CAFARO (Caffaro, detto anche Caffariello o Caffarelli), Pasquale

Dizionario Biografico degli Italiani - Volume 16 (1973)

di Raoul Meloncelli

CAFARO (Caffaro, detto anche Caffariello o Caffarelli), Pasquale. - Nacque in San Pietro in Galatina (Lecce) l'8 febbr. 1715 (e non nel 1706 o 1716, come da più parti sostenuto), in quanto lo stesso C. al momento del suo ingresso nel conservatorio napoletano della Pietà dei Turchini il 23 dic. 1735 dichiarò di avere vent'anni (si veda in proposito il protocollo del Tufarelli, pp. 580 s., citato da G. Leo e conservato nell'Archivio del conservatorio). Destinato dai genitori dapprima agli studi di diritto, fu inviato a Napoli e fu accolto dal marchese di Odierna, che, avendo notato le sue inclinazioni musicali favorì la sua ammissione al conservatorio della Pietà dei Turchini, ove L. Leo, scorgendo il non comune talento del giovane allievo, divenne suo insegnante e lo istruì nell'armonia e nel contrappunto "per addestrarlo all'arte di suonare a quattro parti, la quale da pochissimi era posseduta" (Florimo). Proseguiti gli studi con N. e L. Fago, il C. poté, con un laborioso e costante impegno durato dodici anni, impadronirsi di tutti i segreti della tecnica musicale, tanto che nel 1744 alla morte del Leo fu nominato suo successore. Il suo esordio come compositore avvenne nel 1745 con l'oratorio Il figliuolprodigo ravveduto e in seguito lo stesso C., avendo compreso di non essere "inclinato a comporre musiche buffe, si dedicò tutto alle serie" (Florimo), alternando l'attività di compositore a quella d'insegnante. L'11 luglio 1759, quale successore di G. Abos fu nominato secondo maestro di cappella al conservatorio della Pietà dei Turchini con uno stipendio mensile di cinque ducati e tale carica mantenne fino al 1781; successivamente la fama dei suoi meriti gli valse numerosi incarichi e dal 1785 fu secondo maestro straordinario. Frattanto nel 1768 lo stesso Ferdinando IV lo aveva nominato maestro soprannumerario (con venti ducati annui) e nel 1771, alla morte di G. Di Majo, primo maestro della cappella reale di Napoli; nello stesso periodo gli venne conferito il titolo di maestro di canto e cembalo della regina Maria Carolina. Tenuto in gran conto negli ambienti di corte e godendo dei favori del re, divenne consulente della Giunta dei teatri reali e in sostituzione di J. Ch. Bach, che aveva rinunciato all'incarico, venne proposto dalla Giunta per riferire sulla formazione dell'orchestra del teatro S. Carlo, in cui si erano creati dei Vuoti, "chi nel concorso siesi mostrato più virtuoso" (Prota-Giurleo); il re, approvando la proposta "non sapendo trovare persona più savia e più onesta di lui", lo nominò soprintendente del teatro e il C., rivelando peraltro anche ottime capacità organizzative, conservò l'incarico fino alla morte, avendo a suo successore il Paisiello. I servizi prestati a corte e in particolare la sua attività presso la regina lo costringevano, però, a frequenti spostamenti a Portici, a Caserta, a Persano e nelle altre residenze reali, distogliendolo dalla sua attività di insegnante al conservatorio, così che dovette assumere a sue spese quale collaboratore l'allievo Giacomo Tritto, che a partire dal 1785 lo sostituì interamente nella carica. Considerato insegnante tra i più dotti del suo tempo e abile soprattutto nell'arte del contrappunto, ebbe tra gli allievi più famosi, oltre al Tritto, F. Bianchi, A. Tarchi e il frgncese 0. F. Langlé.

Morì a Napoli il 23 0 25 ott. 1787 e fu sepolto nella chiesa di Montesanto nella cappella di S. Cecilia accanto ad Alessandro Scarlatti.

