Roland Barthes, una vita per la scrittura

ROLAND BARTHES, UNA VITA PER LA SCRITTURA

1/03/2010 - Figura di intellettuale irripetibile nella cultura francese, originale fino in fondo, Barthes ha avuto il pregio di non rimanere ingabbiato in una corrente di pensiero o di aver fondato una “scuola barthiana”. Ancora oggi, a 30 anni dalla scomparsa, gli va riconosciuto il merito di essere emblema di una cultura libera, non soggetta a valori accademici o a ideologie sociali.

Semiologo, teorico del teatro, critico letterario, linguista, saggista, Barthes è sempre riuscito a sottrarsi a ogni tentativo di definizione, svicolando tra le insidie e le costrizioni di generi e discipline per riaffermare, sempre nel rispetto di un’analisi rigorosa, le proprie qualità di autore nell’accezione più ampia del termine.
“Per Roland Barthes vivere e scrivere erano la stessa cosa”, sostiene Eric Marty, ex allievo, poi amico e infine curatore dell’opera omnia in Francia, autore di Roland Barthes, le metiér d’écrire, pubblicato nel 2006. Si tratta di un libro sul “signore dei segni”, un ritratto privato del maestro, colto nella quotidianità. Ne vengono descritti l’intimità, la fragilità sentimentale, il fondamentale e complesso rapporto con la madre. Fa da sfondo l’immancabile ennui, un sentimento non traducibile con la nostra noia, quanto piuttosto avvicinabile al tedium vitae latino e allo spleen inglese. Barthes appare dunque come grande malinconico, con un unico vero interesse: il mestiere di scrivere. Ribadisce infatti Marty: “Dal primo giorno che l’ho incontrato fino al giorno della sua morte, mi è sembrato che il solo reale ad appartenergli fosse quello della scrittura”.
Roland Barthes nasce a Cherbourg, in Normandia, nel 1915. L’anno successivo il padre, ufficiale di marina, muore durante una battaglia nel Mare del Nord. La madre Henriette si trasferisce prima a Bayonne, dove Roland passa l’infanzia, poi a Parigi, nel 1924. Qui Barthes studierà alla scuola media Montagne e al liceo Louis-le-Grand. La formazione successiva avviene alla Sorbona. Nel 1939 consegue la prima laurea in letteratura classica, a cui seguirà una seconda in grammatica e filologia, nel 1942. Ma al di là dei successi ottenuti negli studi, questi sono anni difficili per Barthes: sono segnati dalla malattia, la tubercolosi, contratta nel 1934, che lo costringe a frequenti periodi di cura in sanatorio e che gli impedirà di proseguire nella tesi di dottorato.
Dopo le esperienze da docente presso diversi licei francesi, alla fine della guerra Barthes insegna francese all’Università di Bucarest (1948-1949) e l’anno successivo all’Università di Alessandria d’Egitto. Al ritorno in Francia assume l’incarico di ricercatore al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) in lessicologia, che lo impegnerà dal 1952 al 1959. Dal 1960 al 1976 è direttore degli studi presso l’Ecole Pratique des Hautes Etudes. Dal 1976 al 1980 è professore di Semiologia letteraria presso il Collège de France.
Il 25 febbraio del 1980 viene investito da un furgoncino all’uscita del Collège: morirà un mese dopo, il 26 marzo.
Nel 1953 viene pubblicato Il grado zero della scrittura,da cui emergono l’acutezza e profondità dell’autore, che si conferma come uno dei critici di maggior rilievo della scena francese. Qui Barthes introduce il concetto di écriture distinto da quelli di lingua e stile. Cerca cioè di mostrare come questa terza dimensione formale leghi lo scrittore alla sua società e di far risaltare come non ci possa essere letteratura senza morale del linguaggio. Al fine di individuare questi aspetti, egli studia le varie trasformazioni della lingua letteraria attraverso un percorso che parte dalla scrittura trasparente dei classici, passa per quella sempre più torbida del XIX secolo, fino ad arrivare alla scrittura contemporanea, priva di qualsiasi segno. Ed è infatti questa scrittura neutra, quella bianca di Camus o quella parlata di Queneau, a essere definita “grado zero della scrittura”.
