BRAZOLO MILIZIA, Paolo

BRAZOLO MILIZIA, Paolo

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 14 (1972)
di Cesare De Michelis

BRAZOLO MILIZIA, Paolo. - Nato a Padova il 16 ott. 1709 dal conte Pietro e da Eleonora Grompo, ricevette un'educazione ricca e varia. Iniziato agli studi letterari dal gesuita Sanseverini, studiò filosofia e matematica col monaco olivetano Rampinelli e quindi si dedicò alla scienza idraulica sotto la guida dell'ab. Giuseppe Succi e del celebre Giovanni Poleni. Ma decisivo nella sua vita fu Pincontro con l'illustre grecista Domenico Lazzarini, professore di letteratura greca nell'università padovana: con questo infatti il B. scoprì la sua vocazione e iniziò a studiare appassionatamente le letterature classiche, laureandosi nel frattempo in giurisprudenza.

In gioventù viaggiò molto in Italia, visitando le città principali e soggiornando lungamente a Roma ed a Firenze; suo compagno di viaggi fu il conte di Tarocca, gran maestro dell'imperatore Carlo VI, che si affezionò al B. e voleva condurlo con sé alla corte di Vienna. Ciò nonostante, il B. scelse di tornare a Padova e di continuare in patria gli studi, occupandosi contemporaneamente delle sue numerose proprietà terriere. Ottimo conoscitore delle lingue greca e latina, s'intendeva anche di ebraico ed era appassionato studioso di tutte le arti; oltre la poesia, amava la pittura, la scultura e soprattutto la musica. Tuttavia la fama del B. è dovuta alla sua sapienza di grecista e all'amore entusiastico ed esclusivo che ebbe per Omero, quasi un'idolatria, che suscitò spesso l'ironia e la satira dei contemporanei.

Il Cesarotti per esempio scrisse di lui: "Certo era il più trasportato e feroce omerico che mai fosse al mondo. Egli avrebbe assai volentieri fondato un Ordine di Cavalleria militare, a gloria d'Omero, e sarebbe ito in capo al mondo per battersi in campo chiuso con chiunque non giurava, che la sua Dulcinea letteraria era il modello archetipo della perfezione"; e il Foscolo, riportando il giudizio di chi lo aveva conosciuto: "campione della greca letteratura, che voleva ristaurarla in tutto e per tutto in Italia; pari all'ingegnoso cittadino della Mancia, ristauratore dell'errante cavalleria".

Gran parte della sua vita e dei suoi studi il B. li dedicò alla traduzione dei poemi omerici: per ben undici volte (racconta il Foscolo) condusse a termine l'opera senza mai esserne soddisfatto, cosicché, "quantunque le citate traduzioni a tutti che le udirono leggere, fossero piaciute, non soddisfecero al suo purgato giudizio e perciò le diede alle fiamme" (G. Gennari); di questo suo lavoro si è conservata manoscritta solo la traduzione in versi dello "Scudo d'Achille" (Iliade, XVIII), che aveva letto all'Accademia dei Ricovrati; il 29 genn. 1732 pronunciò anche un Discorso Accademico in onore di S. Francesco di Sales, pure pervenutoci manoscritto.

Durante la sua vita il B. pubblicò soltanto Alcune poesie e una prosa di P. B. a S. E. Angelo di Lauro Quirini (Padova 1757), dov'è tra l'altro il volgarizzamento in versi dell'idillio Ilratto d'Europa di Mosco, e Le opere e i giorni di Esiodo da lui tradotti (Padova 1765). Alcune sue rime sono nel secondo volume della Nuova raccolta di operette italiane in prosa ed in verso inedite e rare, pubblicato alcuni anni dopo la sua morte (Treviso 1785).

Il B. partecipò attivamente alla vita culturale padovana, e oltre che dell'Accademia dei Ricovrati fece parte anche di quella Delia; fu amico dei più importanti letterati del tempo: il Lazzarini, l'Algarotti (due sue lettere all'amico sono edite nel vol. XIV delle Opere di questo, Venezia 1796), Giovanni Antonio Volpi, Antonio Conti, Giuseppe Bartoli, Giovanni Brunacci e i musicisti Giuseppe Tartini, Francesco Antonio Vallotti. Del Cesarotti fu prima consigliere e maestro e poi avversario, quando per l'Ossian, "men grande di Omero, l'Omero nostrale fu nominato". Nel 1752 aveva sposato Anna Cartuso dalla quale ebbe due figli: Pietro e Prosdocimo.

Il B., "uomo di caldissima fantasia e che per nonnulla dava in furore", convintosi "d'esser incorso nella disgrazia del Principato per aver sparlato del governo" (Gennari), il 27 luglio 1769 si uccise nei pressi della sua villa di Tribano; aveva accanto un Omero.

Fonti e Bibl.: Le opere manoscritte sono conservate a Padova nella biblioteca di Emilio Scapin (uno zibaldone o registro del B. che contiene tra l'altro il Discorso in onore di San Francesco di Sales, una Nota dei conti dal 1759 al 1761 e il suo Testamento del 1769) e nella Biblioteca del Seminario, tra le carte dell'ab. Giuseppe Gennari (le traduzioni del canto XVIII dell'Iliade e di alcune anacreontiche, e un poemetto satirico contro un metto traduttore di Anacreonte).

Notizie e giudizi sul B. in: G. M. Mazzuchelli, Gli Scrittori d'Italia, II, 4, Brescia 1763, pp. 2040 s.; M. Cesarotti, Discorso preliminare [1772], in Opere, II, Poesie di Ossian antico Poeta celtico, Pisa 1801, pp. 1-19; Nuovo dizionario istorico, III, Bassano 1797, p. 346; U. Foscolo, Sulla traduz. dell'"Odissea" [1820], in Opere (ed. naz.), VII, pp. 197-230; G. Vedova, Biografia degliscrittori padovani, I, Padova 1832, pp. 157-159; G. A. Moschini, Della letter. venez. del secolo XVIII, I, Venezia 1836, pp. 46 s.; G. Dandolo, La caduta della Repubblica di Venezia...,Appendice, Venezia 1857, p. 30; G. Gennari, Notizie intorno a P. B., Padova 1880; G. Natali, Il Settecento, Milano 1955, pp. 510, 555; G. Biasuz, L'omerista P. B. e la brigata dei suoi amici, in Mem. dell'Accad. patavina di scienze lettere ed arti, classe di scienze morali, lettere ed arti, LXXVII (1964-1965), pp. 509-527, con un'appendice di inediti.

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