La copiosa produzione del C., comprendente musica teatrale, religiosa, oratori e composizioni strumentali, è conservata manoscritta in prevalenza presso la biblioteca del conservatorio S. Pietro a Maiella di Napoli, oltre che in quelle dei conservatori di Milano, di Parigi, di Bruxelles e al British Museum di Londra. L'attività teatrale, cui peraltro il C. si dedicò soltanto a partire dal 1751, comprende numerosi lavori, tutti rappresentati a Napoli, salvo diversa indicazione. Si ricordano in particolare le opere: Ipermestra (libretto di P. Metastasio, tearro S. Carlo, 26 dic. 1751); La disfatta di Dario (libretto di P. Morbilli, ibid., 20 genn. 1756); L'incendio di Troia (libretto dello stesso, ibid., 20 genn. 1757); Arianna e Teseo (libretto di P. Parlati, ibid., genn. 1766); Il Creso (libretto di G. G. Pizzi, Torino, teatro Regio, carnevale 1768); Olimpiade (libretto di P. Metastasio, teatro S. Carlo, 12 genn. 1769); Antigono (libretto dello stesso, ibid., 13 ag. 1770). Gli oratori: Il figliuol prodigo ravveduto (1745); Il trionfo di Davidde (1746); L'invenzione della Croce, a 4 voci (1747); Oratorio a più voci per il glorioso st. Antonio (s. d.); La Betulia aerata (libretto di P. Metastasio, s. d.); inoltre le cantate, tutte eseguite a Napoli: Peleo, Giasone e Pallade (1766); Ercole ed Archeloo (20 genn. 1769); La giustizia placata (1769); Il natale d'Apollo (libretto di S. Mattei, 4 genn. 1775, per la nascita del principe ereditario); La felicità della terra (1770); Cantata per il genetliaco del re Ferdinando IV (12 genn. 1764 e 1766); Cantata per il genetliaco della regina (13 ag. 1770); Cantata per la traslazione del sangue di S. Gennaro (1770).

Fu autore anche di numerosa musica liturgica, tra cui messe a più voci con strumenti, motetti, salmi, antifone, litanie, responsori, e pubblicò uno Stabat Mater, composto nel 1785 per quattro voci, e a due in canone, con violini, viola e basso (Napoli 1795). Della produzione didattica si ricordano: Solfeggi del celebre maestro C. della scuola di Napoli, con accompagnamento completo di pianoforte di A. E. Bianchi; Solfeggi a basso solo con accompagnamento di basso numerato; Partimenti ossiano esercizii per accompagnare il basso del Sig. Leon. Leo e del Sig. P. C. (tutti conservati in manoscritto nella biblioteca del liceo musicale di Bologna).

Compositore versatile, oltre che insegnante e contrappuntista tra i più dotti del suo tempo, il C. non emerse per innovazioni formali o per originalità inventiva, tuttavia rivelò indiscutibili doti musicali, quali la grazia naturale della linea melodica, la purezza dello stile e soprattutto un innegabile buon gusto, che lo guidò sempre in tutte le sue composizioni sia profane sia religiose. La sua carriera artistica si svolse prevalentemente a Napoli, ove più o meno applaudite vennero eseguite tutte le sue opere teatrali. L'accoglienza riservata alla sua prima, La disfatta di Dario, uno spettacolo che richiese un allestimento particolarmente sfarzoso e accurato, fu tale che il libretto del Morbilli, uno dei pochi autori napoletani che poterono essere inclusi nel repertorio drammatico del teatro S. Carlo, venne parodiato in una Disfatta di Dario, dramma per il Calascione composto solamente per fare ridere la Signora Principessa Calamità da recitarsi da musici rauchi ad uditori o pazienti o sordi, uscito il 6 febbr. 1756 dal duca di Parete, al quale si unì poi il duca di Maddaloni con un sonetto in dialetto napoletano; testimonianza insolita e che peraltro sta a dimostrare la popolarità ottenuta dal lavoro, le cui arie si diffusero rapidamente tra i vari ceti della popolazione raggiungendo una vasta notorietà. Sostiene il Florimo che nel 1758, recatosi il C. a Torino per rappresentarvi il Creso, riscosse un successo così caloroso che i torinesi avrebbero voluto trattenerlo nella loro città se urgenti impegni non lo avessero costretto a fare ritorno a Napoli. In realtà tra i meriti del C. va soprattutto ricordato quello di aver tra i primi conferito una forma elegante alle arie cantabili, tanto che la sua celebre aria Belle luci che accendete servì di modello a tutti i compositori che si cimentarono in questo genere e il suo allievo Langlé arrivò ad affermare che tale fu il favore ottenuto da quest'aria che non si esitò a dipingerne il tema sulle porcellane della Real Fabbrica di Capodimonte. Nonostante ciò, il successo non lo insuperbì e non produsse mutamenti nella sua natura e nel suo tenore di vita, essendo la sua esistenza interamente dedicata alla musica. Fu particolarmente attivo in campo religioso anche per le incombenze che gli provenivano dalle cariche di corte presso le cappelle e le chiese napoletane, ove prestò ininterrottamente la sua opera componendo le musiche che egli stesso dirigeva in occasione delle varie solennità liturgiche. In particolare legò il suo nome al Salmo 106 - Confitemini Domino - che tradotto in italiano da S. Mattei e composto nel 1773 per soprano, contralto, tenore e basso con cori e orchestra, fu assai lodato per l'ammirevole condotta armonica dallo Jommelli, il quale, richiesto dal Mattei di porre in musica un altro salmo da lui tradotto, si rifiutò sostenendo che prima "bisognava far dimenticare la musica dotta ed elegante del Cafaro per farne un'altra che potesse non superarla ma starle onorevohnente a paro" (Florimo).

