafimi, P. fu occupata dai garibaldini. Divenuta sede del governo provvisorio siciliano di F. Crispi, P. votò l’annessione al Regno d’Italia (1860).
Documentano l’epoca preistorica, tra l’altro, le grotte del Monte Pellegrino: sulle pareti della grotta Addaura presso il Monte Pellegrino sono stati scoperti (1951) graffiti con animali e figure umane di stile naturalistico quaternario e bovidi schematizzati riferibili al Paleolitico. Le figure umane sono rappresentate con una maturità artistica nuova nell’arte del Paleolitico superiore.
L’insediamento fenicio e punico è ubicato sotto la città moderna. Non si conosce il nome fenicio del sito: infatti la leggenda sys che compare sulle monete di emissione punica indica tutto il territorio siciliano. Sulla base dei più antichi corredi funebri si ritiene che P. sia stata fondata agli inizi del 6° sec. a.C. La fase più antica delle mura risale al 5° sec., quando sarebbe avvenuta una pianificazione regolare dell’intero insediamento, unificando la città che originariamente era divisa in due aree. Poco si conosce del periodo romano, ma certo non dovevano mancare notevoli edifici com’è provato dalle tracce di pavimentazione musiva rinvenute in piazza Bonanno.
La città presenta, nel complesso, aspetto barocco, per le molte chiese e palazzi dei sec. 17°-18° (molti distrutti dagli eventi bellici). Il centro è costituito dai cosiddetti Quattro Canti, piccola piazza ricavata smussando gli angoli dei quattro palazzi (1609-20, adorni di statue) all’incrocio di via Maqueda con corso Vittorio Emanuele. Ma i maggiori monumenti, spariti i resti della dominazione bizantina e araba, risalgono al periodo normanno, e mostrano una fusione di elementi bizantini, arabi e latini. L’edificio più antico è S. Giovanni dei Lebbrosi (1071). Dell’epoca di Ruggero II restano: nel palazzo dei Normanni (facciata del 18° sec.; sono del tempo arabo parti della Torre Pisana e della Greca) la Cappella Palatina (1132-40), rivestita di lastre marmoree e di splendidi mosaici bizantini, con soffitto realizzato da artisti musulmani, e la sala di re Ruggero, con mosaici di soggetto animale e vegetale; inoltre, S. Giovanni degli Eremiti (1132), di aspetto arabo, con chiostro del 13° sec.; la chiesa della Martorana (1143; mosaici del 12° sec.), la chiesa della Magione (1191, in parte ricostruita). Anteriore al 1161 è S. Cataldo, di aspetto arabo; al 1178 risale S. Spirito, detta del Vespro perché qui cominciò la rivolta. La grandiosa cattedrale, fondata nel 1185 dal vescovo Offamilio, ha conservato l’aspetto originario soprattutto nelle absidi; l’interno, con cupola, rifatto da F. Fuga (1781), conserva la cripta del 12° sec. e gli imponenti monumenti funebri dell’imperatrice Costanza, di Federico II, di Costanza d’Aragona, di Ruggero II. Tra gli altri edifici normanni, notevoli il Palazzo la Zisa (dal 1990 adibito a raccolta di arte islamica) e il castello la Cuba. Al 13° sec. risale la chiesa di S. Francesco (portale 1302), radicalmente restaurata (all’interno, sculture di F. Laurana). I maggiori monumenti del 14° sec. sono i Palazzi Chiaramonte («lo Steri») e Sclafani (donde proviene il grande affresco con il Trionfo della Morte, forse catalano del 15° sec., nella Galleria nazionale della Sicilia). Le forme gotiche catalane si svilupparono in originali costruzioni del 15° sec. (chiesa della Gancia; palazzi Abatellis e Aiutamicristo, di M. Carnelivari; la chiesa di S. Maria della Catena, attribuita allo stesso). Numerose le chiese rinascimentali: S. Maria dei Miracoli (1547), S. Giorgio dei Genovesi (1576), S. Caterina (1580, ricca decorazione settecentesca).
