BELLI, Pasquale

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 7 (1970)

di Mario Pepe

BELLI, Pasquale. - Nacque a Roma il 3 dic. 1752, da Giambattista e da Annunziata Mirabelli. Dopo aver seguito i primi studi presso i padri delle scuole pie, si indirizzò alla pittura e al disegno, sotto la guida di L., Pécheux, facendo pratica anche di lavori di restauro. Ma ben presto si dedicò all'architettura, avendo come maestro P. Camporese il vecchio. Nel 1775 vinse il secondo premio nella prima classe di architettura all'Accademia di S. Luca. Tra i suoi primi lavori, quale assistente del Camporese. si ricordano l'arco eretto a Subiaco in onore di Pio VI e interventi di sistemazione nel palazzo dell'Apollinare a Roma.

Successivamente fu aiuto di G. Antinori e suo collaboratore nella sistemazione delle colossali statue antiche e nell'innalzamento - per volontà di Pio VI - dell'obelisco sulla piazza del Quirinale (1783-1786); l'innalzamento degli obelischi di Trinità dei Monti (1789) e di piazza Montecitorio (1789-1792) venne terminato dal B. per la morte dell'Antinori; egli curò anche la costruzione del seminario di Nola.

Il 7 ott. 1810 fu eletto accademico di merito di S. Luca, partecipando poi attivamente alla vita dell'Accademia: nel 1817, assieme al Canova, al Camuccini al Thorvaldsen e ad altri accademici, fece parte della commissione che riformò gli statuti dell'Accademia stessa.

Nel 1813 prese parte, assieme ad altri architetti, tra i quali il Camporese, al concorso per un monumento che Napoleone voleva innalzare sul Moncenisio a ricordo della sua vittoria, impresa poi non realizzata. Nel 1816, curò insieme con il Camporese e con lo Zappati, una piùadeguata collocazione del Mosè di Michelangelo. I suoi lavori più importanti si collocano tuttavia nel terzo decennio del secolo, quando egli era ormai settantenne. Il 5 sett. 1820 ebbe incarico di costruire una cripta, in seguito al ritrovamento - avvenuto nel 1818 - nella basilica inferiore di Assisi delle spoglie di S. Francesco: egli ideò un ambiente a croce greca, terminato nei quattro lati da emicicli con 16 colonne doriche sorreggenti la volta; l'insieme, di gusto rigidamente "neo-classico", non trovava un'adeguata fusione con le sovrastanti architetture gotiche, così che nel 1926 si decise di distruggere la costruzione ottocentesca (della nuova sistemazione fu incaricato Ugo Tarchi, che ultimò i lavori nel 1932). Nel 1821 gli fu affidata la continuazione dei lavori del Museo Chiaramonti in Vaticano, già iniziati da R. Stern, lavori ultimati nel 1822: "coprì il tetto: fece l'elegantissimo scompartimento dell'intera decorazione di essa volta con belli stucchi ed intagli; e così gli ornamenti che girano attorno alle porte" (Betti). Il 18 sett. 1825 fu nominato architetto capo della basilica di S. Paolo fuori le Mura, e incaricato di curame la ricostruzione dopo la distruzione causata dall'incendio del 1823. Abbattè le cinque navate pericolanti e il cosiddetto arcone di Galla Placidia, che forse, almeno in parte, potevano essere conservati, distruggendo così gli affreschi del Cavallini; nel progetto di ricostruzione tuttavia si attenne al principio - sostenuto peraltro dallo stesso Leone XII - di rispettare la struttura originaria della basilica paleocristiana; nel 1831 si erigevala prima colonna della nuova chiesa. In questi lavori ebbe quali aiuti il Bosio e il giovane Pietro Camporese. Aveva frattanto curato la sistemazione delle facciate di S. Maria della Consolazione (nel secondo ordine) e di S. Andrea delle Fratte (1826), entrambe per volontà testamentaria del cardinale Consalvi che aveva incaricato la Propaganda Fide, sua erede universale, di provvedere anche alla facciata dell'Ara Coeli: per questa chiesa esiste infatti un disegno del B., che però non venne mai eseguito.

Il B. morì a Roma il 31 ott. 1833.

Benché privo di una originale personalità, è stato notato come egli abbia dato "il suo apporto alla formazione del linguaggio architettonico, 'purista', propriamente romano, di quei costruttori cioè, che fin verso il '70, mostrarono di preferire alle forme antiche quelle del rinascimento e dell'età paleocristiana" (Lavagnino).

Bibl.: M. Missirini, Memorie per servire alla Romana Accademia di S. Luca, Roma 1823, p. 463; P.G., La facciata di S. Andrea delle Fratte recata a compimento ed ornata da P. B., in Memorie romane di antichità e belle arti, III (1826), pp. 318-321; S. Betti, Notizie intorno alla vita e alle opere di P. B., Roma 1833; F. De Boni, Biografia degli artisti, Venezia 1840, p. 83; B. Gasparoni, Classificaz. di tutti gli architetti ital., in IlBuonarroti, I, 1866), p. 87; L. von Pastor, Storia dei papi, XVI, 3, Roma 1934, pp. 53 s. (erroneam. denominato Francesco B.); D. Angeli, Le chiese di Roma, Roma s. d., p. 13, 32, 294, 444; U. Tarchi, L'arte nell'Umbria e nella Sabina, IV, L'arte medioevale. Architettura religiosa, Milano 1940, p. 5; A. De Rinaldis, L'arte in Roma dal Seicento al Novecento, Bologna 1948, pp. 6, 60, 61, 63; E. Lavagnino, L'arte moderna, Torino 1956, pp. 55 s.; C. Maltese, Storia dell'arte italiana 1785-1943, Torino 1960, p. 101; M. B., Una deturpazione mancata: la facciata dell'Aracoeli, in Palatino, V (1961), p. 113; C. Ceschi, Le chiese di Roma dagli inizi del Neoclassico al 1961, Bologna 1963, pp. 49, 60-63; U. Thieme-F. Becker, Künstler-Lexikon, III, pp. 248 s.

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