Una preziosa testimonianza, a tale riguardo è offerta anche dal Metastasio, il quale in una lettera scritta - da Vienna, il 7 marzo 1774 - al Mattei, per ringraziarlo dell'invio della composizione, ne esaltava i pregi e la riteneva "magistrale".

Opera altrettanto ricca di pregi e non a torto considerata tra le più ispirate del C. è lo Stabat Mater a 4 voci del 1785, composizione che godé di grande fortuna - a tal punto che secondo le testimonianze dei contemporanei poté sostenere il confronto con il capolavoro del Pergolesi - e in cui venne ammirata la valentia dell'autore per aver rispettato "la ritualità che si conviene ad un sacro componimento, e la vera e sentita espressione delle parole" (Florimo).

In possesso di una magistrale dottrina armonica, che tuttavia asservi sempre alle esigenze dell'espressione, il C., la cui personalità d'artista, inserita nell'ambito della migliore tradizione della scuola napoletana, è tuttora in attesa di una complessiva e giusta rivalutazione, fu compositore dignitoso e sovente non privo d'estro e il suo stile venne pittorescamente paragonato "a quei fiumi maestosi che senza strepito menano placidamente le loro acque, e che se talvolta s'innalzano su gli opposti argini, inondano le aperte campagne solo per apportare loro fecondità" (secondo un giudizio di un contemporaneo citato da F. Schlitzer).

