Sarpi, Paolo

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Sarpi, Paolo

Sarpi, Paolo. - Teologo e storico (Venezia 1552 - ivi 1623); ebbe la prima istruzione dallo zio sacerdote Ambrogio Morelli, e fu avviato agli studî di filosofia, teologia, matematica, greco ed ebraico da padre Giovanni Maria Capella. Nel novembre 1566 entrò nell'ordine dei serviti mutando il nome Pietro in quello di Paolo; si distinse ben presto nelle dispute teologiche, fu nominato teologo del duca di Mantova Guglielmo Gonzaga e lettore di teologia positiva. A Mantova conseguì il baccellierato in teologia (19 maggio 1574). Durante il soggiorno a Mantova entrò in relazione con Camillo Olivi, che era stato segretario di Ercole Gonzaga, legato pontificio e presidente, tra il 1561 e il 1563, del Concilio di Trento. Nel 1577 S. lasciava Mantova e si recava a Milano; verso la fine dell'anno tornava a Venezia a insegnare filosofia. Nel 1578 conseguiva a Padova la laurea in teologia. Nel 1579, a 27 anni, fu nominato provinciale dei serviti e nel giugno 1585 divenne procuratore generale; questi incarichi gli fornirono l'occasione di recarsi a Roma, dove si trattenne fino a tutto il 1588, e dove entrò in contatto con l'ambiente della Curia. Proposto nel 1593 come vescovo di Milopotamo e nel 1600 e nel 1601 dal senato di Venezia come vescovo di Caorle o di Nona (in Dalmazia), Clemente VIII rifiutò la nomina "per le pratiche che tenute avea con eretici". Scoppiata la controversia giurisdizionalista fra la Chiesa di Roma e la Repubblica di Venezia, che aveva arrestato due ecclesiastici imputati di reati comuni, S. fu nominato il 28 genn. 1606 teologo e canonista della Repubblica di Venezia. In questo periodo elaborò le sue consulte, sostenendo la non validità delle censure papali e soprattutto dell'interdetto contro la Repubblica di Venezia (si trovano raccolte nel vol. Istoria dell'interdetto e altri scritti). Gli atti di ostilità da parte della Chiesa di Roma contro S. si concretarono nella condanna al fuoco dei suoi scritti, nella citazione a Roma, nella scomunica personale. Il 5 ott. 1607 fu colpito da alcuni fanatici curialisti con tre pugnalate al collo. Ma negli scritti successivi S. andò irrigidendo sempre più le sue posizioni anticuriali; egli ebbe corrispondenza con scrittori protestanti, come Ph. du Plessis-Mornay, detto il papa degli ugonotti, e colloquî con alcuni di essi, come il tedesco Chr. von Dona (raccolti [1931] in Lettere ai protestanti), che illuminano sulle inclinazioni religiose di S., piuttosto interessato alla comune lotta contro la Chiesa di Roma, che ai problemi fondamentali dell'interiore religiosità protestante. Malgrado taluni accostamenti, non abbracciò alcuna confessione protestante, e trascorse gli ultimi anni della sua vita nell'osservanza delle forme dell'ortodossia. In connessione con le polemiche del tempo circa l'aspirazione delle varie potenze (Spagna, Austria, Napoli, Roma, Ragusa) ad affermare il principio della libertà di navigazione in Adriatico, S., nello scritto Dominio del Mar Adriatico della Serenissima Repubblica di Venezia, sostenne la tesi del dominium gulfi da parte di Venezia; tesi da lui riaffermata in scritti successivi (Dominio del Mar Adriatico e sue ragioni pel jus belli della Ser. Repubblica di Venezia; Aggiunta all'Historia degli Uscocchi di Minucio Minuci), in polemica con la dottrina di Grozio sul Mare liberum. La maggiore opera di S. è la Historia del concilio tridentino, iniziata nel 1608 e pubblicata a Londra nel 1619 da M. A. De Dominis contro la volontà dell'autore e sotto lo pseudonimo di Pietro Soave Polano. S., che scrisse l'opera servendosi di un materiale assai vasto di documenti e di testimonianze, considera il Concilio di Trento sostanzialmente come uno strumento della politica accentratrice del papato: una svolta decisiva per la Chiesa, in quanto abbatté gli ultimi residui delle sue antiche "libertà" e instaurò l'assolutismo papale che si veniva preparando da secoli. Nel concilio non prevalsero, secondo S., gli interessi religiosi, ma quelli politici: la Chiesa ne uscì rafforzata nel suo organismo temporale, a scapito dei suoi attributi propriamente religiosi e spirituali, di "universitas fidelium in Christo". L'opera, che fu più volte ristampata nel sec. 17° in Inghilterra, in Francia, in Svizzera, fu pubblicata in Italia da Iacopo Morono a Verona, sotto il falso luogo di Helmstadt, solo nel 1761-68. ▭ S. fu anche scienziato, stimato da Galileo, da Della Porta, da Fabrici d'Acquapendente di cui fu discepolo. Numerose testimonianze di medici contemporanei lo indicano come precursore della scoperta della circolazione del sangue, soprattutto per aver studiato la struttura e identificato la funzione delle valvole delle vene. Di tali osservazioni era testimonianza nei suoi manoscritti, che furono distrutti nel 1769 da un incendio della biblioteca dei serviti, in Venezia.

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Approfondimenti

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