Nei sec. 17° e 18° P. fu centro di un profondo rinnovamento edilizio e di un’eccezionale fioritura di scenografiche decorazioni: chiesa del Gesù (iniziata nel 1564, completata a metà del 17° sec.) e di S. Giuseppe dei Teatini (1612); S. Teresa (1686) e chiesa della Pietà (1678) di G. Amato; S. Domenico (ricostruita nel 1640, facciata del 1726 e chiostro trecentesco); il Carmine (1626); S. Agostino (rifatta nel 1671, facciata gotica); S. Salvatore (1682, di P. Amato); la chiesa e il convento dei Filippini all’Olivella (17° sec.). In molte di queste chiese e in numerosi oratori (del Rosario, S. Zita, S. Lorenzo) sono le festose decorazioni in stucco di G. Serpotta. Notevoli inoltre il palazzo dei principi di Comitini (1766, N. Palma) e S. Croce o S. Elia (metà 18° sec.). Della fine del 18° sec. sono l’oratorio dei Filippini all’Olivella e palazzo Geraci del neoclassico V. Marvuglia. Sono da citare la fontana di piazza Pretoria (M. Naccherino e F. Camilliani, 1576) e la fontana del Garaffo (P. Amato, 1698). Tra le costruzioni successive, notevole il Teatro Massimo (G.B.F. ed E. Basile, 1875-97); il palazzo delle Poste (A. Mazzoni). Tra i nuovi sviluppi abitativi di edilizia popolare, il controverso quartiere Zen (V. Gregotti, 1970).
Numerose le ville storiche e i parchi, principale fra tutti il grandioso parco della Favorita, a NO della città, già proprietà di Ferdinando III di Borbone. Sul Monte Pellegrino, il santuario di S. Rosalia con interessante facciata seicentesca, addossata alla roccia.
Musei principali sono il Museo Nazionale con ricchissime raccolte archeologiche; nella Galleria nazionale della Sicilia, sistemata in palazzo Abatellis dall’architetto C. Scarpa, dipinti di Antonello da Messina, di A. Van Dyck e di scuola siciliana, sculture di F. Laurana ecc. Nella cosiddetta Palazzina Cinese della Favorita (1799, V. Marvuglia) ha sede il Museo etnografico G. Pitrè. Importante il tesoro della cattedrale. Altri musei: Museo Diocesano (nel Palazzo Arcivescovile); Galleria d’arte moderna (nel politeama Garibaldi; opere di artisti meridionali); Museo d’arte e archeologia Ignazio Mormino; Museo archeologico regionale.
La Biblioteca Nazionale di P. fu istituita nel palazzo del Collegio Massimo dei gesuiti con la biblioteca da essi lasciata nel 1767 e inaugurata nel 1782; si ampliò per successive accessioni, con i fondi del principe di Caramanico e del principe G.L. Castelli di Torremussa; fu amministrata dai gesuiti dal 1805 al 1860. Vi affluirono (1876) le biblioteche degli ordini religiosi soppressi. La Biblioteca Comunale, aperta nel 1760, è specializzata in storia e cultura siciliana. Altri spazi e complessi culturali: S. Maria dello Spasimo; palazzo Mirto; Reale albergo dei Poveri; Cantieri culturali della Zisa (già Cantieri Ducrot).
La storia musicale di P. può considerarsi iniziata con le innodie fiorite tra il 6° e l’11° sec.; al tempo di Federico II e di Manfredi furono coltivati generi come canzoni d’amore, strambotti, liriche provenzaleggianti, dal 14° sec. le laudi, dal 15° le sacre rappresentazioni. Il Cinquecento favorisce l’arte polifonica, in cui si segnalano il benedettino Mauro Chiala e, soprattutto, l’originalissimo Sigismondo d’India. Il teatro musicale invece ritarda: la prima opera rappresentata è infatti il Serse di P.F. Cavalli, dato dall’Accademia dei musici nel 1658. Sale teatrali si avevano però fin dal 16° sec.: il più antico teatro sorse nel 1582 presso la chiesa olivetana detta dello Spasimo. Particolare importanza ebbero i due teatri di S. Cecilia alla Ferravecchia, inaugurati nel 1693 a cura dell’Unione dei musici (associazione sorta nel 1674), e di S. Caterina (detto anche di S. Lucia), inaugurato verso il 1726. Il primo di essi era dedicato specialmente alle opere serie, il secondo – poi trasformato nel Teatro Reale Carolino (oggi Bellini) – alle comiche. Rare furono in principio le rappresentazioni di opere d’autore non palermitano di nascita o di residenza. Tra 17° e 18° sec. si svilupparono a P. anche l’oratorio e la cantata. I primi esempi d’oratorio si ebbero verso il 1650 e tendevano già allo stile operistico. Ogni ricorrenza religiosa e civile era celebrata con cantate a grande orchestra. Gli studi furono coltivati specialmente nel conservatorio di musica, fondato nel 1617 alla Ss. Annunziata di Porta S. Giorgio come «Pia casa degli spersi» e attivo come istituto musicale dal 1721; questo fu poi riformato nel 1830 dal barone Pisani e affidato alla direzione di P. Raimondi.
