BINAZZI, Pasquale

    Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 10 (1968)

di Danilo Veneruso

BINAZZI, Pasquale. - Nato a La Spezia il 12 giugno 1873, aderì giovanissimo all'anarchismo, sotto l'influenza di L. Molinari, R. Uccelli, E. Malatesta e specialmente di P. Gori, con cui conservò rapporti di amicizia e le cui opere pubblicò nella cooperativa tipografica da lui fondata (1907). Per la partecipazione ai moti di Lunigiana del 16-20 genn. 1894, il B. perdette il posto di lavoro presso l'arsenale militare marittimo della Spezia; lasciata la città natale, si recò prima a Milano e poi a Lugano, donde fu subito espulso (marzo 1894). Tornato alla Spezia, fu confinato nel gennaio 1895 nelle isole Tremiti, dove subì anche una condanna per avere partecipato a una rivolta nel marzo 1896. Da qui cominciò a collaborare al settimanale anarchico L'Avvenire sociale, collaborazione che continuò con assiduità anche dopo la sua liberazione (1897) fino al 1905. Dopo un breve soggiorno a Marsiglia e a Genova, fece ritorno alla Spezia dove, nel dicembre 1898, fu nuovamente arrestato e assegnato ancora al domicilio coatto, da cui fu presto liberato. Grazie ai rapporti con esponenti anarchici di tutta Italia, tra i quali Malatesta e Borghi, poté fondare un giornale anarchico a diffusione nazionale che, secondo una sua antica aspirazione, fosse centro di raccolta di tutte le forze rivoluzionarie della penisola. Il 12 luglio 1903 uscì alla Spezia il primo numero del settimanale Il Libertario, fondato e diretto dal B. e dalla sua compagna Zelmira Peroni.

Il periodico superò subito gli angusti limiti provinciali e divenne presto uno dei più importanti organi dell'anarchismo italiano per la chiarezza di impostazione, la risonanza e l'adesione riscosse negli ambienti di sinistra su alcuni temi da esso dibattuti (rimasero famose le polemiche contro la parzialità di alcune sentenze della magistratura, contro il militarismo e contro il clericalismo), il tono aggressivo e l'interesse portato ai problemi anche internazionali del movimento operaio.

Il B., ed il gruppo che a lui faceva capo, era ostile alla costituzione di un partito libertario perché vedeva in esso il pericolo di un'involuzione burocratica e riformistica, simile a quella che, a suo giudizio, aveva colpito il partito socialista, con il quale entrò spesso in violenta polemica. Per il B. era importante non già la fondazione di un partito, come alcuni esponenti del movimento anarchico effettivamente proposero nel 1905, bensì "far sorgere una feconda gara di buone iniziative tendenti a portarci più innanzi sia nella combattività come nei concetti di lotta e di conquista" (Il Libertario, 5 ott. 1905), mediante opportune alleanze con tutti coloro che "si adoperano a portarvi criteri combattivi e di sana emancipazione da ogni autorità e da ogni sfruttamento" (ibid., 29 ag. 1912).

In questo periodo il B. collaborò anche ad altre iniziative pubblicistiche anarchiche: oltre al già citato Avvenire sociale, al settimanale anarchico Praecursor (1906-1908), all'organo pisano L'Avvenire (1910-1911), al quindicinale carrarese Il Cavatore (1911-1922) e a numerosi "numeri unici" editi dall'anarchismo in varie occasioni. Il Libertario ebbe vita difficile e subì diverse sospensioni e sequestri, e anche il B. fu citato sovente davanti ai giudici, con alterne vicende di condanne, ammende, assoluzioni.

La fondazione del Libertario coincise anche con il periodo di maggior fortuna dell'anarchismo alla Spezia e nell'intera Lunigiana: infatti nello stesso 1903 il B. fondò la camera del lavoro spezzina che diresse per oltre due anni.

La prima guerra mondiale e soprattutto la decisa presa di posizione del B. contro il conflitto inasprirono ancora di più i suoi rapporti con le autorità. Il B., tra l'agosto 1914 e la fine del 1915, non tralasciò occasione non soltanto per manifestare la sua più decisa avversione alla guerra, ma anche per promuovere con tutti i mezzi una lotta serrata contro il militarismo e l'imperialismo (vedi i suoi interventi al convegno di Pisa del 24 genn. 1915, di Firenze del 27 giugno 1915 e specialmente al consiglio dell'Unione Sindacale Italiana del 25 giugno 1915). Questa sua posizione finì col provocare l'intervento del comandante della piazza marittima della Spezia, amm. Cagni, il quale, con provvedimento del 23 dic. 1915, lo assegnò al confino di Lipari. Il Libertario, sempre più soggetto a sequestri e sospensioni, continuò le pubblicazioni fino al 30 maggio 1917, quando fu definitivamente soppresso dallo stesso Cagni. La redazione del periodico però non si disperse, dando vita a Milano al settimanale Cronache libertarie, che ebbe breve e tribolata vita dal 3 agosto al 1º nov. 1917. Anche a questo, come già al Libertario, il B., dal lontano esilio, inviò articoli e contributi. Terminata la guerra, il 18 genn. 1919 tornò alla Spezia, e già il 20 febbraio riprendeva a pubblicare Il Libertario con l'intento di sfruttare le possibilità rivoluzionarie aperte dalla guerra e dalla rivoluzione russa.

