
12/10/2011 - Sarà inaugurato ufficialmente il prossimo 28 ottobre il teatro Bolsoj (nome ufficiale “Gran teatro nazionale accademico di Russia”), uno dei più famosi centri della danza mondiale, chiuso al pubblico per restauro dal 2005. Ad aprire la stagione “La bella addormentata nel bosco”, celebre balletto di Pëtr Čajkovskij.
La struttura, inaugurata nel 1825, diventa negli anni un vero e proprio simbolo dell’identità artistica russa: qui nasce l’omonima compagnia, la Bolsoj Ballet, e si esibiscono le più importanti étoiles della danza nazionale e internazionale. Anche la storia passa per il Bolsoj: nel 1922 in questo teatro viene proclamata la nascita dell’Unione Sovietica.
Oggi il Bolsoj si presenta al pubblico ampliato da sei piani sotterranei e con una superficie di palcoscenico raddoppiata, oltre che privo di tutti i simboli del passato comunista: al posto di falce e martello campeggia ora sul portone d’ingresso l’aquila bicefala dei Romanov, testimonianza di un ritorno alle origini.
La storia
Il teatro Bolsoj, inaugurato nel1825,fu progettato dagli architetti Giuseppe BoveeAndrei Mikhailov. Ma giànel 1853 il nuovo teatro è gravemente danneggiato da un incendio e costretto alla chiusura per tre anni. Il termine “bolsoj” in russo significa “grande”: il termine viene scelto per marcare la differenza con i teatri più piccoli, di solito destinati alla prosa, e indicare un luogo riservato, invece, prevalentemente a balletti e opere.
È, infatti, proprio la danza a far da padrona nel teatro russo: sul palco del Bolsoj si sono esibiti ballerini di prim’ordine, da Ekaterina Maksimova a Rudolf Nureev e Vladimir Derevianko, che hanno consacrato il teatro a tempio della danza mondiale, oltre che simbolo di un’intera nazione.
Negli anni l’arte si intreccia inevitabilmente con le movimentate vicende politiche nazionali: dopo la rivoluzione russa, che porta alle fine del dominio degli zar, il teatro diventa lo scenario di alcuni momenti chiave per l’ormai ex monarchia russa. Nel 1918 ospita il V Congresso del Partito Comunista, nel 1922 avviene proprio nel Bolsoj la nascita dell’Unione Sovietica. Da quel momento la danza è utilizzata spesso al servizio della propaganda di partito.
Nel 2005, sotto la presidenza Putin, la struttura viene chiusa per permetterne il restauro. Obiettivo: riportare il teatro agli antichi splendori, spezzando qualsiasi legame con il recente passato comunista. A partire dai simboli: all’ingresso, il fregio a forma di falce e martello è stato sostituito dal simbolo degli zar, l’aquila bicefala, e si è tentato di recuperare la straordinaria acustica originaria del teatro, favorita dalla struttura a forma di pancia di violino.
La riapertura tra luci e ombre
I lavori di restauro sono durati più del previsto: la riapertura, prevista per il 2008, è stata ritardata da scandali e sottrazioni di fondi pubblici, che hanno, tra l’altro, fatto lievitare il costo complessivo dell’operazione, arrivato a circa 20 miliardi di rubli, oltre 500 milioni di euro.
Il risultato finale, a quanto pare, restituisce al teatro l’antico sfarzo: la superficie di palcoscenico è stata ampliata, grazie all’introduzione di due piattaforme mobili, che si alternano tra balletto e opera, il velluto delle poltrone ricostruito con la stessa tecnica di duecento anni fa, gli arazzi recuperati grazie alle vecchie tecniche di tessitura.
Non sorprende che l’ormai prossima cerimonia di inaugurazione abbia suscitato grandissima attesa: il balletto di apertura della stagione (che ha la partnership della Scala di Milano), “La bella addormentata nel bosco” di Pëtr Čajkovskij, sarà proiettato in diretta su maxi schermo davanti al teatro e trasmesso in 600 cinema d’Europa. Non mancherà, ovviamente, il capo di Stato Dmitrij Medvedev. Per la prima volta nella storia del teatro russo, sarà un ballerino americano, David Hallberg, dell’American Ballet Theater (Abt) di New York, a fare da protagonista.
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