Oggi la vita musicale palermitana si accentra intorno al conservatorio (intitolato a V. Bellini), al Teatro Massimo e a varie istituzioni concertistiche (principale quella degli Amici della musica). Tra i molti musicisti palermitani si ricordano A. Scarlatti, E. Petrella, S. Donaudy, A. Favara, G. Mulè, F. Mannino, G. Arrigo, S. Sciarrino.
Provincia di P.(4992 km2 con 1.243.385 ab. nel 2008; densità 249 ab./ km2). È articolata in 82 Comuni. Il territorio è in massima parte montuoso: a O una serie di rilievi, tra cui i Monti Palermitani e la Rocca Busambra, incisi da numerosi corsi d’acqua, tra i quali i fiumi Jato, Eleutero e San Leonardo, con i loro affluenti, appartengono al versante tirrenico, mentre la sezione meridionale costituisce il bacino medio e superiore del fiume Belice, pertinente al versante del Mar di Sicilia; a E si erge, con andamento parallelo alla costa, la catena delle Madonie, culminante nel Pizzo Carbonara (1979 m). Le zone pianeggianti si limitano alla cimosa litoranea settentrionale, slargata solo nella Conca d’Oro, alle spalle di P., nella piana di Partinico e nella bassa valle del fiume Torto. Il profilo costiero è interrotto da alcuni promontori, fra cui Capo Gallo e Capo Zafferano, che chiudono il Golfo di P. , oltre a quello, assai pittoresco, su cui sorge il centro di Cefalù. Le condizioni climatiche, in un quadro complessivamente mediterraneo, variano alquanto fra le coste (inverni miti; estati calde ma ventilate) e l’interno, dove l’escursione termica stagionale si accentua di molto.
La popolazione è distribuita in centri compatti di modeste dimensioni, fra i 1500 e i 12.000 ab.; superano tale soglia appena una decina di comuni, e di questi (a parte il capoluogo) solo Bagheria, Partinico, Termini Imerese, Monreale, Carini Misilneri e Villabate contano oltre 20.000 abitanti. Il decremento demografico di P. ha portato, a partire dagli anni 1990, a una ridistribuzione del carico antropico che ha interessato soprattutto i comuni dell’agglomerato palermitano (Isola delle Femmine, Capaci, Carini, Monreale). Rilevante, anche se non facilmente quantificabile, l’immigrazione stagionale, spesso clandestina, soprattutto di nordafricani.
Nelle aree interne l’economia permane quasi esclusivamente rurale, fondata sulla cerealicoltura e l’allevamento; solo i fondovalle irrigui ospitano colture specializzate (agrumi, ortaggi, frutta), mentre la viticoltura è particolarmente diffusa nel bacino del Belice. Lungo la costa è intensamente praticata la pesca. L’apparato industriale locale si presenta complessivamente invecchiato e in permanente condizione di crisi. Le maggiori attività sono localizzate nei comuni adiacenti a P. (soprattutto a Carini) e in quello di Termini Imerese, dove si trova uno stabilimento automobilistico della Fiat. La provincia palermitana, d’altra parte, si segnala, su scala regionale, fra quelle a maggior vocazione turistica: il numero di presenze di visitatori è andato infatti crescendo in modo significativo dalla metà degli anni 1990; un andamento positivo che ha interessato numerosi comuni, fra cui, in particolare, quello di Cefalù.
Palermo La Palermo conosciuta da Federico nella sua infanzia era la città descritta, alla fine dell'età normanna, dall'ignoto cronista antisvevo indicato come il cosiddetto Falcando. In quello stesso scorcio del sec. XII, negli anni fra il 1195 e il ... Leggi
Capo Gallo - Isola delle Femmine, Area marina protetta Situata nella parte orientale della Sicilia, nell’area marina antistante la costa compresa tra i Comuni di Palermo e di Isola delle Femmine, quest'area marina protetta è stata istituita con d. m.
Imera (gr. ῾Ιμέρα) Antica città sulla costa della Sicilia settentrionale tra Cefalù e Termini Imerese. Fondata (metà 7° sec. a.C.) da coloni di Zancle e fuoriusciti di Siracusa, come avamposto nella Sicilia fenicia, fu vassalla di altri Stati, e
Vicari Comune della prov. di Palermo (85,7 km2 con 2959 ab. nel 2008). Il centro è posto a 700 m s.l.m. sul fianco destro dell’alta valle del San Leonardo. Mandorleti e uliveti. Industrie alimentari.
Conca d’Oro Denominazione della regione di forma irregolare, che si stende intorno a Palermo (100 km2 ca.), per un raggio variabile da 3 a 8 km. Più che una pianura è un lieve declivio che da 100 m s.l.m. scende dolcemente al mar