Così, nel congresso di Firenze del 12-14 apr. 1919, il B. sostenne decisamente la tesi di intensificare la propaganda rivoluzionaria e, quando le agitazioni nazionali si trasformarono alla Spezia nei gravissimi disordini per il carovita dell'11 giugno, contro la prevalente volontà dei socialisti e di una parte degli stessi anarchici, si batté "per andare fino in fondo".

Nel 1920 il B. fu tra i dirigenti alla Spezia dell'occupazione delle fabbriche e nel 1921 fu con i comunisti tra gli organizzatori degli Arditi del popolo. Entrato nella redazione dell'Umanità nova, che sembrava realizzasse la sua antica aspirazione di un quotidiano anarchico a diffusione nazionale (febbraio 1920), se ne distaccò, però, quasi subito, per contrasti con il Malatesta e con il Borghi. Oramai la posizione del B. in seno al movimento anarchico era scossa e si avviava verso un inevitabile declino: nella sua stessa città dovette fronteggiare l'opposizione di quegli anarchici che durante la guerra avevano assunto una posizione interventista e che ai primi del 1920 avevano fondato L'Anarchia, acontraltare del Libertario.

Inaspritasi la lotta politica, Il Libertario, dopo sempre più frequenti sospensioni e sequestri, dovette cessare definitivamente le pubblicazioni il 26 ott. 1922, e il B., che già tra il 1919 e il 1920 aveva subito processi, nel novembre del 1926 fu di nuovo assegnato con la Peroni al domicilio coatto di Lipari per cinque anni, ridotti a due nel dicembre del 1927. Liberato, fu trasferito in libertà vigilata fino al 1934 in una piccola località nei pressi della Spezia. Dopo l'8 sett. 1943 tentò di organizzare bande di partigiani anarchici in Liguria e in Lunigiana, ma venne a morte il 5 marzo 1944.

I suoi articoli vennero raccolti in opuscoli o in volumi: Un errore giudiziario, La Spezia 1904; Perché non votiamo, ibid. 1909; Abbattiamo il Vaticano, ibid. 1910.

Fonti e Bibl.: Arch. Centrale dello Stato,Ministero dell'Interno, UfficioCentrale Investigazione, busta 15, fasc. 315; Ibid., Casellario politico centrale, busta 435, fasc. B. P.; Arch. di Stato della Spezia,Prefettura, n. 336,Il Libertario; Ibid.,Gabinetto, n. 3,Vigilanza sovversivi; U. Fedeli,Giornali,riviste,numeri unici anarchici stampati in italiano dal 1914 al periodo clandestino, in Movimento operaio, III (1950), p. 224; A. Borghi,Mezzo secolo di anarchia (1898-1945), Napoli 1954, pp. 52, 193, 200, 207; G. Bianco-C. Costantini,Il Libertario dalla fondazione alla prima guerra mondiale, in Il movimento operaio e socialista in Liguria, VI (1960), pp. 131-154; C. Costantini,Gli anarchici in Liguria durante la prima guerra mondiale,ibid., VII (1961),passim; G. Bianco,L'attività degli anarchici nel biennio rosso,ibid., passim; C. Costantini,I fatti di Sarzana nelle relazioni della polizia,ibid., VIII (1962),passim; G. Perillo,I comunisti e la lotta di classe in Liguria negli anni 1921-1922,ibid., passim; G. Bianco-G. Perillo,I partiti operai in Liguria nel primo dopoguerra, Genova 1965, pp. 81 ss.; I periodici di Messina. Bibliogr. e storia, a cura di G. Cerrito, Milano 1961, p. 51; I periodici di Milano. Bibl. e storia, II, 1905-1926, Milano 1961, pp. 185, 236; G. Salvemini,Scritti sul fascismo, I, Milano 1961, pp. 448 ss.; R. Vivarelli,Il dopoguerra in Italia e l'avvento del fascismo, I, Napoli 1967, pp. 412 ss., 443 ss.

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