Risale al 1957 l’uscita di Miti d’oggi. L’opera, dedicata agli idoli e ai feticci della società contemporanea, diventerà un classico della sociologia della cultura. Il viso di Greta Garbo, il Tour de France, la nuova Citroën: ecco alcuni titoli di questi scritti di Barthes, che si immergono nel linguaggio della “cultura di massa”.
Scriverà Umberto Eco: “Barthes ci ha insegnato l’avventura di un uomo di fronte al testo, non ci ha offerto modelli schematici da applicare bensì un esempio vivente di come “incantarci” ogni giorno di fronte alla vitalità e al mistero della semiosi”.
Elementi di semiologia, scritto nel 1964, inizialmente concepito come una serie di appunti per studenti, oggi rappresenta un classico per la semiotica, la filosofia strutturale, le scienze umane e sociali. Mediante un'agile sintesi delle categorie d'analisi e dei problemi teorici della semiologia, Barthes, oltre a riassumere i princìpi della linguistica strutturale, applica ad altri sistemi di comunicazione (abbigliamento, arredamento, cibo) gli schemi usati dalla scuola strutturalista.
Nel 1970 vengono pubblicati L’impero dei segni, monografia su costumi sociali e miti del Giappone, e S/Z, la lettura che Barthes propone della novella Sarrasine di Honoré de Balzac. Superando lo strutturalismo scolastico, che si limita allo smontaggio di un testo visto come una totalità chiusa e sufficiente a sé stessa, Barthes in questo saggio intende indagare la pluralità di cui è fatto il testo, i codici che lo attraversano. Divenuto così un luogo a cui si accede da più entrate, il testo richiede a questo punto la collaborazione attiva del lettore, che non è più soltanto un consumatore ma anche un produttore di ciò che legge.
Nel 1977 esce Frammenti di un discorso amoroso, il testo di Barthes più conosciuto. Non è un libro sull’amore, ma su quello che l’innamorato dice. La natura frantumata dell’opera si articola nella scomposizione sfaccettata di 80 figure del sentimento d’amore. La materia frammentaria viene ordinata nella forma del saggio, scegliendo come solo criterio l’ordine alfabetico, l’unico che potesse essere al contempo oggettivo e casuale. Quello amoroso è un discorso orizzontale, va a zig-zag, procede per corti circuiti, un discorso in cui intervengono brani del Werther di Goethe, un po’ di Zen, citazioni di Platone, Freud, Lacan, Balzac, Musil, Flaubert, Proust, Gide.
Grazie a Frammenti di un discorso amoroso Barthes, considerato un guru dei maître à penser degli anni Sessanta e Settanta francesi, sofisticato saggista, diventa amato dal grande pubblico. Qui egli, oltre a scegliere un tema universale quale l’amore, compie un vero e proprio scarto rispetto al dogma dell’epoca, che poneva nella teoria il luogo egemonico della lettura del mondo e della produzione di verità. Con Frammenti “la teoria viene spodestata”, sostiene Elisabetta Rasy in un articolo del “Corriere della Sera” del 16 giugno 2006.
Risale al 1980 La camera chiara, in cui la fotografia viene descritta come una forma di comunicazione che opera attraverso la magia e non la semplice arte.
Uscirà postumo, nel 1987, Incidenti. Qui Barthes rivela la propria omosessualità e parla delle sue passioni segrete.
Da segnalare negli ultimi lavori la progressiva evoluzione, che porta il Barthes teorico a diventare un singolare tipo di narratore. La vicinanza e la devozione al testo letterario hanno agito pian piano, spingendo fino a modificare la strumentazione del critico. Eric Marty sostiene che soltanto alla fine con Frammenti di un discorso amoroso, La camera chiara e Incidenti Barthes “arriverà a stringere amorosamente quello che aveva tanto coscienziosamente distrutto e ricostruito”.