Fonti e Bibl.: G. de' Silva dei marchesi della Banditella, Elogiodi P. C., Napoli 1788; G. B. Grossi, Biografia degli uomini illustri del Regno di Napoli, VI, Napoli 1819, pp. non numerate; C. de Rosa, marchese di Villarosa, Mem. dei compositori di musica del Regno di Napoli, Napoli 1840, pp. 11, 17; F. Florimo, La scuola musicale di Napoli e i suoi conservatori, I, Napoli 1880, p. 65; II, ibid. 1882, pp. 14, 34, 64, 71, 122, 188, 240; III, ibid. 1882, pp. 22 s., 42, 45-48, 503; IV, ibid. 1881, pp. 234, 236, 240, 244; O. Chilesotti, I nostri maestri del passato, Milano 1882, pp. 122 ss.; C. Villani, Scrittori ed artisti pugliesi, Trani 1904, pp. 177-180; G. Leo, L. Leo musicista del sec. XVIII e le sue opere musicali, Napoli 1905, pp. 1, 19 s., 30, 39; A. Schering, Geschichte des Oratoriums, Leipzig 1911, p. 194; S. Di Giacomo, I quattro antichi conservatori di musica a Napoli, Palermo 1924, I, p. 231; II, p. 265; G. De Napoli, Una triade melodrammatica altamurana, Roma 1925, pp. 15 ss.; U. Prota-Giurleo, La grande orchestra del r. Teatro S. Carlo nel '700, Napoli 1927, ad Indicem, p. 67; F. Faustini-Fasini, Documenti paisielliani inediti, in Note d'archivio per la storia musicale, XIII (1936), pp. 106 s.; U. Rolandi, G. Pedota, musicista altamurano (1754-1831),ibid., XIV (1937), p. 228; P. Metastasio, Tutte le opere, a cura di B. Brunelli, Lettere, Milano 1954, IV, pp. 862, 880; V, pp. 286 s., 782; A. Mondolfi, Aspetti del basso continuo nell'ambito della scuola napoletana intravisti attraverso le vicende di un manoscritto, in Gazzetta musicale di Napoli, CVI (1956), pp. 60-62; 4, pp. 76-78; Ch. Burney, A General History of Music - From the Earliest Ages to the Present Period (1789), a cura di F. Mercer, I, New York 1957, p. 936; Genova - Bibl. dell'istituto musicale "N. Paganini" - Catal. del fondo antico, a cura di S. Pintacuda, Milano 1966, pp. 132 s.; B. Croce, I teatri di Napoli. Secoli XV-XVIII, Napoli 1968, pp. 426, 429, 452, 493; A. Caselli, Catal. delle opere liriche pubblicate in Italia, Firenze 1969, p. 77; Répertoire international des sources musicales. Einzeldrucke vor 1800, II, a cura di K. Schlager, Kassel-Basel 1972, pp. 2 s.; L. Cervelli, P. C., in Enc. catt., III, Città del Vaticano s.d., col. 284; E. A. Choron-Fr. J. M. Fayolle, Dict. historique des musiciens, Paris 1810, p. 111; F. Clément-P. Larousse, Dict. des Opéras, Paris 1905, I, pp. 64, 72, 278, 336, 576, 583; II, p. 805; U. Manferrari, Diz. univ. delle opere melodrammatiche, I, Firenze 1954, p. 191; A. Loewenberg, Annals of. Opera 1597-1940, Genève 1955, col. 232; C. Schmidl, Diz. univ. dei musicisti, I, p. 273; Suppl, p. 141; G. Grove's Dict. of Music and Musicians, II, London 1954, pp. 14 s.; R. Eimer, Quellen-Lexikon der Musiker, pp. 267 s.; Riemann Musik-Lexikon, I, Mainz 1959, p. 265; F. Schlitzer, P. C., in Enc. dello Spett., II, Roma 1954, coll 1460 s.; Encicl. della Musica Ricordi, I, Milano 1963, p. 361; J. S. Sainsbury, A Dict. of Musicians from the Earliest Times, I, New York 1966, p. 127; A. Mondolfi-Bossarelli, P. C., in Die Musik in Geschichte und Gegenwart, Supplement (Bru-Col), Kassel-Basel 1971, coll. 1234-36; La Musica, Diz., I, Torino 1968, p. 321.

Argomenti correlati

Bònno (o Bòno), Giuseppe

Bònno (o Bòno), Giuseppe. - Musicista (Vienna 1710 - ivi 1788), allievo di L. Leo. Esordì quale operista a Vienna (1732). Compositore e maestro di cappella alla corte (dal 1739), diede opere teatrali, varie serenate e musiche sacre.

Calegari, Antonio

Calegari, Antonio. - Musicista (Padova 1757 - ivi 1828). Studiò a Venezia con F. Bertoni. Organista (1801), poi maestro di cappella nella chiesa di S. Antonio a Padova (1814); compose opere sacre, teatrali (dal 1776 al 1792), cantate, ecc., e scrisse

Antònî, Pietro degli

Antònî, Pietro degli. - Musicista (Bologna 1648 - ivi 1720), maestro di cappella in varie chiese bolognesi; accademico filarmonico. Compose musiche sacre e religiose, teatrali e strumentali, assai lodate dai contemporanei. Anche il fratello Giovanni

Scalabrini, Paolo

Scalabrini, Paolo. - Musicista (n. forse Lucca 1713 - m. ivi 1806); direttore d'orchestre teatrali in Italia e all'estero; maestro di cappella alla corte di Danimarca. Compose opere teatrali, oratorî, cantate, musiche strumentali. A lui si devono i p

Invia articolo Chiudi