Concludiamo con le parole dello stesso Barthes sul senso della scrittura, tratte da Saggi critici: “Scrivere significa scuotere il senso del mondo, disporvi un’interrogazione indiretta alla quale lo scrittore, con un’ultima sospensione, si astiene dal rispondere. La risposta è data da chiunque vi rechi la propria libertà: ma poiché questa muta, la risposta del mondo allo scrittore è infinita: non si smette mai di rispondere a ciò che è stato scritto fuori da ogni risposta: i significati passano, la domanda resta”.

Opere di Roland Barthes
Barthes Roland, Essais critiques, Éditions du Seuil, Paris, 1964 (trad. it.: Saggi critici, Torino, Einaudi, 2002).
Barthes, Roland, Critique et vérité, Paris, Éditions du Seuil, 1966, (trad. it.: Critica e verità, Torino, Einaudi, 2002).
Barthes, Roland, Degré zéro de l’écriture suivi de Nouveaux essais critiquesIl grado zero della scrittura. Nuovi saggi critici, Torino, Einaudi, 2003)., Paris, Éditions du Seuil, 1953 (trad. it.:
Barthes, Roland, Écrits sur le théâtre, Éditions du Seuil, Paris, 2002 (trad. it.: Sul teatro, Roma, Meltemi, 2002).
Barthes, Roland, Eléments de sémiologie, Paris, Éditions du Seuil, 1964 (trad. it.: Elementi di semiologia. Con un’appendice di testi inediti in italiano, Torino, Einaudi, 2002).
Barthes, Roland, Fragments d’un discours amoureux, Paris, Éditions du Seuil, 1977 (trad. it.: Frammenti di un discorso amoroso, Torino, Einaudi, 2005).
Barthes, Roland, L’Aventure sémiologique, Éditions du Seuil, Paris, 1985 (trad. it.: L’avventura semiologica, Torino, Einaudi, 1991).
Barthes, Roland, L’Empire des signes, Geneve, Skira, 1970 (trad. it.: L’impero dei segni, Torino, Einaudi, 2002).
Barthes, Roland, L’Obvie et l’Obtus. Essais critiques III, Paris, Éditions du Seuil, 1982 (trad.it.: L’ovvio e l’ottuso, Torino, Einaudi, 2001).
Barthes, Roland, La Chambre claire. Note sur la photographie, Paris, Gallimard, 1980 (trad. it.: La camera chiara. Nota sulla fotografia, Torino, Einaudi, 2003).
Barthes, Roland, Le grain de la voix. Entretiens, 1962-1980, Paris, Éditions du Seuil, 1981 (trad. it.:La grana della voce. Interviste 1962-1980, Torino, Einaudi, 1986).
Barthes, Roland, Le Plaisir du texte précédé de Variations sur l'écriture, Paris, Éditions du Seuil, 1973 (trad. it.: Variazioni sulla scrittura. Il piacere del testo, Torino, Einaudi, 1999).
Barthes, Roland, Le sport et les hommes, Montréal, Les Presses de l’Université de Montréal, 2004 (trad. it.: Lo sport e gli uomini, Torino, Einaudi, 2007).
Barthes, Roland, Mythologies, Paris, Éditions du Seuil, 1957 (trad. it.: Miti d’oggi, Torino, Einaudi, 2005).
Barthes, Roland, Roland Barthespar Roland Barthes, Paris, Éditions du Seuil, 1975 (trad. it.: Barthes di Roland Barthes, Torino, Einaudi, 2007).
Barthes, Roland, S/Z, Paris, Éditions du Seuil, 1970 (trad. it.: S/Z, Torino, Einaudi, 1981).
Barthes, Roland, Sade, Fourier, Loyola, Paris, Éditions du Seuil, 1971 (trad. it.: Sade, Fourier, Loyola seguito da Lezione. Il punto sulla semiotica letteraria, Torino, Einaudi, 2001).
Barthes, Roland, Scritti. Società, testo, comunicazione, Torino, Einaudi, 1998.
Barthes, Roland, Sul cinema, Genova, Il Nuovo Melangolo, 2004.
Barthes, Roland, Système de la mode, Paris, Éditions du Seuil, 1967 (trad. it.: Il senso della moda. Forme e significati dell'abbigliamento, Torino, Einaudi, 2006).
Bibliografia su Roland Barthes
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Con Roland Barthes alle sorgenti del senso, a cura di Augusto Ponzio, Patrizia Calefato, Susan Petrilli, Roma, Meltemi, 2006.
Greimas, Algirdas Julien - Courtés, Joseph, Sémiotique. Dictionnaire raisonné de la théorie du langage, Paris, Hachette, 1979 (trad. it: Semiotica. Dizionario ragionato della teoria del linguaggio, Milano, Mondadori, 2007).
Lagorio, Silvia, Introduzione a Roland Barthes. Dalla semiologia alla teoria della scrittura, Firenze, Sansoni, 1986.
Letteratura popolare di espressione francese dall'Ancien Regime all'Ottocento. Roland Barthes e il suo metodo critico. Atti del X convegno della Società Universitaria per gli Studi di Lingua e Letteratura Francese (Bari, 6-18 maggio 1981), Fasano, Schena, 1983.
Marrone, Gianfranco, Il sistema di Barthes, Milano, Bompiani, 2003.
Marrone, Gianfranco, L’ossessione degli stereotipi. Studio su Roland Barthes, Siracusa, Ediprint, 1987.
Mitologie di Roland Barthes. I testi e gli atti. Atti del convegno (Reggio Emilia, 13-14 aprile 1984), a cura di Paolo Fabbri e Isabella Pezzini, Parma, Pratiche, 1986.
Montani, Pietro, Barthes, Roland, in: Enciclopedia Italiana. IV Appendice, Roma, Istituto della Enciclopedia Italiana, 1978, p. 230.
Robbe-Grillet, Alain,Pourquoi j'aime Barthes, Paris, Bourgois, 1978(trad. it.: Perché amo Barthes, Milano, Archinto, 2004).
Roland Barthes. Teoria e scrittura. Atti del convegno (Salerno, 15-16 maggio 1990), a cura diMariella Di Maio, Napoli, Edizioni Scientifiche Italiane, 1992.
Rubino, Gianfranco, L'intellettuale e i segni. Saggi su Sartre e Barthes, Roma, Edizioni di Storia e Letteratura, 1984.
Storia della semiotica. Dai percorsi sotteranei alla disciplina formalizzata, a cura di Gianfranco Bettetini, Roma, Carocci, 2009.

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